Nuova tassa targata ‘Tobin Tax’, ma già si pensa a cambiare tutto

di Daniele Passeri CommentaIn Manovre Fiscali, Tobin Tax

Dallo scorso 2 settembre la ‘Tobin’ non fa sconti e si paga anche sui derivati, ma il gettito previsto in origine è stato molto ridimensionato

Le tasse si sa, sono come medicine amare: meglio mandarle giù tutte e subito, o un po’ alla volta? Con la Tobin Tax, l’imposizione sulle transazioni finanziarie, il governo Monti decise a fine 2012 si diluirne nel tempo l’applicazione. Il primo marzo scorso entrò in vigore per le azioni; dal 2 settembre la ‘Tobin’ si paga anche sull’acquisto dei derivati.

È in corso però un processo di revisione avviato dall’erede a Palazzo Chigi Enrico Letta che dovrebbe portare a giorni all’emanazione di un decreto correttivo, dopo una tornata lampo di consultazioni tra le associazioni di categoria conclusa il 30 agosto. Lo stesso premier aveva già posticipato l’inizio dei pagamenti sulle azioni (aliquota 0,12 percento) alla metà di ottobre.

Intanto ieri il Ministero delle Finanze ha sgomberato il campo dalle congetture con una nota pubblicata sul proprio sito, per fare chiarezza: «L’Italia non è il primo paese ad aver applicato la tassazione sugli scambi azionari ad alta frequenza. Tale tassazione, infatti, è in vigore nel nostro Paese dal 1° marzo 2013 mentre in Francia è in vigore dall’agosto 2012. Dal 2 settembre in Italia — continua il MeF — sono tassate anche le transazioni ad alta frequenza sui derivati. Non è prevista alcuna modifica alla normativa sulle transazioni ad alta frequenza in vigore da marzo».

Le operazioni ad alta frequenza (Hft) sono una terza fattispecie sulla quale scatta la tassazione prevista dalla Tobin.  Si tratta di meccanismi di speculazione tra intermediari guidati da sistemi informatici molto specializzati, per lucrare con migliaia di operazioni ‘lampo’ su margini ridottissimi. In particolare, questa tipologia di imposta mira a colpire i casi in cui le transazioni vengono prima eseguite e poi rettificate in nel giro di pochissimi istanti oltre determinate soglie (il 60%).

Gli scambi ‘High Frequency’ possono avere ad oggetto sia azioni che derivati ed è su questo che interviene la nota di via XX Settembre. Perciò, mentre in Francia sono sottoposti a prelievo fiscale dall’agosto 2012, in Italia risultano tassati già dal 1° marzo 2013 per quanto concerne i titoli azionari; e dal 2 settembre, come detto, vale anche per gli strumenti derivati.

Restano sul tavolo le valutazioni circa l’efficacia sul piano economico-politico della Tobin Tax. Paesi come Italia e Francia hanno ritenuto di introdurre la tassa che prende il nome dal premio Nobel per l’Economia James Tobin per dare un segnale contro la ‘finanza cattiva’. Altri, come il Regno Unito, hanno fatto quadrato per proteggere le ‘City’ e si sono chiamati fuori: ben 16 su 27 paesi della Ue. Il gettito previsto in origine ammonta a 1 miliardo, ma si teme che gli introiti possano rivelarsi meno della metà.

 

Vedi anche: Tobin Tax (o quasi) made in Italy

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Autore dell'articolo

Daniele Passeri

Sono giornalista pubblicista dal 2012, a due anni dall'inizio della collaborazione con la Cronaca di Bologna de il Resto del Carlino, che continua tuttora. Dopo il diploma in Ragioneria e la laurea in Giurisprudenza, ho lavorato per un anno nel Comune di Bologna, come assistente amministrativo. Curo il mio inglese trainato dalla curiosità per gli inglesi; amo e padroneggio le nuove tecnologie, il cinema, lo sport da telecomando e la parola scritta bene. Come scrisse quel tale, non sempre sono del mio parere.

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