La tassazione dei lavoratori frontalieri esaminando le norme di legge, le convenzioni, gli interpelli

di Rag. Luigi Rodella 6 CommentiIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

La figura di lavoratore frontaliero, ed i benefici fiscali derivanti da questa condizione, vengono definiti dal Ministero delle finanze per quei lavoratori dipendenti che sono residenti in Italia e quotidianamente si recano all’estero (zone di frontiera o paesi limitrofi) per svolgere la prestazione di lavoro.

Non rientrano in tale previsione le ipotesi di lavoratori dipendenti, anch’essi residenti in Italia che, in forza di uno specifico contratto che prevede l’esecuzione della prestazione all’estero in via continuata e come oggetto esclusivo del rapporto, previa sistemazione nel ruolo estero, soggiornano all’estero per un periodo superiore a 183 giorni.
Per questi ultimi lavoratori si applica la tassazione prevista dall’articolo 51, comma 8-bis del Tuir.

Ho già avuto modo di rilevare che è estremamente penalizzante il limite temporale, posto dalle norme sopra citate, che prevedono il rientro giornaliero nella propria residenza in Italia, in quanto questo contrasta con le reali esigenze oggettive dei datori di lavoro e dei lavoratori. Occorre inoltre evidenziare che il d.P.R. 18.1.2002 prevedeva che “ai lavoratori frontalieri, che hanno la loro residenza in un altro Stato membro dell’Unione europea nel cui territorio di norma ritornano ogni giorno o almeno una volta alla settimana…”, aveva dunque previsto la periodicità settimanale; giova peraltro evidenziare che il d.P.R. citato è stato abrogato dall’articolo 25, d.lgs. n. 30 del 6.2.2007.

Alcune convenzioni internazionali, come ad esempio l’Austria, fanno riferimento ai lavoratori che abitualmente attraversano la frontiera.

 

La disciplina fiscale da applicarsi ai redditi prodotti dai lavoratori frontalieri
I redditi derivanti da lavoro dipendente, prestato all’estero, in zone di frontiera, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, nel corso di questi ultimi anni ha subito una
serie di variazioni. Va ricordato che sino alla modifica introdotta con la legge Finanziaria del 2001 (l. 388/2000), nei confronti dei lavoratori frontalieri veniva applicata l’esenzione di imposta prevista dall’articolo 3, comma 3, lettera c) del Tuir, norma destinata a tutti i lavoratori dipendenti che producevano redditi di lavoro dipendente all’estero, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro, sia si trattasse di lavoratori che stabilmente operavano all’estero, sia si trattasse, come nel nostro caso, di spostamenti giornalieri, oltre le zone di confine, con rientro in Italia alla sera.

Questa disposizione è stata abrogata con decorrenza dal 2001, introducendo per i lavoratori frontalieri una diversa normativa, che ha previsto l’esclusione dalla tassazione riferita al Paese di origine, per gli anni 2001 e 2002 (art. 3, comma 2, l. n. 388/2000; Ag. Entr. circ. n. 15/E/2002).

Per gli anni successivi, che decorrono dal 2003 al 2011, i redditi prodotti dai frontalieri, concorrono a formare il reddito complessivo, per l’importo eccedente 8.000 euro.

 

L’articolo completo può essere letto sulla Rivista Fiscalità Estera n. 6/2014 di cui si riporta il Sommario Completo:

ASPETTI FISCALI

La rivalutazione di quote o partecipazioni estere di Carlo Adriani
L’eliminazione della doppia imposizione (parte 1) di Paolo Battaglia
La legge cubana n. 118 di Francesco Capoccia
Slovacchia: operatività Iva in triangolazioni e movimenti interni di Ana Maria Pérez Magdalena
La Cina sigla nuovi accordi in materia fiscale con i Paesi dell’UE di Lorenzo Riccardi, Giorgio Riccardi
La tassazione dei lavoratori frontalieri esaminando le norme di legge, le convenzioni, gli interpelli di Luigi Rodella
Sistema fiscale delle Mauritius di Cecilia Severino
Tassazione nel territorio delle Antille Olandesi di Lucia Zeleznik

VARIE

Internazionalizzazione: LTD o LLC? di Francesca Romana Bottari
Direttiva Bolkestein di Sara Martucciello

QUESITI

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 6

  1. Gentile Rag. Rodella
    Dal 2008 al 2009 ero in regime di tassazione concorrente e lavoratore dipendente per una ditta tedesca (germania).

    Nel documento dei redditi tedesco esistono due voci distinte:
    – Solidaritätszuschlag (contributo obbligatorio alla germania dell´EST)
    – Kirchensteuer (tassa o contributo religioso)
    Quest´ultimo non é “facoltativo” ma obbligatorio se ci si dichiara di appartenere ad una religione. In parole povere, solo se al comune di residenza tedesco, si dichiara di essere “ateo”, viene rilasciato un documento da presentare al fisco tedesco che provvederá a non imporre piú la nuova tassa.

    La domanda é: secondo il suo parere é stato corretto considerare queste due voci come “imposte” tedesche e quindi da detrarre nel calcolo delle imposte dovute all´italia?

    Cordiali saluti

  2. Egregio Signor Sergio,
    io credo che la risposta al suo quesito si debba trovare nell’articolo 2 della Convenzione Italia-Germania contro le doppie imposizioni. A mio giudizio queste due imposte tedesche da lei evidenziate non fanno parte delle imposte definite nel reciproco accordo. Per cui riterrei non corretto considerarle in deduzione in Italia. La pregherei però di leggersi l’articolo da me citato.
    La saluto molto cordialmente.
    Luigi Rodella

  3. Gentile Rag. Rodella,
    il mio reddito da dipendente è prodotto interamente in Svizzera e mi trovo nella condizione di Frontalieri fiscali esteri (se la definizione è corretta: in pratica risiedo oltre i 20KM della fascia di confine). Nella mia condizione esisteranno differenze dal momento che verrà approvata la “road map” sulla tassazione dei frontalieri che dovrebbe entrare in vigore nell’ambito dei nuovo accordi fiascali italia-svizzera presentati il 15 gennaio 2015?
    grazie

  4. Gentile Sig. Sergio,
    vivo in Brasile (residente AIRE) dal 2006.
    Fino al 2011 ho vissuto mantenendomi con borse di studio.
    Dal 2012 sono professore presso una Università. Nel 2009 ho ricevuto dall’Italia una donazione in denaro da una zia, oltre il sesto grado di parentela, sulla quale ho regolarmente pagato le tasse. Nel frattempo i soldi investiti hanno prodotto una plusvalenza. Il valore del capitale inziale + la plusvalenza non sarebbe giustificabile sulla scorta dei soli introiti ricevuti in questi 4 anni come professore.
    Adesso mi si paventa la possibilità di tornare a vivere in Italia e vorrei capire come funziona il regime di tassazione dei capitali, per non dover pagare due volte la stessa imposta a due paesi differenti.
    Pertanto, le chiedo: nel caso in cui rientri in Italia e automaticamente fissi il mio domicilio fiscale nel nostro Belpaese, una volta pagate le imposte sulla plusvalenza al Brasile, ho necessità di far rientrare i capitali prima del cambio di domicilio fiscale, o è indifferente?
    Grato

  5. Gentilissimo Rag. Rodella,
    Le scriviamo un quesito che le chiediamo di darci un consiglio su come comportarci in merito alla tassazione.
    Abitiamo in distretto di Villach, Carinzia dal 29.03.2017, residenti regolarmente e lavoriamo in Italia, con datore di lavoro italiano e luogo di lavoro Italia (al confine), azienda privata italiana. La residenza al comune austriaco è del 29.03.2017, mentre l’iscrizione all’AIRE, nonostante presentata quasi subito, è stata perfezionata dal comune italiano di provenienza in data 21.07.2017.
    Pertanto ci siamo recati al Finanzamt, di Villach e abbiamo compilato il Modulo da trasmettere al nostro datore di lavoro per l’erogazione del lordo degli stipendi e come indicato dalle Finanze austriache, dovremo pagare le tasse in Austria, in quanto a loro dire farebbe fede la residenza del comune austriaco e pertanto superavamo nell’anno 2017 le 183 giornate di residenza nel territorio austriaco. Parlando con una persona, invece mi diceva che si doveva tenere conto dell’effettiva iscrizione e cancellazione dei residenti nel comune italiano.
    Da quì siamo in panico, in quanto non vorremmo pagare tasse in Austria, per poi vedercele non riconoscere in Italia.
    Cosa dobbiamo fare secondo lei? Facciamo la denuncia dei redditi in Austria o Italia?
    Un’altra informazione, volevo chiederle se uno dei membri(ovvero io), dovessi ritornare ad abitare in Italia, nel breve periodo, a lavorare e vivere in Italia, le tasse dovrò l’anno prossimo pagarle in Italia o in Austria?

    La ringraziamo tantissimo per il suo aiuto importante,
    Michele e Monica

    1. Buongiorno,
      voi siete un caso un pò particolare: siete frontalieri al contrario, non dall’Italia all’Austria ma viceversa, dall’Austria all’Italia.
      In questo caso si applica comunque la Convenzione con l’Austria in vigore dal 6 aprile 1985, ratificata cona la Legge 18/10/1984 n. 762 che prevede l’esclusività della tassazione solo nello Stato in cui il lavoratore è residente. E qui se ho ben inteso nascono i problemi in quanto sia l’Austria che l’Italia ritengono che voi siate residenti fiscali in base ai rispettivi ordinamenti fiscali interni.
      Se la data di iscrizione all’Aire è quella da voi indicata, in base alle previsioni indicate nell’articolo 2 del Tuir, voi siete effettivamente residenti fiscali in Italia per il periodo d’imposta 2017 e siete quindi in regime di “tassazione concorrente”, pagare le imposte in Italia e richiedere il credito d’imposta qui in Italia per le tasse pagate in Austria.
      Però a questo proposito vorrei fare una ulteriore considerazione; l’articolo 4 della citata Convenzione prevede che in questi casi dubbi, il soggettto abbia comunque un solo domicilio fiscale in uno dei due Paesi contraenti; per questo motivo vengono stabiliti dei criteri “a cascata” per stabilire dove il soggetto abbia il proprio domicilio fiscale (TIE BREAKER RULE). Dovete dunque studiare bene questo articolo e valutare la effettiva ricaduta per voi.
      In merito all’ultimo punto del quesito, se trasferirete il vostro centro di interessi in Italia (è sufficiente che lo faccia uno dei due coniugi), potreste ricadere nel precedente discorso, perchè per l’Italia è sufficiente si perfezioni uno solo degli elementi indicati nell’articolo 2 del Tuir, per considerare il soggetto ivi residente.
      Saluti.
      Luigi Rodella

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