Le Reti d’impresa: cosa sono

di Luigi Pellecchia CommentaIn Nuove società, Testata

Le reti d’impresa sono uno strumento di aggregazione dove ogni impresa mette a disposizione una parte della propria attività in modo da conferire un valore aggiunto ad un progetto comune, pur mantenendo inalterata la propria identità ed autonomia.

Il processo di aggregazione nasce, quindi, da un’esigenza, ma anche dalla possibilità di fare business, combinando insieme quattro elementi fondamentali: la realizzazione, l’opportunità, l’idea e il potenziale.

Nell’ordinamento Italiano esistono diverse forme di collaborazione tra imprese, e oltre alle reti d’impresa ci sono le ATI (Associazioni Temporanee d’Impresa), i Consorzi nelle diverse forme, il G.E.I.E.( Gruppo Europeo Interesse Economico) ed altre.

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Le reti d’impresa sono oggi un modello organizzativo di aggregazione molto significativo, introdotto con il  DL. 5/2009 e successivamente convertito con la Legge 33/2009. Esso è stato aggiornato più volte dalla sua emanazione fino a essere definto con una propria natura giuridica, che può essere di tipo contrattuale ( rete-contratto) o di un ente (rete-soggetto).

Gli elementi che costituicono un contratto di rete  si suddividono in necessari, che in sostanza lo caratterizzano e sono obbligatori, e in facoltativi, che servono per definire la struttura delle imprese che lo stipulano.

I necessari sono i partecipanti, ossia coloro che aderiscono, la denominazione della rete, gli obiettivi prefissati, il programma con gli obbighi assunti dai partecipanti e le modalità di adesione, il tempo di vita e l’organo comune per le decisioni da prendere. Se non è istituito l’organo, diventa indispensabile definire regole e comportamenti per l’assunzione delle decisioni.

Tra gli elementi facoltativi vi sono la possibilità di istituire un Fondo Patrimoniale, un ufficio per la gestione della rete e la definizione delle regole per il recesso.

La responsabilità patrimoniale della rete è disciplinata dalla ex L.134/2012 sia in caso di rete- contratto, sia nella fattispecie di rete-soggetto. In caso di costituzione di un fondo, le obbligazioni assunte nei confronti di terzi, dall’organo di rete in relazione al programma comune, sono esperibili nei limiti della capienza del fondo.

In tema di appalti pubblici, il D.L. 179/2012 convertito in L. 221/2012 riconosce la legittimità del l’aggregazione di imprese, inserite in un contratto di rete, di partecipare a gare per l’aggiudicazione di un appalto pubblico. Anche l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), con la pubblicazione della Determinazione n°3 del 23/04/2013, ha fornito le prime indicazioni per le modalità di partecipazione delle reti d’impresa alle gare, precisando inoltre, che la stessa partecipazione ad una gara pubblica deve risultare  dall’oggetto del contratto di rete e la stessa durata del contratto deve essere commisurata ai tempi di realizzazione dell’appalto.

Nell’ordinamento fiscale italiano non esiste un regime impositvo specifico, infatti nel 2011 AdE ha chiarito che le imprese che aderiscono ad un contratto di rete non mutano la loro soggettività tributaria. A seguito dei numerosi interventi del legislatore, oggi, sul piano fiscale, si producono conseguenze diverse a seconda delle tipologia di rete che si costituisce. Infatti, solo alla rete-soggetto è riconosciuta un’autonoma soggettività passiva d’imposta, che si distingue da quelle delle imprese aderenti e che si concretizza anche con l’attribuzione di una propria p.iva e la tenuta delle scritture contabili.

Il contratto di rete rappresenta sicuramente un’opportunità per le imprese medio/piccole, che sono il tessuto produttivo del nostro Paese. La collaborazione, attraverso un programma condiviso, può dare  forza a queste imprese e può consentire di accerscere la competitivà e la penetrazione in mercati internazionali dove la presenza di colossi industriali la fa da padrone.



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Luigi Pellecchia

Laurea in Economia Aziendale conseguita presso l'Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Referente fiscale presso un'unità periferica di C.A.F.. Autore di articoli su rivista di economia.

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