Le differenze retributive in busta paga

di Luigi Risolo 2 CommentiIn Lavoro

Le differenze retributive in busta paga si riferiscono a somme di denaro che spettano al lavoratore e che non gli sono state effettivamente liquidate.

Come si evince dal significato letterale della terminologia, esse si riferiscono a periodi lavorativi pregressi che vanno dal mese precedente in poi (nel senso inverso).

Questo perché, già di per sé, la consegna della busta paga effettuata, ad esempio, entro il giorno 10 del mese successivo si riferisce già ad un periodo precedente oppure anche se viene consegnata nel mese in corso, la prima contestazione scritta del lavoratore dipendente avviene, per ragioni temporali ed organizzative, sempre qualche giorno dopo.

Infatti, la prima mossa che il lavoratore deve fare è quella di reclamare con una istanza (in carta semplice ed indirizzata al Datore di Lavoro, o all’ufficio risorse umane, nel caso di una struttura aziendale più complessa) scritta le somme mancanti con l’indicazione specifica delle voci interessate, altrimenti la genericità della richiesta potrebbe creare situazioni sfavorevoli non certo per il datore di lavoro.

Le differenze retributive si possono riferire a differenti casi:

– corresponsione di una retribuzione base inferiore a quella prevista dal relativo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro;

– mancato riconoscimento economico del passaggio ad una qualifica o livello superiore;

– differenze retributive per errato inquadramento contrattuale del lavoratore;

– differenze retributive per mancata applicazione degli scatti d’anzianità;

– errori di calcolo nella busta paga legate ad una o più voci (oppure legate ai calcoli fiscali), etc.

Analizzando nel dettaglio il problema, quindi, il lavoratore dipendente deve inoltrare al datore di lavoro una comunicazione scritta circostanziata e dettagliata delle voci e dei relativi importi che ha ricevuto e che deve ancora ricevere a titolo di arretrati, evidenziando le varie differenze.

Sotto il profilo strettamente giuridico occorre rimarcare che l’azione del lavoratore è circoscritta nel tempo, atteso che i crediti di lavoro si prescrivono nel termine di 5 anni.

Ma a tal proposito occorre rimarcare quanto segue:

– ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge (art. 2934 del Codice Civile, comma 1);

– la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 Cod. Civ.);

– si prescrivono in cinque anni le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro (art. 2948 Cod. Civ. ).

Proprio dall’analisi di tale ultimo punto si spiega il motivo per cui ai fini del reclamo delle differenze retributive vale il termine di prescrizione di 5 anni.

In riferimento al citato art. 2948 al punto 4), il quale sancisce che “si prescrivono in 5 anni“ gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi” è intervenuta la Corte Costituzionale con la sentenza n. 63 del 10 Giugno 1966.

Con tale Sentenza la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale solo del punto 4) dell’articolo citato poiché esso consente che la prescrizione del diritto alla retribuzione decorra durante il rapporto di lavoro.

Tuttavia, oltre alle prescrizioni quinquennali, vi sono quelle di un anno soltanto ed a tal proposito il lavoratore deve fare particolare attenzione. L’art. 2955 del Codice Civile sancisce infatti che “si prescrive in un anno il diritto: 1) degli insegnanti, per la retribuzione delle lezioni che impartiscono a mesi o a giorni o a ore; 2) dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi non superiori al mese”.

Ed anche per questa norma vale l’intervento della Corte Costituzionale richiamato l’art. 2948. Ovviamente l’attenzione va posta anche per il caso in cui si debba procedere per ricorso al Giudice del Lavoro.


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Luigi Risolo

Ha maturato esperienze lavorative sia nel settore tributario e della consulenza fiscale che nella gestione delle risorse umane nel settore metalmeccanico. Perito esperto in scritture contabili, si dedica alla docenza nelle materie contabili nel settore della formazione professionale. Nella sua esperienza di autore ha pubblicato una guida allegata al quotidiano “Italia Oggi”, del 23 Settembre 2011, intitolata “Cartelle di Pagamento: guida ai ricorsi”. Nel novembre dello stesso anno ha pubblicato con la casa editrice Nuova Giuridica, il volume “Il contenzioso amministrativo e tributario della cartella di pagamento”. Con MAGGIOLI editore ha pubblicato i seguenti volumi: “La rateazione del debito fiscale”, con allegato cd rom ( Giugno 2012 ); “Irap e tutela del contribuente” ( Aprile 2013 ). E’ autore di diversi approfondimenti delle materie fiscali e del lavoro.

Comments 2

  1. AIUTO mi hanno avvertita che mi hanno pagato 177 euro in piu per tutto il 2013 , e adesso rivogliono in dietro 3400 cosi il mio cud 2013 è sbagliato cosa posso fare?

  2. Salve vorrei un informazione… Mi sono accorta che non mi hanno pagato due scatti di anzianità, mi sono rivolta al mio titolare e mi hanno detto che metterà apposto tutto, ma nella busta paga sono salita da un scatto di anzianità a 3 scatti, senza avere un centesimo in più, come mi devo comportare? Ho contattato a tempo indeterminato, grazie cordiali saluti

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