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Lavoratori espatriati: le retribuzioni convenzionali previste dall’articolo 4 della legge 398/1987

di Rag. Luigi Rodella 35 CommentiIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

Nei confronti dei lavoratori italiani distaccati o trasferiti all’estero in Paesi non convenzionati, opera un metodo di determinazione della base imponibile diverso, rispetto a quello applicato per le prestazioni rese in Italia: il calcolo si effettua sulla base di “retribuzioni convenzionali”.

Questo criterio, viene inoltre utilizzato per la tassazione dei redditi di lavoro dipendente, prodotti all’estero da cittadini residenti in Italia, trasferiti o distaccati in Paesi stranieri convenzionati o non convenzionati, per periodi superiori a 183 giorni calcolati nell’arco di 12 mesi, con un contratto reso in via continuativa ed esclusiva, come disciplinato dall’articolo 51 – comma 8 bis, del Tuir (D.P.R. 917/1986).

La norma originaria che ha introdotto questo metodo di versamento è contenuta nell’articolo 4 comma 1 della legge 398/1987, che prevede:
“I contributi dovuti per i regimi assicurativi di cui all’articolo 1, a decorrere dal periodo di paga in corso al 9 gennaio 1986, sono calcolati su retribuzioni convenzionali.
Tali retribuzioni, fissate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro e con quello delle finanze, sono determinate con riferimento e comunque in misura non inferiore ai contratti collettivi nazionali di categoria raggruppati per settori omogenei.

Il decreto anzidetto è emanato per gli anni 1986 e 1987 entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e per gli anni successivi entro il 31 gennaio di ciascun anno”.

Quest’anno, il Ministero del lavoro ha pubblicato il decreto relativo all’applicazione delle retribuzioni convenzionali, nella G.U. n. 2 del 3 gennaio 2014 (DM 23/12/2013), successivamente l’INPS e l’INAIL con le rispettive circolari, n. 8 del 22 gennaio 2014 e n. 9 del 3 gennaio 2014, hanno fornito le indicazioni sull’applicazione del decreto ministeriale.

L’articolo completo può essere letto sulla Rivista mensile di Fiscalità Estera, n. 9/2014.

A seguito della pubblicazione delle retribuzioni convenzionali per il 2016 leggi l’articolo aggiornato “Le retribuzioni convenzionali 2016 da applicare ai lavoratori espatriati” e scarica il testo della Circolare Inps del 09.02.2016 n. 23 e Decreto del Ministero del Lavoro del 25.01.2016
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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 35

  1. Salve, vorrei avere dei chiarimenti sulla tassazione per i redditi percepiti all’estero nell’ambito di attivita’ di ricerca (Post-dottorato) in istituti di ricerca esteri.
    Leggendo la convenzione Regno Unito-Italia relativamente all’articolo 20 le tasse devono essere pagate nel paese di appartenenza (Italia) nel caso in cui il contratto sia inferiore a 2 anni.La questione riguarda quindi la dichiarazione dei redditi in Italia: bisogna dichiarare questo reddito oppure si ha diritto all’esenzione? In particolare se la persona e’ iscritta all’AIRE deve pagare le tasse in entrambi i paesi? Questo vale anche nel caso in cui la residenza rimane in Italia?
    Grazie in anticipo.
    Alessandro

    1. Egregio dottor Alessandro,
      in base all’articolo 20 della Convenzione Italia-U.K., se lei al momento dell’inizio dell’attività era già residente fiscale in U.K, non si può applicare la Convenzione per cui, su detti redditi, sarà assoggettato esclusivamente all’imposizione inglese. Mentre se è, ovvero era, immediatamente prima di tale soggiorno residente in Italia, la tassazione su detti redditi sarà esclusiva in Italia. In buona sostanza l’applicazione di questa norma evita la tassazione concorrente: o si paga in U.K. oppure in Italia.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  2. Gentili signori, sono residente in italia e sto per firmare un contratto di assunzione in germania 89secondo la normativa tedesca). quindi lavoro per un impresa tedesca sia in italia che in germania, e possibile ottenere lo stipendio dalla germania e pagare i contributi previdenziali in Italia al INPS?

    1. Egregio signor Marco,
      il quesito non è molto chiaro. Cercherò di rispondere. Innanzi tutto non comprendo cosa lei faccia in Italia, se è stato assunto da ditta tedesca forse in Italia viene in trasferta. In ogni caso a livello previdenziale se l’attività lavorativa in Italia e sporadica, non può essere iscritto alla previdenza italiana, per cui i contributi previdenziali dovrebbero essere versati solo in Germania. Se invece l’attività italiana è significativa, la società straniera per il periodo di operatività in Italia dovrà versare i contributi, per cui (la società) dovrà iscriversi all’Inps, versare mensilmente, certificare annualmente ecc. Invece a livello fiscale, se è possibile applicare le retribuzioni convenzionali dovrà versare le tasse su quelle fasce, se non è possibile lo dovrà fare sul reale.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. Buonasera,
        volevo sapere quali tasse pagare in Italia e se posso essere attribuito alle tabelle convenzionali.
        Sono stato assunto da una compagnia tedesca con stipendio annuale stabilito, pago obbligatoriamente la social insurance tedesca (parte sanitaria, parte contributi pensione, parte indennizzo per perdita lavoro, etc). Siccome lavoro offshore 6 mesi anno (su navi delle compagnia come ricercatore scientifico), la restante parte la passo in italia dove ho famiglia e una casa. Durante i sei in cui sono a bordo delle navi della compagnia che battono bandiera di gibraltar, percepisco ogni giorno una somma di 47 euro (non tassabile in germania – è un rimborso spese forfettario) + 28 euro che sono bonus produttività (tassabili in germania).

        In sunto loro mi danno ogni mese tutto il lordo eccezion fatta per la mia parte (50%) relativa alla social security.

        Come mi devo regolare relativamente ai 47 euro di rimborso spese?
        Pago le tasse solamente per la parte di salario fisso annuale reale o quello delle tabelle (quale categoria si può attribuire alla mia figura)?
        Posso escludere dalle tasse la parte relativa all’assicurazione sanitaria che pago mensilmente?

        Grazie

  3. Buongiorno,
    sono un lavoratore dipendente di una compagnia tedesca. Mansione ricercatore scientifico OFFSHORE. Retribuzione mensile calcolata sulla base di uno stipendio annuale stabilito circa 46000 euro annui. Lavoro pertanto un mese si e un mese no percependo comunque stipendio. Il mese in cui sono al lavoro (nave delle compagnia battente bandiera gibraltar) mi pagano un rimborso spese forfettario di 47 euro (no tax in germania) penso anche in italia + 28 euro tassabili a seconda se la giornata è stata produttiva o no.
    Attualmente i periodi di “ferie” li passo per la maggior parte in Italia dove ho famiglia e casa di proprietà.
    In germania mi vengono detratti mensilmente la mia quota parte della previdenza sociale (assicurazione medica, pensione, etc.etc.).
    Vorrei sapere quali tasse sono tenuto a pagare in Italia. Solo relativamente allo stipendio base annuo ed eventualmente i giorni produttivi? Si possono applicare nel caso superi i 183 gg le retribuzioni convenzionali, se si non mi riconosco in nessuna categoria. Grazie

    1. Egregio signor Marco,
      Ho recentemente affrontato questo tema sul numero 11_2014 della rivista Fiscalità estera., in fase di diffusione. Le consiglio di prenderne visione.
      In linea di massima ritengo non si possa applicare la convenzione contro le doppie imposizioni sottoscritta dai due Stati (Italia – Germania) in quanto non viene prevista questa specifica disciplina.
      Tutto ciò premesso, qualora lei sia rimasto residente fiscale in Italia sarà sottoposto ad una duplice imposizione, a fronte della quale avrà diritto a fruire di un credito d’imposta determinato in base all’articolo 165 del Tuir. In merito all’applicazione delle retribuzioni convenzionali, l’Agenzia delle entrate in due interpelli ritiene si possano applicare anche ai lavoratori assunti da aziende straniere; io credo comunque, si possano applicare solo in limitate ipotesi, dove è possibile riferirsi alle qualifiche, settori, contemplati nel D.M. emanato ogni anno qui in Italia, in base alla legge 398/1987.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  4. La ringrazio, prenderò visione. Le chiedo inoltre se il rimborso spese che viene erogato giornalmente (47 euro), disciplinato dalla compagnia come Rimborso spese e non bonus deve essere tassato o no. In germania non è tassato.

    Saluti

  5. Al momento in cui dovrà far valere il credito d’imposta, qualora lei abbia utilizzato le retribuzioni reali, applicando l’articolo 165 comma 1 del Tuir, da un lato avrà l’imposta estera e dall’altro quella italiana: il credito per imposte estere viene rimborsato con il limite massimo di riferimento fissato nell’imposta italiana. Se invece applica le retribuzioni convenzionali, in base al all’articolo 165 comma 10 del Tuir, l’imposta estera è ridotta del delta differenziale tra la retribuzione reale e quella convenzionale. Se una parte di quelle erogazioni non è tassata in loco, la base riferita all’imponibile estero (sulla quale calcolare il differenziale) deve essere ricalcolata secondo il “criterio italiano”. Sono perfettamente consapevole che questo è un argomento molto complesso, la pregherei pertanto di prendere visione della risoluzione 48/E Agenzia entrate del 8 luglio 2013.
    Saluti.
    Luigi Rodella

  6. Grazie per l’articolo

    Tra qualche mese mi troverò in una situazione complessa; cercherò in breve di spiegarla ed esporrò i miei dubbi (io sono residente in italia).
    Potrei trovarmi in tre condizioni differenti:

    1) Potrei ricevere un assegno di ricerca (post-doc) da una università italiana (che ai fini fiscali non costituisce reddito) e ricevere contemporaneamente un contratto di ricerca per qualche mese da una Università Svedese (tendo a specificare che non è un post-doc). Ho letto l’accordo per evitare la doppia tassazione, ma sinceramente non ho capito. Il contratto dovrebbe già prevedere le detrazioni Svedesi, ma io devo dichiarare la somma percepita nella dichiarazione dei redditi? anche se inferiore a 5000€? Una volta dichiarata devo pagare nuovamente le tasse?

    2) Potrei ricevere un contratto di ricerca annuale (non un assegno di ricerca) da una università svedese. Dove pago le tasse? devo dichiararlo nella dichiarazione dei redditi italiana?

    3) Potrei ricevere un assegno di ricerca (post-doc) da una università svedese. Dove pago le tasse? devo dichiararlo nella dichiarazione dei redditi italiana? In italia l’assegno di ricerca non si dichiara

    grazie

    1. Esaminando l’articolo 20 della Convenzione, la medesima si riferisce genericamente a “Remunerazioni”; per cui ritengo che sia l’assegno di ricerca che il contratto di ricerca, dovrebbero rientrare in questa categoria generica a condizione che gli altri elementi dell’articolo 20 della Convenzione siano rispettati e cioè l’aspetto temporale (inferiore anno), l’attività (ricerca o insegnamento), la finalità dell’Istituto (no fini di lucro).
      Se tutti questi elementi si perfezionano, la tassazione è esclusiva in Italia. In caso contrario nei suoi confronti si dovrà applicare la “tassazione concorrente” con credito d’imposta in Italia per le imposte svedesi (art. 165 del Tuir).
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  7. rag. Rodella la ringrazio per la rispostacdel 22/02/2015, ma poiché l’università estera agisce, come in italia, sa sostituto d’imposta. L’università estera sottrarrà i contributi alla fonte, quindi come faccio io a pagarli in italia?
    C’è una particolare voce nella dichiarazione dei redditi che prevede introiti all’estero con tasse già pagate?
    cordiali saluti

    1. Io credo debba essere l’Università estera ad adeguarsi, recependo la disposizione prevista dalla Convenzione. In sostanza non dovrebbe essere sostituto d’imposta. In caso contrario se
      lei rimane residente in Italia, per l’imposta paga pagata all’estero dovrebbe fruire di un credito d’imposta.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  8. Buongiorno, Ragionier Rodella
    Lavoro con contratto a tempo indeterminato per il Comité International de la Croix Rouge (CICR) che ha sede a Ginevra. Per motivi di lavoro svolgo missioni di lungo periodo (12-18 mesi) in numerosi Stati nei quali puntualmente comunico la mia presenza alle Ambasciate Italiane. Sono iscritto AIRE, risiedo all’estero per oltre 184 giorni/anno e rientro in Italia occasionalmente per le vacanze poiché proprietario di un appartamento frutto di eredità. Non sono sposato. Di recente, avendo venduto un appartamento avuto in eredità in Sardegna, ho acquistato un immobile in Toscana come investimento. Il CICR mi corrisponde il salario lordo e non ha mai versato imposte né Italia né negli Stati in cui ho lavorato. Mi trovo in Ucraina da agosto 2015. Posso considerarmi residente all’estero e quindi esente dal pagamento delle imposte anche in virtù del fatto che sono dipendente di un’Organizzazione Internazionale inclusa nell’elenco del MAE? La ringrazio

    1. Non essendo residente fiscale in Italia, non dovrà corrispondere le imposte per i redditi di lavoro prodotti all’estero, anche se sono esenti.
      Mentre invece dovrà corrispondere le imposte in Italia su tutti gli altri redditi qui prodotti, (successioni, immobili, ecc.)
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  9. Buongiorno Rag. Rodella
    Mio figlio lavora con una società interinale con sede in Cipro Limassol con un contratto di lavoro dipendente annuale e contratti mensili per ogni singolo incarico come SURVEYOR svolto all’estero su navi battenti bandiera estera per un periodo che supera 183 gg. di lavoro nell’arco di 12 mesi.E’ in possesso del documento della GENTE DE MAR della Repubblica di Panama. La società non opera nessuna ritenuta fiscale e previdenziale .Le chiedo come si deve regolare nei confronti del fisco e della previdenza italiana. La ringrazio e le chiedo se è possibile essere assistito da Lei per l’espletamento degli obblighi di cui sopra.

  10. Buonasera Rag. Rodella,
    l’azienda per la quale lavoro da circa 3 anni, come commerciale estero, mi ha fatto una proposta di trasferimento come resident manager in Germania. Praticamente vivere e svolgere il mio lavoro sul territorio tedesco(più di 183gg all’anno)a differenza di ora che vivo in Italia e mi reco in Germania 2 settimane al mese circa. Mi propongono un minimo aumento di stipendio e mi pagherebbero l’affitto e l’auto. Considerando che sono un impiegato del IV livello settore industria, il reddito convenzionale di riferimento è più alto di quanto effettivamente andrei a percepire mensilmente (circa € 2600 lordi)esclusi i benefit(affitto e auto aziendale)…ho molti dubbi e vorrei avere delle delucidazioni:
    – supponiamo che il mio income mensile inclusi benefit sia di € 5200 (di cui solo €2600 lordi di effettivo stipendio)… le tasse sui benefit rientrano nel reddito convenzionale e quindi devo pagarle io?
    – esiste una tabella che indica lo stipendio per un dipendente che si trasferisce all’estero per esigenza dell’azienda?
    – iscrivendosi all’AIRE le tasse vanno pagate solo all’estero oppure anche in Italia?
    La ringrazio per un gentile riscontro.

    1. Ritengo che il suo datore sia italiano e stia procedendo ad un distacco. Tutto ciò premesso, se lei rimane residente fiscale in Italia, e viene distaccato in base al comma 8 bis dell’articolo 51 del Tuir, per determinare le imposte si devono applicare le retribuzioni convenzionali, (come da lei evidenziato). La “indennità estero” non viene presa in considerazione per la definizione delle retribuzioni convenzionali. Di solito i vari benefit da lei accennati fanno parte della indennità estero.
      In Germania dovrà invece pagare le tasse secondo le loro regole locali. A fronte della duplice imposizione avrà diritto a fruire di un credito d’imposta qui in Italia, determinato in base all’articolo 165 del Tuir. Le retribuzioni convenzionali servono solo a versare le imposte, mentre invece i contributi in Italia si devono versare sulle retribuzioni reali.
      Al momento in cui lei non fosse più residente fiscale in Italia, le tasse le dovrà corrispondere solo più in Germania, secondo la loro legislazione fiscale. Mentre invece la previdenza deve essere versata in Italia sulle retribuzione reali sino al termine del distacco, al momento in cui viene meno l’autorizzazione al distacco i contributi li dovrà versare solo in Germania, e potranno essere totalizzati in Italia quando lei richiederà la prestazione
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  11. Gentilissimo Rag. Rodella, grazie per la risposta. si il mio datore di lavoro è italiano. quindi se ho capito bene, pur trasferendomi in Germania ed iscrivendomi all’AIRE avrò comunque residenza fiscale in italia poichè stipendiata da un azienda italiana? questo significa che dovrò pagare le tasse sia sul reddito convenzionale(in Italia) che sullo stipendio effettivo(germania)? se come mi dice i benefit non rientrano nel reddito convenzionale, io guadagnando 2600 lordi dovrei pagare tasse su 3600 circa (come da tabella del reddito convenzionale)…come minimo dovrei guadagnare quella cifra…è possibile prendere un appuntamento con lei per parlare di persona? grazie mille.

  12. Gentile signora,
    si in effetti in linea di massima il procedimento è quello da lei evidenziato. Per la determinazione delle retribuzioni convenzionali occorre approfondire meglio con le tabelle. Se vuole scrivermi la mia e_mail: [email protected]
    Saluti.
    Luigi Rodella

  13. Buongiorno,
    sono un lavoratore dipendente, residente in Italia.
    L’anno scorso ho svolto anche una consulenza professionale occasionale presso un organismo internazionale IVA esente, che quindi non ha effettuato alcuna ritenuta d’acconto.

    Per la dichiarazione dei redditi posso semplicemente indicare nel 730 questo reddito come reddito da lavoro autonomo con ritenuta d’acconto nulla, oppure devo agire diversamente?
    Grazie per l’aiuto.
    Angelo Cruciani

  14. Buon giorno rag Rodella
    mi riferisco alla mia precedente domanda del
    18/05/2015, le sarei molto grato se potesse darmi una risposta anche riguardo alla richiesta di assistenza da parte Sua.
    La ringrazio La saluto in attesa di un cortese riscontro.

  15. buonasera, sono un dipendente di azienda straniera che opera in Thailandia. Opero per 11 mesi all’anno in Thailandia, ma mantengo in Italia una abitazione e la famiglia ( la famiglia mi segue solo 4 mesi all’anno all’estero). Devo versare IRPEF in Italia? se sì, in che misura?

    1. Egregio signor Silvio,
      Se lei rimane residente fiscale in Italia, dovrà corrispondere in Italia le imposte prodotte all’estero. In Thailandia dovrà inoltre pagare le tasse in base alle loro normative fiscali. A fronte di questa duplice imposizione avrà diritto a fruire qui in Italia di un credito d’imposta determinato in base all’articolo 165 del Tuir.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  16. Gentile rag. Rodella
    Le pongo il mio quesito…sono un fisioterapista con partita iva in italia.
    Una società di dubai mi ha proposto di lavorare li per tot mesi all’anno..per più anni.
    La mia idea sarebbe quella di stare li x 183 giorni per evitare la tassazione italiana.
    La mia domanda è questa.. se dopo i 183 giorni tornassi in italia per altri 183 giorni, potrei emettere regolari fatture in italia e quindi essere soggetto alla tassazione italiana?
    Altra cosa..Durante il mio soggiorno a dubai, posso mantenere in italia il mio conto e una polizza che ho aperta? O vanno chiuse?
    Sono ignorante in Materia..e non so davvero cosa mi conviene fare..se partire o no.
    La ringrazio per la sua risposta,
    Luca

    1. Egregio signore,

      io non sono esperto di lavoro autonomo; seguo i lavoratori subordinati.
      In ogni caso credo che il fatto di non pagare le tasse in Italia non si limita al mero ambito temporale (183 gg/anno civile), ma si tratta di cancellarsi dall’anagrafe del suo comune e iscriversi all’Aire; inoltre il suo centro di interessi non deve più essere in Italia (affetti, lavoro, ecc.).
      Tutto ciò premesso, in linea di massima il conto corrente, la polizza,come elementi individuali, non configurano il “centro d’interesse” , per essere considerato fiscalmente residente in Italia; però questi elementi potrebbero essere considerati elementi probatori per determinare la residenza fiscale in Italia. Ad esempio dall’esame del C/C si possono rilevare incassi che che rilevano il permanere della residenza fiscale in Italia.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  17. Buongiorno, le pongo il mio quesito sperando di trovare risposta avendo già consultato vari commercialisti.
    per l anno di imposta 2015 risulto come lavoratore distaccato estero (sede di lavoro in slovacchia). non sono iscritto all AIRE la mia residenza è in italia. In base alla mia situazione andrebbero applicate nella dichiarazione dei redditi i redditi convenzionali? premetto che il mio stipendio annuo è circa 25.000 euro +benefit e con i redditi convenzionali andrei ad un reddito di 35.000 ben più alto del reddito reale che mi porterebbe a pagare molte più tasse. in base al mio commercialista su potrebbe fare riferimento a una sentenza della cassazione che dice nel caso in cui il reddito convenzionale è svantaggioso non va applicato..è vero?
    grazie,spero di trovare finalmente risposte.
    Gianluca.

  18. Egregio Signore,
    sicuramente il suo Commercialista ha ragione. La sentenza c’è ed i giudici hanno evidenziato che, proprio in un caso analogo al suo, se si dovesse operare in tal senso ci si troverebbe di fronte ad una palese violazione della norma costituzionale, imponendosi al contribuente una tassazione basata su una convenzione che produce effetti distorsivi.
    La sentenza è: Sentenza n. 67 emessa il 3 marzo 2015 dalla seconda sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Macerata.
    Con i migliori saluti.
    Luigi Rodella

  19. Gentile dott. Rodella,
    sono una cittadina italiana residente in italia, ma svolgo il mio lavoro il Libano (per un periodo superiore a 183 giorni) come dipendente della Croce Rossa Danese, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto. Il mio lavoro consiste nel coordinare ed implementare un prgogramma umanitario in 5 paesi ( Turchia, Libano, Irak, Giordania ed Egitto). Il programma si occupa di salute, occupazione, gestione dei rischi, integrazione e supporto sociale. I beneficiari del programma sono la popolazione rifugiata nei 5 paesi, la popolazione sfollata e le comunità ospitanti. A mio avviso l’attività da me svolta sarebbe da inquadrare in quella di operatore umanitario, ovvero lavoro socialmente utile e di pubblica utilità.
    Considerato che il mio lavoro viene svolto in Libano, le competenze elargite dalla Croce Rosa danese mi vengono corrisposte in assenza di tassazione.
    Riguardo alla tassazione del reddito, ritengo che questa debba essere determinata sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale di cui all’art. 4, co. 1, del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito con modificazioni in legge 3 ottobre 1987, n. 398 – articolo 51, comma 8-bis del TUIR -.
    Considerato che il settore in cui opero non trova corrispondenza con le attività elencate nelle tabelle delle retribuzioni convenzionali definite annualmente, considero che il reddito prodotto in Libano debba essere determinato, in deroga alle regole di determinazione analitica della base imponibile dettate dai primi otto comma dell’art. 51, del Tuir, e considerato che lo stesso non è inquadrabile nei settori di attività sulla base di retribuzioni convenzionali elencate dall’INAIL nella Circolare nr. 36 dell’11 ottobre 2016 in applicazione anche di quanto stabilito dall’art. 55, 1° comma, della Legge 17 maggio 1999, n. 144.
    Mi puo’ dare gentilmente il suo parere riguardo a questo punto?
    Grazie mille per il suo aiuto.
    Ilaria

    1. Gentile signora,

      in relazione all’applicazione delle retribuzioni convenzionali per il 2017, credo si dovrebbe fare riferimento alle recenti disposizioni emanate:
      • D.M. 22/12/2016
      • Circolare Inps 28/2017
      • Circ. Inail 12/2017

      Devo rilevare che nelle norme sopracitate non si risolve il problema da Lei posto; a questo proposito vorrei fornirle alcune mie considerazioni:

      UTILIZZO DELLE RETRIBUZIONI CONVENZIONALI AI FINI FISCALI.

      L’imposizione fiscale sui redditi di lavoro dipendente prestati all’estero, ha subito profonde modifiche per effetto delle disposizioni contenute nell’articolo 36 della legge 342/2000 (collegato alla finanziaria 2001).
      Fino all’entrata in vigore del comma 8-bis dell’articolo 51 del Tuir, il trattamento fiscale del lavoro dipendente prestato con continuità all’estero, era disciplinato dall’articolo 3, comma 3, lettera c), del Tuir, il quale prevedeva l’esclusione dalla base imponibile per quei “redditi derivanti da lavoro dipendente prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto”.
      Questa esclusione ha operato sino al 31 dicembre del 2000; dal 1 gennaio del 2001, questi lavoratori hanno dovuto essere assoggettati ad imposizione fiscale in Italia, in base allo stesso regime convenzionale, utile al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali

      L’articolo 36, della sopra citata legge, disponeva che all’articolo 48 (ora art. 51) del Tuir, relativo alla determinazione del reddito di lavoro dipendente, dopo il comma 8, era inserito il seguente comma:

      “8 bis. In deroga alle disposizioni dei commi da 1 a 8, il reddito di lavoro dipendente, prestato all’estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell’arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, è determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398.”.

      Le retribuzioni convenzionali, stante la loro specifica composizione, sono state previste per essere applicate in Italia, inizialmente con l’emanazione della legge 398/1987, per finalità esclusivamente previdenziali, per poi essere successivamente utilizzate, dal 1 gennaio del 2001 anche ai fini fiscali.
      Originariamente si trattava di assicurare ai lavoratori distaccati o trasferiti il versamento dei contributi in Italia; questo adempimento veniva fatto dal datore, nel rispetto della “TABELLA RETRIBUZIONI CONVENZIONALI”, redatta ogni anno, con riferimenti che si ritrovano per “settori”, “qualifiche”, “fasce”, in base ai quali si determinavano le “retribuzioni convenzionali”, per versare i contributi all’Ente di previdenza.

      Successivamente, quando le medesime tabelle sono state utilizzate sul fronte fiscale, ci si deve comunque sempre riferire a specifiche figure professionali rientranti tra i settori di riferimento contenuti nelle tabelle stesse; quindi in linea di principio deve trattarsi di lavoratore distaccato o trasferito, con il mantenimento del rapporto assicurativo in Italia. Anche nella ipotesi di assunzione tramite azienda straniera, nel rispetti della legge 398/1987 (articolo 1 comma 2 lettera d), dovrebbe comunque esserci una contrattazione collettiva nazionale sulla quale poter fare riferimento.

      Qualora il lavoratore che rimane residente fiscale in Italia, viene assunto direttamente da azienda straniera, senza avere nessun rapporto assicurativo presso l’Inps (in questo caso non si tratta di assunzione in base articolo 1, comma 2, lettera d) L. 398/1987); in questa ipotesi, è problematico applicare le retribuzioni convenzionali, in quanto risulta difficile ritrovare i riferimenti sulle tabelle ministeriali che prevedono specifici settori economici di appartenenza nonché le qualifiche dei lavoratori.

      In relazione a questo ultimo aspetto, sempre abbastanza controverso, vorrei segnalare che l’Agenzia delle Entrate su questo tema, si è già espressa in talune occasioni.

      Cito alcuni interventi:

      – Circolare 50/E del 12/6/2002, con la quale, a fronte di un quesito nel quale veniva richiesto, quale reddito dichiarare per un lavoratore assunto da azienda tedesca e residente in Italia; l’Agenzia rispondeva: “Il reddito da dichiarare è quello convenzionale di cui all’art. 48, comma 8bis, del T.U.I.R. (oggi articolo 51)”.
      – Successivamente l’Agenzia nella circolare 20/E del 13 maggio del 2011, evidenziava che: “La mancata previsione nel decreto ministeriale del settore economico nel quale viene svolta l’attività da parte del dipendente costituisce motivo ostativo all’applicazione del particolare regime.”
      – La circolare 11/E del 21 maggio 2014 (1), riferendosi all’orientamento di massima indicato nella circolare 50/E; evidenzia che il principio si applica anche a quei datori di lavoro stranieri che in Italia non sono tenuti al versamento dei contributi.

      Io credo che in base a questi orientamenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, le retribuzioni convenzionali non possono applicarsi in tutte le ipotesi; in primo luogo, se il settore economico esercitato dall’azienda straniera non è rinvenibile nel decreto ministeriale, non è possibile applicarle; in secondo luogo esiste pur sempre un margine d’incertezza di tipo pratico e riguarda la qualifica del lavoratore, in quanto essendo stato assunto con un contratto estero, non è detto che la qualifica di assunzione trovi rispondenza con le tipologie previste nel nostro ordinamento, come ad esempio la figura di “quadro”. Si rende pertanto abbastanza complessa un opera di interpretazione del contratto di assunzione, alla luce delle effettive mansioni del lavoratore.

      In linea di massima riterrei che anche nel suo caso specifico (salvo non esistano particolari esenzioni per i lavoratori della CRI), i dovrebbe applicare questa linea.
      Saluti

      Luigi Rodella

  20. Buongiorno rag. Rodella
    per favore avrei una domanda sull´ Indennitá estero.

    Lavoro in Germania con residenza fiscale in Italia.
    Spiego la mia situazione con dei numeri esemplificativi.
    La mia retribuzione lorda annua é di 40000 euro, e (in fase di stesura di dichiarazione da parte di commercialista) lo stato tedesco sottrae dal lordo di 40000 i 10000 euro in virtu´ del fatto che sostengo dei costi per appartemento tedesco e costi di chilometri tra germania e italia; questi 10´000 euro vengono chiamati Werbungskosten. Se non fossi italiano, e se non ritornassi quasi ogni weekend in italia, allora non riceverei questi 10000 euro. Questi 10000 possono essere considerati come indennita´?

    Possono questi 10000 euro considerati come “indennita estero” ?

    Oppure la “indennita estero” e´ definita come somma di denaro fornita dal datore di lavoro al lavoratore ?

    Le mie domande si riferiscono al fatto che ho letto che la “indennità estero” non viene presa in considerazione per la definizione delle retribuzioni convenzionali.

    grazie in anticipo
    saluti

    1. Buongiorno,

      Il suo Commercialista potrebbe forse risolvere il problema applicando il criterio di tassazione previsto dall’articolo 51 comma 8 bis del Tuir (retribuzioni convenzionali). Questo criterio potrebbe essere applicato (ove fattibile) anche per i lavoratori dipendenti da datori stranieri. Qualora questo criterio non fosse applicabile, io credo, si debba operare su una certificazione rilasciata dall’azienda tedesca. Non conosco la procedura, ma credo che si dovrebbe rilasciare una certificazione un pò come la C.U. italiana. Anche le componenti di natura risarcitoria (quindi non imponibili fiscalmente), dovrebbero emergere. E’ un pò tutto da verificare.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  21. Buongiorno dott. Rodella
    gentilemente vorrei da Lei un chiarimento sulle fascie della retribuzione convenzionale.

    Vorrei capire in quale fascia rientro, ad esempio, immaginando una retribuzione lorda estera mensile di 3000 euro, impiegato dell´industria, livello del contratto estero 12 ( su 17 livelli).

    Cosa bisogna tenere conto per capire in quale fascia si ricade? La retribuzione lorda estera, o il livello del contratto estero?

    grazie mille
    cordiali saluti
    Massimo

  22. dimenticavo: i benefit aziendali (in euro, e fuori dalla busta paga) contribuiscono alla retribuzione mensile lorda oppure no?

    1. Buonasera,
      rispondo a tutti e due i suoi quesiti. Ipotizzando impiegato industria si deve applicare la III fascia delle tabelle 2018 che prevedono una retribuzione convenzionale mese di € 3.223,14. I benefits, in base alla prassi prevista dall’Agenzia delle Entrate, rientrano nelle retribuzioni convenzionali. Sarebbe comunque opportuno redigere una specifica disciplina per evitare contenziosi, per cui sentire che si pagano benefit fuori busta paga, mi pare veramente senza senso, nello specifico contesto.
      Saluti.
      Luigi Rodella

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