Per la mediazione tributaria non serve la sospensione della riscossione tributaria

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Accertamento, Attualità

Sono trascorsi quattro mesi dall’introduzione, per le controversie tributarie di valore non superiore ad euro 20.000, ai fini dell’ammissibilità del ricorso, della presentazione, in via preliminare, del reclamo e, facoltativamente, di una proposta di mediazione.
Molti autorevoli commentatori, nelle riviste e siti specializzati, hanno sollevato critiche nei confronti della mediazione tributaria, in quanto non vi è coordinamento con la procedura di riscossione coattiva delle imposte.
La Commissione Tributaria Provinciale, infatti, non può esaminare l’istanza di sospensiva del contribuente, dell’esecutività dell’atto dell’Ufficio, fin quando è in corso di svolgimento il procedimento di mediazione.
Da qui discenderebbe il rischio concreto, per il contribuente, di essere esposto all’azione esecutiva, nel caso di mancato pagamento degli importi indicati nell’atto reclamato.
Considerando, poi, che il reclamo obbligatorio produce gli stessi effetti del ricorso decorsi 90 giorni senza che sia stato accolto il reclamo o conclusa la mediazione, solo dopo tale periodo il contribuente potrebbe accedere alla tutela cautelare.
In realtà, a parte gli indirizzi della Direzione Centrale Affari Legali e Contenzioso delle Entrate, diramate agli Uffici periferici per una sollecita e veloce conclusione dei procedimenti di mediazione, possibilmente anche prima del decorso del termine massimo dei 90 giorni, vi è la possibilità, per il contribuente di richiedere, già nel reclamo, una sospensione “amministrativa” dell’atto che, certamente, ha il “difetto” di dover essere disposta dallo stesso soggetto che ha emanato l’atto.
Vi sarebbe, dunque, la necessità, per gli autorevoli colleghi, che il Legislatore preveda la “sospensione automatica” dell’atto a seguito di presentazione dell’istanza di reclamo.
Ma il procedimento di mediazione, attraverso il reclamo, serve per evitare il contenzioso tributario qualora le parti raggiungano un accordo dimostrando la fondatezza delle proprie tesi da un punto di vista giuridico, giurisprudenziale e di prassi.
A nessuna delle parti in conflitto interessa assumere un atteggiamento dilatorio se l’atto, su cui si instaura la mediazione, deve essere rettificato o annullato: se le parti concordano, non serve la sospensione dell’atto ma la revisione, se esse non concordano andranno “velocemente” in giudizio, con la concreta possibilità della condanna alle spese di una della due parti.
Considerando, però, che i motivi indicati nella mediazione sono i medesimi del ricorso tributario, le parti devono confrontarsi a “carte scoperte” e, può accadere che il contribuente, approfonditi nella procedura di mediazione i motivi di legittimità e di merito dell’atto, rinunci al ricorso non costituendosi in giudizio.
La “sospensione automatica” dell’atto reclamato renderebbe, perciò, meno efficace la procedura di mediazione.
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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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