Mini riforma fallimentare 2015 le novità e le modifiche

Riforma fallimentare 2015: le principali modifiche e novità

di Mario La Manna CommentaIn Attualità, Codice risoluzione crisi e insolvenza, Parliamo di ...

Un’impresa in difficoltà può essere causa di altre difficoltà: è questo il principio che ha spinto il Governo (vedi comunicato stampa CdM n. 69/2015) a emanare il Decreto Legge 27 Giugno 2015, n. 83 recante “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”, poi convertito con modificazioni dalla Legge 6 Agosto 2015, n. 132.

Il provvedimento si occupa della disciplina fallimentare all’interno del Titolo I (Articoli da 1 a 11) – Interventi in materia di procedure concorsuali – in particolare modificando gli articoli 28, 39, 43, 64, 104-ter, 107, 118, 120, 160, 161, 163, 165, 169, 169-bis, 172, 175, 177, 178, 181, 182, 182-quinquies, 185, 236 e 236-bis della Legge Fallimentare. Il Governo però non si è fermato a un mero ritocco degli articoli esistenti, è infatti intervenuto introducendo i numeri 163-bis (Offerte concorrenti) e 182-septies (Accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e convenzioni di moratori).

Nel presente articolo non saranno trattati tutti i cambiamenti, sarà invece fornito un quadro sintetico delle principali innovazioni, e in particolare di quelle accolte con maggior fervore dagli esperti.

Una di queste è certamente quella contenuta nell’articolo 182-quinquies che prevede la possibilità per l’impresa in crisi (anche nell’ambito del c.d.  concordato in bianco) di accedere al credito se funzionale a risolvere “urgenti necessità relative all’esercizio dell’attività aziendale”. In tal caso il ricorso dovrà però specificare:

– La destinazione dei finanziamenti;
– L’impossibilità per il debitore di reperire altrimenti tali finanziamenti;
– Il pregiudizio “imminente ed irreparabile” per l’azienda in assenza degli stessi.

Il Capo II della riforma interviene invece sul fronte dell’apertura alla concorrenza nel concordato preventivo, da attuarsi attraverso:

1. Offerte concorrenti (nuovo articolo 163-bisfall.): è previsto che se il piano di concordato di cui all’articolo 161, secondo comma, lettera e) della legge fallimentare, prevede un’offerta da parte di un soggetto già individuato avente ad oggetto il trasferimento in suo favore a titolo oneroso dell’azienda o di uno o più rami di essa o di specifici beni, il tribunale dispone la ricerca di interessati all’acquisto disponendo l’apertura di un procedimento competitivo;

2. Proposte concorrenti (articolo 163 l.fall.): è previsto che uno o più creditori “anche per effetto di acquisti successivi alla presentazione della domanda di cui all’articolo 161”, rappresentanti almeno il 10% dei crediti risultanti dalla situazione patrimoniale depositata (escludendo i crediti vantati da società controllanti o controllate e di quelle under common control), possono presentare proposte concorrenti di concordato preventivo. Le stesse non saranno però considerate ammissibili qualora il professionista attesti che la proposta del debitore assicura il pagamento di almeno il 40% dei crediti chirografari o, nell’ipotesi prevista dall’articolo 186-bis (Concordato con continuità aziendale), di almeno il 30%.

Divengono incompatibili le figure di curatore fallimentare e di commissario giudiziale, nel senso che non può ricoprire il primo incarico chi abbia svolto la funzione di commissario (o sia con quest’ultimo unito in associazione professionale) nella procedura di concordato per il medesimo debitore. Nella prospettiva di una maggiore indipendenza del curatore è previsto anche che, in luogo dei precedenti due anni, non può essere chiamato a ricoprire tale compito chi ha concorso al dissesto nei cinque anni anteriori alla dichiarazione di fallimento.

Ragioni di speditezza della procedura fallimentare hanno poi condotto alla modifica dell’articolo 104-ter che attualmente prevede la predisposizione del programma di liquidazione “in ogni caso” non oltre centottanta giorni dalla dichiarazione di fallimento pena, in assenza di giustificato motivo, la revoca del curatore fallimentare.

 

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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