Patrocinio gratuito nel processo tributario

Difesa tributaria a spese dello Stato per i contribuenti meno abbienti: i presupposti per accedervi

di Dott. Piero Bertolaso CommentaIn Accertamento, Contenzioso

Forse non tutti sanno che anche nel processo tributario è possibile avere accesso al patrocinio a spese dello Stato; per potervi accedere è necessario verificare la sussistenza di alcuni presupposti:

· soggettivi (entità del reddito complessivo dichiarato ovvero sussistenza di procedure concorsuali);
· oggettivi (illegittimità della pretesa, che possa far fondatamente prevedere la probabilità di un esito favorevole della causa, il cosiddetto fumus boni iuris).

 

Presupposti soggettivi
Anche il contribuente meno abbiente, può qualora ritenga assolutamente illegittima la pretesa impositiva adire la competente Commissione Tributaria, a spese dello Stato. In quest’ottica il giudizio innanzi alle Commissioni tributarie provinciali e regionali prevede la possibilità per i contribuenti che ne abbiano i requisiti reddituali di accedere al patrocinio a spese dello Stato: “Può  essere ammesso al  patrocinio chi è titolare di  un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.528,41art. 76, DPR 115/2002.

Tale disposto prevede inoltre che «se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia compreso l’istante»; il limite di reddito deve essere poi elevato di € 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi. Sempre ai fini della determinazione del reddito imponibile per l’ammissione al gratuito patrocinio, l’art. 76, co. 3, D.P.R. 115/2002 prevede che si deve tener conto «anche dei redditi che per legge sono esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva».

L’Amministrazione finanziaria nei documenti di prassi ha precisato che il reddito cui far riferimento, per poter riconoscere il diritto al gratuito patrocinio, sia il reddito imponibile complessivo ai fini Irpef (rappresentato dunque tutti i redditi posseduti), ex art. 3 TUIR (eventualmente integrato dagli altri redditi indicati dall’art. 76, D.P.R. 115/2002).

Non è necessario che il richiedente sia nullatenente, ma è sufficiente che sia in condizioni economiche tali da non poter sopportare i costi del processo tributario e, dunque, spese ed onorari di giudizio, rappresentati (essenzialmente) dal costo del difensore.

Bisogna dire inoltre che non solo le persone fisiche ma anche le società possono accedere al gratuito patrocinio, laddove sia parte del processo tributario un fallimento ovvero una procedura di liquidazione coatta amministrativa; in tal senso la norma dispone che “Nel processo in cui è parte un fallimento, se il  decreto  del  giudice delegato attesta che non è disponibile il denaro necessario per le spese, il fallimento si considera ammesso al patrocinio ai sensi  e  per  gli  effetti delle norme previste dalla presente parte del testo  unico,  eccetto  quelle incompatibili con l’ammissione di ufficio”.

 

Presupposti oggettivi
In linea generale, le condizioni per essere ammessi al gratuito patrocinio sono lo stato di povertà e la probabilità di un esito favorevole della causa (fumus boni iuris).

 

Conclusioni
L’accesso al gratuito patrocinio rappresenta un aspetto importante nell’ordinamento giuridico italiano, in quanto consente a tutti i contribuenti, e dunque anche ai meno abbienti, di poter accedere all’organo giurisdizionale competente, al fine di evitare il consolidarsi di pretese tributarie potenzialmente sindacabili, qualora sussista, come visto, la probabilità di un esito favorevole della controversia per il contribuente.


Autore dell'articolo
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Dott. Piero Bertolaso

Dottore commercialista, con Studio in Modena e Milano, si occupa essenzialmente di contenzioso tributario. Svolge la propria attività in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia assistendo il contribuente sia nella fase istruttoria, rapportandosi con gli Uffici finanziari, sia in sede giurisdizionale davanti alle Commissioni Tributarie.

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