L’imposizione indiretta in Cina attraverso l’imposta sul valore aggiunto

di Lorenzo Riccardi CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

La Value-Added Tax, ossia l’imposta sul valore aggiunto (IVA) cinese, è sicuramente il tributo più rilevante nel settore delle imposte indirette, il cui presupposto è l’effettuazione di operazioni imponibili. La VAT colpisce, in particolare, le cessioni di beni a titolo oneroso e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nell’esercizio dell’impresa, di arti o professioni e le importazioni da chiunque effettuate.

La VAT è stata promulgata dallo State Council il 13 dicembre 1993 ed è entrata in vigore il 1° gennaio 1994.  Dal 1° gennaio 2009 sono in vigore le Interim Regulations of the People’s Republic of China on Value Added Tax (IRVAT) e le Detailed Rules for Implementing the Interim Regulations of the People’s Republic of China on Value-Added Tax (IRVATIR) promulgate rispettivamente il 5 novembre 2008 e il 15 dicembre 2008. La Value-Added Tax è amministrata dal State Administration of Taxation e le relative entrate fiscali, che rappresentano tra i maggior introiti per il Governo Cinese, sono suddivise tra il Governo centrale e le amministrazioni locali.

La Value-Added Tax si applica alle operazioni imponibili effettuate nel territorio della RPC da individui e/o unità produttive. Sono, dunque, presupposti oggettivi per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto:
– le cessioni a titolo oneroso che trasferiscono la proprietà di beni;
– la prestazione di servizi di lavorazione (processing), riparazione o sostituzione previo corrispettivo;
– le importazioni di beni;
– le operazioni assimilate.

Non tutti i beni oggetto di cessione e non tutte le prestazioni effettuate sono indiscriminatamente soggetti a Value-Added Tax e passibili di detrazione nei confronti della VAT sulle vendite. Vi sono, infatti, alcuni beni che per loro natura o per scelta politica, sociale o economico-commerciale sono esenti dal pagamento dell’imposta sul valore aggiunto per favorirne, per esempio, l’impiego o la diffusione, così come non tutte le prestazioni di servizi ricadono nell’alveo della VAT, poiché già soggette a Business Tax. I beni esenti dal pagamento della VAT sono vari e numerosi e sono indicati dal Legislatore all’articolo 15 delle IRVAT e all’articolo 35 delle IRVATIR.

L’articolo completo può essere letto sulla Rivista Fiscalità Estera n. 6/2013 di cui si riporta il Sommario Completo:

–          Gibilterra di Guido Ascheri

–          L’imposizione indiretta in Cina attraverso l’imposta sul valore aggiunto di Lorenzo Riccardi

–          Il Quebec di Sergio Ricci

–          Irlanda di Cristina Rigato

–          Break Even Analysis di Francesca Romana Bottari

–          Specializzazione e leadership di mercato di Stefano Grigoletti

–          Quesiti

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Autore dell'articolo
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Lorenzo Riccardi

Dottore commercialista specializzato in fiscalità internazionale. E’ Professore Associato presso Xian Jiao Tong-Liverpool University dove insegna taxation e advanced taxation ed è autore di articoli e saggi su tematiche di vario genere relative agli investimenti stranieri in Asia Orientale. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ricopre il ruolo di sindaco e consigliere per diversi gruppi societari ed è socio dello Studio di consulenza RSA, specializzato in Asia e paesi emergenti. Ha pubblicato “Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam” edito da IlSole24Ore ed è membro dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, del Registro dei Revisori dei Conti in Italia, dell’accountants association del Vietnam e dell’Hong Hong Institute of CPAs in Hong Kong. Tiene seminari e convegni su economia e diritto tributario in Oriente ed è responsabile della sezione “Asia” della banca dati online “Fisco e Tasse” (Maggioli Editore).

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