Patent Box diretto e indiretto

di Luigi Pellecchia CommentaIn Finanziamenti imprese e professionisti, Primo Piano

L’Italia e alcuni Stati membri della Comunità Europea hanno introdotto il regime fiscale  del cosiddetto ” Patent Box” personalizzato in base  alle regole e ai benefici che ogni Paese ha voluto introdurre.

I principio base seguito è quello dettato dall’OCSE ( Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) relativo al c.d.  “nexus approach”, ossia colui che esercita tale opzione fiscale ha diritto allo sfruttamento economico dei beni immateriali e deve svolgere anche l’attività di ricerca e sviluppo. In questo modo è possibile collegare il godimento dell’agevolazione all’effettivo svolgimento dell’attività economica dell’impresa e che consiste in sviluppo, manutenzione ed accrescimento del bene stesso. In sostanza deve esserci un collegamento tra le attività di ricerca e sviluppo, i beni immateriali ed il reddito agevolabile ad essi riferibile.

La legge di stabilità 2015 (articolo 1, commi 37-45) ha introdotto, in Italia, il Patent Box sia diretto, sia indiretto. La differenza tra i due tipi di agevolazioni sta nel fatto che mentre in quello diretto il bene viene utilizzato dall’impresa al proprio interno (c.d. Substantial activity), in quello indiretto il bene viene dato ad un soggetto esterno, pertanto si fa riferimento all’impiego del cosiddetto “intangibile”. Il Patent Box indiretto prevede, dunque, una  tassazione fiscale agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di “software protetto da copyright, da brevetti industriali, da marchi d’impresa, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi ad esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico giuridicamente tutelabili”.

Questo tipo di agevolazione può essere utilizzata a patto che vengano soddisfatte una delle due condizioni:

•        utilizzo diretto del bene;

•        concessione in uso.

Con il D.m. 30/07/2015 siglato in accordo tra il Ministro dello Sviluppo Economico e il Ministro dell’Economia e delle Finanze sono state fornite le disposizioni per l’attuazione del patente box. Pertanto, il diritto allo sfruttamento economico dei beni immateriali, indicati nell’art.6, è condizione necessaria ma non sufficiente per la fruizione dell’agevolazione, in quanto bisognerà sempre verificare se agli stessi beni si possa attribuire un valore dal quale derivano componenti positivi di reddito che concorrano alla formazione del reddito di impresa.

Per quantificare l’agevolazione è necessario:

•        individuare il reddito agevolabile derivante dall’utilizzo diretto o indiretto del bene immateriale, ai sensi dell’art. 7 del ;

•        calcolare, poi, il c.d. nexus ratio, dato dal rapporto tra i costi qualificati e i costi complessivi, ai sensi dell’art. 9, c da 2 a 5;

•        moltiplicare il reddito agevolabile ed il nexus ratio per ottenere la quota di reddito agevolabile, prevista dall’art. 9, c. 7.

L’agevolazione si concretizza fino ad un massimo del 50% della quota di reddito agevolabile che non concorre a formare il reddito d’impresa, riflettendo tale diminuzione ai fini sia IRPEF, sia IRES, sia IRAP.

L’art.7, inoltre, dettaglia le modalità di quantificazione del reddito agevolabile imputabile all’utilizzo dei beni immateriali oggetto di incentivazione, facendo un distinguo tra l’utilizzo diretto e la concessione in uso ( indiretto).

I ricavi, derivanti dall’uso indiretto del bene immateriale, sono i redditi (canoni percepiti, le somme ottenute come risarcimento, l’utile restituito sia a titolo di  responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale, sia per inadempimento al contratto stesso) ottenibili attravero la concessione a terzi di taluni strumenti, a differenza di quello diretto in cui, per la determinazione dei ricavi, bisogna calcolare il reddito figurativo derivante dall’uso interno all’azienda.

I costi, sia diretti sia indiretti, sono solo quelli fiscalmente deducibili nel medesimo periodo d’imposta in base alle disposizioni del TUIR. I diretti sono quelli imputabili in maniera certa ed univoca al “costo di produzione” del bene, in particolare sono beni o risorse di produzione direttamente attribuibili al processo di R&D. Quelli indiretti sono quelli in cui manca una relazione specifica col bene, pertanto, risultano comuni a più beni e sono quelli di tipo amministrativo, quelli legati all’utilizzo di attrezzature o macchinari condiviso da altre commesse, le spese relative agli immobili, ed altri.

Ai fini di una corretta mappatura e tracciatura dei costi, per poter accedere alle agevolazioni è fondamentale dotarsi di una contabilità gestionale (vedi art.11 del Dm 30/07/2015 e circolare 36/E/2015 AdE).

Si ricorda, inoltre, che nel caso dell’utilizzo indiretto dei beni immateriali oggetto di agevolazione, i criteri e metodi di determinazione del reddito agevolabile, derivante dalla concessione del diritto all’utilizzo di tali beni a parti correlate (nazionali ed estere), possono essere stabiliti mediante l’accordo preventivo con l’AdE.

Ai fini dell’ottenimeto dell’agevolazione, il concedente deve sempre svolgere attività riconducibili alla R&D rapportabile al prodotto intangibile agevolato. La mancanza di questo requisito fa perdere l’agevolazione ( Ris. 28/E/2017 AdE).



Autore dell'articolo
identicon

Luigi Pellecchia

Laurea in Economia Aziendale conseguita presso l'Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Referente fiscale presso un'unità periferica di C.A.F.. Autore di articoli su rivista di economia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *