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Le proroghe fiscali che fanno male

di Francesco Oliva 4 CommentiIn Dichiarazioni, Il peso del fisco, Primo Piano, Testata

Le continue proroghe in materia di adempimenti fiscali sono la spia di un sistema ormai allo sbando.

La proroga  ufficiale dei versamenti di cui alla dichiarazione dei redditi, sommata alla quasi ufficiale nuova scadenza per il modello 770 e dello spesometro del primo semestre 2017 è la fotografia perfetta di una sistema fiscale malato.

Adempimenti spesso superflui. Come nel caso del modello 770, per il quale è ormai da tempo che i commercialisti ne chiedono l’abolizione causa inutilità e duplicazione dati rispetto alla certificazione unica) e disposizioni attuative che tardano ad arrivare.

Il CNDCEC ha portato all’attenzione del MEF, rappresentato dal suo viceministro Casero, i problemi e l’ormai crescente malcontento non soltanto delle imprese ma anche dei commercialisti, per i quali ogni proroga è diventata quasi una boccata – temporanea – d’aria fresca.

Insomma, riprendendo le parole del Presidente del CNDCEC Miani contenute nella lettera trasmessa al MEF per la richiesta di prorogare le scadenze fiscali a cavallo tra luglio e settembre, si tratta di “una stagione non facile in cui al moltiplicarsi e aggravarsi degli adempimenti a carico dei contribuenti si aggiunge il clima di permanente incertezza e di instabilità normativa”.

Proroga scadenze fiscali solo per Irpef ed Ires?

Molti dubbi sono sorti rispetto alla possibilità che il comunicato ufficiale ed il dpcm del Mef – scritti davvero in modo molto discutibile – potessero riguardare solo Irpef ed Ires.

Evidenziando come la proroga riguardi solo i redditi di impresa, questi dubbi appaiono infondati.

Le scadenze di pagamento di Irap, Iva, Inps e diritti camerali sono collegate a quelle delle imposte sui redditi.

Per l’Irap, per esempio, vige l’articolo 30 del Decreto Legislativo numero 446/1997.

Così come per i diritti camerali è ancora in vigore l’articolo 8 del decreto interministeriale 359 del 2001.

Quindi nessun dubbio circa il fatto che il dpcm, ancorché scritto in modo poco chiaro, si riferisca alle imposte originariamente scadenti il 30 giugno.

Non solo proroga delle scadenze fiscali: per il CNDCEC servono regole certe

La lettera trasmessa dal Presidente del Consiglio dei Commercialisti al viceministro Casero non affronta soltanto l’ormai quasi periodica questione della proroga delle scadenze fiscali.

Se prorogare l’invio della dichiarazione dei redditi, Irap e spesometro 2017 è una richiesta irrevocabile, dello stesso tenore è la necessità di stabilire regole certe. In questo caso la critica, neanche troppo velata, è ai ritardi dell’Agenzia delle Entrate.

Tra le proposte trasmesse al MEF i commercialisti chiedono di introdurre una norma che fissi termini certi per la pubblicazioni di specifiche tecniche e applicativi, non oltre 90 giorni dalla scadenza per l’invio telematico.

La pubblicazione di disposizioni attuative e chiarimenti oltre i 90 giorni dalla scadenza deve prevedere una proroga automatica dei termini. Il tutto per il rispetto dello Statuto dei diritti del contribuente, una legge che mai come in questo periodo sembra essere diventata soltanto carta straccia.

Per l’invio del modello Redditi e per l’Irap la scadenza slitterebbe dal prossimo 30 settembre al 31 ottobre 2017. La richiesta di proroga del termine per l’invio della dichiarazione dei redditi e dell’Irap attualmente è tutto fuorché ufficiale, ma per il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili si tratta quasi di un atto dovuto sia per le imprese che per gli intermediari.

Quello che il CNDCEC ha richiesto al MEF è di prorogare la scadenza dei seguenti adempimenti:

  • invio telematico dichiarazione dei redditi e Irap con proroga della scadenza dal 30 settembre al 16 ottobre 2017;
  • invio telematico modello 770 e spesometro al 31 ottobre;
  • voluntary disclosure al 30 settembre.

 

 

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Francesco Oliva

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Iscritto all'albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma, dal 2008 opero nel settore della consulenza contabile, fiscale, societaria e gestionale alle imprese, con particolare riferimento al settore dell'economia digitale, della formazione ed informazione economico-fiscale e del non profit (onlus e associazioni culturali). Amo leggere, viaggiare e sono un grande appassionato di media digitali e tradizionali.

Comments 4

  1. Ogni anno si parla di proroghe che infastidiscono e basta. Non credo che ci voglia un dottore per dare certezza. Si stabiliscano una volta per tutte le regole ed eventuali rettifiche saranno comunicate nell’anno di competenza ma riportate nell’anno successivo, dando, così, la possibilità di adeguarsi a tutti i settori coinvolti.

    1. Fin troppo semplice perchè possa essere preso in considerazione da chi di dovere.
      E’ lo spirito dello Statuto del Contribuente che lo prevede. Inattuato. Anzi completamente violato.

  2. Sono oltre 30anni che svolgo l’attività di dottore commercialista e da una decina di anni vedo il progresssivo decadimento di una funzione statale che è quella di reperire risore (tasse). Siamo la patria del diritto, e quindi anche del diritto tributario, ma abbiamo un ministero che, nonostante buoni propositi sbandierati, non fa altro che creare disagi al contribuente e, udite udite, anche a noi “tecnici” della materia. In ogni intervento legislativo tributario (passatemi l’eufemismo visto che anche il modo di trasmettere disposizioni è a livello di ragazzi che “comunicano” tra di loro…) si assiste, in nome di una lotta all’evasione mai esercitata sulla Grande Evasione, a prospettare disposizioni arruffate e improvvisate, superflue e anacronistiche, degne di uno stato da 3° mondo, nonostante ci sono funzionari preparati, ma nascosti, dell AdE. Vedi appunto questa proroga, che non sarebbe stata necessaria se gli apparati del Mef avessero prodotto nelle tempistiche straconosciute tutti i dispositivi tecnici, tecnologici e attuativi necessari. L’ AdE (per gli antichi Greci significava il mondo degli inferi…) dovrebbe fare una bella autocritica e non attuare disposizioni di politica tributaria compiacente , amettendo che i tanto detestati commercialisti ogni giorno, ogni ora, sono l’unico canale disponibile di collegamento tra stato e contribuenti, diventando interfaccia seria e responsabile tra lo stato e il contribuente, e senza la qualifica di pubblico ufficiale… Come scrive l’Autore, il sistema è ormai allo sbando!

  3. La cosa peggiore è che il Mef concedendole sempre dopo le “suppliche”
    dei commercialisti e solo vicinissima alla scadenza o successivamente
    ad essa (come quest’anno) vuole fare credere che è un favore nei confronti
    dei commercialisti e degli altri operatori del settore.
    Invece trattasi dell’ennesimo atto di un’amministrazione finanziaria bizantina
    che al proprio vertice (Mef e vari ultimo governi) si comportano in spregio
    di valori costituzionalmente garantiti quali quelli contenuti nello statuto
    del contribuente che prevede certezze e congruo preavviso per modifiche
    alle norme che incidono sul comportamento dei contribuenti.
    Come pure il moltiplicarsi esponenziale di adempimenti a carico dei contribuenti
    (e loro consulenti che però non possono in periodo di crisi più di tanto aumentare le tariffe) esternalizzando sulle spalle degli stessi contribuenti direttamente (maggior numero di ore da dedicare per fornire dati al proprio consulente invece di poter lavorare in un periodo di crisi onestamente e con un carico fiscale decente, chiaro e trasparente con il rischio di ripinguare le casse dello stato non per evasione ma per un qualche errore puramente formale di compilazione di un qualche modello e/o richiesta di informazioni che solo in limitatissimi casi servono contro l’evasione; mentre si lascia andare via la Fiat all’estero per non fargli pagare (o a un livello di molto inferiore) i tributi in Italia dopo decenni di agevolazioni quali cassa integrazione a carico della comunità e lasciando i piccoli contribuenti a pagare quello che doverebbero pagare loro) o indirettamente (maggiori costi di consulenza) oltre il 50% delle funzioni proprie del’amministrazione finanziaria (vedi articoli e commenti de Il sole 24 in merito alle manovre).

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