La PEC ha lo stesso valore legale della Raccomandata A/R? C’è chi dice si!

di Mario La Manna 2 CommentiIn Accertamento, Contenzioso

Alla PEC è attribuito il valore legale riconosciuto alla raccomandata con avviso di ricevimento.
Questo, in estrema sintesi, l’orientamento della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno, manifestato nella sentenza n. 2027 del 31 Marzo 2017.

La pronuncia in commento trae origine dal ricorso, proposto da un contribuente sarnese, avverso l’ipoteca iscritta dal concessionario della riscossione per il Comune di Sarno. Secondo l’esattore, il contribuente, avendo omesso il pagamento di quattro ingiunzioni fiscali TARSU, meritava la misura cautelare. Con l’impugnazione il ricorrente eccepiva, oltre all’impossibilità dell’ingiunzione fiscale di costituire titolo per l’iscrizione ipotecaria, l’omessa notifica del preavviso previsto dall’art. 77 co. 2bis D.P.R. n. 602/1973, e delle ingiunzioni sottese.

Costituendosi in giudizio, il concessionario allegava la documentazione che, a detta sua, avrebbe dovuto provare le notifiche (avvenute in parte a mezzo PEC ed in parte con raccomandata A.R.) sia del preavviso di iscrizione ipotecaria che delle quattro ingiunzioni di pagamento.

Segnatamente produceva, per le notifiche avvenute a mezzo posta elettronica certificata (fra cui quella della comunicazione preventiva), esclusivamente la ricevuta di consegna.

Il contribuente, con memorie illustrative, replicava alle controdeduzioni puntualizzando che la sola ricevuta di consegna prodotta (peraltro in copia fotostatica) non poteva assurgere al rango di prova e che il Concessionario avrebbe dovuto depositare “la stampa dell’atto notificato con la relata, il certificato della firma digitale del gestore di PEC, le informazioni richieste dall’art. 18 D.M. 21.2.2011 n. 44 per il corpo dei messaggi, le ricevute della PEC (di consegna e di accettazione) e gli ulteriori dati di Certificazione” (Commissione Tributaria Provinciale Frosinone n. 869 del 1 Dicembre 2016 e TAR Napoli n. 1756/2013).

Stessa opinione non deve aver avuto il giudice tributario salernitano, che ha ritenuto sufficiente la sola ricevuta di consegna.

Si legge nella motivazione della sentenza “la validità della trasmissione e della ricezione del messaggio di posta elettronica certificata è attestata dalla ricevuta di avvenuta consegna, rilasciata automaticamente al mittente, la quale fornisce la prova che il messaggio è effettivamente pervenuto nella casella P.E.C. del destinatario e che si trova nella sua disponibilità; tanto a prescindere dalla circostanza che questi lo abbia letto oppure no”.

Con la consegna del messaggio nella casella pec del destinatario si verifica, per il collegio, da un punto di vista giuridico…una presunzione di conoscenza dell’e-mail, a prescindere dall’effettiva apertura e dall’estensione (.pdf, .p7m, ecc…) del file allegato (contro CTP Savona nn. 100-101/2017).

Questa affermazione non può che lasciare spiazzati, soprattutto per la dubbia costituzionalità di una disposizione (art. 26, co. 2, D.P.R. n. 602/1973) così interpretata, che nega il diritto al rifiuto e fà scomparire l’irreperibilità temporanea o assoluta.

 

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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