Pensioni: le novità del Decreto Legge e le vie di accesso “flessibili”- Quota 100 ma non solo

di Daniele Silvestro CommentaIn Pensioni, Testata

Il Decreto Legge recanti disposizioni urgenti in materia di Reddito di Cittadinanza e di Pensioni  introduce Quota 100, aumentando le opzioni di uscita dal lavoro per i dipendenti pubblici, privati e lavoratori autonomi.

Con il decreto legge approvato il 17 gennaio 2019 e collegato alla Legge di Bilancio ( L. 145/2018) è stata introdotta una nuova via di accesso alla pensione che si va ad aggiungere alle precedenti senza sostituirle: Quota100. Diverse sono le strade che i lavoratori dipendenti e autonomi possono percorrere per ottenere l’assegno pensionistico: da quelle ordinarie ( pensione di vecchiaia ed anticipata) a quelle cosiddette flessibili, introdotte con lo scopo di garantire ad alcuni beneficiari l’uscita dal lavoro con requisiti minori, agevolando così anche il ricambio generazionale.

1.      Le vie ordinarie

Dopo la Riforma Fornero, le due principali vie di uscita dal lavoro sono: Pensione Anticipata e Pensione di Vecchiaia, legate a due requisiti: età anagrafica, che si adegua ogni due anni alle speranze di vita, e contributi.

  • Pensione di Vecchiaia

67 anni di età e 20 anni di contributi

  • Pensione Anticipata

42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne.

 

2.      Le vie flessibili

Al fine di attenuare la Riforma Fornero, nel corso degli ultimi anni sono stati aggiunti nuove opzioni d’uscita dal lavoro, che dipendono dal possesso di determinati requisiti e che possono portare alla pensione fino a 5 anni prima, anche se con un assegno più basso.

Le vie flessibili:

  • Quota100

Misura sperimentale per il triennio 2019/2021, permette l’accesso alla pensione al raggiungimento di 62 anni di età e 38 di contributi, ma con un assegno più basso anche del 25% secondo le prime stime.

  • Opzione Donna

Lavoratrici possono accedere alla pensione con 35 anni di contributi e 58 anni di età, 59 per le autonome; anche in questo caso il rischio è il taglio all’assegno, in quanto calcolato interamente con il sistema contributivo.

  • Lavori usuranti.

Lavoratori con 61 anni e 7 mesi di età e 35 di contributi che hanno svolto lavori usuranti ( previsti tassativamente da decreto) per almeno metà della vita lavorativa o almeno 7 anni degli ultimi 10. L’assegno sarà più basso a causa della quantità minore di contributi versati.

  • Lavoratori precoci

Persone con 41 anni di contributi, di cui uno versato prima di compiere 19 anni, possono uscire dal lavoro se si trovano in una delle seguenti condizioni: aver svolto attività particolarmente faticose, invalidità civile ( 74%), disoccupazione con Naspl terminata da 3 mesi.

  • Ape sociale

Lavoratori con almeno 63 anni di età e 30 di contributi possono andare in pensione se: disoccupati con Naspl terminata da 3 mesi; assistono il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave; invalidi civili ( almeno 74%). Il requisito contributivo è aumentato a 36 per dipendenti che svolgono da almeno 6 anni in via continuativa una o più attività lavorative gravose.

  • Ape volontario

Lavoratori del settore privato con 20 anni di contributi possono uscire dal lavoro 3 anni e 7 mesi prima ( 63 anni di età) attraverso un assegno mensile, quest’ultimo sarà finanziato da un prestito che dovrà essere restituito a rate dal lavoratore una volta raggiunti i requisii della pensione di vecchiaia.

 

3.      Pace contributiva e Riscatto Laurea

Con lo scopo di incrementare gli anni di anzianità contributiva, il decreto prevede in via sperimentale per il triennio 2019-2021, la possibilità di riscattare in tutto o in parte i periodi non soggetti ad obbligo contributivo. L’importo potrà essere versato in un’unica soluzione o a rate mensili ( massimo 60) e sarà detraibile in 5 anni dall’Irpef per il 50% del suo ammontare.

Per chi non ha compiuto ancora 45 anni di età, sarà possibile il riscatto totale o parziale del titolo di studio (diploma universitario, la laurea triennale, quadriennale o a ciclo unico, il diploma di specializzazione post-laurea, nonché il dottorato di ricerca) con un importo uguale per tutti e pari a 5.241,30 € per ogni anno di studio.

 

Fonti:

Legge di Bilancio ( L. 145/2018) – Decreto Legge recanti Disposizioni urgenti in materia di Reddito di Cittadinanza e di Pensioni


Autore dell'articolo
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Daniele Silvestro

Consulente del Lavoro iscritto all'Ordine Provinciale di Catania al numero 760 . Laureato in Scienze dell’Amministrazione e dell’Organizzazione, durante gli studi studi universitari mi sono appassionato al Diritto del Lavoro, elaborando una tesi sull'evoluzione della contrattazione collettiva, analizzando nello specifico il caso Fiat e i contratti degli stabilimenti di Pomigliano e Mirafiori. Una passione che mi ha spinto a continuare e a specializzarmi in consulenza del lavoro. Ottenuta l’abilitazione, da Gennaio 2018 esercito la professione di Consulente del Lavoro, occupandomi di amministrazione del personale.

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