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Lavoro intermittente legittimo

di Valentina Muratori CommentaIn Commenti Giurisprudenza e Prassi, Le novità del Lavoro, Testata

La Corte Europea di Giustizia, in una recente pronuncia, ha affermato la legittimità del requisito dell’età del lavoratore previsto dal legislatore italiano per il ricorso al lavoro intermittente.

Nell’attuale mercato del lavoro la flessibilità dei contratti è priorità assoluta per le aziende. Il lavoro intermittente risulta certamente tra le forme lavorative che meglio rispondono a tale esigenza, come anche dimostrato dall’aumento del ricorso a tale tipologia contrattuale, nella prima parte del 2017, a seguito dell’abolizione dei vecchi voucher.

Nel panorama lavorativo italiano risulta pertanto di particolare rilevanza la pronuncia del 20 luglio 2017 della Corte Europea.

Cos’è il lavoro intermittente

Il lavoro intermittente consente all’azienda di retribuire il dipendente solo per la prestazione di lavoro effettivamente svolta in base alle esigenze dell’azienda: il datore di lavoro “chiama” il lavoratore solo quando ha necessità e il lavoratore matura il trattamento economico e normativo esclusivamente nei periodi di effettivo lavoro. Nel caso in cui il dipendente sia obbligato a rispondere alla chiamata, egli ha diritto a percepire un’indennità di disponibilità.

Prima dello svolgimento della prestazione lavorativa, il datore di lavoro deve effettuare una comunicazione all’Ispettorato del lavoro indicando i dati della prestazione, per una durata non superiore a 30 giorni, attraverso il modello “Uni-intermittente” da inviare tramite il portale di Cliclavoro, oppure con sms, email o app per smartphone.

Secondo la norma italiana, contenuta prima nel d. lgs. 276/2003 e poi trasferita nell’art. 13 del d.lgs. n. 81/2015, il lavoro intermittente può essere stipulato tra le parti:

–          Nei casi previsti dalla contrattazione collettiva;

–          In assenza di disposizioni collettive, nelle ipotesi previste dal Regio Decreto n. 2657/1923.

In ogni caso, e quindi anche in assenza di tali condizioni oggettive, il lavoro intermittente può essere instaurato con lavoratori di età superiore a 55 anni o inferiore ai 24 anni purché le prestazioni siano svolte entro il venticinquesimo anno di età.

Altro limite posto dalla normativa riguarda poi l’aspetto quantitativo della prestazione lavorativa. Ferme restando le condizioni sopra esposte, il lavoratore non può prestare attività lavorativa per il medesimo datore di lavoro per più di 400 giornate nell’arco di tre anni solari. Fanno eccezione unicamente i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

Il caso

La controversia ha riguardato la Società Abercrombie & Fitch Italia Srl e un dipendente il cui rapporto di lavoro veniva risolto al raggiungimento dei 25 anni di età. A seguito dell’impugnazione del licenziamento da parte del lavoratore, la Corte di Cassazione chiedeva alla Corte Europea di Giustizia una valutazione, in riferimento al principio europeo di non discriminazione in base all’età, della legittimità della disposizione normativa che prevede tale limite.

La Corte Europea di Giustizia ha riconosciuto la legittimità della normativa italiana che prevede il limite dei 25 anni di età in quanto, in questo caso, la disparità di trattamento in base all’età è giustificata da obiettivi legittimi quali la politica dell’occupazione e la flessibilità del mercato del lavoro.

La promozione dell’occupazione rappresenta quindi indubbiamente, sempre secondo la Corte, un obiettivo legittimo, a maggior ragione per quanto riguarda l’occupazione giovanile. Il lavoro intermittente, infatti, non sostituisce le normali forme di occupazione, ma offre ai più giovani un’ulteriore possibilità di accedere al mondo del lavoro con una forma contrattuale che, allo stesso tempo, garantisce l’esigenza di flessibilità delle aziende.

 


Autore dell'articolo
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Valentina Muratori

Si laurea nel 2015 in Giurisprudenza all'Università Sapienza di Roma con una tesi in Diritto del Lavoro. Successivamente frequenta un corso di Paghe e Contributi e collabora con diversi studi di Consulenza del Lavoro occupandosi di payroll e gestione HR. Si specializza in Diritto del lavoro e Relazioni industriali. Dal 2017 collabora con lo Stern Zanin STP nell'area normativa del lavoro. www.sternzanin.it [email protected]

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