Mettersi in proprio: Fisco e burocrazia per le nuove attività sul web – Parte 2

di Giovanni Emmi 2 CommentiIn Lavoro, Parliamo di ...

Nel precedente articolo dedicato alle nuove attività sul web, e in particolare agli aspetti “critici” da un punto di vista fiscale e di un loro inquadramento da un punto di vista burocratico e di pubblicità legale, mi ero soffermato a parlare di e-commerce (o negozi online o commercio elettronico che dir si voglia).

Un’altra figura che è cresciuta a dismisura negli ultimi anni è quella del cosiddetto webmaster, il cui ruolo è spiegato (anche se in realtà in maniera poco esaustiva) da questa definizione tratta dalla famosa enciclopedia Wikipedia: “Webmaster, o webengineer, termini inglesi usati spesso nella lingua italiana, indicano generalmente colui che progetta (webdesigner), costruisce ed è responsabile di un sito web”.  In parole povere per webmaster si intende colui che gestisce a 360 gradi un sito internet, e posso rientrarvi diverse sottocategorie di attività: webdesigner, sviluppatore software, SEO (search engine optimization, ovvero il posizionamento sui motori di ricerca), webwriter…

Da un punto di vista burocratico come andrebbe inquadrata tale attività? Nella mia esperienza mi sono imbattuto nelle più svariate esperienze a proposito:

– consulente informatico con sola partita iva (metodo utilizzato da molti per evitare la contribuzione INPS in misura fissa, soprattutto visto che molte volte i guadagni sono poco elevati soprattutto nei primi periodi di attività); sicuramente non un inquadramento corretto;

webdesigner con lo stesso inquadramento di cui sopra, che può essere giustificato qualora il soggetto si occupi esclusivamente della parte grafica delle pagine del sito;

impresa di servizi (con iscrizione al Registro Imprese) inquadrata come categoria residuale o come sviluppo software/portali web/altre attività connesse al settore informatico, che è forse l’inquadramento più utilizzato, e probabilmente quello più corretto in assenza di un’uniformità di giudizio;

impresa artigiana, inquadramento richiesto da diverse Camere di Commercio, che però non mi trova esattamente d’accordo, in quanto le caratteristiche di un’impresa artigiana esulano a mio avviso dall’attività propria del webmaster.

Anche in questo caso occorrerebbe quindi un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate e un’uniformità di inquadramento da parte delle diverse Camere di Commercio, che il più delle volte costituiscono ognuna un mondo a parte, e che anch’esse dovrebbero adeguarsi ai tempi e all’evoluzione delle imprese.

Giovanni Emmi – Partitaivaonline.com

 


Autore dell'articolo
identicon

Giovanni Emmi

Dottore commercialista e revisore legale dei conti, è titolare dal 1999 di studio professionale in provincia di Catania, e si occupa di consulenza fiscale, tributaria, societaria e del lavoro. Nel corso degli anni ha maturato particolare esperienza in ambito start-up aziendale (pratiche telematiche, finanziamenti agevolati, business plan e studi di fattibilità), anche con riferimento alle attività che maggiormente si stanno sviluppando negli ultimi anni in ambito web: e-commerce, webmaster, affiliazioni web e servizi web in generale. E' fondatore del portale partitaivaonline.com, attraverso il quale offre in tutta Italia servizi di consulenza per start-up e, in generale, sugli aspetti burocratici e fiscali di impresa. Ha inoltre alle spalle pubblicazioni su siti internet specializzati nel settore fisco e impresa, ed è moderatore attivo in sezioni fiscali/tributarie di forum.

Comments 2

    1. identicon Post
      Author

      Buongiorno Davide, a breve spero di postare una terza parte che è proprio riferita alle affiliazioni ed ai guadagni da Adsense, Zanox e simili. Riguardo la sua domanda, c’è molta confusione e la normativa è piuttosto “arretrata” in questo senso: in linea di principio l’attività di esposizione banner pubblicitari è un’attività abituale e non è classificabile come occasionale, anche se genera pochi euro, quindi sarebbe attività d’impresa da iscrivere in Camera di Commercio ( con apertura partita iva), con conseguente pagamento di contributi INPS commercianti (c’è anche una circolare/risoluzione dell’Agenzia di qualche anno fa di cui al momento non ricordo il numero). Dall’altro lato bisogna anche capire che il più delle volte i guadagni che derivano da Adsense per piccoli blog non superano possibilmente i 100 euro annui, e mi sembra una follia aprire partita iva per tali introiti ed andare a versare almeno 3.200 euro per INPS (oltre ai diritti camerali e quant’altro). Una soluzione (anche se non esattamente corretta) può essere data solo da ricevute per prestazioni occasionali. Ovviamente se gli introiti superano un certo importo direi che l’apertura di una partita iva è d’obbligo. Saluti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *