L’Europa che non c’è e quella che vorremmo

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Attualità, Parliamo di ...

“L’Unione fa la forza” è un detto che risulta sempre valido non solo nelle competizioni sportive ma anche nelle situazioni economiche e professionali. Si costituisce una società per raggiungere maggiori obiettivi. Abbiamo già detto, attraverso queste colonne, circa la necessità di giungere ad una Federazione di Stati Uniti d’Europa ed oggi, forse, dobbiamo affrontare la riflessione da un passaggio precedente.
Qual’ è l’Europa che non c’è (ancora), che deve essere attuata e quella che vorremmo diversa da quella attuale?
L'”Unione” oltre a produrre vantaggi di stato (nel senso dell’essere) deve dinamicamente produrre maggiore sviluppo (nel senso del divenire) delle comunità che si uniscono, creando omogeneità.
Ma la salvaguardia delle differenze sociali ed economiche deve essere amministrata come una ricchezza di “valore aggiunto” e non esiste una necessità di omologazione. Seppure le regole sono necessarie, oggi il mercato si incentiva con la massima flessibilità ed essa è necessaria quando sono diversi i presupposti come ad esempio i territori, usi e costumi dei Paesi membri.
Bisogna saper utilizzare ciò che le strutture ed i cittadini europei sanno fare meglio!
Oltre la libera circolazione delle persone, è necessario scambiare le reciproche esperienze amministrative e di lavoro per far sì che si portino avanti solo i migliori risultati raggiunti.
Alcuni esempi possono aiutarci a comprendere meglio.
Perché un cittadino di uno Stato europeo deve pagare maggiori o minori imposte e tasse rispetto ad un altro ?
Perché gli amministratori pubblici o i deputati di uno Stato devono ricevere una retribuzione maggiore o minore rispetto a quella di altri?
Analogo ragionamento si potrebbe fare sui sindacati, sull’ambiente , sulla sanità, sulle pensioni, sulle autorizzazioni e comunicazioni amministrative…. e via discorrendo.
“L’Unione nel rispetto delle migliori diversità” degli Stati membri è il fattore che non produce blocchi ma sviluppo economico. L’omologazione a determinate regole che elimini le diverse peculiarità positive non serve, perché provoca regressione.
Ogni Stato membro ha delle “leve positive” e delle “leve negative” e l’Europa che vorremmo è quella che incentiva le prime ed elimina le seconde.
“Datemi una leva e solleverò il mondo” (Archimede di Siracusa).
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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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