Perdite su crediti indeducibili ai fini IRAP

di Chiara Porrovecchio 1 CommentoIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi

Non può essere recuperata a tassazione, ai fini dell’IRAP, la perdita su crediti considerata semplicemente come minor introito.

Si verificano a volte, delle situazioni che sono impreviste o che sono estranee alla normale attività dell’impresa. Tali eventi normalmente generano nella contabilità dell’azienda delle entrate o delle uscite di danaro, o dei costi e ricavi di natura straordinaria che vanno registrati in dare (i costi) e in avere (i ricavi).

Le sopravvenienze, che derivano da situazioni non prevedibili ed estranee alla volontà dell’impresa, possono ad esempio riguardare furti, incendi, smarrimenti, vincite su premi, mentre le sopravvenienze di carattere ordinario, sono il risultato di operazioni che rientrano nell’attività dell’azienda e possono essere sia attive che passive come ad esempio il recupero di crediti considerati inesigibili o talune tipologie di rimborso delle imposte.

L’amministrazione finanziaria si è espressa nel caso delle componenti reddituali collegate ad un evento dannoso con risoluzione n. 294 E/2007.

Più recentemente con sentenza di Cassazione n. 11217 del 20 maggio 2011, è stato affrontato il caso dei minori ricavi da esercizio precedente, a seguito di ridefinizione pattizia del prezzo.

In tale contesto infatti, l’Amministrazione finanziaria aveva inquadrato il caso di specie, in affinità alla figura della perdita su crediti, la quale per espressa previsione normativa (art. 5 co 3 D.Lgs 446/2007) è da considerarsi indeducibile dalla base imponibile IRAP.

In particolare l’amministrazione ricorrente aveva eccepito che la qualificazione come minore ricavo si limitasse a descrivere lo stesso fenomeno della perdita su crediti sul piano dei ricavi, senza considerare che l’Irap non colpisce il reddito bensì la produzione e che la perdita su credito è un fenomeno che non concorre a formare la produzione ma si situa in una fase successiva al verificarsi dello scambio dei beni o dei servizi contro altre utilità.

La Suprema Corte ha ritenuto l’eccezione infondata: non è corretto affermare genericamente che il minor ricavo (la sentenza impugnata parla invero di “minor introito”) non sia altro che una perdita su crediti valutata sul piano dei ricavi, essendo invece necessario distinguere tra la svalutazione del credito, configurabile come perdita su credito (e in quanto tale indeducibile ai fini Irap), che si verifica quando il credito, già determinato, sia stato successivamente scontato o ridotto, ad esempio perchè non pagato, e l’eventuale minor introito, che, nelle ipotesi in cui discende dalla determinazione del credito, è il portato di una definizione pattizia nella quale, pur eventualmente risultando il credito così definito inferiore a quanto unilateralmente preventivato dal creditore, è da escludere qualsivoglia connotato abdicativo.

Sussiste dunque concludono i giudici di legittimità, sia sul piano giuridico che sul piano economico, una differenza ontologica (peraltro emergente anche dai termini utilizzati per definire i due fenomeni) tra il minore introito e la perdita su crediti (essendo quest’ultima configurabile solo quando già sussiste un “credito” in senso economico e giuridico), e non vi è alcun motivo per ritenere che il legislatore, in una materia ad alto tasso di tecnicismo, abbia utilizzato il termine “perdita su credito” in maniera atecnica, impropria ed imprecisa, intendendo con esso indicare genericamente qualunque minor introito o minor ricavo.

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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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