Lavoro estero: residenza fiscale del lavoratore

di Rag. Luigi Rodella 15 CommentiIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da una contrazione economica interna, dovuta principalmente ad una fase recessiva che ha interessato in larga misura tutto il continente europeo. Per meglio superare questo trend negativo, molte aziende italiane hanno intrapreso un processo di delocalizzazione di parte delle loro attività all’estero, soprattutto in Paesi extra comunitari; ciò ha comportato la necessità di trasferire o di distaccare nei nuovi Paesi parte delle loro maestranze, per poter così avviare i nuovi processi produttivi. Oltre ai problemi tecnici e strutturali, i datori di lavoro hanno dovuto affrontare aspetti fiscali a loro poco usuali, inerenti alla fiscalità internazionale.
Alcuni di questi temi, pur riguardando i lavoratori, hanno coinvolto le aziende, e nello specifico la direzione della gestione delle risorse umane, la quale ha dovuto affrontare, per gli expatriates, nuove problematiche di carattere gestionale, contrattuale, fiscale e previdenziale. In questa sede mi limiterei a fornire alcuni spunti sulla fiscalità internazionale, iniziando ad affrontare uno degli aspetti principali, che riguarda la residenza fiscale del lavoratore.

La residenza fiscale del lavoratore nel Tuir

L’importanza attribuita al concetto di residenza fiscale del lavoratore, emerge nel momento in cui il datore di lavoro si appresta a distaccare per lunghi periodi ovvero a trasferire il proprio dipendente all’estero; in quella occasione egli dovrà tenere in considerazione il fattore relativo alla residenza fiscale del lavoratore, disciplina contenuta negli articoli 2 e 3 del d.P.R 917/1986. Nel nostro ordinamento tributario le imposte sui redditi si applicano sia alle persone fisiche “residenti”, nel territorio dello Stato che alle persone “non residenti”, ma la base imponibile per le due categorie di contribuenti presenta notevoli differenze.

L’articolo completo puo’ essere letto acquistando la Rivista Fiscalità Estera n. 5/6 2012 di cui si riporta il Sommario Completo:

Aspetti Fiscali

Il sistema fiscale maltese per le società di Guido Ascheri

Ireland as a holding company location / L’Irlanda come sede delle holding di Andrew Lambe, traduzione di David Fava

La comunicazione telematica delle operazioni con operatori black list di importo superiore ad € 500 di Francesco Zuech

Monitoraggio fiscale di Giovanni Elia

Hong Kong come veicolo per gli investimenti esteri in Cina e in Asia Orientale di Lorenzo Riccardi

Lavoro estero: la residenza fiscale del lavoratore di Luigi Rodella

IVIE: Le menzogne di Stato, il caso degli immobili in Francia di Guido Ascheri  Comunicazione telematica operazioni black list – Esemplificazioni di Francesco Zuech

Giurisprudenza

Residenti all’estero = residenti in Italia? – di Enrico Calore

Varie

Nuove frontiere della comunicazione instore e outdoor: esempi da oltre oceano di Stefano Grigoletti

Kazakistan: esplorare il Paese con personale proprio di Fulvio Degrassi

Regime degli investimenti in Ucraina: CIS o UE? – di Ana Maria Pérez Magdalena
Assessing the business Cash Flow di Francesca Romana Bottari

Arabia Saudita: un quadro d’insieme su fondi e società di investimento di Stefano Grigoletti

Quesiti

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 15

  1. Sono un lavoratore freelance impiegato nell’industria offshore oil & gas nel nordeuropa.
    Sarei interessato a sapere, nel caso prendessi residenza all’estero (UK o Spagna), quali dovrebbero essere i miei rapporti con il fisco italiano.

    1. Egregio signore,
      è una domanda generica, che non può essere affrontata in questo blog.
      Le consiglio di prendere visione dei miei lavori che ho pubblicato su questo blog (fiscalità, residenza, rimborso imposta, tassazione tfr, ecc). in modo da avere una visione generale del problema.
      Distinti saluti.
      Luigi Rodella

  2. Sono un cittadino italiano residente in Italia che trascorro da lunedì a venerdì in Spagna dove lavoro presso azienda spagnola dalla quale percepisco uno stipendio come “trabajandores” e un compenso come “administradores” sui quali viene applicata una ritenuta del 24% certificata dall’Ag. Entrate spagnola. I fine settimana li passo in Italia dove ho la famiglia così come le vacanze. Vorrei capire se il mio reddito deve essere tassato anche in Italia e, in caso affermativo, se cambia la tassazione tra le due diverse forme di reddito che percepisco. Ho sentito parla di tassazione in base alle retribuzioni convenzionali, di cosa si tratta? Nella mia situazione è obbligatoria l’iscrizione all’AIRE e, in caso affermativo, cambierebbe qualcosa in termini di tassazione?
    Grazie

    1. Egregio signor Marco,
      se lei rimane residente in Italia, sicuramente si dovrà applicare il criterio di “tassazione concorrente” che prevede la sottoposizione in Italia per i redditi prodotti in tutto il mondo. A fronte di questa duplice imposizione, si prevede il rimborso delle imposte corrisposte in Spagna definite in base all’articolo 165 del Tuir. Anche nei confronti dei soggetti assunti da ditta straniera, si possono applicare le retribuzioni convenzionali, definite ogni anno con un DM, di cui all’articolo 4 della legge 398/1987. Per poter operare in questo modo si richiede tra l’altro, l’esclusività della prestazione; mi pare di comprendere che forse questo requisito non ci sia, avendo lei altra tipologia di rapporto, traendo benefici economici seppur a titolo di amministratore. Dovrebbe quindi verificare questo aspetto. Rilevo inoltre che nel caso specifico di lavoratore assunto da ditta straniera, potrebbe essere difficile applicare le retribuzioni convenzionali di riferimento italiane, qualora si fosse applicata una contrattazione straniera. Per cui, quasi sompre, il riferimento è quello riferito agli importi effettivi.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  3. Gen. Rag. Rondella,
    Sono una assistente di volo per compagnia aerea uk, ho la residenza in Italia ma passo circa 110 giorni all’anno sul territorio italiano in quanto i miei voli sono solo intercontinentali da base Londra. Percepisco stipendio uk su c/c uk. Ho una propieta’ in Italia e una in uk. Non passando piu’ di 92 giorni in uk e non più di 110 in Italia dove sono residente? E come mi devo comportare con il fisco italiano? La ringrazio anticipatamente per la sua disponibilità.

    Cordiali saluti.

    1. Gentile signora Roberta,
      Ritengo che il suo problema debba essere affrontato, esaminando l’articolo 15 comma 3 della Convenzione contro le doppie imposizioni, sottoscritta dal Governo italiano con il Governo del Regno Unito (materiale che Le allego per opportuna conoscenza).
      Come può evidenziare, la Convenzione non parla di “tassazione esclusiva”, per cui credo si debba applicare i principi già richiamati dall’Agenzia delle entrate in merito alla tassazione delle pensioni, che impone la tassazione nel luogo in cui l’azienda ha la propria sede (UK), ed in Italia in base al principio di territorialità.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      Allegato n. 1

      Articolo 15 – Lavoro subordinato
      1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18, 19, 20 e 21 della presente Convenzione, i salari, gli
      stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in
      corrispettivo di una attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale
      attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni
      percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.
      2. Nonostante le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo, le remunerazioni che un
      residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di una attività dipendente svolta nell’altro
      Stato contraente sono imponibili soltanto nel primo Stato se:
      a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in
      totale 183 giorni nel corso di un qualsiasi anno fiscale; e
      b) le remunerazioni sono pagate da o a nome di un datore di lavoro che non è residente dell’altro
      Stato; e
      c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa
      che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.
      3. Nonostante le disposizioni precedenti del presente articolo, le remunerazioni relative a lavoro
      subordinato svolto a bordo di navi o di aeromobili impiegati in traffico internazionale sono
      imponibili nello Stato contraente nel quale è situata la sede della direzione effettiva dell’impresa.

      1. Gentile Rag. Rondella,
        la ringrazio per la sua risposta dal quale deduco dal punto 3. che essendo personale di volo, per compagnia estera e non passando piu’ di 183 giorni in italia non devo dichiarare il mio stipendio sulla dichiarazione redditi italiana. Giusto? Vorrei porle un altra domanda se possibile collegandomi sempre al mio stipendio uk che viene depositato su un conto corrente in uk e che e’ l’unico che ho. E’ corretto pensare che essendo tale conto corrente collegato allo stipendio uk e non avendone altri nemmeno in italia e non facendo nessun tipo di trasferimento di soldi tra i due paesi non devo compilare il modello RW per le transazioni estere?
        Ringraziandola nuovamente per la sua cortese disponibilita’ le porgo cordiali saluti.

        Roberta

        1. Gentilissima signora Roberta,
          ho avuto modo di rilevare che non compilo le dichiarazioni dei redditi, per cui non sono in grado di risponderle circa la compilazione del quadro RW.
          Con i migliori saluti.
          Luigi Rodella

        2. Gentile signora Roberta,
          mi scuso, solo ora ho riletto il suo commento. La mia interpretazione non va nel senso da lei percepito. Personalmente ritengo che se le due Nazioni, che hanno sottoscritto la Convenzione, non hanno definito l’esclusività della tassazione, necessariamente dobbiamo applicare il principio della “tassazione concorrente”. Ricordo che recentemente, la sentenza della Corte di Cassazione Civile sez. V, sentenza n. 1550 del 3.2.12, riferendosi alla Convenzione Italia Lussemburgo, si era espressa in tal senso (applicazione della cd. tassazione concorrente). Questa è la mia opinione; sarebbe opportuno che prendesse contatto con qualche Funzionario dell’Agenzia delle entrate, poiché in quella sentenza l’Agenzia aveva vinto, pur trattandosi di una problematica relativa alla tassazione delle pensioni. Però il principio rimane.
          Con i migliori saluti.
          Luigi Rodella

  4. Egregio ragionier Rondella, sono un tecnico petrolifero e sto per intraprendere un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una società degli emirati Arabi. I miei turni di lavoro saranno di 29 giorni offshore in UAE e 27 in Italia trascorrendo così più di 183 giorni all’estero. Vorrei sapere cosa devo fare per regolarizzare la mia posizione nei confronti del fisco italiano ed eventualmente anche dell’Inps. Ho già 34 anni di versamenti contributivi come lavoratore dipendente. Da contratto, una parte del salario per un’importo di circa 1000 euro al mese, deve essere versato in una banca locale e speso in loco. Vorrei sapere se anche questa somma farà parte dell’imponibile oppure no.

  5. Egregio signor Marco,
    sarebbe importante conoscere se lei rimane o meno residente fiscale in Italia.
    Se mantiene la residenza fiscale in Italia, qui lei dovrà pagare le tasse sul reddito prodotto negli Emirati.
    Sotto l’aspetto previdenziale potrebbe richiedere in Italia la prosecuzione volontaria, ovvero, successivamente richiedere il riscatto per periodi di lavoro svolti in Paese extraUe non convenzionato.
    Distinti saluti.
    Luigi Rodella

    1. Grazie mille per la sua sollecita risposta. Vorrei sapere, se non dovessi più versare i contributi inps, considerando che ho 56 anni di età e 34 anni di versamenti contributivi subirei un danno economico se non raggiungessi i 42 anni di contributi? a che età potrei andare in pensione?. grazie anticipatamente

      1. Egregio signor Marco,
        indubbiamente subirebbe un danno economico, in quanto il trattamento pensionistico le verrebbe determinato in base a 34 anni di versamenti; inoltre la prestazione la potrebbe percepire al compimento del 66 anno di età anagrafica.
        Con i migliori saluti.
        Luigi Rodella

  6. Gentile Rag. Rodella
    Avrei un quesito da porle in quanto lavoratore all’estero.
    Vivo e lavoro in Canada dal gennaio del 2012, sono dipendente presso una società Canadese di consulenza aziendale. Ritengo di poter facilmente dimostrare che la sede principale dei miei affari e interessi economici e personali sia in Canada in quanto sono celibe e convivo stabilmente con la mia compagna anch’essa in Canada. L’unico interesse che ho in Italia è un appartamento di mia proprietà dove mantengo la residenza anagrafica. Non sono iscritto all’AIRE perché spero di poter rientrare in Italia al più presto, presumibilmente tra qualche anno.
    Le confesso che ho letto la convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Italia e Canada ratificata con legge 24 marzo 2011 n. 42 ma, vista la mia scarsa competenza in materia, non sono riuscito ad avere un quadro chiaro della situazione, nel particolare non ho capito quali sono i presupposti per non essere considerato residente ai fini fiscali in Italia.
    Dopo quanto premesso il quesito che vorrei porle è il seguente.
    Ai fini fiscali è necessaria l’iscrizione all’AIRE per evitare le doppie imposizioni (dover dichiarare anche in Italia i redditi Canadesi ivi tassati)?
    Per quanto riguarda l’appartamento che possiedo in Italia i redditi ad esso relativi li dovrò comunque dichiarare in Italia?
    La ringrazio anticipatamente per i chiarimenti che potrà darmi
    Cordiali saluti

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