Lavoratori espatriati: la determinazione della tassazione concorrente e l’attribuzione del credito di imposta

di Rag. Luigi Rodella 287 CommentiIn Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero, Lavoro

I lavoratori inviati all’estero per lunghi periodi, qualora mantengano la residenza fiscale in Italia, sono obbligati a pagare le imposte sia in Italia che all’estero.
Questo principio, in apparenza iniquo, trova però un duplice correttivo: il primo consiste nel determinare la tassazione in base a retribuzioni convenzionali, il secondo consiste nel attribuire un credito di imposta relativo alle imposte pagate all’estero (art. 165 del Tuir)

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DETERMINAZIONE DELLA TASSAZIONE CONCORRENTE

Il primo requisito consente al lavoratore di poter calcolare l’imposta in base a fasce di reddito convenzionali, sicché – “l’indennità estero”, e tutti gli eventuali fringe benefit, riconosciuti temporaneamente (tipo: auto, alloggio, telefono, corsi di aggiornamento, polizze sanitarie, ecc.) rientrano tutti nelle cd. “retribuzioni convenzionali”.

Se ad esempio, dovessimo distaccare un impiegato industria di V livello in Kazakistan, con una retribuzione mensile di € 3.400,00 + fringe benefit/mensili di 2.500,00 + “indennità estera” €/mese 3.000,00; TOTALE € 8.900,00; dovremmo calcolare l’imposta, adeguandola al valore mensile di € 3.766,21 (retribuzioni convenzionali).

Per applicare queste fasce di reddito privilegiate, occorre che il lavoratore:

• Mantenga la propria residenza fiscale in Italia.
• Avere stipulato uno specifico contratto che preveda l’esecuzione della prestazione in via esclusiva all’estero, e che sia stato collocato in uno specifico ruolo estero. Che nell’arco di dodici mesi (attenzione non si tratta di anno civile, ma di anno di “contratto”, per cui in qualsiasi momento conteggio retroattivamente i 12 mesi), soggiornino all’estero per più di 183 giorni.

Riguardo quest’ultimo punto, la circolare 207/e del 16 novembre 2000, ha chiarito che:

…………“Per quanto concerne il computo dei giorni di effettiva permanenza del lavoratore all’estero, si fa presente che il periodo da considerare non necessariamente deve risultare continuativo: è sufficiente che il lavoratore presti la propria opera all’estero per un minimo di 183 giorni nell’arco di 12 mesi. Appare opportuno precisare che il legislatore con l’espressione “nell’arco di dodici mesi”, non ha inteso fare riferimento al periodo di imposta, ma alla permanenza del lavoratore all’estero stabilita nello specifico contratto di lavoro, che può anche prevedere un periodo a cavallo di due anni solari.
Per l’effettivo conteggio dei giorni di permanenza del lavoratore all’estero rilevano, in ogni caso, nel computo dei 183 giorni, il periodo di ferie, le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi, indipendentemente dal luogo in cui sono trascorsi”……..

ATTRIBUZIONE DEL CREDITO DI IMPOSTA

Questo è un aspetto un po’ delicato, perché il lavoratore per ottenere il rimborso delle imposte pagate all’estero, deve attendere un periodo abbastanza lungo, cioè quando in quel determinato Paese le tasse diventano definitive.

In molti casi, in attesa del rimborso, il lavoratore concorda con il proprio datore di lavoro di ottenere un prestito pari alle tasse corrisposte all’estero, fino a quando queste gli verranno poi restituite. Giova rammentare che questo è un benefit a tutti gli effetti; dovrebbe essere oggetto di assoggettamento fiscale e previdenziale in base al 50% del Tus; personalmente ritengo possa rientrare tra quelli assorbiti nell’ambito della determinazione delle “retribuzioni convenzionali”

Il criterio di rimborso del credito è disciplinato in modo dettagliato dall’articolo 165 del Tuir o in alternativa in base articolo 23 comma 3 del DPR 600/1973; voglio solo evidenziare che in linea generale non è possibile avere in restituzione imposte superiori a quelle pagate in Italia e che, per determinare le imposte dovute in Italia, non devono essere prese in considerazione le perdite dei precedenti periodi di imposta ammesse in deduzione.

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 287

  1. vorrei porre il caso di persone veramente espatriate, cioè che nel 2011 hanno trovato un lavoro in UK per cui dove pagano regolarmente le tasse e dove abitano. Nel 2011 non erano ancora registrati all’AIRE, visto che la registrazione richiede tempo ed è arrivata la comunicazione a gennaio 2012. Hanno unacasa in affitto in Italia. Come vanno considerati: residenti all’estero (di fatto lo sono), residenti in Italia e devono avere doppia tassazione sugli stipendi? e che rapporti hanno per le tasse sulla casa? Grazie

  2. In relazione al quesito posto, cerco di sintetizzare la risposta:
    1. Nell’anno 2011 i lavoratori erano residenti fiscalmente in Italia, in quanto non avevano ancora perfezionato uno dei tre requisiti concorrenti che determinano la perdita della residenza fiscale in Italia (1) Aver dimorato all’estero per più di 183 giorni, 2) Essersi cancellati dall’anagrafe del proprio comune ed essersi iscritti all’Aire. 3) Aver eletto il proprio centro d’interessi all’estero.
    2. In base a quanto premesso, nei confronti dei lavoratori in questione si applica il principio della cd. “tassazione concorrente” disciplinata dall’articolo 51 comma 8 bis del Tuir. Questo significa che in UK. dovranno scontare le tasse in base alle regole locali (in base al principio della territorialità) ed in Italia in base ad un reddito convenzionale, determinato applicando le retribuzioni convenzionali ex articolo 4 della legge 398/1987 (Ogni anno entro gennaio queste tabelle vengono pubblicate dal Ministero delle Finanze di concerto con il Ministero del lavoro). Questo tipo di tassazione di favore esige che: al lavoratore sia stato fatto un contratto continuativo ed esclusivo (non vale quindi il discorso di trasferta); egli abbia dimorato all’estero per più di 183 giorni.
    3. Se si applica il la “tassazione concorrente”, il lavoratore avrà diritto ad un credito di imposta, quando in UK le tasse diventano definitive; il rimborso viene disciplinato dell’articolo 165 del Tuir.
    4. Per quanto riguarda la casa, dovrà pagare le tasse in Italia (finchè il lavoratore rimane residente in Italia), in base al principio di territorialità, secondo le nostre regole interne.
    Spero di essere stato chiaro.

    Saluti.

    Luigi Rodella

    1. non mi è chiara la tassazione del reddito da affitto di appartamento in Italia percepito da lavoratore italiano residente all’estro iscritto all’AIRE :deve essre dichiarato e tassato in Italia o all’estero sommato al reddito da lavoro lì percepito?
      Grazie
      Flavia

  3. E’ stato chiarissimo e grazie infinite: mi permetta solo due ulteriori precisazioni:
    – Ho visto le tabelle delle retribuzioni convenzionali, ma mancano un gran quantità di professionalità. Mio genero è dipendente di una società inglese (internazionale) che si occupa di effetti speciali nei film (ma non c’entra con la cinematografica) e mio figlia è grafica. Non ci sono tabelle adatte.
    – Mio genero è dipendente, ma mia figlia è free-lance: come regolarsi?
    – Se capisco bene essendo iscritti all’AIRE formalmente da gennaio 2012 (ci hanno messo sei mesi per chiudere la pratica), quando sarà il momento di pagare le tasse sui redditi 2012 le tasse sulla casa in affitto le dovranno pagare in Italia o in UK?
    La ringrazio infinitamente della sua gentilezza.
    Cordialmente,

  4. Gentilissima signora

    personalmente ritengo che, per poter applicare la tabella da Lei citata, si debba fare riferimento al trattamento previsto al lavoratore, all’atto dell’assunzione. Le rammento che la circolare n. 72 (21.3.1990) del Ministero del lavoro, aveva stabilito che “ai fini dell’attuazione della disposizione relativa alle fasce di retribuzione, per retribuzione convenzionale deve intendersi il trattamento previsto per il lavoratore dal contratto collettivo…..”
    Ergo: quale contratto è stato indicato nel contratto individuale all’atto dell’assunzione? Quale categoria? Quale qualifica? Quale retribuzione?
    Se nulla è stato indicato a me pare un pò strano, però non mi scandalizzo. Sarebbe comunque importante capire in Italia quella società UK come si è inquadrata, come versa i contributi, e quale CSC le è stato attribuito dall’Inps. Ad esempio potrebbe essere una società commerciale, se nel nostro territorio si limita a commercializzare i film. In tal caso sarei propenso ad applicare il ccnl del commercio. Oppure, mi risulta che in quel settore ci siano molte società di tipo artigianale.
    Tutto ciò premesso le tabelle citate prevedono: Industria generica, Industria cinematografica, Commercio, ed Artigianato. In base al criterio da me esposto dovrà comunque rientrare in una di queste tipologie.
    In merito a Sua figlia, l’articolo 51 comma 8bis, si riferisce ai lavoratori subordinati; le co.co.pro scontano l’imposta sulla retribuzione reale.
    Cosa succederà al momento in cui i soggetti acquisiranno la residenza fiscale in UK? Si applicherà il principio cd. worldwide taxation principle, ciò sta a significare che i soggetti residenti in UK dovranno scontare nel territorio inglese tutte le tasse prodotte nel mondo, che nel caso specifico sono: reddito di lavoro subordinato (prodotto nel RU) e reddito di fabbricati (prodotto in Italia). Per stabilire come regolarsi, si dovrà ancora verificare cosa prevede la normativa locale (UK) per i fabbricati siti all’estero e quella italiana per i fabbricati italiani di residenti all’estero ( mi risulta che questo Governo stia intervenendo in tal senso); ed infine verificare la Convenzione ITALIA – UK contro le doppie imposizioni, (articoli 6 Redditi immobiliari, art. 15 Reddito di lavoro subordinato. Convenzione in vigore dal 31.12.1990).

    Con i migliori saluti.

    Luigi Rodella

    1. Grazie ancora. Vorrei chiarire che la società in cui lavora mio genero non rientra nella fattispecie di quelle che hanno rapporti con le normative italiane: è una società inglese ed ha sede a Londra (oltre che negli USA), è la MPC, ex Technicolor e non ha niente a che vedere con l’Italia. I loro inquadramenti sono diversi dai nostri, e così gli stipendi e il relativo potere d’acquisto (non basta convertire sterline in euro, magari) e anche l’anno fiscale, che da loro va da aprile ad aprile e non corrisponde all’anno solare come da noi.

      Mia figlia e mio genero se ne sono proprio andati dall’Italia e lavorano a Londra per ditte inglesi e pagano le tasse in UK.

      Il problema ci si pone ora che li aiuto a fare il modello Unico per il 2011, anno in cui si sono trasferiti, mio genero da gennaio e mia figlia da aprile, per cui sono domiciliati a Londra da più di 183 giorni. La domanda all’AIRE l’hanno fatta a luglio (in tempo per avere i 183 giorni all’estero), anche se la registrazione gli è stata comunicata a gennaio del 2012, per cui nel 2011 erano domiciliati, ma non ancora residenti: fa fede la data di richiesta o di registrazione?

      Il problema che resta è: dove devono pagare le tasse? Se in Italia, solo quelle della casa e dell’affitto o anche i redditi di lavoro, come sembra in base al principio del reddito “worldwide”? Ho visto la convenzione Italia-UK, ma calcolare la tassazione già subita (per evitare la doppia tassazione) è difficilissimo proprio perché il loro anno fiscale va da aprile ad aprile e non da gennaio a dicembre.

      E’ difficile inquadrare la situazione, in un anno di passaggio. La maggior parte delle informazioni che si trovano nei siti riguardano persone che lavorano per ditte italiane e sono mandate in missione all’estero. Loro no, se ne sono proprio andati via con la prospettiva di mettere radici a Londra e non tornare più.

      Mia figlia non è un co.co.pro, ma una free-lance e lavora saltuariamente emettendo fatture secondo le leggi inglesi a società inglesi. Ha delle tariffe orarie, non un livello di inquadramento con uno stipendio di riferimento. Che fare?

      Rimane quindi il problema: come calcolare il reddito 2011 (quello vero o convenzionale, che potrebbe essere anche superiore, considerando che le tabelle si riferiscono in particolare a personale in missione?) e come valutare le tasse pagate da detrarre da quelle che vengono fuori dai calcoli dell’IRPEF?

      Grazie per l’informazione sulla casa: da quello che capisco, dal 2012, anno in cui risultano sicuramente residenti all’estero, dovranno pagare in UK le tasse sulla casa e l’affitto riscosso in Italia.

      Mi scuso per il disturbo e ringrazio della pazienza, ma questi temi sono piuttosto controversi e difficili da interpretare anche perché le normative non chiariscono tutte le casistiche possibili.

      Cordialmente,

      1. Gentile Signora

        Vorrei innanzi tutto evidenziare che questo blog riveste un carattere più generale, non è possibile entrare nelle specificità, in quanto verrebbe meno la natura di questo servizio.

        Ciò premesso cercherò di rispondere in modo sintetico:

        1. Il problema posto è diverso. Qui si tratta di assunzione direttamente da società straniera, non c’è contratto italiano con distacco o trasferimento; non si può applicare il comma 8/bis. Per cui si dovranno pagare le tasse nei due Paesi in base alle retribuzioni reali. Ci sarà comunque sempre il credito di imposta in Italia fino a quando l’interessato non acquisti la residenza fiscale nello Stato estero.
        2. AIRE. Il soggetto viene iscritto all’AIRE al momento in cui il provvedimento sarà considerato definitivo. Ricordo diventa definitivo quando gli uffici anagrafici comunali ricevono la dichiarazione rilasciata dall’interessato all’Ufficio consolare. Sino a quel momento è ancora residente in Italia.
        3. Anche per sua figlia non si può fare riferimento alle retribuzioni convenzionali.
        4. Alla luce di quanto esposto, tutto il discorso del “convenzionale” non deve assolutamente applicarsi nelle ipotesi da lei rilevate.

        Con i migliori saluti.

        Luigi Rodella

  5. credo che si dovrebbe distinguere bene due diverse situazioni, non sempre chiare. Lavoratori di ditte che hanno rapporti con l’Italia e lavorano all’estero e lavoratori che l’Italia l’hanno bbandonata, se ne sono andati e lavorano all’estero per ditte estere. C’è una fase, fin tanto che l’Aire non completa le pratiche in cui si è ancora nelle liste dei residenti in Italia, ma di fatto si adempie ad almeno due punti che determinano la residenza ai fini fiscali: permanenza e interessi in un paese straniero. In questo caso tutte le tasse del lavoro si pagano nel paese straniero e in Italia si fa l’Unico unicamente per eventuali redditi dovuti a proprietà immobiliari o affitti: giusto? Da quando si è iscritti all’Aire si pagano anche le tasse sulle proprietà e affitti italiani secondo la tassazione straniera: giusto? Tutta la storia della valutazione del reddito con le tabelle convenzionali riguarda solo i lavoratori all’estero di ditte che hanno rapporti con l’Italia: giusto?

    1. 1) Affinché il lavoratore si consideri residente fiscale in UK, devono concorrere tutti e tre i requisiti. Allo stato attuale, finché non c’è l’iscrizione all’Aire, in Italia si devono pagare le imposte sui redditi prodotti all’estero. (vedere mie note precedenti).
      2) Quando il cittadino sarà residente in UK si dovranno pagare in Italia e solo in Italia i redditi dei fabbricati (vedere mie note precedenti).
      3) Riguarda solo le ipotesi di applicazione dell’articolo 51 comma 8/bis del Tuir. (vedere mie note precedenti).

  6. Gentile Rag. Rodella,

    da Aprile 2011 sono distaccato dalla mia azienda Italiana, presso la filiale Spagnola. DAlla azeinda Italiana percepisco la retribuzione e sono tuttora residente in Italia, pur vivendo in Spagna. Su questa retribuzione italiana mi si applicano le detrazioni della “retribuzione convenzionale” per lavoratori all’estero.

    Percepisco anche una integrazione di stipendio dalla filiale spagnola, con una busta paga a parte, e benefit quali “auto aziendale” e appartamento.
    I miei dubbi sono:
    a) posso fare la dichiarazione congiunta? se si dove, Italia o Spagna?
    b) posso recuperare la differenza di imposte che subisco applicando la retribuzione convenzionale al mio stipendio Italiano?

    La ringrazio anticipatamente per l’attenzione.
    Saluti
    Davide

    1. E’ una situazione non molto “ortodossa”; però mi risulta che molte aziende si comportino così.

      Se Lei è rimasto residente fiscale in Italia, ed è stato distaccato con contratto continuativo ed esclusivo, in Italia dovrà pagare le imposte sulle retribuzioni convenzionali , ex lege 398/1987, a prescindere da chi paga materialmente la retribuzione. (Questo come vedremo è un problema eventualmente spagnolo)

      Non conosco la legislazione fiscale spagnola, però ritengo che nel Paese iberico Lei dovrà pagare le tasse in base al principio di territorialità, su tutto il reddito ivi prodotto. (a prescindere da che ha materialmente erogato le retribuzioni).

      Il fatto di far pagare dalla società distaccataria, solo una parte della retribuzione è un escamotage che tiene sino a “prova contraria” (mi riferisco ad una eventuale verifica da parte del fisco locale). Perché il fisco spagnolo, rimane da tutta questa situazione particolarmente danneggiato.

      Tutto ciò premesso, con tutte le riserve sopra espresse, essendo in presenza di una duplice imposizione, attuata in Spagna ed in Italia, Lei avrà diritto all’applicazione dell’articolo 165 del Tuir (credito di imposta per le imposte pagate all’estero).
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  7. Gentile Rag. Rodella,
    Quest’ anno mi tocca fare la dichiarazione di rédito come tutti gli Italiani, ma il problema che non riesco a capire è se mio marito è imbarcato su una nave di bandiera estera (USA), per periodi di 4 mesi che al anno sumano 240 giorni, se non più, ha la residenza qua con famiglia a carico più propieta unica, debbe comunque fare dichiarazione? perché tutti dicono di no. Ringrazio tanto per il suo tempo e mi scuso per eventuali errori grammaticali, sono di madrelingua spagnola. Grazie per il suo tempo.
    Cordialmente Yesica

  8. Gentile signora,

    Nella presente richiesta non si comprende bene l’ambito temporale (credo Lei voglia dire che nell’anno sia imbarcato per 240 giorni).

    Ciò premesso, l’articolo 5, comma 5, legge 88/2001 prevede che il regime convenzionale di cui al comma 8-bis dell’articolo 51 del Tuir , non vale per i lavoratori marittimi imbarcati su navi battente bandiera estera per un periodo superiore a 183 giorni. Per tali soggetti continua ad applicarsi il regime di esclusione dalla base imponibile di tali redditi.

    Il principio sopra esposto, è affermato dalla circolare 55/E 20.6.2002 (Agenzia entrate). In quella circostanza l’Agenzia ha ribadito che, di conseguenza per tali casi di specie, non sussiste alcun obbligo di dichiarazione.

    Occorre evidenziare che, il caso esaminato dalla citata circolare riguarda un marittimo residente in Italia che ha lavorato tutto l’anno e, per un periodo superiore a 183 giorni, in modo esclusivo, a bordo di una nave panamense (Bahamas).

    Secondo quanto da Lei esposto, se ho ben compreso, si tratta di una fattispecie analoga.

    Cordialità.

    Luigi Rodella

  9. Gentile Rag. Rodella, le espongo il mio caso. In data 01/06/2012 andro’ a lavorare all’estero per conto di una societa’ che non ha una stabile organizzazione in Italia. E’ mia intenzione cancellarmi dall’anagrafe dei residenti, iscrivermi all’AIRE e soggiornare all’estero per piu’ di 250 giorni all’anno. Il paese di destinazione ha un trattato con l’italia per evitare la doppia imposizione fiscale (Ghana) ma non ha nulla dal punto di vista INPS. Spostero’ il centro dei miei interessi all’estero (mi sto separando) e non possiedo alcunche’ in Italia (solo un cc che provvedero’ a chiudere al piu’ presto. Ho un figlio di 14 anni che rimarra’ in Italia con la madre.
    Ora: Considerato che non saro’ piu’ residente in Italia, saro’ iscritto all’AIRE, soggiornero’ per oltre 250 giorni l’anno all’estero e ho intenzione di spostare tutti i miei interessi all’estero, a che tipo di tassazione sono soggetto? Il mio stipendio verra’ pagato estero su estero. Devo dichiarare i miei redditi prodotti all’estero, in Italia o sono esente? Nel caso in cui dovessi dichiararli, posso utilizzare le retribuzioni convenzionali come persona fisica (la mia societa’ non esiste in Italia)? C’e’ obbligo di pagare INPS sulle retribuzioni convenzionali? So che la domanda è articolata, ma sarei anche disposto a venire da lei a Torino o a pagarle una consulenza telefonica. La ringrazio per la sua gentilezza e complimenti per la professionalità.

    1. Egregio Signor Claudio,

      Le comunico che da un paio d’anni non vivo più a Torino essendomi trasferito in provincia di Pesaro. Di regola dò le mie risposte su questo blog; credo che il suo quesito non sia particolarmente complesso: Le fornisco quindi la mia risposta.

      Lei ha un po’ “glissato”, sul suo datore di lavoro; ho però potuto comprendere che è un’azienda del Ghana (probabilmente facente parte di un gruppo italiano).

      Dà inoltre per scontato che mantenendo il figlio e la moglie in Italia, possa perdere la residenza fiscale italiana. Io sarei più attento. Le rammento che i requisiti, per non essere considerato residente in Italia sono tre: 1° requisito temporale legato ai 180 dì; 2° essersi iscritti all’Aire; 3° avere perso la residenza civilistica in Italia. (Residenza + domicilio)
      Se Lei ha mantenuto la famiglia in Italia, non si può ragionevolmente sostenere di non avere più il centro di interessi in Italia, per cui verrebbe a mancare il terzo requisito.

      Tutto ciò premesso, nell’ipotesi in cui Lei potesse realmente considerarsi residente fiscale in Ghana; sarebbe escluso dal criterio di applicazione della “tassazione concorrente” (ex comma 8bis Tuir), in quanto dovrebbe pagare le tasse esclusivamente in Ghana, in base alle regole locali. (ex art. 2 comma 2 Tuir).

      Relativamente all’Inps, il discorso è diverso. Se è stato assunto da una società straniera, priva di legami con l’Italia, l’unica possibilità di poter mantenere la propria contribuzione all’Inps è la “prosecuzione volontaria”, totalmente a carico suo.

      Se invece è stato assunto da una società Ghanese appartenente ad un Gruppo italiano; in tal caso si applica l’articolo 1 comma 1 lettera d) della legge 398/1987. In questo caso deve esserci un’autorizzazione all’espatrio, dovrà esserci in Italia un mandatario che accetti il mandato internazionale da parte della società Ghanese di versare i contributi in Italia calcolati sulle retribuzioni convenzionali (ex art. 4 L. 398/1987).

      Solitamente il mandatario è la società italiana del Gruppo; il suo compito è quello di versare ogni mese i contributi all’Inps, su una posizione contributiva aperta ad hoc inerente alla società straniera in Ghana (priva nel nostro Stato di una sede fissa ovvero stabile organizzazione).

      In questo caso Lei avrebbe assicurata, la continuità contributiva, senza alcun onere da parte sua.

      Sperando di essere stato chiaro, la saluto cordialmente.

      Luigi Rodella

  10. Egregio Rag. RODELLA,
    chi Le scrive parla a nome di se’ stesso e di un gruppo di 4 dipendenti che con un contratto italiano di 1o livello hanno lavorato nella nazione Libia per un periodo di 3 anni ma con una permanenza comulativa di max 160-170gg. all’anno, per conto di una impresa italiana .
    Il ns. datore di lavoro non ci ha mai riconosciuto la trasferta e le correlate indennita’ (straordinari,festivita’) ed ha elaborato le ns. buste paga beneficiando dei valori convenzionali previsti dalla famosa legge 398/87 in quanto si asseriva che i periodi erano sufficienti per classificarci come “trasferiti/distaccati” e non “trasfertisti”.
    Il nostro e’ un contratto italiano indeterminato con riferimento al CCNL del commercio, nel quale non e’ assolutamente menzionata la parola estero . La sede contrattuale e’ la sede unica italiana dell’impresa datrice di lavoro e non vi sono stati accordi di alcun genere per prestazioni all’estero . Siamo stati registrati presso i vari enti come lavoratori italiani e non esteri . Recentemente abbiamo scoperto che l’impresa non aveva ottenuto i nulla osta regionali per il ns. espatrio . Le chiediamo il Suo autorevole parere anche perche’ esistono numerosi casi simili al nostro, dove le imprese riescono ad incamerare lauti guadagni, sfruttando un lavoro professionale svolto in paesi difficili e pericolosi ,grazie a furbesche interpretazioni legislative, e laddove la materia del lavoro estero in Italia e’ oscura, tali imprese riescono impunemente a realizzare i propri interessi..
    RingraziandoLa anticipatamente .
    Flavio Massimo Viviani

    1. Egregi signori,
      Qualora il datore di lavoro non sia stato autorizzato al distacco mediante la procedura contenuta nella legge 398/1987, già da me in precedenza citata, non è possibile applicare il regime indicato  dall’articolo 4,  che prevede il versamento dei contributi, determinato sulle cd. “retribuzioni convenzionali”.
      Devo inoltre evidenziare che sulle “retribuzioni convenzionali” devono essere utilizzate solo per versare i contributi, mentre la retribuzione a voi dovuta, deve essere liquidata in base al reale.
      Se il vostro datore ha liquidato  le retribuzioni sul “convenzionale”, utilizzando anche le medesime per il versamento dei contributi,  si è ovviamente sbagliato, e dovrà versare a voi le differenze retributive arretrate (ovviamente nell’ipotesi che le retribuzioni convenzionali fossero inferiore a quelle effettive).
 Dovrà ovviamente sanare anche la sua rispettiva posizione con l’Inps versando le differenze contributive, e sanando tutte le vostre posizioni individuali mediante una “regolazione spontanea”.
 Voglio inoltre rilevare che il vostro datore di lavoro, salvo diverso accordo, non è obbligato a riconoscervi una “indennità estera”, né una “indennità di sede”, né una “indennità trasfertisti” (salvo che quest’ultima tragga origine dal CCNL).
Può semplicemente riconoscervi il rimborso delle spese da voi sostenute mediante il cd. “rimborso a piè di lista” ovvero come lo definisce l’Agenzia “rimborso analitico”.
Che cosa significa questo?
 Che dietro opportuna documentazione da voi riprodotta, devono  esservi rimborsate le spese inerenti al:  vitto, alloggio, trasporto; relative a tutto il periodo di trasferta.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  11. Egregio Rag. RODELLA,
    sempre inerente al caso Libia precedentemente espostoLe, Le vorrei chiedere una delucidazione anche a nome dei miei colleghi, e cioe’, sappiamo che la trasferta estero e’ definita come una prestazione lavorativa sancita da un temporaneo allontanamento dalla sede o dal luogo di lavoro chiaramente stabilito dal contratto di assunzione, ma le nostre ricerche non hanno potuto definire l’importante quantificazione in giorni di questa “temporaneita’ ” . Quindi Le chiedo cortesemente, laddove non vi fossero accordi di lavoro estero tra le parti (lavoratore/datore), qual’e’ il limite max. in giorni di permanenza all’estero per cui si potrebbe sancire chiaramente il diritto alla trasferta estera? Esiste un confine temporale che aiuta a definire precisamente le varie classificazioni : missione, trasferta, trasferimento e ditacco???
    A nome di tutti La ringrazio vivamente .
    Flavio Massimo Viviani

    1. EGREGIO SIGNOR FLAVIO,

      La trasferta o missione, sono la stessa cosa, quest’ultima è definita nel pubblico impiego.
      Consiste nel mutamento provvisorio e temporaneo del luogo di lavoro, per il sopravvenire di esigenze di servizio di carattere transitorio e contingente, che rendono necessario lo spostamento del lavoratore nella località in cui sono sorte tali esigenze di lavoro.
      Sotto l’aspetto temporale nell’ambito del pubblico impiego viene stabilito che la missione eseguita, anche saltuariamente, in una stessa località, non può mai superare i 240 giorni e l’interruzione per un periodo superiore ai 60 giorni, fa venir meno la missione continuativa.
      Un’analoga disposizione di legge non è prevista per i dipendenti del settore privato, ai quali, la suddetta disciplina non è applicabile, poiché in questo settore occorre rifarsi al contratto collettivo nazionale di lavoro e lo stesso contratto individuale di lavoro assumono un ruolo assai rilevante. In base alla disciplina contenuta nella circolare 326/E Ministero delle Finanze del 23.12.1997, si può rilevare che qualora sussistessero determinate condizioni è possibile superare il periodo.
      DISTACCO
      L’istituto del distacco è stato di fatto disciplinato dal d.lgs. 276/2003 (legge Biagi), salvo un precedente parziale intervento, disposto dal legislatore a supporto della complessa normativa destinata a riformare gli “ammortizzatori sociali”, contenuta nella legge 223/1991.
      L’articolo 30 del d.lgs. 276/2003 prevede che l’ipotesi del distacco “si configura quando un datore di lavoro, per soddisfare un proprio interesse, pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa. In caso di distacco il datore di lavoro rimane responsabile del trattamento economico e normativo a favore del lavoratore.” I requisiti di legittimità si riscontrano appunto nella temporaneità del distacco e nell’interesse del distaccante.
      Nell’ambito estero il limite della temporaneità è disciplinato, non nell’entità minima, ma in quella massima (disciplina contenuta nei vari Accordi).
      Il concetto di temporaneità coincide con quello di non definitività, indipendente dalla entità della durata del periodo di distacco. Questo concetto è molto importante, soprattutto nell’ambito estero, in quanto l’aspetto temporale viene definito dai Regolamenti CE 883_2004 e 987_2009 ( la durata massima è prevista in 24 mesi, salvo eventuale proroga); nell’ambito extra comunitario, dagli Accordi stipulati con l’Italia; in assenza di accordo, la l. 398/87 non dispone una durata max.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  12. Buongiorno Rag. Rodella.
    Sono dipendente di un’impresa Italiana facente parte di un gruppo multinazionale con sede in UK e presenza in una trentina di paesi, sia UE che extra UE.
    Nell’ottobre 2008 sono stato distaccato presso la sede UK e nel maggio 2010 mi sono trasferito in questo paese con la famiglia, tutti regolarmente iscritti all’AIRE.
    Esiste un limite temporale per questa situazione (permanenza all’estero in paese UE come lavoratore distaccato)? Se esistesse, dovesse cambiare il paese di distacco (e potrebbe essere sia in ambito UE che in ambito non UE), il conteggio di questo periodo ripartirebbe da zero?
    Ad oggi la mia presenza e’ prevista fino a Giugno 2013. Se dopo tale data dovesse essermi proposta la localizzazione (in questo caso in UK), quali sono gli aspetti tecnici e normativi (inclusi quelli previdenziali) di cui e’ opportuno tenere conto? se mi potesse dare anche gli eventuali riferimenti normativi, sarebbe perfetto. la ringrazio in anticipo e le faccio i miei complimenti per il suo Blog.
    Cordiali saluti.
    Franco

    1. Egregio signor Franco,

      La ringrazio per i complimenti.

      Mi pare Lei voglia una risposta sia alle ricadute fiscali che a quelle previdenziali.

      In merito a quelle fiscali, rilevo quanto segue:

      Non esiste un periodo massimo nell’ambito del quale Lei debba essere residente in UK. (salvo le eventuali disposizioni limitative locali; avendo però un regolare contratto di lavoro e rientrando questo distacco nella normativa Comunitaria, credo non possano esserci controindicazioni). (Normativa di riferimento: DPR 917/1986 Art. 2; Convenzione Italia U.K. contro le doppie imposizioni. Tutto facilmente reperibile sul web)

      Se dopo il 2013, Lei dovesse essere cambiare residenza, pur rimanendo all’estero, lo dovrebbe segnalare in Italia all’Aire (la comunicazione dovrebbe essere fatta dall’ambasciata nei confronti dell’ultimo comune presso il quale Lei è stato residente in Italia).

      In merito agli aspetti previdenziali, Le sintetizzo i passaggi rilevanti:

      1. Il Distacco CE è disciplinato dal Regolamento CE 883_2004; che ha modificato il precedente Regolamento 1408/1971; ha avuto efficacia solamente nel 2009, con il Regolamento di applicazione 987_2009. (Può tranquillamente recuperare nel web tutto quanto da me citato)
      2. La durata del distacco è di 24 mesi prorogabili di altri 12 in base art. 16 Reg. CE 883/2004
      3. Tutte queste pratiche, Le dovrà espletare il suo datore di lavoro in veste di “distaccante”
      4. Le consiglio di esaminare attentamente la circolare INPS 83_2010; anche se in alcune parti un po’ fumosa e forse lacunosa, è sicuramente un punto di riferimento.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  13. Egregio Rag. RODELLA,
    nel ringraziarLa per la celere risposta e nel
    complimentarmi per il suo blog da Lei condotto con moderazione e professionalita’, Le rivolgo un’altro dibattuto quesito sempre a riguardo dell’espatrio verso un’estero extracomunitario :
    com’e’ noto la legge 398/87 regolante il lavoro estero italiano, richiede la famosa autorizzazione Ministeriale la quale puo’ essere rilasciata anche su domanda non nominale ed addirittura non controfirmata dello stesso espatriato interessato .
    A me risulta che tale autorizzazione Ministeriale cosi’ emessa, se non supportata anche dal nulla osta regionale, che e’ nominale, decadrebbe poiche’
    non legalmente riconducibile alla persona espatriata e risultare quindi invalidante per ogni tipo di “trasferimento” all’estero, portando cosi’il lavoratore nel diritto al riconoscimento della trasferta .
    Naturalmente questo presuppone l’assenza di ogni specifico mutuo accordo .
    Le potrei elencare molteplici casi nei quali le imprese, sfruttando proprio tali discrepanze nelle leggi, hanno
    potuto inviare all’estero ignari Sigg. x,y,z, potendo disconoscergli il pagamento della trasferta .
    Ancora complimenti e grazie .
    Flavio Massimo

    1. identicon Post
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      Egregio Signor Flavio,

      La ringrazio per i complimenti.

      In merito a quanto da Lei evidenziato, Le confermo che la richiesta avanzata dal datore di lavoro in base alla legge 398/1987 è numerica; al momento in cui l’azienda coglie la necessità di assumere dei lavoratori per l’estero (ovvero distaccarli), potrebbe non avere ancora individuato i lavoratori. Lo farebbe solo in seguito alla presenza dell’autorizzazione.
      Questo, in effetti, è il comportamento “ortodosso” che ogni datore dovrebbe seguire. In altri casi come ad esempio inviare in trasferta in attesa di essere autorizzato non è per nulla corretto; si pensi alle ipotesi di paesi a rischio per i quali il Ministero degli Affari esteri non dà poi l’autorizzazione. L’assenza di tale requisito non consente di far lavorare l’interessato all’estero, neppure in trasferta.

      L’autorizzazione ha validità’ sei mesi.

      Tutto ciò premesso, nell’ipotesi da Lei prospettata il datore di lavoro potrebbe incorrere nelle pesanti sanzioni contenute nell’articolo 2 bis della citata legge 398/87.

      Distinti saluti.

      Luigi Rodella

  14. Egregio Rag. RODELLA,
    ho notato che nell’ultima risposta non ha dato considerazione ai nulla osta regionali, debbo dedurre che questi non abbiano valenza alcuna in merito alle autorizzazioni all’espatrio extracomomunitario? . Scusi se insisto ma il Ministero del Lavoro di Roma tempo fa mi aveva dato informazione invece sulla necessita’ del loro ottenimento, nei casi di assunzione per l’estero, addirittura prima di quelle ministeriali, contrariamente le procedure sarebbero viziate ed innominali .
    Complimenti e grazie,
    cordialmente
    Flavio Massimo

    1. identicon Post
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      Egregio signor Flavio,

      Nella mia risposta ho posto maggiore attenzione sull’autorizzazione all’espatrio.
      Preciso meglio: al momento in cui perviene al datore di lavoro l’autorizzazione, è possibile procedere all’assunzione; la medesima deve avvenire tramite la Direzione regionale del lavoro, che rilascia il nulla-osta; non si applica quindi la procedura ordinaria (Le rammento che la procedura ordinaria avviene con la comunicazione telematica al Centro per l’impiego).
      Altri successivi adempimenti sono:
      • Comunicare l’assunzione al Ministero del lavoro.
      • Comunicare l’assunzione al Ministero degli affari Esteri.
      • Eseguire gli adempimenti all’INAIL, in merito alla valutazione del rischio in loco.
      • Iscrivere i lavoratori nel Lul (libro unico del lavoro) in apposito ruolo estero.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  15. Buongiorno. le spiego la mia situazione. Io lavoro (con la doppia residenza, negli EAU e in Italia) per una ditta araba di perolio, e trascorro piu’ di 183 giorni negli EAU. Ho una famiglia a carico in Italia. Come mi dovrei comportare ? Grazie tante e cordiali saluti.

    1. identicon Post
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      Egregio Signor Damiano,

      Nella sua richiesta di parere non chiarisce se lei è stato distaccato da una azienda italiana, con un contratto “in via continuativa e come oggetto esclusivi di rapporto”.
      Ipotizzo che Lei sia stato assunto direttamente da azienda straniera.
      Avendo mantenuto la residenza fiscale in Italia, perché in Italia c’è il suo centro d’interessi, si applica il principio della “tassazione mondiale”, per tutti i redditi prodotti nel mondo, che prevede la sottoposizione fiscale in Italia in base alle nostre regole locali (in tale ipotesi dovrà pagare le tasse in Italia su tutto il reddito di lavoro dipendente prodotto negli EAU, sulle retribuzioni reali e non su quelle convenzionali).
      Nell’ipotesi in cui tale prelievo fosse applicato anche negli Emirati arabi, in base alle regole locali (ipotesi, che tenderei ad escludere in quanto in quegli Stati non sono previste imposte sul reddito delle persone fisiche), al momento in cui tali imposte fossero divenute definitive, avrebbe diritto ad un credito d’imposta, definito in base all’articolo 165 del Tuir. (A questo proposito La rimando al mio precedente articolo, avendo trattato quest’ argomento in modo più esaustivo).

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  16. CREDITO IMPOSTA ESTERO.

    Una persona lavora in Gran Bretagna da settembre 2010, ma residente in Italia. Ora nella dichiarazione unico 2012 so già che verrà tassato in funzione del reddito convenzionale, avendo soggiornato oltre 183 giorni all’estero. Ora mi chiedevo in quale misura spetta il credito di imposta poiche la certificazione estera di cui sono gia in possesso riporta compensi dal 05 aprile 2011 al 06 aprile 2012 ( periodo imposta inglese). Devo parametrare il credito, ergo ritenute, per 9 mensilità su 12? O posso scomputarle per intero anche se riferibili in parte a redditi 2012 ? preciso che in unico 2011 ho assoggettato il reddito estero in funzione dei cedolini (120gg) ma alcun credito di imposta è stato usufruito in quanto incapiente. Posso recuperarle quest’anno perche divenute definitive a partire dal 06 aprile 2012 – chiusura del periodo di imposta inglese? e in che misura? per le soloe ritenute subite da gennaio ad aprile 2012? tralasciando quelle pagate da settembre a dicembre 2011? Grazie
    Nb. non so bene come inquadrare il comma 4 dell’articolo 165 tuir.

    1. identicon Post
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      Egregio Signor Ennio,

      Ho appena fornito la mia opinione su questo blog, alla signora Francesca. La rimando pertanto alle mie conclusioni.

      Nel caso da Lei riportato, vorrei inoltre precisare quanto segue:

      1. Qualora il periodo 6 aprile 2011 – 5 aprile 2012, sia definitivo per il fisco inglese; si dovrebbero considerare singolarmente l’anno 2011 con il 2012; porre a confronti gli imponibili italiani e le imposte italiane corrisposte nel 2011 (applicando il criterio previsto dall’articolo 165 del Tuir e nello specifico anche il comma 10), con gli imponibili e le imposte UK; e procedere alla riliquidazione.
      2. Per il 2012, sarei propenso a differire tutto nella prossima denuncia dei redditi, quindi nel 2013, determinerei separatamente le imposte U.K. dal 1.1.12 al 5.4.12 sommando quelle che decorrono dal 6.4.12 al 31.12.12. Porrei inoltre a confronto quanto già tassato in Italia per il citato periodo ed applicando l’articolo 165 del Tuir.

      Voglio evidenziare come già detto alla signora Francesca, che è un aspetto anche per me nuovo, sarebbe opportuno che comunque, prendesse contatto con l’Agenzia delle entrate, essendo la mia opinione allo stato attuale, non supportata da orientamenti normativi né dottrinali.

      Luigi Rodella

      1. Egregio Dottor Rodella,
        La ringrazio innanzitutto della risposta fornitami in un mio precedente quesito sul credito di imposta estero maturato in Uk. Intendevo informarLa solamente che in merito alla sua risposta ho trovato anche In un ufficio AE una conferma di quanto lei ha affermato.
        Una curiosità: come mai gli inglesi hanno un periodo di imposta così particolare? (06 aprile anno n – 05aprile anno n+1)….sono davvero originali!! Ad ogni modo è una domanda retorica.
        Grazie ancora per la preziosa informazione

        1. identicon Post
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          Egregio signor Ennio,

          lo studio sul “lavoro estero”, è sempre difficile, in quanto dobbiamo fare riferimento, oltre alla nostra complessa legislazione interna, anche a leggi, norme, usi e costumi di altre Nazioni: molte volte a noi appaiono incomprensibili, però le ragioni ci sono sempre….. e questo è anche il bello.

          La ringrazio molto per il suo apprezzamento.

          Luigi Rodella

  17. buongiorno rag.Rodella le scrivo per avere chiarimenti sulla seguente situazione;
    un cliente ha la residenza in Italia e lavora come programmatore da casa sua per una società inglese; ho il suo cud ma l’anno fiscale inglese va da aprile a marzo; dovendo dichiarare il suo reddito in Italia scontando quindi le imposte estere cosa dovrei dichiarare? il reddito dall’ultima certificazione (che va dal 1/4/2001 al 31/03/2012)? grazie mille
    saluti

    1. identicon Post
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      Gentile Signora Francesca,

      Dopo tante risposte e tanto lavoro, spero di non avere raggiunto, secondo la legge di Peter, il mio livello d’incompetenza.
      Devo però rilevare che trattandosi di un argomento particolare, sino ad oggi non ho avuto modo di affrontarlo, né ho trovato orientamenti dottrinali o normativi in tal senso.

      Abbiamo però la fortuna di trovarci in un blog, aperto a tutti i volonterosi. Forse molti avranno già affrontato questo tematica, mi riferisco anche al personale pubblico (Agenzia entrate, Ministero Affari Esteri, Ambasciate ecc.).

      Da parte mia fornisco la mia opinione.

      Quest’aspetto, particolarmente singolare, si evidenzia ponendo a confronto il nostro anno fiscale con quello del Regno Unito; gli inglesi sono sempre molto originali: hanno un anno fiscale che decorre dal 6 aprile di un anno per terminare il 5 aprile dell’anno successivo. Ogni cittadino inglese deve definire la propria posizione con il fisco entro il 31 gennaio di ogni anno. Ad esempio nell’anno fiscale 6 aprile 2010 – 5 aprile 2011, si dovrà definire la posizione con il fisco entro il 31 gennaio 2012.

      Sul versante italiano, il nostro anno fiscale decorre dal 1 gennaio al 31 dicembre.
      Esaminando le regole di definizione del credito di imposta, contenute nell’articolo 165 del Tuir, possiamo rilevare che le imposte pagate all’estero dovranno essere messe a confronto con quelle corrisposte in Italia, sempre nell’ambito dello stesso anno fiscale italiano.
      Anche le istruzioni poste in calce al modello Unico, ci portano ad analoga conclusione. Viene infatti specificato: “……Ricondurre, ove eccedente, l’importo dell’imposta estera (resasi definitiva in un singolo Stato e relativa ad un singolo anno di produzione del reddito), alla quota dell’imposta lorda italiana (imposta lorda italiana commisurata al rapporto tra reddito estero e reddito complessivo) eventualmente diminuita del credito utilizzato nelle precedenti dichiarazioni riferite allo stesso stato estero ed allo stesso periodo di produzione del reddito estero…………”.
      Nel modello Unico devono inoltre essere specificati tutti i dati riferiti agli anni di rilevazione.

      Tutto ciò premesso, ritengo che per poter procedere alla corretta imputazione per anno, si dovrebbe richiedere da parte dello Stato estero una certificazione che riporta questo criterio; in alternativa si dovrebbe procedere alla imputazione del reddito per ogni anno, utilizzando il divisore 365.

      Luigi Rodella

  18. Buongiorno, ho letto tutti commenti ma non ho trovato una situazione simile alla mia.
    Sono stato contattato da una ditta nigeriana, i titolari sono italiani, che mi ha proposto di lavorare per i loro cantieri in Nigeria. Mi hanno inviato una bozza di contratto per “lavoro autonomo”, sono topografo e seguirei i vari cantieri. Verrei a casa per 10 giorni ogni quattro mesi. Alla mia domanda riguardo le tasse, mi hanno detto che l’azienda paga in Nigeria le tasse per il mio lavoro, e a fine anno mi invia la documentazione. Con quella, a loro dire, in Italia pagherei un “piccolo conguaglio”. Lei ha notizia di casi simili? Io lascerei la famiglia in Italia, e dovrei iscrivermi, secondo loro, all’AIRE.
    La ringrazio per i raggiuagli che potrà darmi in merito e la saluto cordialmente

    1. identicon Post
      Author

      Egregio Signor Marchi,

      in effetti, la mia competenza ed i miei lavori riportati sul presente blog, riguardano esclusivamente il rapporto di lavoro subordinato, riferito ai lavoratori distaccati ovvero trasferiti all’estero.

      Il caso da Lei proposto si riferisce al lavoro autonomo.

      Tutto ciò premesso, Le fornisco un orientamento; dovrà essere successivamente meglio approfondito.

      In linea generale, secondo quanto da Lei evidenziato, rimane residente fiscale in Italia, per cui nel nostro Stato si dovranno pagare le imposte per i redditi realizzati in tutto il mondo.
      Evidenzio che essersi solo iscritti all’Aire non configura il venir meno della residenza fiscale in Italia, avendo Lei mantenuto qui la famiglia, considerata il centro di interessi.

      Voglio inoltre evidenziare che non esiste nessuna convenzione, contro le doppie imposizioni tra Italia e Nigeria; rimane pur sempre un principio che prevede un credito di imposta, qualora il soggetto sia stato assoggettato a duplice imposizione.

      Probabilmente lo stesso articolo 165 del Tuir dispone il rimborso, però qui mi fermo.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  19. Egregio Rag. Rodella,

    Innanzi tutto mi complimento con Lei per la chiarezza e professionalità con cui tratta la materia nel suo blog.
    Ho sempre trovato l’argomento molto “grigio” e le opinioni sentite fino ad oggi non mi hanno mai pienamente convinto. Non sono sicuro che la mia posizione fiscale sia quella corretta e temo di scoprirlo solo se dovessi ricevere un controllo.

    Lavoro da anni in Kazakistan e la mia situazione e’ la seguente:

    – Iscritto all’Aire e cancellato dal registro anagrafe del mio (ex) comune di residenza.
    – Soggiorno nel paese piu’ di 183 giorni nel corso dell’anno solare
    – Sono celibe e non ho figli. I miei genitori vivono in Italia.
    – Sono assunto da una societa’ kazaka (che non ha rapporti con l’Italia) tramite un contratto di durata annuale rinnovato nel corso degli anni, percependo stipendio a fronte di giornate effettivamente lavorate (tipico modello timesheet di agenzia)
    – Percepisco la remunerazione da lavoro su un conto corrente in Italia per residenti all’estero
    – Posseggo una casa in Italia che ho in affitto con regolare contratto per il quale pago le tasse in Italia
    – Nella mia dichiarazione dei redditi, oltre al reddito del contratto di affitto della casa, dichiaro l’imposta che il mio datore paga in kazakistan per mio conto e pago la differenza tra quella del reddito convenzionale calcolato per mezzo delle relative tabelle e l’imposta pagata in kazakistan.

    Nel dettaglio i questi che Le vorrei porre sono i seguenti:

    1. Ho ragione a considerare (o eleggere a) il centro dei miei interessi in Kazakistan e non in Italia, e quindi la mia condizione di residente all’estero e’ valida? Ci sono altri elementi che lo determinano concretamente oltre a quelli citati?
    2. Qual e’ il metodo per considerare il corretto livello con cui paragonare il reddito convenzionale non avendo un contratto italiano?
    3. Qual e’ la documentazione di cui devo essere in possesso per provare la mia posizione qualora ricevessi un controllo?

    La ringrazio anticipatamente e rinnovo i miei complimenti

    Con i migliori saluti

    Giovanni

    1. identicon Post
      Author

      Egregio Signor Giovanni d’Ercole,

      Ringrazio molto per i complimenti.

      In merito alla risposta Le comunico quanto segue:

      Secondo quanto da Lei precisato, non è più da considerarsi residente in Italia, essendosi cancellato dall’anagrafe del comune di residenza, vivendo all’estero per più di 183 giorni all’anno ed avendo eletto il proprio centro di interessi in Kazakistan.

      Rilevo inoltre che il suo datore di lavoro è Kazako per cui, non esiste alcun legame di lavoro con l’Italia, salvo il fatto di vedersi accreditate le retribuzioni su di un conto italiano, ed avere ancora un alloggio in Italia.

      Tutto ciò premesso ho ragione di ritenere che avere un alloggio in Italia ed essere titolare di un conto corrente, non configura avere il proprio centro di interessi in Italia; per cui, Lei dovrà pagare le imposte in Italia solamente sull’alloggio, in base al “principio di territorialità”.

      In Kazakistan, dove Lei risiede fiscalmente, dovrà pagare le tasse in base alle regole locali.

      Vorrei inoltre evidenziare che non essendo stato né trasferito, né distaccato da una ditta italiana, e soprattutto non essendo più residente in Italia, le cd. “retribuzioni convenzionali” , non devono essere assolutamente considerate in quanto, in tale ipotesi non si tratta di tassazione concorrente.

      Al fine di poter acquisire elementi che provino la situazione attuale, lei dovrà tenere:

      1. Iscrizione Aire.
      2. Contratto di assunzione con ditta straniera.
      3. Provare che paga le tasse all’estero.
      4. Contratto di affitto dell’alloggio italiano (se è stato affittato), diversamente provare se è sfitto che non ci abita (bollette delle utenze con consumi irrilevanti).
      5. Estratto del conto corrente bancario con movimenti tali da giustificare solamente la ricezione del pagamento della retribuzione, ovvero il pagamento delle limitate utenze relative all’alloggio).

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  20. Egregio Rag. Rodella,

    la ringrazio per l’accurata e celere risposta.
    Mi permetto di aggiungere un ulteriore quesito in merito al mio caso:
    – I 183 giorni minimo di soggiorno nel paese estero devono considerarsi nel corso dell’anno solare o nell’ambito dei 12 mesi dalla data di siglatura del contratto di lavoro? E se vale il secondo caso, come si considererebbe un rinnovo ed ulteriore estenzione del contratto per 12 mesi a fronte di cambiamenti nelle condizioni dello stesso?

    Grazie ancora e cordiali saluti
    Giovanni D’Ercole

    1. identicon Post
      Author

      Egregio Signor Giovanni D’Ercole,

      Nel mio precedente lavoro “LAVORATORI ESPATRIATI: IL CONCETTO DEI 183 GIORNI”, al quale la rimando, avevo posto in evidenza che nell’ambito del “lavoro estero” si utilizza almeno in tre casi, il concetto dei 183 giorni, che rappresentano la linea di demarcazione per definire “la maggior parte del periodo dell’anno”.
      Come Le ho evidenziato nella mia precedente comunicazione, a Lei questo concetto interessa solo per stabilire il criterio di residenza fiscale, contenuto nell’articolo 2 comma 2 del Tuir, in quanto non essendo più lei residente in Italia e non essendo stato distaccato, non ha alcun rilievo l’articolo 51 comma 8 bis) del Tuir, né ha interesse l’articolo 15 della Convenzione ITALIA – REPUBBLICA DEL KAZAKHSTAN, in quanto il suo datore di lavoro non è italiano bensì kazako.

      Tutto ciò premesso, il periodo di imposta, al quale si riferisce il nostro legislatore è quello che decorre dal 1 gennaio al 31 dicembre.

      Personalmente ritengo che sia completamente ininfluente la nuova tipologia di contratto, a proposito della nostra problematica fiscale interna. E’ probabilmente importante sul fronte Kazako, ai fini di mantenere la residenza.

      Vorrei ancora evidenziare che tutto il suo ragionamento, troverebbe certamente un importante riscontro applicativo, qualora noi dovessimo applicare l’articolo 15 della già citata convenzione, in quanto l’elemento temporale è proprio quello da Lei evidenziato “183 giorni di contratto”. Però mancano gli altri due requisiti in quanto come dicevo prima il suo datore non è italiano.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  21. Egregio Rag. Rodella,
    buongiorno e complimenti per la professionalità e competenza con cui tratta gli argomenti nel suo blog. Le scrivo per avere un suo parere sulla mia situazione. Sto finalizzando, con la ditta italiana per cui lavoro, un contratto di distacco in UAE. La mia condizione sarà la seguente:
    -sarò iscritto all’AIRE
    -trascorrerò più di 183 giorni l’anno in UAE
    -la mia famiglia (moglie e figli) si trasferirà in UAE e i mie figli saranno iscritti presso istituti scolastici in UAE.
    -percepirò lo stipendio su un conto corrente in Italia
    -sono proprietario di un’immobile dichiarato prima casa all’atto dell’acquisto e ristrutturazione e per il quale continuerò a pagare le rate del mutuo
    -il suddetto immobile rimarrà inutilizzato per quasi tutto l’anno e sarà abitato dalla mia famiglia solamente per le vacanze estive (circa 2 mesi/anno)
    Secondo quanto esposto, ritiene che la mia residenza fiscale possa essere ritenuta trasferita all’estero oppure la proprietà della casa, il conto corrente, il mutuo o altri fattori possono far ritenere i miei centri di interessi ancora sul territorio italiano? Quali documenti dovrei produrre per “provare” il trasferimento di residenza fiscale?
    La ringrazio anticipatamente e le porgo i miei più cordiali saluti.
    Fabio

    1. identicon Post
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      Egregio signor Fabio,

      La ringrazio molto per i complimenti: sono da condividere con tutti i blogger di questo servizio, che come avrà potuto visitare, seppur molto giovane, sta ottenendo un vasto consenso.

      In merito alla sua richiesta, le comunico quanto segue:

      I requisiti principali previsti nel nostro ordinamento giuridico (Articolo 2 comma 2 del Tuir), al fine di non essere considerato residente in Italia sono:
      • Essersi cancellato dall’anagrafe comunale, ed essersi iscritto all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero).
      • Dimorare all’estero, per la maggior parte del periodo d’imposta – (quindi più di 183 giorni nell’anno solare).
      • Avere eletto nello stato estero il proprio domicilio e la propria residenza, così come previsto dal nostro Codice civile.
      Riguardo all’ultimo punto, Le preciso che al fine di ottemperare a tale previsione, l’interessato deve avere eletto il proprio centro di interessi all’estero e di avere la volontà di non essere più residente in Italia. Il problema critico rimane sempre il centro dei propri affetti, inteso soprattutto la famiglia. Nel suo caso specifico, Lei ha trasferito la famiglia negli Emirati e iscritti i figli a scuola. (ovviamente oltre che lavorare e dimorare per più di 183 giorni all’anno).
      Ritengo che mantenere un proprio alloggio in Italia, avere un conto corrente, sul quale transitano gli stipendi ed i mutui, non significa aver mantenuto il proprio “centro d’interessi”.
      Occorre inoltre tenere in considerazione che gli Emirati sono considerati per l’Italia un “paradiso fiscale”, per cui trova applicazione l’articolo 2 comma 2 bis del Tuir; ciò significa che sarà lei a provare di non essere più residente fiscale in Italia.
      Dovrà quindi prepararsi a fornire tutta la documentazione provante la effettiva residenza in UAE, come ad esempio:
      • Contratto con la ditta araba, ovvero il contratto di distacco/assegnazione. Fornire eventualmente tutti i dati aziendali relativi all’autorizzazione al distacco (legge 398/1987)
      • Iscrizione AIRE (Lei e tutta la famiglia).
      • Iscrizione dei figli alla scuola locale.
      • Iscrizione a circoli ricreativi, sportivi, locali.
      • Esibire le ricevute delle limitate utenze inerenti l’alloggio in Italia (bollette luce, gas, elettricità eccetera).
      • Esibire il Conto corrente italiano ove risulta che nel medesimo transitano solamente i pagamenti delle retribuzioni e le limitate utenze italiane.

      Vorrei inoltre concludere evidenziando che in Italia dovrà pagare le imposte sull’alloggio; dovrà altresì corrispondere l’Irpef sul TFR (al momento della sua cessazione del rapporto).

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  22. Gentile Rag. Rodella,
    approfitto anche io della sua disponibilita’ e competenza per due questioni riguardanti la fiscalita’ sui redditi percepiti all’estero. Premesso che io sono iscritto (con la mia famiglia) all’AIRE e che lavoro da piu’ di un anno all’estero (NIGERIA) per una ditta italiana che svolge anche le funzioni di sostituto di imposta, ecco i miei quesiti:
    – cosa bisogna indicare nella casella “residenza” del mod. 730, dal momento che noi non possediamo alcuna proprieta’ in Italia e non abbiamo alcun cotratto in affitto in essere? Continuare ad inserire l’indirizzo di ultima residenza mi pare inappropriato, trattandosi nella fattispecie di un appartamento in affitto e non piu’ nella mia disponibilita’. Qualche suggerimento?
    – dal momento che ho come unico reddito quello da lavoro dipendente e non sarei tenuto alla presentazione del 730, e’ necessario che io lo compili per consentire alla mia ditta di beneficiare del credito di imposta (ricevo l’anticipo delle competenze da loro per il pagamento delle tasse in italia), o ci sono altri modi con cui il mio datore di lavoro puo’ recuperare il credito in mia vece, senza che io debba presentare il 730?
    Grazie anticipatamente,
    Vincenzo Ragone

    1. identicon Post
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      Egregio Signor Vincenzo Ragone,

      Lei non mi ha fornito le notizie indispensabili per comprendere quale è stata la sua situazione fiscale nell’anno 2011 (intendo la residenza anagrafica).
      Formulo pertanto tre supposizioni:
      • Nell’ipotesi in cui Lei, nell’anno fiscale 2011 (1 gennaio – 31 dicembre) fosse stato residente in Nigeria, e non avesse mai lavorato in Italia, non dovrà fare la dichiarazione dei redditi in Italia (modello 730).
      • Se nell’anno 2011, pur non essendo più residente in Italia, avesse comunque svolto ancora un periodo di lavoro, dovrà dichiarare i redditi in Italia, relativi a quel periodo. Dovrà probabilmente dichiarare nel Paese di destinazione, anche i redditi di lavoro dipendente, prodotti in Italia, oltre a quelli del Paese di destinazione.
      • Infine, qualora i requisiti relativi alla residenza italiana, fossero venuti a mancare nel corso dell’anno 2012, Lei dovrà fare la dichiarazione dei redditi in Italia (modello 730) – relativa all’anno 2011, riportando i redditi prodotti in tutto il mondo.

      Riguardo alla compilazione del modello 730, Le rammento che non faccio le dichiarazioni dei redditi, per cui dovrà rivolgersi al CAF, ovvero ai Commercialisti abilitati.
      In merito all’indicazione della residenza nel modello 730, Le riporto le istruzioni del modello:

      “Residenza anagrafica. La residenza anagrafica deve essere indicata solo se il contribuente ha variato la propria residenza nel periodo dal 1° gennaio 2011 alla data in cui presenta la dichiarazione. Si ricorda che la residenza si considera cambiata anche nel caso di variazione dell’indirizzo nell’ambito dello stesso Comune. Pertanto, se la residenza è stata variata occorre indicare: i dati della nuova residenza alla data di consegna del Mod. 730, avendo cura di riportare negli appositi spazi, per esteso, i dati relativi a: Comune, sigla della provincia, CAP, tipologia (via, viale, piazza, largo ecc.), indirizzo, numero civico, frazione, se presente; il giorno, il mese e l’anno in cui è intervenuta la variazione.” ……(omissis)

      Non comprendo quale credito d’imposta possa beneficiare la sua ditta in Italia; sarebbe eventualmente Lei ad averne diritto qualora si dovesse applicare una duplice imposizione.

      La saluto cordialmente.

      Luigi Rodella

  23. Buonasera Rag. Rodella, approfitto anch’io della Sua disponibilità e competenza per chiarire un’importante questione. Sono un pensionato di 83 anni, residente in Italia. Avendo lavorato per quasi 30 anni in Australia percepisco, insieme a quella italiana, anche la pensione australiana. Dunque, 18 anni fa ho avuto un incidente sul lavoro qui in Italia per cui mi è stata assegnata la somma di 150 euro al mese da parte dell’INAIL. Qualche settimana fa mi è stato chiesto, da parte dell’ambasciata australiana, di spedire i documenti relativi al contributo INAIL che percepisco. Io, durante questi 18 anni non ho mai fatto presente all’Australia di aver ricevuto questo contributo proprio perchè so che i contributi INAIL non sono tassabili. Ora Le chiedo, avrei dovuto dichiarare la percezione di questo contributo già 18 anni fa? Se l’INAIL fosse tassabile in Australia, è possibile che mi facciano “rimborsare” un’ingente somma di denaro a causa della mia disattenzione? Sono una persona onesta, ho sempre pagato le tasse e non vorrei che per colpa di questa mia sbadataggine mi mettessero una grossa multa. In attesa di una Sua cordiale risposta, La ringrazio e Le porgo i miei più distinti saluti. Antonio.

    1. Egregio Signor Antonio Carli,
      Non ho alcun sospetto sulla sua onestà, nutrirei invece qualche dubbio sulla competenza delle persone che hanno fatta questa richiesta.
      Tutto ciò premesso Vorrei riproporre l’articolo 18 della convenzione Italia – Australia:
      Art. 18. 
Pensioni e annualità
      1. Le pensioni (comprese quelle pubbliche) e le annualità pagate ad un residente di uno degli Stati contraenti sono imponibili soltanto in detto Stato.
      2. Il termine “annualità” designa le somme fisse pagabili periodicamente e date stabilite vita natural durante, oppure per un periodo di tempo determinato o determinabile, in dipendenza dell’assunzione dell’onere di effettuare tali pagamenti contro un adeguato ed intero corrispettivo in denaro o in beni valutabili denaro.
      3. Gli alimenti od altre sovvenzioni di carattere alimentare provenienti da uno Stato contraente e pagate ad un residente dell’altro Stato contraente, sono imponibili soltanto in detto primo Stato.

      ———————-

      Riguardo a quanto esposto, ritengo che Lei abbia voluto riferirsi ad una “rendita Inail”, derivante da un infortunio, con inabilità permanete.
      L’indennità in questione, a mio giudizio, non deve essere soggetta a tassazione estera in quanto non riconducibile al comma 1 dell’articolo 18 (pensioni e annualità), né al comma 3, sempre dell’articolo 18.
      Si tratta di un emolumento corrisposto da un Istituto italiano, per un danno occorso in Italia, ad un soggetto residente in Italia. Sicuramente la normativa applicabile è quella interna, che riconduce la ratio di questo emolumento, al risarcimento di un danno per la diminuita capacità lavorativa (danno biologico), rientrante nella fattispecie più generale del “danno patrimoniale”; e quindi non assoggettato ad imposta né in Italia né all’estero.

      Questa è la mia opinione.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  24. Gent. Rag. Rodella, inanzitutto complimenti per il blog. Interessante ed utile. Le sue risposte sempre pronte ed pienamente soddisfacenti. La mia domanda è la seguente:
    premetto che ad oggi lavoro con inquadramento 7mo liv. in una società di costruzioni in italia ccnl metalmeccanici, come project manager. Mi è stato proposto un contratto con una società estera,
    sempre come project manager, in un paese estero (la società non ha nessun interesse in Italia). Manterrei la residenza in Italia. Lavorerei per più di 183 gg nell’arco di 12 mesi all’estero. Supponiamo che il paese estero non abbia convenzioni con l’Italia. Supponiamo che il reddito complessivo annuo sia di 100.000 euro. Ora per determinare la retribuzione convenzionale dovrei dividere il reddito per 12, ottenendo 8333 euro. quindi dovrei individuare la fascia di reddito convenzionale. E qui sorge il dubbio: se considero la tabella IMPIEGATI del DL 24-1-12 per l’anno 2012, alla riga industria, impiegati fascia V trovo 3766 euro (redd. convenz. 45192). Se invece considero la tabella QUADRI, alla riga industria, fascia VI trovo 7345 euro (redd convenz. 88140). Il valore 8333 è superiore ad entrambi i valori convenzionali suddetti, ma quale dei due dovrei utilizzare per stabilire il reddito convenzionale? E’ evidente che scegliendo il primo pagherei meno tasse. Grazie

    1. Egregio signor Giorgio,

      Ringrazio molto per i complimenti.

      In merito al quesito da Lei posto, ritengo non sia corretta la sua impostazione; le ricordo che affinché si possano utilizzare le retribuzioni convenzionali, occorre essere distaccato con un contratto continuativo ed esclusivo. In assenza di questo requisito, si devono applicare le retribuzioni reali.
      Ciò premesso, al fine di stabilire quali fasce retributive applicarsi è indispensabile conoscere a quale categoria civilistica lei appartiene (vedi art. 2095 c.c. – dirigenti, quadri, impiegati e operai).
      Dovrà verificare nella sua lettera di assunzione com’è stato assunto, in altre parole come i contributi sono versati con i flussi all’Inps.
      Le rammento inoltre che il P.M. è una qualifica contrattuale, non una categoria.
      Stabilito quanto sopra, cioè che nei suoi confronti si può applicare il comma 8.bis dell’articolo 51, del Tuir, e definita la sua categoria, dovrà operare di conseguenza: se impiegato il max è 3761,21; se quadro 7345,02.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

    2. Egr. Rag. Rodella, intanto la ringrazio molto per aver risposto al mio quesito. Per completare ciò che avevo chiesto, posso dire che il contratto propostomi sarà, con una società estera, un contratto continuativo (è un contratto di due anni in cui farò una turnazione, più o meno, 28gg lavoro e 28 gg a casa, in Italia, per un totale di soggiorno estero, comunque, maggiore di 183 giorni nell’arco di 12 mesi) ed esclusivo (lavorerò solo all’estero e solo per tale ditta). Posto quanto sopra, mi conferma che si devono applicare le retribuzioni convenzionali, e non le retribuzioni reali? Grazie e Cordiali Saluti. Giorgio

      1. Egregio signor Giorgio,

        Nella sua precedente non era stata specificata la singolare tipologia di turnazione.
        Personalmente credo che, a prescindere dal titolo che avete dato al vostro contratto (contratto continuativo), sia difficile coglierne la continuità se lei lavora ventotto giorni all’estero e 28 giorni in Italia.
        Le vorrei rammentare che per applicare il già richiamato comma 8-bis, la Circolare 207/E 2000, (un po’ datata, ma sempre attuale), si era così espressa: “Affinché operi la disciplina in commento è necessario che venga stipulato uno specifico contratto che preveda l’esecuzione della prestazione in via esclusiva all’estero e che il dipendente venga collocato in uno speciale ruolo estero. Da ciò si deduce che tale normativa non si applica ai dipendenti in trasferta, in quanto manca il requisito della continuità ed esclusività dell’attività lavorativa all’estero, derivante da un contratto specifico”

        In conclusione, stante l’impostazione del contratto, escluderei l’applicazione delle cd. retribuzioni convenzionali.

        Distinti saluti.

        Luigi Rodella

        1. Egr. Rag. Rodella, mi devo scusare perchè effettivamente mi sono spegato male. Per turnazione 28/28 s’intende 28 gg consecutivi di lavoro(all’estero, per un tot. di 12 h giornaliere) e 28 di riposo/ferie (questi 28 gg di riposo comprenderebbero una somma forfetaria di ferie, sabati, domeniche, festivi e recuperi vari), che potrei passare in italia o all’estero, a mia discrezione. Da ciò, se lei conferma, penso che il presupposto di esclusività sussiste (lavoro solo all’estero) e di continuità pure(il lavoro non è mai interrotto, se non dai riposi dovuti).
          Sarei così in linea con il comma 8-bis, la Circolare 207/E 2000, da lei citato. La ringrazio ancora. Giorgio

          1. Egregio signor Giorgio,
            ho preso atto della sua precisazione; concordo dunque sulla impostazione. Vorrei invece porre alla sua attenzione, l’argomento connesso all’orario di lavoro. Vedo che la distribuzione è su 12 ore di lavoro al dì (il limite nella nostra legislazione interna è di 13, salvo migliore disciplina introdotta dal contratto); non trovo riscontro sul riposo festivo. Tutto ciò non è un optional, e se si tratta di un distacco in base alla 398/1987, il Ministero del lavoro dovrebbe acquisire un contratto tipo, ovvero il CCNL italiano di appartenenza. Ed in questo caso, forse, potrebbero esserci dei problemi, sulla distribuzione orario giornaliero, turni, riposi, festività locali e quelle italiane, ed infine riposo settimanale.
            La saluto.
            Luigi Rodella

  25. Vorrei sapere come regolarsi andando in accredito con IMU. Bisogna comunicare a qualche ente

  26. Gent.mo Rag. Rotella,

    Le scrivo perchè ho letto nel suo blog con quanta dovizia di particolari fornisce i chiarimenti e le informazioni richieste, cercando di aiutare persone bisognose di consigli.
    Io le scrivo perchè ho un marito di nazionalità olandese, impiegato in un’azienda olandese, che è residente e paga le tasse in Olanda, pur avendo il centro dei suoi interessi in Italia (visto che suo figlio e sua madre di nazionalità italiana -io-, siamo invece residenti in Italia) e presumo quello che viene definito “domicilio fiscale” in Italia.
    Ho letto la Convenzione per evitare la doppia imposizione fiscale tra Italia ed Olanda e mi chiedevo, al fine del conteggio dei 183 giorni di lavoro in Italia,” la circolare n° 201 del 1996 ha recepito il criterio della presenza fisica, in base al quale, nel computo dei giorni utili alla determinazione del periodo d’imposta devono, essere compresi: – le frazioni di giorni; il giorno di arrivo; il giorno di partenza; i sabati e le domeniche, i giorni,festivi, i giorni di ferie, di permessi, di malattia, di decesso o malattia di un familiare (sempre che vengano trascorsi nello Stato in cui è svolta l’attività lavorativa)” . Da questo evinco che bisognerebbe conteggiare tutti i giorni che viene a trovarci e trascorre dei periodi in Italia (1 settimana a volte 2) tenendo conto anche dei giorni di ferie ect. Inoltre, volevo chiederle, quando lui trascorre dei giorni lavorativi di trasferta in USA o Sud America o in giro per l’Europa (quindi nè in Italia nè in Olanda, ma partendo da uno di questi 2 Paesi) come dovrebbero essere computati? come giorni trascorsi in Olanda o in Italia od in nessuno dei 2 Paesi? Se l’azienda Olandese per la quale lavora, optasse per un “contratto di trasferta” in Italia, per un periodo inferiore ai 183 giorni, potrebbe essere possibile evitare la doppia imposizione fiscale? Lui non vorrebbe perdere i diritti acquisiti in 20 anni di lavoro in Olanda e quindi non è propenso ad un trasferimento o assunzione locale (vista anche la negativa congiutura economina che stiamo attraversando in Italia) ed al momento anche io sono impossibilitata a trasferirmi per motivi familiari e di lavoro.Potrebbe darmi qualche consiglio ed un aiuto su come risolvere al meglio questa situazione? Grazie mille in anticipo per l’attenzione.

  27. Gentili Signori, nel caso di un immobile ad uso promiscuo , abitazione principale/studio professionale come si calcola l’Imu? aliquota 0.4% e detrazione al 50%? Mi puo’ cortesemente esplicitare il calcolo. possesso 100%, rendita 600,00. Grazie

    1. Ritengo che finché rimane la destinazione ad abitazione principale, si possa applicarsi l’aliquota ridotta e le detrazioni spettanti per la prima casa.
      Se questa interpretazione è corretta l’Imu dovuta scaturirà dal seguente calcolo: 600,00 x 1,05= 630,00 x 160 = 100.800,00 x0,40% – 200,00= 203,20 Acconto da pagare entro il 18 giugno se si opta per le due rate 101,60 . Il secondo acconto andrà verificato il base alle delibere comunali.

  28. ….Mi scusi dimeticavo le ultime domande. Nel caso mio marito, dovesse pagare le tasse anche in Italia, per il computo del dovuto ho letto che esiste ” trattamento fiscale relativo ai redditi di lavoro dipendente prestato in Italia da non residenti è disciplinato dall’art. 23 del TUIR” come potremmo calcolarlo, quali sono i riferimenti di legge? Inoltre, se decide di pagare le tasse in entrambe i Paesi, per l’azienda olandese potrebbero esserci dei rischi o degli aggravi o qualsiasi cosa che possa danneggiarla e di cui dovrebbe essere al corrente? Grazie ancora per l’attenzione.Cordialmente.

    1. Gentile signora Marianna,

      Rispondo a questa sua ultima richiesta, cercando di evadere anche a quella precedente.

      Esaminando le sue comunicazioni rilevo da parte sua un certo timore di vedere il suo consorte, oggetto di una duplice residenza fiscale.
      A questo proposito vorrei rilevare che l’Italia e l’Olanda, nell’ambito della propria convenzione abbiano voluto comunque individuare i criteri utili a definire, in queste ipotesi, la unicità della residenza. Le allego quindi, per sua opportuna conoscenza l’articolo 4 della Convenzione Italia – Paesi Bassi.

      ———————————-

      Articolo 4 – Residenti

      1. Ai fini della presente Convenzione, l’espressione «residente di uno degli Stati» designa ogni persona che, in virtù della legislazione di detto Stato, è assoggettata ad imposta nello stesso Stato, a
      motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua direzione o di ogni altro criterio
      di natura analoga. Tuttavia, tale espressione non comprende le persone che sono assoggettate ad
      imposta in questo Stato soltanto per il reddito che esse ricavano da fonti situate in detto Stato o per
      il patrimonio ivi situato.

      2. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona fisica è residente di entrambi gli
      Stati, la sua situazione è determinata nel seguente modo:
      a) detta persona è considerata residente dello Stato nel quale ha un’abitazione permanente; se
      essa dispone di un’abitazione permanente in entrambi gli Stati, è considerata residente dello Stato
      nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali);
      b) se non si può determinare lo Stato nel quale detta persona ha il centro dei suoi interessi vitali,
      o se la medesima non ha un’abitazione permanente in alcuno degli Stati, essa è considerata
      residente dello Stato in cui soggiorna abitualmente;
      c) se detta persona soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati, ovvero non soggiorna
      abitualmente in alcuno di essi, essa è considerata residente dello Stato del quale ha la nazionalità; d) se detta persona ha la nazionalità di entrambi gli Stati, o se non ha la nazionalità di alcuno di
      essi, le autorità competenti degli Stati risolvono la questione di comune accordo.

      ———————————–

      Al fine del calcolo temporale (183 gg.), Lei ha riportato la previsione del Commentario OCSE, nell’ambito del quale occorre fare riferimento alla presenza fisica del soggetto in un determinato luogo. In base al criterio da lei evidenziato, occorre fare la sommatoria dei giorni dell’anno trascorsi in Italia.
      Nell’ipotesi in cui l’interessato soggiornasse in altri Paesi, occorre verificare la Convenzione di ogni Paese: se esiste è redatta sulla falsariga del modello Ocse; per cui, si dovrebbe fare analogo ragionamento, per ogni Paese presso il quale egli ha dimorato.
      Il fatto di essere inviato in Italia in trasferta, non sposta di molto la nostra riflessione. Se rimane sempre il limite temporale da lei evidenziato, per cui ai giorni di lavoro in trasferta si sommano anche gli altri, di presenza fisica.
      L’articolo 23 disciplina il pagamento delle imposte per i non residenti in Italia. Varrebbe nell’ipotesi in cui suo marito, non residente in Italia, fosse inviato a lavorarvi per periodi superiori a 183 giorni; in tal caso dovrebbe pagare le tasse in Italia, sul reddito prodotto.
      Se invece lui continuasse, a non essere residente in Italia, quindi rimanesse per periodi inferiori ai sei mesi, si applicherebbe l’articolo 15 della Convenzione, con pagamento delle imposte esclusivamente in Olanda.
      Rispondendo all’ultimo quesito, relativo alla duplice residenza. Dovendo pagare le tasse sia in Italia che in Olanda, dovrebbe avere un credito di imposta in Italia in base all’articolo 165 del Tuir); se fatto valere in Olanda, non conosco la legislazione locale.

      E’ sicuramente un caso molto particolare; il mio consiglio è quello di verificare puntualmente la permanenza in Italia, al fine di non superare la soglia temporale da noi citata.
      Vorrei inoltre rilevare che suo marito non si è iscritto nelle anagrafi comunali italiane.

      Dovrebbe inoltre rivedere bene l’articolo 4 della Convenzione, da me sopra riportato; credo che anche li, si possa trovare una indicazione.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  29. Gent.mo Rag Rotella,
    Mio figlio dal 1/01/2012 è distaccato a Taiwan dalla sua azienda. La lettera di distacco precisa che il “dometic salary” servirà per determinare il “foreign salary” secondo un foglio di calcolo allegato. Lo stipendio è pagato 100% in Italia.
    Hanno proceduto come segue:
    salario lordo Italia meno IRPEF e contributi INPS. Al netto risultante hanno aggiunto l’indennità estero ottenendo lo “standardized foreign net salary”. Tale valore viene splittato in due parti: 50% Italia e 50% Estero.
    Alla quota estero sono state aggiunte le indennità ( COLA ) mentre alla quota Italia sono stati aggiunti i contributi INPS prima dedotti dal lordo iniziale.
    Il risultato (50% Italia + 50% estero) era stato indicato come lo stipendio netto in busta (3.454 mese)
    A metà gennaio, l’azienda informa che deve tassare “anche la retribuzione convenzionale” cioè dal netto di cui sopra toglie l’IRPEF sulla retribuzione convenzionale (circa 1000 Euro).
    Non è che così facendo si paga due volte l’irpef ?
    Da marzo l’azienda con scrittura privata anticipa (mensilmente) una somma pari all’importo delle imposte sul reddito.
    Può dirmi se l’azienda sta operando correttamente? Non siamo affatto certi che il criterio di calcolo sia giusto.
    In questi giorni l’azienda dice a mio figlio che per ovviare alla doppia tassazione (?!) deve iscrivermi entro fine giugno all’AIRE.
    Faccio presente che le tasse sul salario estero sono sostenute dall’azienda.
    Ringrazio in anticipo per una risposta quanto prima.
    Pinuccia V.

  30. Gent.mo Rag. Rodella,
    Vorrei precisare che per quanto riguarda il pagamento da parte dell’azienda delle tasse a Taiwan ciò non è solo espressamente indicato nella lettera di distacco ma è stato confermato anche dal Consulente Fiscale dell’azienda in loco.
    Ringrazio nuovamente per l’attenzione e porgo distinti saluti

    1. Gentile signora Puniccia,
      (rispondo ai suoi ultimi due quesiti)
      Il meccanismo da Lei descritto non mi risulta molto chiaro, vorrei quindi spiegare in modo semplice (spero), come si sarebbe dovuto operare:

      Premessa indispensabile è ipotizzare che suo figlio sia attualmente residente in Italia e che nei suoi confronti si applichi il comma 8-bis dell’articolo 51 del Tuir (contratto di lavoro esclusivo e continuativo, dimora all’estero per più 183 giorni in dodici mesi).
      Se l’ipotesi è questa, dovremmo operare in questo modo:
      1. TRATTAMENTO IN ITALIA. Si dovrà procedere alla tassazione in Italia, in base alle retribuzioni convenzionali. Ricordo che la base per determinare le retribuzioni convenzionali non tiene in considerazione “l’indennità estera”. Sulle retribuzioni convenzionali si applicano le contribuzioni previdenziali a carico del lavoratore; ricordo che la base per determinare l’Irpef deve essere identica a quella sulla quale si determinano le contribuzioni previdenziali, non deve essere quindi considerata al netto dei contributi.
      2. TRATTAMENTO A TAIWAN. Su tutte le retribuzioni dovute al lavoratore (sono di fatto tutte le retribuzioni definite in base al contratto di distacco), si dovranno calcolare i contributi previdenziali (non mi risulta esserci un accordo tra i due Stati). Si dovranno inoltre determinare i tributi secondo le regole locali.
      3. In considerazione del fatto che tali retribuzioni dovranno essere assoggettate ad un duplice prelievo fiscale, al momento in cui le imposte a Taiwan diventeranno definitive e non più ripetibili, il lavoratore potrà far valere un credito di imposta in Italia, in base alla disciplina contenuta nell’articolo 165 del Tuir.

      Questa dovrebbe essere a mio giudizio la linea da seguire.

      Vorrei inoltre evidenziare che in Italia non ci sono due basi imponibili, reale e convenzionale: c’è solo quella convenzionale. Probabilmente a gennaio la ditta non aveva ancora acquisito le nuove tabelle; successivamente dovrà aver fatto il conguaglio.

      In realtà può apparire una duplice imposizione, però come poc’anzi evidenziato, esiste il correttivo del rimborso del credito di imposta.
      In base alla sua relazione, mi pare di capire, che l’azienda al fine di agevolare il lavoratore, procede al rimborso temporaneo dell’Irpef, in attesa di ottenere il credito d’imposta. (molte aziende rimborsano le imposte pagate all’estero). Vorrei solo rammentare che tale prestito è considerato a tutti gli effetti un benefit; determinato in Italia in base al 50% del Tus.

      Non comprendo, quanto contenuto nella sua seconda e mail, cosa ha confermato il consulente in loco e come avviene di fatto l’imposizione locale.

      Vorrei inoltre evidenziare che in effetti, l’azienda ha giustamente fatto rilevare che la doppia tassazione si può rimediare solo se il lavoratore perde la residenza italiana.

      Per approfondire meglio quest’ ultimo aspetto, rimando ai miei articoli qui pubblicati.

      Cordialità.

      Luigi Rodella

  31. Gent.ma Rag. Rodella,
    la ringrazio infinitamente per la celere risposta.
    Le confermo che attualmente mio figlio è residente in Italia, ha contratto di lavoro esclusivo e continuativo e dimora all’estero per più di 183 gg in 12 mesi.
    Provo a spiegarmi meglio indicando anche le cifre del contratto.
    L’azienda non ha modificato il foglio di calcolo allegato al contratto che indicava:
    salario lordo annuale 41.251,00
    IRPEF – 10.481,00
    contirbuti – 3.911,00
    salario netto 26.857,00
    +indennità estero 8.900,00
    totale netto 35.757,73
    Tale cifra è stata splittata in due parti: 50% Italia e 50% Estero (espressa in valuta locale).
    Al 50% estero (17.878,87) hanno aggiunto indennità COLA
    Al 50% Italia hanno sommato i contributi (3.911,00)
    Si arriva pertanto allo stipendio netto/mese di 3454,58
    A partire da gennaio l’azienda accredita uno stipendio inferiore di circa 1000 euro e spiega ciò in questi termini:
    “ il salario netto è così calcolato:
    3.435,96 come da “salary calculation” allegato al contratto
    938,67 – IRPEF su convenzionale
    38,12 – Addizionale Reg. a.c.
    24,57 – Addizionale Comunale
    ——–
    2.434,60
    Ne deduco che poichè il netto a cui erano pervenuti nel foglio di calcolo già considerava IRPEF e addizionali, così facendo tassano sia sulla base imponibile reale che su quella convenzionale.
    Questa mia teoria è avvalorata da quanto l’azienda, a gennaio, a seguito di richieste di chiarimenti sul nuovo netto ricevuto in busta precisa per iscritto,quanto segue:
    “L importo di 10.841,97 è composto da 9.903.47 di IRPEF, 429.29 di addizionale regionale e 149,21 di addizionale comunale la voce National Health Insurance sono i contributi per la pensione. Pertanto partendo dal lordo indicato sul prospetto sono stati dedotti i contributi e le tasse al fine di arrivare al netto garantito indicato nello stesso. Le tasse pagate sulla convenzionale dipendono dalla residenza e non fanno parte della contrattazione sono un obbligo di legge e non devono essere inserite nella Salary Calculation, saranno comunque restituite in fase di dichiarazione dei redditi.”
    A loro dire, sembra che la tassa sulla convenzionale sia una tassa in aggiunta a quella sulla retribuzione reale e non in sostituzione. Pertanto i 1000 euro che mensilmente l’azienda si è resa disponibile ad erogare a titolo di prestito non oneroso (attraverso scrittura privata), credo NON SIANO DOVUTI.
    Per quanto riguarda l’iscrizione all’AIRE che è stata prospettata come la soluzione al problema della doppia imposizione quando in realtà il problema è la “doppia tassazione in Italia” vorrei chiederle:
    Poichè il contratto recita che le tasse sul salario estero sono sostenute dall’azienda e ciò è stato confermato anche dal consulente Taiwanese dell’azienda stessa, ha senso iscriversi all’AIRE?
    L’iscrizione comporta automaticamente anche il cambio di residenza fiscale? Se sì che convenienza avrebbe?
    Quello che si desidera è solo non pagare più del dovuto!
    Grazie mille per la pazienza e l’attenzione. Mi scuso per la lunga mail ma non sono riuscita a sintetizzare di più.
    Distinti saluti
    Pinuccia V.

    1. Gentile signora,

      A mio avviso si dovrebbe operare in questo modo:

      • SALARIO LORDO ITALIA: € 41.251,00 (ipotizzo si identifichi con le cd. retribuzioni convenzionali ex art. 4 L. 398/198)
      • Sul salario lordo sopra citato si deve applicare l’Irpef e addizionali locali, secondo le regole italiane, non abbattendo però i c. sociali determinati in base all’articolo 51 comma 2 lettera a) del Tuir.
      • Sul salario lordo sopra citato, si determinano i contributi sociali a carico del lavoratore.

      • All’estero si devono pagare le tasse locali sul reale corrisposto pari a € 41.250,00 + 8.900,00 convertiti nella valuta locale ogni mese di pagamento., in base alle regole locali (l’indennità estero potrebbe forse essere esente da imposizione).

      • All’estero si dovranno inoltre pagare i contributi sociali in base alle regole locali previste nel loro ordinamento; questo duplice pagamento contributivo comporta per l’azienda in ITALIA un notevole “sconto” sui contributi Inps.

      Questo è ciò che si dovrebbe fare, lavorando in modo “ortodosso”, e che, secondo quello che Lei mi dice, non si sta facendo. L’azienda credo stia considerando una duplice imposizione tutta in capo all’Italia. Così non è, anche in considerazione del fatto che suo figlio a Taiwan risulta “evasore” nei confronti del fisco locale.

      Per non essere più residenti fiscali in Italia, mi pare di averlo specificato nel mio articolo: occorre cancellarsi dall’anagrafe ed iscriversi Aire, non avere più il domicilio né la residenza (così come definite dal codice civile) in Italia.
      Il fatto che l’onere della prestazione sia posto a carico della società italiana poco importa; sarebbe importante se dovessimo applicare l’articolo 15 della Convenzione tra Italia e Taiwan, e se la società italiana avesse all’estero una sede fissa ovvero una stabile organizzazione, però questo è un altro discorso.

      Cordialità.

      Luigi Rodella

  32. Gent.mo Rag. Rodella,
    Grazie mille per la velocissima risposta.
    Come dice Lei, sono convinta che l’azienda sta considerando una duplice imposizione in Italia.
    A dicembre l’azienda ha considerato un valore di 41.251 Euro che non è la retribuzione convenzionale ma la “retribuzione totale lorda” e su tale cifra ha calcolato IRPEF e contributi previdenziali.
    Per dire il vero non so come hanno trovato tale cifra (il CUD 2012 porta 41.020); il valore di retribuzione mensile lorda sul listino stipendio (minimo, superminimo, scatti, indennità mensa ecc.) è di 3021 fino a dicembre. Da gennaio 2012 è diventato 5.788 (3021+2766 di indennità estero). Dunque la retribuzione di mio figlio non è variata se non per tener conto delle indennità estero.
    A gennaio l’azienda calcola le tasse sulla convenzionale ma non fa una rettifica ai conti precedentemente fatti, al contrario considera la tassa sull’imponibile convenzionale di 39.316.000 (circa 12.000 Euro/anno di IRPEF+addiizonali) come un’ulteriore tassa che viene pesantemente a penalizzare lo stipendio (1000 Euro/mese in meno).
    Da mesi cerchiamo di arrivare ad una soluzione ma sembra proprio che l’azienda continui ad equivocare sulla “doppia imposizione” tanto è vero che parla di iscrizione all’AIRE come la soluzione.
    Non era mai stato previsto che mio figlio si cancellasse dall’anagrafe tanto è vero che si sono fatto i calcoli considerando la convenzionale. Si sapeva che era prevista anche una tassazione a Taiwan tanto è vero che nel contratto, al capitolo TASSE se ne parla e si specifica molto chiaramente che le tasse sul salario estero saranno sostenuto dall’azienda.
    Mi conferma che siamo nel giusto ? Se si, mi chiedo come poter fare per farlo capire all’azienda. Faccio presente che mio figlio è la prima persona che l’azienda manda all’estero e dunque è la cosidetta “cavia” della situazione.
    La ringrazio ancora per la sua cortesia e disponibiità e la saluto cordialmente.

    1. Gentile signora,
      io purtroppo non so come fare comprendere questo all’azienda. Credo che a monte ci sia un problema di “cultura di impresa”, oggi molto carente in Italia. Vorrei solo rammentare che la sola iscrizione all’Aire non comporta la perdita della residenza fiscale in Italia.
      Distinti saluti.
      Luigi Rodella

  33. Gent.mo rag. Rodella
    Io,Stifani Tonino,lavoro in kazakhstan dal13 03 2011 con una ditta kazaka(cms) facendo 30 giorni li e 25 in italia .
    Il mio contratto di lavoro è durato un anno.Nel 2011 ho lavorato in kazakhstan 181 giorni,vorrei sapere da lei se rientro nella retribuzione convenzionale per quanto
    riguarda la tassazione del 2011.
    Tengo a precisare che mi anno rinnovato il contratto per altri 6 mesi.
    Il mio commercialista mi ha chiesto che la società per cui lavoro dovrebbe darmi per usufruire della convenzione.
    Lei mi potrebbe aiutare a capire sul da farsi?
    La ringrazio anticipatamente per l’aiuto che dà a tutte le persone in difficoltà

    1. Eregio signor Stifani Antonio,

      Credo non si possano applicare le “retribuzioni convenzionali” in base al comma 8-bis dell’articolo 51 del Tuir; in quanto Lei non ha un contratto continuativo ed esclusivo, lavorando trenta giorni in Kazakistan e 25 giorni in Italia.
      Si potrebbe forse applicare l’articolo 15 della Convenzione, stipulata tra Italia e Kazakistan, se si configurassero tutti i presupposti, che sono:
      —————————
      Articolo 15
      LAVORO SUBORDINATO
      1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18, 19 e 20, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività’ dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività’ non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività’ è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.
      2. Nonostante le disposizioni del paragrafo 1, le remunerazioni che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività’ dipendente svolta nell’altro Stato contraente sono imponibili soltanto nel primo Stato se:
      a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni in un periodo di dodici mesi che inizi o termini nel corso dell’anno fiscale considerato, e
      b) le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell’altro Stato, e
      c) l’onere delle remunerazioni non e’ sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.

      ———————————–

      Tutto ciò premesso, qualora si potesse applicare il novellato articolo 15 della Convenzione, potrebbe pagare le imposte solo in Italia.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

      1. mi scusi sig .Rodella sono stato poco chiaro
        il mio contratto è continuativo, solo che lavorando su una piattaforma petrolifera i contratti sono 28 giorni sulla piattaforma e 28 giorni a casa di riposo.
        sono contratti offshor , la mia paga è mensile con contratto di un anno.
        mi scusi ancora e le auguro una buona giornata.

        1. Egregio signor Stifani,

          Qualora si prevedesse la permanenza all’estero per più di 183 giorni, si potrebbe applicare immediatamente l’articolo 8-bis del Tuir. Applicazione delle retribuzioni convenzionali; principio della “tassazione concorrente” ed il conseguente credito di imposta.
          Distinti saluti.
          l.r.

  34. Gentile Rodella,
    Vivi complimenti per la competenza in materia, veramente un piacere leggere.
    Sono distaccato in Francia nella Societa’ francese della multinazionale per cui lavoro. Formalmente assunto in Italia da anni e distaccato da piu’ di 3 (correntemente il quarto).
    Sono iscritto all’aire, affitto in francia,no moglie no figli no auto,in italia torno una tantum (spesso manco le vacanze)cc francese dove incasso e movimento,cc italiano aperto ma con 2soldi e mai movimentato: nn mi fanno le trattenute e pago tasse solo in Francia. Fin qui direi perfetto. Giusto?
    Vorrei sapere:
    1)Per quanti anni. posso restare in questo status di distaccato per nn cambiare ente pensionistico e continuare con inps fino a quando rimane questa opportunita’ in francia (vorrei evitare brigose pratiche di ricongiungimenti). Che cosa suggerisce?
    2)Ho appena investito in un immobile in Italia di cui sono proprietario al50% ma in cui nn abito e in cui vive la co-proprietaria da sola in comodato -puo’ causare problemi di deduzione della mia residenza in italia questa proprieta’?
    3)In caso di matrimonio con una residente in italia (con cui ci vediamo i weekend in francia, altrove, o in italia),vale come presunzione di centro di interessi in italia o e’ cmq debole come credo in quanto lavoro qua?
    4)Quale sarebbe la retribuzione convenzionale di un a3 chimico farmaceutico? Dalle tabelle del ministero nn si riesce a capire.

    Grazie in anticipo della sua competenza

    Saluti

    Alessandro

    1. Egregio signor Alessandro,

      Ringrazio per i complimenti.

      In merito al suo quesito, credo che il comportamento tenuto da lei e dalla sua azienda sia irreprensibile.

      Sulle richieste da Lei formulate, Le comunico quanto segue:
      1. Il distacco nell’ambito comunitario non può essere eterno (lo è solo quello negli Usa). La normativa è disciplinata dal Reg. ce 883.2004 – applicato, con il Regolamento di applicazione 987.2009; prevede un periodo massimo di distacco di mesi 24; successivamente, una ulteriore proroga viene concessa sole se esistono motivi validi (tipo essere vicini alla pensione). Devo inoltre evidenziare che la normativa prevede: “Terminato il periodo di distacco non può essere autorizzato nessun nuovo distacco per lo stesso lavoratore, le stesse imprese e lo stesso Stato membro finché non siano trascorsi almeno due mesi dalla data di scadenza del precedente periodo di distacco” (vedi circ. INPS N. 99/2010) . Giova peraltro ricordare che i vari Regionali, fanno molta difficoltà ad applicare questa disposizione. L’interpretazione mi pare però inequivocabile. Al termine dell’autorizzazione Lei dovrà entrare a libro paga in Francia, versare i contributi, i quali varranno, con il principio della totalizzazione, a perfezionare il requisito pensionistico.
      2. Non sono un commercialista, riterrei che non ci siano problemi sulla deduzione dell’immobile, essendo in Italia ed applicando il principio della territorialità.
      3. In caso di matrimonio il centro di interessi potrebbe gravitare in Italia; per cui la duplice imposizione è una reale possibilità.
      4. Non mi risulta esserci il livello A3 per il CCNL CHIMICA- AZIENDE INDUSTRIALI. Credo si tratti impiegato A1 (€ 2355,98/mese); per cui la fascia è la II (€ 2559,29), se Lei ovviamente percepisce l’importo ipotizzato, in caso contrario si applica il range previsto nella tabella.

      Distinti saluti.

      Luigi Rodella

      1. Grazie della risposta.
        Riguardo all’immobile,il moi punto riguardava soprattutto la presunzione di residenza in italia per via della sua proprieta’.
        Riguardo il reddito convenzionale,sono quadro e nel farmaceutico ci sono 3livelli di quadro (a1,a2,a3) – mi sa dire a che scaglione riferirmi?oppure si calcola meramente a seconda di quanto e’ la mensilita” lorda e in quale range e’? Nn e’ molto chiaro questo aspetto
        Se la moglie lavora in italia ma e’ in francia i weekend,perche’ si presumerebbe la residenza in italia?
        Se il distacco viene interrotto alcuni mesi e poi ripreso per due anni, e’ quindi questa fattispecie percorribile?

        Cordiali saluti

        Alessandro

        1. Egregio Signor Alessandro,
          1- Avere un alloggio in Italia, a propria disposizione, non configura di per sè il proprio “centro d’interesse” (requisiti previsti per domicilio e residenza del codice civile).
          2- Non mi aveva detto che è quadro. In tale ipotesi deve prendere la tabella nella parte QUADRI INDUSTRIA 2012; definire la fascia di riferimento; esempio se ha una retribuzione/mese di € 10.000,00 dovrà versare su 7345,02. (SI RICORDI CHE NON CONCORRE ALLA DEFINIZIONE DEL MAX L’INDENNITA’ ESTERO).
          3- Riguardo alla residenza quando sarà sposato non posso sapere come vi comporterete. Certo che se ognuno sta a casa propria il problema non sussiste (intendo uno in Italia e l’altro in Francia) ; lo dovrà però provare in caso di contenzioso con il fisco italiano.
          4- In merito all’ultimo punto io la penso in quel modo; forse no il Regionale competente. Dato che la Francia dipende da Torino , Le consiglio di chiedere un incontro.
          La saluto.
          Luigi Rodella

  35. Gent.mo Rag. Rodella
    Ancora grazie.
    Condivido quanto dice sulla “cultura di impresa”. Purtroppo è vero.
    Troveremo il modo di risolvere al più presto il problema. Dopo tanta confusione ed errate interpretazioni, grazie alle sue sue chiare spiegazioni ora ci è chiaro che la nostra tesi è corretta e spero pertanto che troveremo il modo di risolvere al più presto il problema.
    Cordiali saluti

  36. Ok, e’ ora piu’ chiaro per le convenzionali.
    Per vedere in che forbice si rientra, bisogna utilizzare il TOTALE lordo e dividerlo per 13 (inclusivo di valorizzazione auto aziendale + premi) o solamente il fisso pagato mensilmente e conforntarlo con mensile delle tabelle convenzionali? quindi non c’entra nulla l’inquadramento (primo livello, secondo, a2, etc.) ma solo il livello retributivo per identificare il proprio livello convenzionale, esatto?
    Se (esempio) lo stipendio e’:
    -4000 lordi/mese x 13mensilita’
    -10000 premio annuo
    si finisce nella fascia 3766-4481 con con convenzionale 4481 mensile e si pagheranno tasse su 4481×13=58253 – inps effettivamente pagata (su reddito reale)? Oppure nel 4000/lordi annui va inclusa la divisione del 10000 di premio per mese (ca 800 in piu’ al mese)?
    Direi che tutta la maniera di identificazione e calcolo e’ molto confusa
    Il mio dubbio deriva dal fatto che la ratio e’ di agevolare il reddito del residente estero ma mi pare che lo si penalizzi in quanto si prendono in esame redditi piu’ alti dei reali.
    Mi puo’ fare un esempio di calcolo lei in base ai valori forniti (che meramente sono a titolo esemplificativo)

    Alessandro

    1. Egregio signor Alessandro,

      Non concordo sul fatto che è penalizzato chi ha un reddito “basso”; anche perché all’interno non ci sono i fringe benefit, e vengono escluse le indennità estero.
      Entrando invece nello specifico esempio da Lei fatto avremo una retribuzione mensile di riferimento pari a (4.000*13) +(10.000)/12= 5.166,00

      La retribuzione convenzionale di riferimento per i quadri 2012 dovrebbe essere, 5.197,76.

      Distinti saluti.

      Luigi Rodella

  37. Egregio Rag. Rodella,
    dal primo gennaio 2011 lavoro come dipendente presso un organismo comunitario con sede in Olanda.
    Dai compensi a me attribuiti non viene fatta alcuna trattenuta nè previdenziale nè a fini irpef.
    Al 31.12.2011 mi è stato certificato (dal mio datore di lavoro) un compenso netto; nel senso che in esso non compaiono i rimborsi spesa per viaggi,ecc… da me effettivamente sostenuti e di cui ho tutti i giustificativi (anche perchè altrimenti non me li avrebbero rimborsati).
    Per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi e versare quanto da me dovuto pensavo di comportarmi in questa maniera:
    – Inserire nel quadro RC sezione I (RC1) i compensi certificati per il 2011 al netto dei rimborsi spesa (che essendo a piè di lista non concorrono a formare reddito imponibile)
    – Inserire nel quadro RP (RP21) i contributi che verso in Italia alla Cassa Previdenza cui sono iscritto.
    – Liquidare l’imposta.
    Nell’attesa di avere un Suo riscontro/parere che sarebbe per me illuminante e di non poco conforto , Le porgo i miei più cordiali Saluti e le congratualazioni per il Suo blog.

    1. Egregio Signor Francesco Galassi,
      sono molto spiacente non potere esserle di aiuto, però, come ho già comunicato ad altri, io non sono un commercialista e non faccio le dichiarazioni dei redditi; il mio livello di conoscenza si ferma all’interno dell’azienda.
      E tra l’altro i miei lavori si limitano al rapporto di lavoro subordinato.
      Questi sono i miei limiti.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  38. Egregio Rag. Rodella,
    innanzi tutto mille complimenti per la chiarezza e per l’estrema utilità di questo blog. Giro in rete da mesi e non ho ancora trovato nulla di così chiaro e utile come le sue risposte alle domande di persone che, come me, brancolano nel vuoto.

    Mi permetto di sottoporle la mia situazione:
    – sono italiana e nel 2011, da gennaio a marzo, ho lavorato come dipendente in un’azienda italiana;
    – a marzo ho terminato il rapporto di lavoro perchè ho deciso di trasferirmi in germania dal mio fidanzato;
    – da maggio 2011 sono stata assunta, a tempo determinato (fino a ottobre 2012) da una azienda tedesca (GmbH) e percepisco un salario mensile sul quale pago ovviamente le tasse in busta paga;
    – non sapevo di dovermi iscrivere all’AIRE ma non appena arrivata in Germania, a maggio 2011, mi sono registrata al comune locale per accertare il mio domicilio; Non sono quindi iscritta all’AIRE ma ho la certifcazione di essere stata domiciliata in Germania da maggio 2011;
    – posseggo in italia un loft accatastato C3, da non considerarsi quindi prima casa. L’ho sepre lasciato libero per avere la possibilità di appoggio le rare volte che torno in Italia;
    – il mio commercialista italiano ha appena ultimato il modello UNICO per la mia posizione fiscale e oggi ho pagato 3.400 euro di tasse (statali, regionali e comunali) in Italia. Non le nascondo lo sconforto quando ho saputo che avrei dovuto pagare un importo così ingente a fronte di un salario tutt’altro che alto.

    Le chiedo:
    – l’attestazione di domicilio non sarebbe potuta valere come certificazione che i miei interessi, da maggio 2011, erano in germania?
    – questo venerdì ho un appuntamento in Ambasciata per iscrivermi all’AIRE. Sono sotto data (stanno per scadere i 183 giorni). Che lei sappia l’iscrizione parte da quando si fa domanda? O paura che i tempi italiani non riescano a smaltire la mia pratica nel tempo necessario per rispettare i 183 giorni. Ossia entro fine giugno.
    – non è possibile, con la certificazione della mia domiciliazione in germania, chiedere un iscrizione retroattiva all’AIRE?
    – nel caso avessi potuto evitare di pagare le tasse di cui sopra, è possibile chiederne la resistuzione?

    La ringrazio moltissimo per l’aiuto che potrebbe darmi e le auguro buona serata.

    Cordiali saluti,
    Chiara Borsa

    1. Gentile signora Chiara Borsa,
      La ringrazio molto per i suoi complimenti.
      In merito al quesito Le comunico quanto segue:
      1. Nonostante ci sia una Convenzione contro le doppie imposizioni sottoscritta dall’Italia con la Germania, benché il suo rapporto di lavoro fosse inferiore ai 183 giorni all’anno, dovrà comunque corrispondere le imposte in Italia in quanto il datore di lavoro è tedesco. Se fosse stato italiano (ipotesi di distacco), avrebbe pagato le tasse esclusivamente in Italia. Per cui nell’ipotesi attuale, avrà diritto ad un credito di imposta da fruire in Italia in base all’articolo 165 del Tuir.
      2. L’attestazione di indirizzo non è sufficiente, in quanto si richiede la reale iscrizione all’Aire.
      3. L’iscrizione all’AIRE decorre normalmente dalla data di ricevimento, da parte del comune, della dichiarazione resa dal cittadino all’Ufficio consolare di residenza.–Qualora il connazionale si rechi, prima di partire, all’anagrafe del comune di ultima residenza e dichiari la sua intenzione di trasferirsi all’estero per un periodo di tempo superiore ad un anno, il suo nominativo viene annotato nel registro delle cancellazioni anagrafiche e in quello delle iscrizioni all’AIRE, in attesa che il provvedimento possa essere perfezionato con il ricevimento della dichiarazione presentata dall’interessato all’Uffico consolare.–In questo caso la decorrenza dell’iscrizione è quella della prima dichiarazione al comune. –Se il connazionale, pur essendosi presentato al comune non si reca successivamente presso l’Ufficio consolare di immigrazione, il provvedimento rimane sospeso per un anno. Decorso tale periodo il cittadino viene cancellato dall’anagrafe della popolazione residente (APR) per irreperibilità.–Si sottolinea pertanto l’importanza di presentarsi puntualmente presso gli Uffici consolari, al fine di iscriversi negli schedari consolari e, quindi, all’AIRE. (Punto 3 ripreso dal sito dell’Aire).
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  39. Gent.mo Rag. Rodella,
    torno di nuovo a porle dei quesiti in merito al contratto di distacco di mio figlio a Taiwan di cui le ho riferito
    in precedenti note.
    Avremmo bisogno di ulteriori chiarimenti approfittando della sua competenza e disponibilità e precisamente:
    1) Iscrizione all’AIRE: Non ci è chiaro se, non iscrivendosi all’AIRE e pertanto non cancellandosi dall’anangrafe, mantenendo la residenza fiscale in Italia ciò comporterebbe dei problemi. L’azienda sostiene che, oltre a non essere in regola con la legge, la mancata iscrizione comporta all’azienda stessa un maggiore onere e lo stesso dicasi per il dipendente.
    Noi abbiamo verificato che Taiwan è fra i paesi black listed (decreto legge 4 maggio 1999) e abbiamo capito che la legge italiana per questi paesi considera “residenti” in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente ed emigrati in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato. Chi ha trasferito la residenza un tali paesi deve fornire la prova del reale trasferimento all’estero e deve dimostrare che in Italia non ha né dimora né complesso dei rapporti riguardanti sia affari che interessi.
    Mio figlio, come dettole ha un contratto di lavoro esclusivo e continuativo e dimora all’estero per più di 183 gg in 12 mesi. In Italia ha però la sua casa, i suoi interessi e i suoi familiari.
    Pur iscrivendosi all’AIRE potrebbe trovarsi nella condizioni che lo stato italiano lo consideri ugualmente “residente” vanificando lo scopo dell’iscrizione all’AIRE per non avere la doppia imposizione?
    Se non vuole iscriversi perchè vuole mantenere qui il centro dei suoi interesse può farlo?
    2) E’ vero che la casa di proprietà in Italia (prima casa), oltre a concorre a formare il reddito in Italia verrà tassata anche a Taiwan applicando la doppia imposizione? (la casa è l’abitazione principale che rimane a sua disposizione)
    3) In un suo commento alle mi richieste specifica: “All’estero si dovranno inoltre pagare i contributi sociali in base alle regole locali previste nel loro ordinamento; questo duplice pagamento contributivo comporta per l’azienda in ITALIA un notevole “sconto” sui contributi INPS”.
    Potrebbe spiegarmi cosa significa concretamente magari con un piccolo esempio?
    Spero possa rispondermi quanto prima. La ringrazio fin d’ora per la sua attenzione.
    Cordiali saluti
    Pinuccia V.

    1. Gentile signora,
      Io cerco di essere per quanto possibile esaustivo, considerando comunque i limiti di un “blog”. Per questo motivo anche l’utente deve adeguarsi, ricercando le risposte già date agli altri in precedenza, non potendo in questa sede, per ovvii motivi, fornire una consulenza personalizzata a tutti.
      Tutto ciò premesso cercherò di rispondere in sintesi:
      1. Se non s’iscrive all’Aire, rimane comunque residente in fiscale in Italia, con tutte le conseguenze relative.
      2. La mancata iscrizione non è sanzionata dalla nostra legislazione interna.
      3. Paesi BLACK LIST. Al momento in cui non sarà più residente in Italia, lo dovrà provare al fisco italiano; non mi sembra particolarmente difficile se questa è la verità.
      4. Se in Italia mantiene il proprio “centro di interessi” (famiglia, casa, ecc.), deve essere ancora considerato residente in Italia.
      5. Abitazione. Non conosco la disciplina fiscale a Taiwan
      6. Contributi. La ditta italiana, in base alle disposizioni contenute nella legge 398/1987, beneficia di uno sgravio contributivo del 10%.

      Distinti saluti.

      Luigi Rodella

  40. Gent.mo Rag. Rodella,
    sto per essere assunto a tempo indeterminato (CCNL TLC) da un’azienda italiana che mi manderà – per circa 2 anni – in Romania, dove lavorerò con continuità (almeno 183 gg/anno).
    Oltre alla RAL avrò un premio variabile, auto aziendale, trasferta pagata (vitto, alloggio e trasporti).
    La sede di lavoro indicata sarà in Italia, ma la mansione è esplicitamente dichiarata da svolgersi in Romania.
    La mia famiglia è e rimarrà in Italia.
    Visto che il c.tto è in via di definizione in questi giorni, ci sono consigli che potrebbe darmi per impostare al meglio le cose?

    Inoltre: il numero di rientri pagati in Italia è da specificare nel contratto?

    La ringrazio infinitamente
    Cordiali saluti
    Carlo Franceschini

    1. Egregio signor Carlo,

      In relazione a quanto da lei esposto, non si capisce se si tratta di trasferta ovvero di distacco comunitario, in base al REG. CE 883-2004 e REG. APPLICAZIONE 987_2009.
      Qualora si trattasse della seconda ipotesi, l’azienda dovrà procedere, tramite l’Inps alla comunicazione prevista dall’Unione Europea (compilazione modello A1).
      E’ sempre difficile dare consigli in tal senso, in quanto ogni lavoratore ha delle proprie esigenze soggettive; se dovessi essere interessato in prima persona, così mi cautelerei:
      Richiederei un contratto di “distacco” o di “assegnazione” nell’ambito del quale vorrei definire chiaramente le condizioni limitate al distacco, anche perché le medesime sono utili alla definizione del trattamento fiscale in Romania.
      Vorrei che fossero specificate in modo dettagliato:
      • Livello retributivo
      • Indennità trasfertisti (se c’è; in caso contrario come si definisce il piè di lista).
      • Benefit temporanei (Auto, telefonino, alloggio, ecc.)
      • Numero dei viaggi di rientro in Italia (comprensivi di polizza)
      • Polizza sanitaria integrativa valida per la permanenza in Romania.
      • Polizza infortuni.
      • Polizza morte ( 4/5 annualità morte/invalidità permanente).
      • ……..

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  41. Gent.mo Rag. Rodella,
    grazie per la sua cortese risposta!!
    Aggiungo che che l’azienda vorrebbe farmi un c.tto di trasferta, ma non ho idea quanto sia frutto di scelta precisa rispetto a quello di “distacco/assegnazione”, che ho capito lei preferirebbe per ragioni di tassazione in Romania.
    Potrebbe gentilmente darmi un’idea della differenza economica fra i 2 tipi di c.tto su una retribuzione complessiva di 70’000€?
    La ringrazio anticipatamente.
    Carlo

    1. Egregio signor Carlo,

      non è possibile rispondere in quanto, ciò che lei ritiene facente parte della “retribuzione complessiva” di € 70.000,00, comprende anche emolumenti volti a ristorare il disagio da lei sostenuto. Tali importi vengono genericamente definiti come “trasferta”.
      E’ comunque molto limitativo mettere tutto sotto lo stesso “tetto”; in quanto la sottoposizione contributiva e fiscale di tali elementi è molto diversa nel nostro ordinamento tributario italiano.
      Per questo motivo, è indispensabile da parte mia comprendere la scomposizione della retribuzione lorda, evidenziando a parte quanto viene erogato a titolo di “trasferta“ . Es. sistema analitico, mediante “diaria”, con assegni di sede, con indennità “trasfertisti”, ecc.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  42. Gent.mo Rag. Rodella,

    sottopongo alla Sua cortese attenzione un quesito su cui finora ho raccolto pareri contrastanti.
    Sono un cittadino italiano in trattativa con una società cinese che mi offre un contratto a tempo indeterminato, sede di lavoro Shanghai. Se accetto, mi dovrei trasferire in Cina (di fatto risiedendovi per ben più di 183 giorni all’anno) e di conseguenza dovrei iscrivermi all’AIRE. La mia domanda è: nel momento in cui perdo la residenza italiana, posso comunque avvalermi della possibilità di versare contributi volontari all’INPS per non perdere anni di anzianità in Italia?

    La ringrazio sin d’ora per il prezioso supporto che vorrà darmi.

    Cordiali saluti.
    Federico

    1. Egregio signor Federico,
      personalmente riterrei di si. Della medesima opinione è il dottor Andrea Basso (vedi Filo diritto Lavoratore distaccato in Cina). Nel sito Inps si può rilevare che: gli assicurati che risiedono all’estero in Paesi non convenzionati devono presentare la domanda o direttamente all’Inps, ovvero tramite l’autorità consolare.
      Devo inoltre rilevare che per questi periodi è comunque sempre possibile il riscatto.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  43. Egregio rag.Rodella,
    Sto per essere distaccato in Germania per alcuni anni. Porterò tutta la famiglia. (iscrizione aire suggerita)
    3 anni fa ho ristrutturato casa qui in Italia e vanto ancora un cospicuo credito con il fisco per le agevolazioni 55% e 36%.
    Mi dichiaro residente fiscalmente in Italia con conseguente doppia imposizione, prestito a tasso agevolato da parte dell’azienda, 730 in Italia e spero di recuperare il credito? Oppure ci sono altre strade? Dare la casa in usufrutto?

    1. Egregio signor Simone,

      Credo che la al momento in cui sposterà la famiglia in Germania e si iscriverà all’Aire, lei dovrà considerarsi a tutti gli effetti residente in Germania.
      In Italia continuerà a pagare le tasse sull’immobile, e probabilmente anche in Germania, essendo la residente (quest’ultimo aspetto lo dovrà verificare in base alle leggi locali).
      In merito alla sua futura situazione reddituale in Italia, derivante dalla dichiarazione dei redditi, non posso risponderle in quanto, come ho avuto modo di evidenziare più volte, non sono un esperto in questo settore.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  44. Gent.mo Rag. Rodella,

    La ringrazio molto per il sollecito ed esaustivo riscontro.

    Cordiali saluti.
    Federico

  45. Gent.mo Rag: Rodella,
    Le vorrei porre un quesito in merito alla mia attuale posizione lavorativa.
    Ho appena ricevuto un’ offerta, con relativa lettera di intenti all’assunzione, da una azienda italiana di costruzioni che opera anche nei paesi del nord africa.Il paese di interesse è L’algeria, e l’appalto in oggetto dovrebbe avere una durata di circa 3 anni.
    Nella lettera di intenti c’è scritto semplicemente che il mio contratto sarà disciplinato dalle condizioni di cui al contratto individuale di lavoro estero autorizzato ai sensi della L. 398/87.
    Poi è riportato lo stipendio “netto” annuale concordato e nn si fa riferimento come normalmente invece si dovrebbe fare, allo stipendio lordo. Le chiedo gentilmente per prima cosa il motivo di questa dicitura.
    Contestualmente Le chiedo come dovrebbe, in questo caso, essere regolamentata la mia imposizione fiscale, visto che comunque la mia residenza rimarrà in Italia. La società in questione ha una società controllata proprio in algeria, e nella lettera di intenti c’è scritto, senza fare esplicita dichiarazione, che verrò assunto presso la Società principale e/o presso una società controllata, che immagino potrebbe essere proprio quella con sede in algeria. Le chiedo cosa eventualmente cambia dalle due situazioni diverse e se dovrei in qualche modo tutelarmi spingendo verso l’una o l’altra soluzione.
    La ringrazio anticipatamente.

    1. Egregio signor Enrico,

      Le rispondo in sintesi:
      1. Più che “lettera d’intenti”, io la definirei una “impegnativa all’assunzione”. Da questo comprendo che lei non è distaccato da azienda italiana, ma viene assunto per essere distaccato all’estero. La legge 398/1987 prevede che, i rapporti di lavoro all’estero saranno regolati da “contratti tipo”, precedentemente concordati con le proprie Organizzazioni sindacali, per cui, ciò che viene approvato da Ministero, non è un contratto individuale di lavoro, ma uno schema generale, sul quale il datore dovrà attenersi per sottoscrivere il contratto individuale di lavoro.
      2. Non comprendo il motivo che abbia indotto il datore di lavoro ad indicare la retribuzione netta. Io non lo avrei fatto, anche perché impegnarsi a garantire sempre un determinato netto, implicherebbe la conoscenza di emanande leggi, e credo il consulente aziendale non operi con la sfera di cristallo.
      3. Se lei rimane residente in Italia, sarà sottoposto anche in Italia al prelievo fiscale per i redditi prodotti all’estero. Avrà comunque diritto ad un credito d’imposta in base all’articolo 165 del Tuir.
      4. L’articolo 2 comma 4 della legge 398/1987, prevede espressamente che : “il contratto di lavoro, ove preveda espressamente la possibilità, dopo il trasferimento all’estero, che il datore di lavoro destini il lavoratore assunto a prestare la propria attività presso consociate estere, garantisca le condizioni di lavoro….” Tutto questo comporta che lei venga comunque assunto dalla società italiana titolare dell’autorizzazione: successivamente potrebbe essere destinato a lavorare presso la società estera controllata. Ritengo che il titolare del rapporto debba essere sempre la società italiana. A mio giudizio non è possibile essere assunto dalla controllata.
      5. Il mio consiglio è di non accettare l’assunzione dalla collegata.
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  46. Buonasera Rag. Rodella,
    ho letto con attenzione il Suo blog, davvero ottimo!
    Vorrei sottoporLe il mio caso per avere alcune delucidazioni, e nel caso per entrare in contatto per una eventuale consulenza più di dettaglio.
    Fino a fine febbraio 2011 sono stato dipendente per una banca italiana, avevo residenza in Italia. Dal 1 marzo 2011 mi sono trasferito in Austria a lavorare per una banca austriaca. Da subito ho registrato qui in Austria la mia residenza, e mi sono iscritto AIRE. La banca austriaca ovviamente mi accredita lo stipendio su conto corrente austriaco e opera già le trattenute del caso secondo la legislazione austriaca.
    Altre informazioni aggiuntive:
    – non ho alcuna altra fonte di reddito
    – non ho alcuna proprietà (nè immobili, nè auto / moto) nè in Italia, nè all’estero
    – ho una casa in affitto (cointestata con mio fratello) in Italia
    – ho una casa in affitto in Austria, in cui vivo e ho la mia residenza primaria
    – da qualche anno ho alcune azioni su cui ho investito, e “appoggiate” sul mio conto corrente in Italia (e sono comunque purtroppo altamente in perdita)
    – ho conti correnti sia in Italia che in Austria, intestati a me stesso.

    Le mie domande sono:
    1. devo compilare una qualche dichiarazione dei redditi in Italia in riferimento allo stipendio percepito in Italia nei mesi di gennaio e febbraio 2011 e la liquidazione del TFR percepita al momento dell’uscita (che è già stata tassata alla fonet)?
    2. Devo compilare una dichiarazione dei redditi riferiti allo stipendio percepito in Austria dal 1 marzo 2011?
    3. In caso debba compilare una dichiarazione, quali sono le tempistiche, le scadenze e le modalità?
    4. Come mi devo comportare per i redditi 2012, che sono interamente di riferimento e percepiti nel 2012?
    5. Posso effettuare bonifici bancari per trasferimento di denaro fra i miei conti in Italia e in Austria (in entrambe le direzioni) visto che mi servono per le spese che sostengo in entrambi i Paesi? Questi trasferimenti avvengono pertanto sempre tramite banca. Devono essere registrate in qualche modo?

    Ringrazio in anticipo per un cortese riscontro mi possa dare.

    Cordiali saluti

    alberto

    1. identicon Post
      Author

      Egregio Signor Alberto,

      La ringrazio molto per i complimenti.

      In merito al suo quesito, forse posso esserle limitatamente d’aiuto, in quanto non compilo, né sono esperto DI dichiarazioni dei redditi; la mia competenza si ferma all’interno dell’azienda. Tutto ciò premesso Le comunico quanto segue:
      1. Essendo Lei residente nel periodo d’imposta 2011 in Austria, e avendo lavorato per due mesi in Italia, dovrà compilare la dichiarazione dei redditi in Italia, limitatamente per tale periodo, in base al principio di territorialità. Parimenti, dovrà verificare la legislazione austriaca, perché ritengo che sulla base della “tassazione mondiale”, dovrà corrispondere le imposte anche in Austria, sempre per questi due mesi (oltre agli altri dieci). Se le regole locali sono speculari a quelle italiane, avrà diritto ad un credito di imposta, per le imposte pagate in Italia.
      2. Per la tassazione del TFR si deve fare riferimento alla residenza del suo datore di lavoro. Essendo un istituto di credito italiano avrà operato le imposte alla fonte secondo le regole comuni presenti in Italia. Il datore, denunciando tali redditi nel modello 770, potrà consentire al Fisco di procedere alla riliquidazione tra cinque anni. Per approfondire meglio quest’argomento la rimando al mio articolo pubblicato su questo blog: “LA TASSAZIONE DEL TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO MATURATO ALL’ESTERO”.
      3. Se nel 2012 sarà residente in Austria e in Italia non avrà alcun reddito, il rapporto fiscale dovrà essere unicamente con il fisco austriaco.
      4. Sui movimenti bancari non sono esperto.

      La saluto cordialmente.

      Luigi Rodella

      1. Buonasera Rag. Rodella,
        ringrazio moltissimo per la cortese e velocissima risposta!
        Ne approfitto nuovamente per chiedere se per caso Lei conosce qualche professionista da suggerirmi a cui possa rivolgere le domande non di Sua competenza.
        Ringrazio nuovamente per la professionalità, la velocità e la chiarezza nelle Sue risposte!
        Complimenti!
        Cordiali saluti!
        alberto

  47. Egr. Rag. Rodella, complimenti innanzitutto per il Suo blog, molto interessante.
    Le pongo un quesito che mi interessa.
    Ditta italiana vuole assumere un dipendente con doppia cittadinanza (italiana ed argentina) e mandarlo a lavorare in Brasile (oltre 183 gg all’anno).
    Il dipendente in Italia ha dei parenti presso i quali risiede attualmente.
    In Brasile invece starà in affitto con la propria fidanzata.
    Come saranno tassati gli stipendi pagati dalla società italiana?
    Come se lavorasse in Italia o invece pagherà le tasse in Brasile?
    Oppure dovrà pagarle sia qui che li e poi chiedere rimborso di una delle due?
    Se invece lavorasse all’estero meno di 183 gg, pagherebbe le tasse solo in Italia giusto?
    Come dimostrare questi 183 gg?
    Basta il biglietto aereo di andata ed quello di ritorno o è più complesso dimostrarlo?

    Grazie.

    1. identicon Post
      Author

      Egregio signor Alessandro,

      La ringrazio molto per i complimenti.

      Il problema relativo alla duplice residenza, è un impegno delle due Nazioni nel volerlo ricondurre ad un criterio unitario, proprio per evitare le incertezze della duplice tassazione. L’Italia e l’Argentina hanno stipulato una Convenzione contro le doppie imposizioni; l’articolo 4, sulla residenza, così recita:

      “Art. 4. Residenza 
1. Ai fini della presente Convenzione, l’espressione “residente di uno Stato contraente” designa ogni persona, che in virtù della legislazione di detto Stato, è assoggettata ad imposta nello stesso Stato, a motivo del suo domicilio, della sua residenza, della sede della sua direzione o di ogni altro criterio di natura analoga. Tuttavia, tale espressione non comprende le persone che sono assoggettate ad imposta in detto Stato soltanto per il reddito che esse ricavano da fonti situate in detto Stato. 
2. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona fisica è considerata residente di entrambi gli Stati contraenti, la sua situazione è determinata nel seguente modo: a) detta persona è considerata residente dello Stato contraente nel quale ha un’abitazione permanente; quando essa dispone di un’abitazione permanente in ciascuno degli Stati contraenti, è considerata residente dello Stato contraente nel quale le sue relazioni personali ed economiche sono più strette (centro degli interessi vitali); b) se non si può determinare lo Stato contraente nel quale detta persona ha il centro dei suoi interessi vitali, o se la medesima non ha un’abitazione permanente in alcuno degli Stati contraenti, essa è considerata residente dello Stato contraente in cui soggiorna abitualmente; c) se detta persona soggiorna abitualmente in entrambi gli Stati contraenti, ovvero non soggiorna abitualmente in alcuno di essi, essa è considerata residente dello Stato contraente del quale ha la nazionalità; d) se detta persona ha la nazionalità di entrambi gli Stati contraenti, o se non ha la nazionalità di alcuno di essi, le Autorità competenti degli Stati contraenti risolvono la questione di comune accordo. 
3. Quando, in base alle disposizioni del paragrafo 1, una persona diversa da una persona fisica è residente di entrambi gli Stati contraenti, si ritiene che essa è residente dello Stato in cui si trova la sede della sua direzione effettiva.”

      ———————-

      Tutto ciò premesso, dovrà esaminare i criteri discriminanti, contenuti nel presente documento e formulare le sue considerazioni sulla base della sua reale situazione.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  48. Egregio Rag Rodella, La ringrazio per le sue delucidazioni ed i suoi consigli, in effetti tra le righe, Lei ha colto perfettamente il mio dubbio. Cioè non vorrei che inserire nell’impegnativa all’assunzione il “netto” annuale, significherà che dovendo pagare contribuzioni fiscali in 2 stati, mi possa ritrovare alla fine dei gochi, anche se dovessi avere il credito di imposta ai sensi del art.165 del tuir, a percepire un netto inferiore a quello da loro dichiarato.
    Grazie.

  49. Egr. Rag. Rodella, complimenti innanzitutto per il Suo blog veramente molto chiaro.
    Le pongo un quesito a cui non so rispondere:
    mio marito lavora per una società di consulenza italiana cje da novembre (ad oggi 8 mesi) lo ha mandato a lavorare per una società francese. La società francese paga la società di consulenza francese che paga la società di consulenza italiana che paga lo stipendio a mio marito.
    Mio marito
    -ha mantenuto la residenza qui in italia,
    -ha un contratto c.c.n.l. commercio
    – tutte le spese compreso alloggio etc. le paga l’azienda
    -non ha un conto francese.
    Ora io ho pensato che ricevendo lo stipendio dalla società italiana e rimanendo con la residenza qui non dovesse pagare le tasse francesi. Il mio raggionamento è sbagliato?
    Se si cosa deve fare?
    La ringrazio di cuore del servizio offerto
    Sara

  50. identicon Post
    Author

    Gentile signora Sara,
    nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato vige il principio della “territorialità”. Significa che ognuno debba pagare le tasse dover svolge l’attività lavorativa (nel suo caso la Francia). Parimenti esiste un altro principio, cd. della “tassazione mondiale”, che prevede il pagamento delle imposte nel luogo in cui si risiede. Il tutto viene disciplinato, relativamente al recupero del credito di imposta dal nostro TUIR. Per quanto riguarda la eventuale disciplina inerente alla tassazione esclusiva, occorre verificare cosa prevedono le varie Convenzioni, contro le doppie imposizioni (art. 15 lavoro subordinato).
    Con i migliori saluti.
    Luigi rodella

  51. Gentile Rag. Rodella
    Avrei bisogno di alcuni chiarimenti di tipo fiscale rispetto alla mia posizione lavorativa all’estero.
    Vivo in Canada dal gennaio del 2010, nel gennaio del 2011 sono stato assunto come dipendente presso una banca canadese che non ha nessun legame con l’Italia. Alla fine del 2010 mi sono regolarmente iscritto all’AIRE. Ritengo che il centro dei miei legami familiari, sociali e lavorativi sia in Canada in quanto sono celibe, in Italia ho i miei genitori che non fanno parte del mio nucleo familiare da oltre 10 anni. Gli unici legami che ho con l’Italia è che possiedo una casa, attualmente sfitta che in futuro penso di affittare e sono cointestatario di un conto corrente con i miei genitori, ma in caso questo creasse problemi posso togliere il mio nome come cointestatario.
    Sono stato recentemente all’Agenzia delle Entrate per sapere se nel 2011 devo pagare le tasse anche in Italia e come le devo pagare. Mi è stato risposto che pur soggiornando per un periodo superiore a 183 giorni all’anno all’estero, pur essendo iscritti all’AIRE e di conseguenza cancellato dalle liste dei residenti nel comune di provenienza, ma essendo in possesso di una casa nel territorio italiano devo pagare le tasse del lavoro canadese anche in Italia detraendomi la quota di tasse già pagate in Canada. Mi è stato detto inoltre che per determinare il reddito imponibile per il 2011 devo fare riferimento alle retribuzioni convenzionali.
    Gradire sapere se ritiene giusta l’informazione che ho ricevuto dall’ Agenzia delle Entrate e, in caso negativo, quale è secondo lei la procedura corretta.
    Leggendo alcune sue risposte precedenti mi è parso di capire che le informazioni ricevute non sono corrette ma confesso anche che la materia è per me abbastanza complessa e mi crea alcune incertezze.
    La ringrazio infinitamente per l’aiuto che potrà darmi. Cordiali saluti e buona serata

    1. identicon Post
      Author

      Egregio signor Sergio,
      ritengo che se lei è residente in Canada, in Italia dovrà pagare le tasse limitatamente ai redditi ivi prodotti, (l’abitazione).
      Credo inoltre che la “retribuzione convenzionale” si debba applicare in base alla previsione del comma 8-bis) dell’articolo 51 del Tuir (lavoratore residente in Italia con contratto esclusivi e continuativo).
      Mi pare non sia questa l’ipotesi.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  52. Gentile Rag. Rondella –

    La ringrazio per aver organizzato questo blog. Vorrei esporle la mia situazione nella speranza di capire un po’ meglio quali siano le mie obbligazioni nei confronti dello stato italiano.

    Non risiedo in Italia da ormai 5 anni avendo vissuto e lavorato negli Stati Uniti per un’organizzazione americana senza sede in Italia. Secondo il trattato bilaterale Italia – USA, ho pagato le tase negli Stati Uniti.

    Quest’estate mi transferiro in Turchia continuando a lavorare per la stessa organizzazione da casa come impiegato residente in un altro paese.

    Ho gia’ verificato la mia situazione con la Turchia e dato che non staro’ lavorando per un’organizzazione residente in Turchia saro’ in grado di ricevere un permesso di residenza ma non avro’ un permesso di lavoro o una relazione fiscale con la Turchia dato che la mia organizzazione non ha sede o operazioni neppure in Turchia.

    Nel 2012 pagero’ le tasse negli Stati Uniti per il periodo in cui ero domiciliato negli Stati Uniti. Da Agosto il mio visto e di fatto la mia residenza cambia e gli Stati Uniti non avro’ piu legami con il paese a parte il mio salario.

    Mi registrero all’AIRE in Turchia ma quale sara’ la mia residenza fiscale? Di fatto l’unica cosa che mi lega all’italia sono la mia cittadinanza e i miei genitori.

    Saro tenuto, in quanto cittadino Italiano, a pagare tasse e contributi in Italia? La mia situazione non sembra regolata dai trattati bilaterali tra governi.

    Grazie mille per il suo aiuto –
    Cordiali saluti.

    1. identicon Post
      Author

      Egregio signor Beniamino,

      Il suo è un caso un po’ complesso; cercherò di esprimere la mia opinione in base alle sue specifiche indicazioni.
      1. Residenza italiana. E’ un argomento affrontato e commentato in modo particolarmente esaustivo; sarebbe bene che lei leggesse l’ampio dibattito su quest’argomento. In linea generale direi che al momento in cui si è cancellato dall’anagrafe del suo comune in Italia; si è iscritto all’Aire; non ha più l’abitazione, né lavoro, né centro di interessi (non entro nel merito dei suoi genitori, però ho inteso che lei non risiede più con loro); ebbene escluderei la residenza fiscale italiana.
      2. In base al punto 1, lei non dovrà pagare le tasse in Italia. Per quanto riguarda i contributi non so se Lei ha attivato la clausola prevista dall’Accordo Italia – Usa, nell’ambito della quale entro i primi tre mesi di lavoro in Usa avrebbe dovuto esercitare l’opzione per continuare a versare i contributi in Italia. Se non ha fatto nulla in tal senso, in Italia non deve versare alcun contributo previdenziale.
      3. In merito alla sua futura residenza, dovrebbe esaminare la Convenzione stipulata tra la Turchia e gli Usa. Io verifico solo le Convenzioni stipulate dall’Italia, con le altre Nazioni.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  53. Buogiorno, Rag. Rodella
    Complimenti per la chiarezza e soprattutto la disponibilità nel fornire chiarimenti!
    Mio marito verrà distaccato dalla società italiana presso cui lavora alla casa madre francese. Noi (famiglia) rimarremo in Italia quindi sulla base di quanto letto nel suo blog lui conserverà la residenza italiana e dovrà continuare a pagare le imposte in italia in base alla retribuzione convenzionale.
    In Francia assumerà un ruolo cosiddetto “internazionale” che lo poterà a stare in Francia per circa 120 giorni, 60 giorni in USA e il restante negli altri vari paesi europei in quanto la casamadre francese ha filiali in tutto il mondo presso cui lui si dovrà recare periodicamente.
    I dubbi sono due: il primo riguarda il fatto di poter applicare la retribuzione convenzionale visto che starà all’estero sicuramente più di 183 giorni ma solo 120 in Francia; il secondo riguarda come sarà la la tassazione in Francia visto pur se ivi distaccato non vi soggiornerà per più di 120 giorni?
    Grazie mille !

    1. identicon Post
      Author

      Gentile signora Daniela,
      La ringrazio molto per i complimenti.
      In merito al quesito da Lei posto vorrei innanzi tutto rilevare che, per determinare in Italia la tassazione in base alle retribuzioni convenzionali, oltre a rimanere in Francia per oltre 183 giorni, riferito a 12 mesi, dovrebbe essere stato distaccato in base ad un contratto che prevede la continuità e l’esclusività del rapporto di lavoro con la società francese. Non conosco il secondo requisito, però il primo, quello temporale non c’è, dimorando di fatto in Francia solo per 120 giorni/anno.
      Personalmente, riterrei di analizzare la possibilità di considerare l’esclusività della tassazione in Italia, applicando le varie convenzioni contro le doppie imposizioni, relative ai vari Paesi interessati.
      Le sottopongo l’articolo 15 della convenzione Italia – Francia. In linea generale si potrebbe forse applicare, a condizione si realizzino i presupposti indicati al comma 2 lettere b), e c). Io non lo posso sapere.
      Analogo discorso deve essere fatto per ogni singola nazione presso la quale presta la propria attività. Se qualche nazione è priva di Convenzione, dovrà pagare le tasse nel paese distaccatario, oltre che quelle in Italia; vale sempre il principio della restituzione dell’imposta, applicando l’art. 165 del Tuir.
      In ogni caso, i versamenti in Italia sono sul reale, in quanto nella prima ipotesi (comma 8-bis) non ci sono i requisiti per applicare le convenzionali, e nel secondo caso (applicazione tassazione esclusiva ex art. 15 Convenzione), si deve tassare sul reale.

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

      Allegato: n. 1 art. 15 – Convenzione Italia – Francia – contro le doppie imposizioni.

      ———————–

      Articolo 15 – Lavoro subordinato
      1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18, 19, 20 e 21, i salari, gli stipendi e le altre
      remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato riceve in corrispettivo di un’attività
      dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta
      nell’altro Stato. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in
      questo altro Stato.
      2. Nonostante le disposizioni del paragrafo 1, le remunerazioni che un residente di uno Stato riceve
      in corrispettivo di un’attività dipendente svolta nell’altro Stato sono imponibili soltanto nel primo
      Stato se:
      a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in
      totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato, e
      b) le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente
      dell’altro Stato, e
      c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa
      che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.

      1. grazie mille è veramente chiarissimo!
        un’ultima precisazione cvisto che non aveva a disposizione tutti gli elementi:
        per quanto riguarda l’art. 15 della convenzione:
        lettera b) la remunerazione sarà pagata dalla società italiana;
        c) il costo del salario + evetulai benefit verrà interamente addebitato alla casa madre francese che non è una stabile organizzazione della società italiana; è esattamente l’opposto è la società italiana che è la stabile organizzazione della società francese.
        che ne pensa?
        di nuovo grazie mille!

        1. identicon Post
          Author

          Gentile signora Daniela,

          Questa effettivamente potrebbe essere la strada. Sarebbe opportuno che verificaste a fondo il punto c) , poiché nell’ambito dei “gruppi aziendali”, è sempre quello più critico.
          Con i migliori saluti.
          Luigi Rodella

  54. Egr. Rag. Rodella
    la mia societa’ mi ha fatto un contratto di lavoro estero per un paese extra-europeo.
    Il contratto prevede l’onere della societa’ di pagare le tasse sia nel paese estero che in italia, ed il suo diritto di recuperare le tasse pagate all’estero per conto del lavoratore.
    La mia residenza fiscale ed anagrafica rimane comunque in italia e non risiedo all’estero per piu di 183 giorni l’anno.
    Il mio lavoro all’estero e quindi assimilabile piu’ a missioni che un lavoro permanete all’estero, ed inoltre non ho conferma/evidenza di quante/quali tasse la societa’ stia pagando all’estero, e se le stia effettivamente pagando.
    Cio premesso le domando cortesemente quali rischi, responsabilita’ o sanzioni potrebbero essermi personalmente contestate dal fisco del paese estero e da quello italiano qualora la societa non stia pagando regolarmente le tasse e se in tal caso possa rivalermi sulla societa’.
    grazie
    PS e’ possibile ricevere copia della risposta via e.mail o un avviso quando viene pubblicata?

  55. Egregio Signor Alberto,
    In effetti, è una situazione poco chiara: le comunico la mia opinione.
    Innanzi tutto, non è un onere per la società italiana distaccante, pagare le tasse del signor Alberto. La società italiana, qualora si ravvisino tutti gli elementi per applicare il comma 8_bis) dell’articolo 51 del Tuir, è solamente il sostituto di imposta.
    Non conosco la disciplina fiscale in atto nel Paese distaccatario, però presumo che al limite, la società distaccataria possa rivestire, anche in quella ipotesi, la figura di sostituto di imposta. E’ invece più plausibile che il rapporto con il fisco locale, debba essere direttamente definito da lei, tramite qualche consulente locale. (Non sicuramente, né la Società italiana, né quella straniera, fruitrice delle prestazioni).
    Devo inoltre rilevare che Lei essendo in trasferta, difficilmente si potrebbe applicare il citato comma 8-bis, che disciplina la tassazione concorrente, per cui, quasi sicuramente le imposte in Italia si dovranno pagare sulla retribuzione reale.
    Tutto ciò premesso, sia in Italia, che nel Paese estero di destinazione, Lei è responsabile del versamento dei tributi; per cui le sanzioni previste, potrebbero essere in capo a lei, qualora, in sede di dichiarazione dei redditi non dovesse versare il dovuto.
    Il recupero del credito di imposta potrebbe avvenire in sede di conguaglio di fine anno, ovvero in sede di denuncia dei redditi (modello Unico o 730); in ambedue i casi lei dovrebbe essere conoscenza della situazione.
    Per terminare, lei dovrebbe comunque ricevere ogni anno dal suo datore il modello CUD, nell’ambito del quale devono essere evidenziate le retribuzioni erogate sulle cd. retribuzioni convenzionali, contraddistinte nelle annotazioni dal codice AD.

    Distinti saluti.

    Luigi Rodella

  56. Egr. Rag. Rodella,
    volevo una delucidazione sul trattamento fiscale per un lavoratore dipendente in libia, pagato da un’azienda italiana. Mi sembra che il trattato contro le doppie imposizioni non sia ancora stato ratificato dal parlamento (credo sia in commissione), quindi valgono ancora le regole ordinarie. Il lavoratore sarà per più di 183 giorni nel paese estero, ma lascerà la famiglia in Italia, dove si recherà di tanto in tanto (e qui non è chiaro il concetto di residenza legato ai principali interessi…). Da quello che leggo sulla futura convenzione il fatto che il lavoratore soggiorni più di 183 giorni dovrebbe imporre la tassazione nel paese estero, anche se formalmente residente in Italia, ma in assenza di convenzione la cosa non è affatto chiara. Grazie in anticipo

    1. Egregio signor Luca,
      Mi risulterebbe che lo scorso 11 maggio questo Governo sia intervenuto sull’adozione del disegno di legge di ratifica della Convenzione tra Italia e Libia, per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito. In base alle comunicazioni fornite, pare che l’accordo in questione ricalchi in larga misura la falsariga Ocse, per cui la rimando all’articolo 15.
      Tutto ciò premesso, i tempi saranno necessariamente ancora lunghi, prima di poter applicare il presente trattato.
      Vorrei inoltre evidenziare che, anche alla presenza di Convenzione, a lei, rimanendo residente in Italia e permanendo in Libia per più di 183 giorni, verrebbe applicata la tassazione in Italia (oltre che in Libia, se dovuta).
      Il concetto di residenza fiscale legato ai “principali interessi”, è la condizione per mantenere la residenza fiscale in Italia. La famiglia in Italia è per il fisco italiano, la connotazione principale su cui si rende evidente “il proprio centro di interessi”.
      In conclusione, nei suoi confronti verrà applicata la tassazione concorrente; non ho alcun elemento per stabilire se si potranno applicare anche le retribuzioni convenzionali.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella.

  57. Egr.o Rag. Rodella
    Lavoro in Francia dal Gennaio 2011 per una societa con sede legale in francia. Soon quindi soggetta alla tassazione francese. Nel corso del 2011 ho percepito la liquidazione del condo cometa della societa Italiana per cui ho lavorato fino novembre 2010. L’agenzia delle tasse francese sostiene che debba dichiarare questa fonte di reddito facendo riferimento alla convenzione italia-francia e che andra’ quindi a determinare insieme al reddito percepito in francia il relativo scaglione. In italia il tfr e’ tassato alla fonte e mi resulta che faccia parte di tassazione separata….le sembra corretto? Saluti,Natalia.

      1. Gentile Signora Natalia,
        vorrei inoltre aggiungere che sarebbe importante conoscere la natura dell’erogazione del Fondo Cometa, se a titolo di rendita ovvero di capitale.
        Luigi Rodella

  58. Gentile Ragioniere,

    sono un lavoratore dipendente che a luglio 2011 è tornato a vivere e lavorare in italia. Il cambio di residenza lo feci il 03/07/11 e vorrei sapere come devo comportarmi con i redditi percepiti in Spagna (dove ho regolarmente lavorato e riseduto per diversi anni). Mi sembra di capire che devo integrarli alla dichiarazione italiana pero la domanda sorge spontanea: ma se io non avevo residenza (ero iscritto all’AIRE) non avevo nulla in italia (conti correnti, case etc) e ho regolarmente pagato le tasse in Spagna (ho la dichiarazione già fatta e pagata) per quale principio costituzionale lo stato italiano vuole tassare questi redditi seconde le nostre aliquote (anche se al netto di quello che ho pagato) che chiaramente sono più alte? a me lo stato italiano quando ero fuori (ma anche da dentro) non ha dato nulla pero adesso chiede ancora più tasse? la ringrazio per tutto ciò che può dirmi. saluti.

    1. identicon Post
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      Egregio signor Navarra Marco,

      Essendo lei residente fiscale in Italia dal 3 luglio 2011, la situazione che lei indica è questa:
      • Giorni 183 – residente in Spagna.
      • Giorni 182 – residente in Italia,

      Se questa rappresentazione fosse corretta, non essendo lei residente in Italia “per la maggior parte del periodi di imposta”, dovrebbe corrispondere le tasse nel nostro Stato, limitatamente al reddito qui prodotto.

      In tal caso le sue lamentele non sarebbero fondate.

      Vorrei inoltre evidenziare che se in Spagna si applicasse la legislazione fiscale analoga alla nostra, la cd. “worldwide taxation principle”, ebbene in tal caso, essendo lei residente in Spagna dovrebbe scontare l’imposta anche per i redditi prodotti in Italia.

      In tal caso le lamentele sarebbero rivolte al Paese iberico.

      Distinti saluti.

      Luigi Rodella

      1. Egr. Rag. Rodella,
        la ringrazio moltissimo per il suo aiuto. Il cambio di residenza è del 04/07 quindi il periodo d’imposta sarebbe 184 e 181. Vorrei solo sottolineare che la mia residenza attuale continua ad essere in italia e la mia residenza spagnola è appunto terminata il 04/07/11. In ogni caso mi sembra chiaro che per il 2011 avendo avuto la residenza per un periodo d’imposta superiore a 183 giorni in spagna devo integrare appunto i redditi italiani a quelli spagnoli e non viceversa. Non vorrei essere evasore in due stati!!
        La ringrazio di nuovo per la sua attenzione e la sua dedicazione in questa bellissima web.
        grazie ancora

        1. identicon Post
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          Deve comunque verificare bene la procedura locale in Spagna, in quanto, se speculare a quella italiana, dovrebbe vantare un credito per le imposte pagate in Italia nel periodo 4 luglio 31 dicembre 2011. Da noi questo è disciplinato dall’articolo 165 del Tuir; non conosco la disciplina spagnola.
          Distinti saluti.
          l.r.

  59. ho il caso di una persona che lavora all’estero (croazia) assunto da una ditta croata.
    percepisce stipendio in croazia e vive li, ma non si è iscritto all’AIRE, quindi risulta residente in talia, dove possiede 2 immobili.
    pertanto deve fare unico in italia.
    vorrei sapere se è tenuto a compilare il quadro RW per il conto corrente croato e che sezioni compilare.

    grazie

    1. Ritengo che i conti correnti all’estero dei soggetti residenti in italia devono essere indicati nella sezione 2 del quadro rw se l’ammontare del conto alla fine dell’esercizio sia maggiore di 10000 euro.
      L’obbligo sussiste in ogni caso anche se nel corso dell’anno le predette attività non hanno subito movimentazioni.
      Inoltre da quest’anno relativamente al 2011, per i conti correnti la cui giacenza media nell’anno è superiore a 5000 euro è dovuta anche un’imposta di bollo annuale nella misura del: 1‰ per il 2011 e 2012.1,5‰ dal 2013.

      Per dichiarare le attività finanziarie detenute all’estero, il contribuente deve compilare la sezione XVI del quadro RM di UNICO PF 2012.
      Il versamento dell’IVAFE deve essere effettuato utilizzando il codice tributo 4043.
      Ulteriori chiarimenti possono essere reperiti nella Circ. 28 del 2 luglio e nella nostra circolare del giorno n. 142 del 6 luglio 2012.

  60. Egr. Rag. Rodella,
    sono un cittadino americano che si è trasferito in italia con la famiglia per motivi di lavoro ad inizio 2011.
    Premesso di aver già fatto la denuncia dei redditi in USA per tutti i redditi ovunque percepiti per l’anno 2011, essendo residente fiscalmente in Italia mi è stato detto che devo fare la denuncia dei redditi anche in italia per tutti i redditi ovunque percepiti.
    Le chiederei conferma del corretto comportamento sopra specificato (doppia tassazione ITALIA-USA).
    Specificando di aver ottenuto in USA un parziale rimborso delle imposte versate dal datore di lavoro USA, le chiedo se è possibile avere il credito di imposta in Italia per le imposte non rimborsate in USA ed in quale misura.
    Ringraziandola anticipatamente le invio distinti saluti.

    Marco N.

    1. identicon Post
      Author

      Egregio signor Marco,
      Credo che se lei nel 2011 era residente in USA, in Italia deve scontare le imposte limitatamente a quelle prodotte nel nostro Stato, ovviamente nel rispetto dell’articolo 15 della Convenzione Italia – Usa che qui le fornisco (allegato 1), per sua opportuna conoscenza.
      Ritengo inoltre che se lei non è residente in Italia, non può vantare crediti di imposta. Tale ipotesi si potrebbe configurare al momento in cui decidesse di cambiare la residenza, acquisendo la nostra, e si fosse in presenza di duplice imposizione, per effetto dell’applicazione dell’articolo 51 comma 8 bis del Tuir.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella
      (25.7.2012)
      ———————————————–
      ALLEGATO 1
      Art. 15 
Lavoro subordinato
      1. Salve le disposizioni degli articoli 16, (Compensi e gettoni di presenza), 18 (Pensioni, eccetera), 19 (Funzioni pubbliche), 20 (Professori ed insegnanti) e 21 (Studenti ed apprendisti), i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di una attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.
      2. Nonostante le disposizioni del paragrafo 1, le remunerazioni che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente svolta nell’altro Stato contraente sono imponibili soltanto nel primo Stato se:
      a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato;
      b) le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente dell’altro Stato; e
      c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.
      3. Nonostante le precedenti disposizioni del presente articolo, le remunerazioni percepite in corrispettivo di un lavoro subordinato regolarmente svolto a bordo di navi o di aeromobili utilizzati da un’impresa di uno Stato contraente in traffico internazionale sono imponibili soltanto in detto Stato contraente.

  61. Salve,
    tra molti siti ritengo il vostro il piu’ competente, pertanto vorrei porvi il mio quesito: Sono residente in Italia, sono assunto da filiale Italiana per conto della holding della mia società (Svizzera), ma dato il ruolo che ricopro sono tra i 4-5 giorni per settimana all’estero, ogni settimana un paese diverso d’Europa. Italia x lavoro mai se non durante il rientro week end. Pago in Italia tasse per non usurfruire di nessun servizio. Posso richiedere qualsivoglia tipo di agevolazione fiscale..se esiste?
    Grazie,
    Gianfranco

    1. identicon Post
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      Egregio signor Gianfranco,
      ringraziamo per il suo apprezzamento nei nostri confronti.
      In merito al quesito, ritengo che se lei è fiscalmente residente in Italia, versa tutti i contributi sociali (essendo iscritto all’Inps), paga le imposte nazionali e territoriali in Italia, dove risiede; avrà senz’altro titolo a fruire di tutti i benefici previsti per i comuni cittadini italiani residenti. Molti di questi benefici fiscali/previdenziali/assistenziali, sono però modulari in base al reddito del soggetto richiedente.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  62. Gentile Ragioniere,
    in settembre inizierò a lavorare a Londra (lavoro dipendente) e farò l’iscrizione all’AIRE.
    Ci sono problemi se tengo una casa in affitto in Italia (con casa in affitto intendo che non sono il proprietario bensì che pago io l’affitto).
    Grazie mille.
    Buona giornata

    1. identicon Post
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      Egregio signor Fabrizio,
      ho già avuto modo di evidenziare che mantenere un alloggio in Italia non configura il volere mantenere la propria residenza fiscale. Avere a disposizione un locale non significa avere eletto il proprio centro di interessi in Italia. Discorso diverso è se lei oltre ad avere l’alloggio, mantiene la propria famiglia qui in Italia. Nel suo esempio, se si trasferisce con la famiglia nel mese di settembre 2011, si cancella dall’anagrafe del suo Comune e si iscrive all’Aire, ritengo che dal 2013, non possa più essere considerato residente fiscale in Italia.
      Con i migliori saluti.
      l.r.

  63. Gentile Ragioniere,
    da agosto comincerò a lavorare in Mozambico (fino a dicembre 2014), con datore di lavoro danese, e farò l’iscrizione all’AIRE. Ho un’auto in Italia e un conto corrente italiano, con il quale vorrei finanziare un piano di previdenza complementare (di una banca italiana).
    I danesi non vogliono che paghi le tasse lì, né mi verseranno contributi previdenziali. E il Mozambico non ha convenzioni con l’Italia per la doppia tassazione.
    Dove dovrei pagare le tasse?
    Grazie mille

    1. identicon Post
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      Egregio signor Vincenzo,
      Se lei non è più residente fiscale in Italia, né esercita un’attività lavorativa, nei confronti del nostro Paese non deve più pagare le tasse. Mantenere in Italia un conto corrente e un’auto non rappresenta sicuramente avere un centro d’interesse, tale da considerarla residente in Italia.
      Il problema più complesso riguarda i rapporti fiscali tra Mozambico e Danimarca.
      In linea generale credo che per ogni Nazione, viga il principio di territorialità (salvo deroghe contenute nelle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni) che prevede il versamento delle imposte nel luogo in cui si produce il reddito. Nel suo caso la Danimarca; lei però escluderebbe questa linea di condotta.
      A questo punto, sarei portato a credere che il Governo danese, neghi tale principio in relazione ad una eventuale convenzione contro le doppie imposizioni sottoscritta dai due Stati (Mozambico e Danimarca).
      Forse, in questo senso lei dovrebbe approfondire la sua indagine.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  64. Buongiorno rag. Rodella
    vorrei chiederle un informazione io sono un marittimo e negli ultimi 10 anni ho lavorato su navi battenti bandiera e societa’ estera .. i contratti superano i 183 giorni annuali e io non ho mai presentato la dichiarazione dei redditi.. ho solo un dubbio siccome gli stipendi mi sono stati depositati tramite bonifico presso il mio conto bancario in svizzera io sinceramente non ho mai saputo che bisognav

    compilare il modulo rw per i conti esteri….la scorsa settimana transitando la dogana di chiasso la guardia di finanza mi ha trovato una busta con il conto corrente svizzero e mi hanno verbalizzato che faranno accertamenti su questo conto corrente di lugano…io ho sempre lavorato onestamente mi puo’ dire che rischi posso correre ..faccio presente che ho gia’ contattato un legale per essere tutelato.. grazie per la sua att. resto in attesa di risposa… a presto

    1. Egregio signor Valter,

      Tutta la materia concernente il rientro dei capitali in Italia, denunciata nel quadro RW del modello Unico, non è da me trattata.
      Posso solo evidenziare che i marittimi italiani, su navi bandiera estera, è escluso dalla base imponibile fiscale, il reddito derivante dall’attività prestata su tali navi per un periodo superiore a 183 giorni, nell’arco di dodici mesi.
      Tutto ciò premesso, si tratta di giustificare il motivo per il quale tali importi siano confluiti nel conto svizzero estero, e se i medesimi debbano essere oggetto di sanatoria.
      La consiglio di rivolgersi ad un Commercialista, che tratti queste materie.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  65. Gentile Ragioniere,
    fino a settembre 2011 ho avuto un contratto di lavoro dipendente in Italia (dove ho ancora conto corrente e mutuo), poi mi sono trasferito in Germania (ma non sono ancora iscritto all’AIRE) dove ho iniziato un nuovo lavoro come dipendente da ottobre 2011 (il mio nuovo datore di lavoro è tedesco). Qui ho aperto anche un conto corrente (per pagare luce/gas ed affitto, e ricevere lo stipendio).
    Ho appena ricevuto il conguaglio delle tasse tedesche, e so che ora devo presentare il modello unico in Italia per dichiarare i redditi percepiti all’estero. Ovviamente sono in possesso anche del CUD 2012 italiano. Quali quadri devo compilare? Non mi è chiaro dove si espongono i redditi da lavoro dipendente esteri.
    La ringrazio in anticipo.

    1. Egregio signor Massimo,
      Ho già evidenziato che non compilo le denunce dei redditi.
      Le fornisco comunque una breve traccia, rimandandolo al suo commercialista ovvero ai CAF.
      Il cittadino che deve dichiarare i propri redditi, di norma utilizza due canali; il primo il modello Unico (tramite commercialista) il secondo il modello 730 (tramite CAF).
      Nel modello 730, i crediti d’imposta dovuti al contribuente per il lavoro estero trovano la propria sistemazione nel quadro G sez. III.
      Al punto 1 va indicato il codice Stato (004 Germania), codice 2: l’anno di produzione del reddito (2011); codice 3: importo reddito estero; codice 4: imposta estera resasi definitiva; codici 5,6,7,8,9; la determinazione del credito in base all’articolo 165 del Tuir (veda il mio articolo).
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  66. Egregio Rag. Rodella,
    Le vorrei indirizzare ;a seguente domand/situazione:
    1- iscritto AIRE da un anno
    2- Lavoro ~340 giorni fuori della communita europea per gli ultimi 20 anni. Datore di lavoro Estero.
    3- legami sentimentali (convivente e figlio) al’estero.
    4- conto bancario all’estero.
    5- no conto in Italia
    6- niente come intestatario in Italia.
    7- ovviamente i mieie interessi di lavoro e sentimentali sono all’estero.

    La mia domanda e’ questa:
    1- potrei cambiare il punto 1? mettere di nuovo la residenza nel mio comune italiano tenendo tutti gli altri punti invariati?

    PS: se lavoro su piattaforme battenti bandiere estere sono considerato lavoratore marittimo?

    1. Egregio signor Francesco,

      Credo che i tre fattori richiesti per essere residenti in Italia, siano concorrenti e non alternativi; ciò sta a significare che se si realizza solo uno dei tre, l’interessato potrebbe essere considerato residente in Italia.
      Vorrei inoltre evidenziare che, al momento in cui il soggetto si cancella dall’anagrafe degli italiani residenti all’estero, si dovrebbe iscrivere in un’anagrafe di un Comune italiano; per fare questo è indispensabile che risieda in detto Comune, essendo previsto un accertamento dei Vigili urbani del Comune interessato.
      In merito alle piattaforme petrolifere sarebbe importante prendere in visione la Convenzione internazionale contro le doppie imposizioni, ad esempio articolo 23 Convenzione Italia – UK.
      In linea generale ritengo che un’attività offshore (alto mare); sia considerata quale stabile organizzazione riferita alla società proprietaria del manufatto.
      Forse potrebbe proseguire le sue ricerche in tal senso.
      Con i migliori saluti.
      LUIGI RODELLA

  67. Buongiorno Rag. Radella,
    ho bisogno di aiuto.
    nel corso del 2010 e 2011 ho lavorato come insegnante negli USA e ora sono alle prese con la dichiarazione dei redditi. Durante il corso del 2011 con il compenso mi sono state trattenute le imposte federal income tax e le State income tax. I consulenti a cui mi sono rivolta mi hanno detto che dovrei richiedere il rimborso delle tasse negli Usa e versarle in italia e non portarmi a scomputo come credito di imposta le tasse pagate. Le chiedo è corretto. Nel caso possa richiedere il credito d’imposta lo posso fare anche per le state income. grazie

    1. Gentile signora Matilde,
      sono molto dispiaciuto non poterle rispondere, però, come ho avuto modo di evidenziare in questo blog, io non sono esperto di dichiarazione dei redditi.
      Pur essendo un Consulente del lavoro, non ho mai sviluppato questa attività, ritenendo che altre Professioni siano certamente più inclini ad affrontare tali tematiche (ovviamente questa opinione è mia personale, sicuramente non condivisibile con moltissimi miei Colleghi).
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  68. Egregio Rag. Rodella,
    sono piacevolmente incappato nel suo onorevolissimo blog mentre cercavo di informarmi sulla tassazione dei lavoratori italiani che prestano servizio all’estero.
    Davvero complimenti per la Sua attenzione e premura verso coloro che Le scrivono.
    Provero’ a descriverle la mia condizione e a porle alcune domande a proposito.

    Sono attualmente impiegato in Cina presso una societa’ di bandiera francese che ha una propria sede legale (WOFE) a Pechino.
    Ho un contratto a tempo determinato che durera’ 3 anni e sono a Pechino dall’ Aprile 2011.
    Percepisco uno stipendio che mi viene adddebitato su un C/C cinese in moneta cinese.
    La societa’ paga anche l’affitto per un appartamento in cui alloggio con regolare certificato di residenza (temporanea) che rinnovo di anno in anno cosi’ come il mio regolare permesso di lavoro cinese.
    Dal mio stipendio vengono mensilmente detratte le imposte cinesi.
    In aggiunta al contratto cinese, ho anche un contratto di consulenza ad HongKong che la societa’ mi ha stipulato tramite una sua filiale ad HongKong (credo per pagare meno tasse!!).
    Ricevo pertanto uno stipendio ad HK pagato su un conto corrente locale.
    Non ho pero’ mai prestato lavoro ad HK.
    La mia residenza e’ ancora in Italia e precisamente nel mio paese d’origine e faccio ancora parte del mio nucleo familiare.
    Non sono quindi iscritto all’AIRE.
    In Italia non possiedo altro che un C/C bancario e alcune partecipazioni a piccole societa’ di famiglia.
    Le vorrei chiedere quanto segue:
    1 – vista la mia attuale situazione lavorativa, devo pagare le tasse in Italia?
    2 – se si’, devo includere entrambi gli stipendi cinese e di HK nella dichiarazione dei redditi?
    3 – e’ possibile riscattare gli anni di lavoro all’estero ai fini pensionistici?
    4 – se si come devo calcolare la somma da versare all’INPS o chicchesia?

    La ringrazio in anticipo per la Sua attenzione.
    Cordiali saluti.
    Giambattista

    1. Egregio Signor Giovanbattista;

      Se lei è rimasto residente in Italia, sicuramente dovrà pagarvi le imposte per i redditi prodotti in tutto il mondo vale a dire Cina e Hong Kong; devo inoltre rilevare che se ci fosse stata una convenzione tra Italia e HK, probabilmente, in applicazione dell’articolo 15 si sarebbe potuto sostenere la tassazione esclusiva in detto Stato; però in questo caso la convenzione non c’è e ritengo non si possa applicare quella della Cina.
      Credo che se lei non ha mai lavorato in Italia, non sia possibile procedere alla prosecuzione volontaria, mentre l’ipotesi del riscatto e possibile; infatti l’Inps stabilisce che: “ REQUISITI AMMINISTRATIVI – La richiesta di riscatto per lavoro all’estero può essere avanzata anche se il richiedente non risulta mai assicurato presso l’Inps.”.
      Per la determinazione del costo del riscatto, l’Inps al momento della domanda dovrà procedere alla determinazione dell’onere (riserva matematica); l’Istituto prevede che: “È determinato sulla differenza tra l’importo della pensione che spetterebbe al richiedente sulla base dei contributi complessivamente accreditati, compresi quelli oggetti di riscatto, e l’importo della pensione determinato sulla base della contribuzione effettivamente accreditata nel fondo in cui si chiede il riscatto (Circ. 162 del 19.7.1997).”
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  69. Egr. Rag. Rodella, mi complimento prima di tutto per il suo blog e per la disponibilità che offre a chi cerca consigli e delucidazioni. Volevo gentilmente chiederle se è possibile, per un artigiano che ha avuto problemi di protesti o per esempio per un piccolo imprenditore che ha dichiarato fallimento, creare una srl semplifica unipersonale per poter diciamo così “ripartire” ed avere più tranquillità dato che già il periodo non è dei migliori. La ringrazio anticipatamente, cordiali saluti. Angelo

    1. Gentile Angelo. La risposta alla sua domanda non puo’ essere data in un blog. E’ una domanda che richiede l’esame della situazione sua personale, da quello che capisco anche abbastanza delicata. le consiglio di rivolgersi a un bravo professionista nella sua zona. Cordialità e auguri.

  70. Gent.mo Rag Rodella,
    Sono dipendente di una nota azienda italiana con sedi in numerosi paesi del mondo e negli ultimi due anni sono stato trasferito presso sue filiali estere con contratti esteri (il contratto italiano e’ stato messo in aspettativa), ivi lavorando per periodi superiori a 183gg annui.
    La mia domanda e’ relativa alla correttezza o meno delle dichiarazioni fiscali presentate negli ultimi due anni: sono rimasto residente in Italia, anche avendo lavorato per oltre 183 gg nei paesi esteri. La mia azienda paga attraverso la sua filiale estera, versando le relative imposte estere e agendo come sostituto d’imposta in Italia applicando la retribuzione convenzionale. A fronte delle imposte estere, concede un anticipazione pari alle stesse, che dovro’ scontare quando le imposte estere saranno definitive e dovro’ quindi restituire tale anticipazione. E’ corretto il meccanismo descritto, che e’ stabilito unilateralmente dalla mia azienda? Non dovrei piu’ correttamente essere iscritto all’AIRE? Se fossi iscritto all’AIRE, dove dovrei pagare le imposte? Italia o Paese Estero? Essendo iscritto all’AIRE posso aprire un Conto Corrente estero e versarvi parte degli stipendi (dall’Italia o chiedere direttamente che vi sia versato dalla mia azienda), senza necessita’ di dover compilare il Quadro RW? LE faccio tutte queste domande perche’ sto per essere trasferito in Kazakhstan (assieme alla mia famiglia) e stiamo valutando se sia opportuno sicriversi all’AIRE, senza avere poi conseguenze di natura fiscale. Le specifico inoltre che sia io, che mia moglie siamo proprietari di immobili in Italia, regolarmente affittati durante i periodi di lavoro all’estero. Quest’ultimo particolare potrebbe destare attenzione da parte del fisco, nel caso decidessimo di iscriverci all’AIRE? Grazie per la sua pazienza e professionalita’ e perdoni le imprecisioni che posso aver fatto nella descrizione del mio caso. Distinti saluti, Massimo.

    1. Egregio sig. Massimiliano,

      Il meccanismo da lei descritto è corretto, essendo ancora residente in Italia e di conseguenza applicando il comma 8 bis dell’articolo 51 del Tuir.
      L’iscrizione all’anagrafe dei residenti all’estero, è un requisito previsto per non essere considerato più residente in Italia; lei però non si è iscritto.
      Credo inoltre che l’anticipo d’imposte, deve essere considerato qui in Italia un prestito e di conseguenza soggetto alla relativa fiscalità, prevista per tale benefit (50% del tus).
      Quando lei si trasferirà con famiglia in Kazakistan, s’iscriverà all’Aire, e la vi soggiornerà per tutto l’anno; in tal caso non sarà più sottoposto alla fiscalità italiana, per tale reddito prodotto all’estro, mentre rimarrà soggetto per alloggio ed altri redditi prodotti nel nostro territorio.
      Non so darle conforto sulla compilazione delle dichiarazioni dei redditi, poiché non faccio questo lavoro.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  71. Egr. Rag.Rodella,
    attualmente sono residente all estero (iscritto all AIRE,non ho familiari in Italia) e lavoro per una ditta straniera. La mia ex ditta italiana mi ha proposto un contratto di consulenza da svolgersi nel Paese dove risiedo(Cina). Il mio quesito e’ se nella dichiarazione deil 730 in Italia (posseggo una casa)sono tassabile per l importo di consulenza o se l importo e’ da tassare nel Paese che risiedo. Entrambi gli introiti percepiti sia da parte cinese che italiana devono essere comunque dichiarati in Italia ? Ringrazio anticipatamente per il tempo dedicatomi e per la sua gentilezza porgo i miei distinti saluti. Oliviero

    1. Egregio signor Olivero,
      se lei non è più fiscalmente residente in Italia, e produce un reddito di lavoro in Cina, in Italia non dovrà pagare le tasse su tale reddito, ma le dovrà scontare nel Paese di destinazione con le regole locali. Mentre invece in Italia, dovrà continuare a pagare le tasse sugli immobili da lei posseduti.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. La ringrazio sentitamente per l immediata risposta e per l estrema cortesia.
        Cordiali Saluti
        Oliviero

  72. Egr. Rag.Rodella,
    sono attualmente dipendente di azienda italiana, distaccato in Cina da poco piu’ di due anni dove risiedo circa 300 giorni all’anno. Sono iscirtto AIRE dall’anno scorso e non sono intestatario di alcuna proprieta’ in Italia.
    Partendo dalla RAL italiana (quadro aziendale con circa 60k euro), al momento del distacco ho concordato con l’azienda uno stipendio netto mensile. L’azienda ha provveduto quindi a calcolare l’indennita’ estera lorda che in aggiunta alla RAL italiana determina il netto concordato.
    L’azienda mi ha lasciato liberta’ di scelta tra residenza fiscale in italia o all’estero e io ho optato per questa seconda opzione non avendo motivi particolari per propendere per l’una o l’altra opzione.

    a) frequentemente mi reco in Italia per fare visite mediche, richiedendo anche assegnazione temporanea di un medico di base e usufruendo quindi del servizio pubblico nazionale pagando la mia azienda regolarmente i contributi per me. Puo’ rappresentare questo una sorta di incosistenza per la mia residenza fiscale all’estero?
    b) sono in procinto di comprare una casa in Italia, anche in questo caso e’ sufficiente questo a far cadere i presupporsti per la mia residenza fiscale estera?
    c) Sono di fronte ad una offerta di lavoro da una societa’ estera che mi assumerebbe con contratto cinese. Vorrei quindi capire anche in modo grossolano il valore dei contributi (pensionistici/TFR?altro?) che vado a perdere e che quindi vorrei far monetizzare al nuovo datore di lavoro.
    Mi sono perso nelle voci della busta paga:
    – IMP.LE FIGURATIVO ESTERO
    – RETRIB. MENSILE ESTERA
    – IND.FORFETTARIA ESTERO
    – CTR PREVIDENZIALI ITALIA
    – IMP.LE FISCALE ESTERO
    – IMPOSTA MENSILE ESTERA
    – REC. STIPENDIO ESTERO
    ——-
    TFR C/F.DO TES.INPS M.P.
    TFR C/F.DO TES.INPS M.C.
    INPS-FPLD/IVS -C/DIP
    INPS-IVS ADDIZ. -C/DIP
    IMPONIBILE INAIL-VOCE TARIFFA 0723

    Quali voci dovrei considerare??

    Oppure per semplicita’ con una RAL di 60k euro e un idennita’ forfettaria estera lorda di circa 45k euro e’ possibile fare una stima grossolana?

    Grazie.
    Cordiali Saluti.
    Marco

    1. Egregio Dottor Marco Girelli,
      non per sottrarmi alle sue richieste, Le vorrei però evidenziare che ciò che Lei chiede è una consulenza che riveste tra l’altro un certo grado di complessità, e non può rientrare nello filosofia di questo blog.
      In merito alla prima parte del quesito, ritengo che il fatto di rientrare sporadicamente in Italia per farsi curare ed avere eventualmente un immobile, non comporterebbe, in linea di massima, essere considerato residente fiscale in Italia.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  73. Gentile Rag. Rodella,
    Il suo blog e’ una vera perla nel mare insidioso delle retribuzioni estere.

    Le chiedo cortesemente conferma della correttezza con cui e’ stato gestito il mio caso.
    -dall’1 ottobre 2011sono in distacco presso la filiale UK di un’azienda italiana.
    -ho un contratto dirigenziale di distacco escusivo per due anni.
    – la mia residenza e’ in Italia visto che sono spesso in Italia poiche’ mia moglie lavora in Italia
    – sono piu’ di 183giorni/anno in UK
    – non mi sono iscritto all’Aire
    – vengo pagato in Euro in cc in Italia e ho un contratto italiano con busta paga italiana
    – la branch inglese produce uno shadow payroll e paga le tasse per me in UK mediante un prestito “virtuale” fattomi con evidenza in busta paga italiana
    – pago anche le imposte italiane sulla retribuzione convenzionale
    – chiedero’ il rimborso delle tasse inglesi e restituiro’ cosi il prestito virtuale.

    Con il Cud per i redditi 2011 ho calcolato le imposte in italia sulla retribuzione effettiva. Corretto?
    Cosa rientra nella retribuzione convenzionale oltre alla retribuzione? Premi, benefit casa e auto, prestito, …?
    Qualora avessi un reddito prodotto in Italia o in UK fuori dal contratto di lavoro dipendente ( es. Consulenza), esso andrebbe a sommarsi a quello convenzionale? E se chiedessi l’anticipo del TFR o la monetizzazione delle ferie?

    La ringrazio in anticipo per le risposte che potra’ darmi. Cordiali Saluti

    1. Egregio Signor Tiziano,
      La ringrazio per i complimenti.
      In merito ai quesiti da Lei posti, Le comunico quanto segue:
      1. Per il 2011 le imposte sono da calcolarsi sulle retribuzioni reali; probabilmente dal 2012 sulle cd. “convenzionali”.
      2. Credo che in base ai chiarimenti forniti dal Ministero del lavoro, nell’imponibile riferito alle retribuzioni convenzionali, si deve escludere “l’indennità estera”. In molti casi le voci da Lei elencate, essendo corrisposte limitatamente al periodo di distacco, dovrebbero rientrare nell’indennità da me sopra citata.
      3. Se Lei avesse un altro reddito, dovrebbe corrispondere le imposte in Italia a prescindere dal luogo prodotto, sulla base della tipologia del reddito; se fosse di lavoro dipendente probabilmente sulle retribuzioni reali, se fosse altro tipo di reddito verrebbe tassato in Italia in base allo specifico reddito definito dalla Convezione Italia UK contro le doppie imposizioni. In UK sarebbe tassato secondo le regole locali, solo se ivi prodotto.
      4. Monetizzazione ferie rientra nelle retribuzioni reali; anticipo TFR ritengo debba seguire analoga previsione del TFR (la rimando all’articolo da me pubblicato su questo blog).

      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  74. Buona sera.
    vorrei porle una domanda relativamente alle imposte di un lavoratore residente in Italia che lavora in Russia.
    la convenzione tra italia e federazione russa sostiene l’imponibilità del reddito da lavoro dipendente solo nello stato estero (il lavoro in russia dovrebbe iniziare a fine 2012, scontando le imposte sicuramente in italia per questo periodo d’imposta, ma proseguirebbe per tutto il 2013).
    in questo caso, nel 2013, sono comunque sottoposto alla doppia imposizione fiscale, andando a dichiarare in italia la retribuzione convenzionale? o la disposizione di tale articolo rende univoca l’imposizione?
    la ringrazio e porgo cordiali saluti

    1. Gentile signora Anna,
      Se rientra nelle ipotesi di esclusività della tassazione, indicate nell’articolo 9 della Convenzione, non si applica la “tassazione concorrente” (duplice imposizione e rimborso imposte ex art. 165 del tuir), prevista dalla nostra Legislazione interna.
      Al momento in cui venisse meno questo principio, si dovrà applicare la doppia imposizione; applicando il comma 8 bis dell’articolo 51 del Tuir (ovviamente se esistono i presupposti).
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la risposta.
        Mi perdoni, ma non riesco a risalire all’articolo da lei citato per verificare se io rientri o meno in tale caso, perché forse non ho sottomano l’ultimo testo della convenzione tra italia e federazione russa, mi viene da pensare.
        posso chiederle se gentilmente mi darebbe i termini di tassazione esclusiva in russia del mio reddito di lavoro dipendente? (risalgo a quelli della tassazione esclusiva in italia, ma non vi rientro)
        Sono una dipendente italiana di ditta italiana che lavorerà in russia da fine 2012 per un periodo di 2 anni, forse 3 per poi rientrare in italia nella stessa azienda, ma vorrei mantenere la mia residenza in italia dove ho una casa.
        Mi scuso ancora per l’ulteriore richiesta
        e la ringrazio anticipatamente.
        E grazie per la pazienza
        Anna

        1. Gentile signora Anna,
          nella mia precedente comunicazione ho fatto riferimento all’articolo 9 della Convenzione tra IL GOVERNO DELLA REPUBBLICA ITALIANA ED IL GOVERNO DELL’UNIONE DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE
          PER EVITARE LE DOPPIE IMPOSIZIONI SUI REDDITI (legge 19 luglio 1988, n. 311. Pubblicata nella Gazz. Uff. 4 agosto 1988, n. 182). Quell’articolo, prevede una serie di deroghe al principio della duplice imposizione (tipo attività connesse a cantieristica di cui articolo 6 della Convenzione, dipendente di istituti di ricerca scientifica, borsisti, giornalisti, personale dipendente da agenzie turistiche, ecc).
          Credo che la Convenzione da me citata, debba essere ormai considerata desueta e superata dall’articolo 15 della Convenzione tra il Governo della Federazione Russa e L’Italia (sottoscritta il 9 aprile 1996); articolo che Le allego in calce alla presente risposta.
          Tutto ciò premesso, devo osservare che alla luce dell’attuale normativa (articolo 15), si è di fatto annullata la possibilità per applicare una tassazione esclusiva in Russia, per cui, se Lei rimane residente in Italia, si dovrà applicare sicuramente la duplice imposizione (in Russia secondo le regole locali ed in Italia in base alle retribuzioni convenzionali, previste dal comma 8 bis dell’articolo 51 del Tuir). Avrà comunque diritto ad un credito di imposta definito nell’articolo 165 del Tuir, relativo alle tasse da lei pagate in Russia.
          Per poter avere ulteriori chiarimenti sulla definizione delle retribuzioni convenzionali e sull’attribuzione del credito di imposta, la rimando ai miei articoli pubblicati su questo blog.
          Con i migliori saluti.
          Luigi Rodella

  75. Buongiorno Rag. Rodella
    vorrei avere un suo cortese consiglio sulla mia situazione. Sono una libera professionista, il mio lavoro si svolge esclusivamente in Italia, con fatture emesse nei confronti di clienti italiani, e il mio studio professionale cui fa riferimento la mia partita iva è in Italia. Mio marito invece lavora in Francia, e da un anno anche io praticamente abito con lui in Francia, salvo regolari periodi che trascorro in Italia per portare avanti i miei affari come libera professionista. Ora, sapendo che dovremo restare a lungo in Francia vorrei avere chiarimenti su come comportarmi dal punto di vista fiscale, fino ad oggi ho pagato regolarmente le mie tasse in Italia; inoltre sono intenzionata ad iscrivermi all’AIRE, di fatto vivo in Francia con mio marito ma il mio lavoro e le mie fatture sono emesse solo in Italia… non so come comportarmi. La ringrazio anticipatamente per ciò che potrà rispondermi. Cordiali saluti

  76. Buongiorno Rag. Rodella
    in merito al mio precedente post ci tenevo a precisare che io e mio marito siamo in regime di separazione dei beni in Italia, che non so se valga anche per la Francia…Inoltre in Italia non possediamo nulla, io ho solo il mio conto corrente. Grazie ancora, saluti

    1. Gentile Signora Irene,
      come avrà avuto modo di vedere, nel mio blog tratto esclusivamente aspetti riferiti al lavoro subordinato, con esclusione delle ricadute relative alle dichiarazioni dei redditi.
      In linea generale credo che al momento in cui lei non sarà più residente fiscale in Italia, nel nostro Stato dovrà comunque corrispondere le imposte sui redditi che qui produce, avendo riguardo di verificare le eventuali esenzioni di imposta ovvero esclusività dell’imposta, contenute nella Convenzione Italia-Francia contro le doppie imposizioni.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  77. buongiorno. un dipendente ha deciso di trasferirsi presso una società controllato in Etiopia. Darà quindi le dimissioni nella sede in Italia e verrà assunto tramite contratto Etiope. In Etiopia pagherà il 35% di tasse sul guadagno preventivato, ma mantenedo la residenza in Italia, come funziona tutto quello che riguarda la contribuzione INPS e l’ambito relativo all’IRPEF? Il dipendente manterrà la sua cittadinanza italiana.
    La ringrazio in anticipo per la delucidazione.

    1. Egregio Signor Alberto,

      se mantiene la residenza in Italia, dovrà versare le imposte anche per i redditi prodotti in Etiopia.
      Relativamente alla previdenza, ci sono queste possibilità:
      L’azienda straniera ottiene l’autorizzazione a versare i contributi in Italia (questo è previsto dalla legge 398/1987, se fa parte di un gruppo); è una procedura particolarmente complessa, però fattibile.
      Prosegue volontariamente in Italia.
      Richiede successivamente il riscatto di questi contributi.
      Distinti saluti.
      Luigi Rodella

  78. Salve,

    Vorrei gentilmente chiedere delle informazioni riguardo la possibilita’ di andare a vivere in Italia.
    Io sono una cittadina Italiana che vive in Inghilterra da 20 anni. Mio marito e’ Inglese.

    Il suo datore di lavoro gli sta offrendo la possibilita’ di lavorare da casa e ci permetterebbe di andare a vivere in Italia; lo stipendio continuerebbe ad essere pagato nel conto bancario Inglese in sterline. Mio marito tornerebbe in Inghilterra per una settimana al mese per lavorare nell’ufficio della ditta che si trova a Bristol.

    Stiamo cercando di capire quando diventeremmo residenti in Italia per tasse e quindi esenti dalle tasse in Inghilterra. Non ci saranno guadagni in Italia.

    Io non lavoro ma ricevo un pagamento mensile da un’assicurazione fatta in Inghilterra per la salute (la mia salute e’ cambiata a causa di un tumore al cervello). Questo pagamento non e’ tassabile in Inghilterra secondo le loro leggi. Come verrebbe trattato in Italia (pagato in Sterline in un conto bancario Inglese).

    Inizialmente faremo una prova di circa 6 mesi. Durante questo periodo di prova la nostra casa in Inghilterra rimarra’ a nostra disposizione per un eventuale rientro (inoltre ci abiteremo una settimana al mese, quando mio marito rientrera’ in ufficio a Bristol). Quindi per quanto ci riguarda la nostra casa in Inghilterra rimarrebbe il nostro domicilio permanente. In Italia saremo ospiti di famiglia o amici durante il periodo di prova.

    La partenza e’ prevista per Ottobre (arrivo in Italia intorno all’8 Ottobre 2012). Quindi nel 2012 i giorni vissuti in Italia sarebbero circa 70 fino alla fine di Dicembre, detraendo una settimana a Novembre ed una a Dicembre (per lavorare dall’ufficio di Bristol).

    Nel 2013 i 183 giorni vissuti in Italia scatterebbero il 28 Maggio 2013; includendo nei calcoli la settimana trascorsa fuori dall’Italia. 70 giorni nel 2012 piu’ 113 giorni nel 2013.

    Cosa dovremmo fare per essere chiari con i 2 governi? A chi possiamo rivolgerci per una consulenza (fiscalista o commercialista)?

    La Ringrazio, Stefania

    1. Gentile Signora Stefania,
      è una domanda molto articolata, certamente al di fuori della logica di questo blog. Cercherò comunque di fornirle alcuni elementi.
      Se suo marito sarà residente fiscale in Italia, ed il lavoro verrà svolto in Italia, dovrà pagare le tasse solo in Italia, in base alle nostre regole locali. Questo però avverrà probabilmente per l’Italia dal 2013. Essendo forse un telelavoro, verificate bene le modalità di lavoro affinché si concretizzi correttamente il principio di territorialità. Verificate inoltre bene l’anno fiscale italiano con quello UK; il primo va dal 1 gennaio al 31 dicembre, l’altro dal 6 aprile di un anno per terminare il 5 aprile dell’anno successivo.
      Se lei riceve un emolumento in UK occorre verificarne l’esatta natura e se tale erogazione è disciplinata in qualche modo nella Convenzione Italia – UK. Sappia che in Italia le pensioni civili sono tassate mentre le rendite Inail no. Forse la sua potrebbe rientrare in quest’ultima specie (danno patrimoniale); credo che la risposta potrebbe essere fornita dall’Agenzia delle entrate.
      In questi sei mesi sarete residenti in UK (e per tutto il 2012); quasi sicuramente se produrrete reddito in Italia dovrete pagare anche qui le tasse.
      In Italia deve rivolgersi a qualche professionista esperto di fiscalità estera: potrebbe essere un Commercialista, Fiscalista o Consulente per ciò che attiene il lavoro subordinato. Io appartengo a questa terza categoria.
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  79. Egregio Rag. Rodella,

    ho un quesito circa le spese per “Compensi derivanti da attivita’ di lavoro autonomo non esercitate abitualmente” effettuate all’estero (inferiori a euro 5000 per ogni 30 giorni)

    Ho infatti prestato alcune attivita nel 2011 all’estero, e anche se sono stato in italia meno di 183 giorni ma iscritto ancora all’anagrafe del mio comune, mi sembra di capire che debba comunque dichiararli in Italia.
    Quello che vorrei chiederle e’: quali spese possono essere considerate per la produzione di questo reddito ? ad esempio, il contratto di affitto di casa all’estero/hotel e bollette, voli aerei, bus/taxi per raggiungere lavoro, sofware per pc (spese non sostenute ne’ rimborsate dall’azienda) vanno a ridurre il reddito netto? grazie mille per la sua disponibilita

    1. Egregio Signor Giovanni,

      In questo blog, mi occupo del lavoro estero subordinato, e non tratto le eventuali ricadute inerenti alle dichiarazioni dei redditi. Questi sono i miei limiti.

      Con i migliori saluti.

      L.R.

  80. Egregio ragioniere,

    nel caso di un reddito percepito all’estero (paese UE) dove si sono pagate le tasse, e’ possibile avere un credito d imposta in italia x le tasse pagate fuori. ma quale reddito deve essere dichiarato in italia? quello lordo o quello imponibile? perche ci sono delle detrazioni e deduzioni che ho potuto usufruire nello stato estero e che non posso in italia es. tasse iscrizione a sindacato locale. grazie mille per la sua disponibilita e per i preziosi articoli che ci regala

    1. Egregio Signor Giovanni,

      le ribadisco quanto Le avevo già evidenziato nei giorni scorsi, la mia esperienza e consulenza si ferma in azienda; relativamente ai successivi rapporti che riguardano il lavoratore ed il fisco (tramite Caf o Commercialista) non sono da me seguiti.
      In linea generale, posso dire che, per determinare il credito di imposta, occorre fare riferimento:
      Alle norme contenute nelle rispettive Convenzioni contro le doppie imposizioni.
      All’articolo 23 del Tuir (per i non residenti)
      All’articolo 165 del Tuir (dove sono indicati i criteri ed i limiti del credito di imposta).
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  81. Buonasera Egregio Dott. Rondella
    mi unisco al coro di complimenti per la sua chierezza, professionalità e disponibilità.
    Di seguito le espongo il mio caso:
    A Settembre inizierò a lavorare per una società con sede nella Repubblica di San Marino.
    Sarà un regolare contratto di lavoro dipendente con busta paga. Mi è stato detto che dallo stipendio concordato lo Stato Sanmarinese tratterrà il 3% come tasse. Ma non sono riuscita ad ottenere risposte chiare inerenti ai rapporti fiscali con l’Italia.
    La mia residenza resterà in Italia, ed abitando a circa 40 KM dal confine farò la pendolare.
    Quanto tutto ciò inciderà sulla mia dichiarazione dei redditi?
    O meglio cambierà qualcosa rispetto ad un parimerito lavoro dipendente in Italia?
    Aggiungo come dato che non ho ulteriori benefit oltre lo stipendio mensile concordato.

    RingraziandoLa anticipatamente per la disponibilità
    Le porgo i più cordiali saluti
    Fabiola

    1. Gentile Signora Fabiola,
      Le scrivo direttamente in quanto non è stato caricata la richiesta nel blog.
      La ringrazio molto per i complimenti.
      In merito alla sua richiesta, con la presente le comunico quanto segue.
      In linea generale, ritengo che nella ipotesi da Lei indicata si debbano applicare le disposizioni previste per i lavoratori frontalieri.
      I riferimenti normativi dovrebbero essere contenuti nelle nostre disposizioni interne, nonché nelle Convenzioni tra i due Stati.
      In merito alle nostre disposizioni interne si dovrebbe applicare la legge n. 14 del 24.2.12, che ha ridotto per i frontalieri il limite di franchigia a € 6.700,00.
      Per quanto attiene alle Convenzioni, dovremmo riferirci al protocollo di modifica della Convenzione , sottoscritto lo scorso 13 giugno. L’articolo 6 comma 6 prevede che:

      “6. In relazione alle disposizioni dell’Articolo 15, per quanto concerne la tassazione di lavoro dipendente dei lavoratori frontalieri residenti in Italia, i due Stati contraenti convengono di applicare il sistema di tassazione concorrente, con tassazione definitiva nello Stato di residenza.
      La Repubblica Italiana assoggetterà a tassazione il reddito lordo dei lavoratori frontalieri residenti in Italia conseguito nella Repubblica di San Marino con le modalità che saranno stabilite con legge ordinaria.
      La legge ordinaria potrà determinare una quota del reddito lordo dei lavoratori frontalieri esente da imposta in Italia. “

      Dovrà inoltre verificare l’articolo 23 della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e San Marino del 21.3.2002 (Eliminazione doppia imposizione).
      Questo significa che lei dovrà scontare le imposte nella Repubblica di San Marino in base alle regole locali; in Italia si applicherà una franchigia di € 6.700,00. Successivamente, in Italia, avrà diritto ad un credito di imposta definito in base all’articolo 165 del Tuir.
      Non sono particolarmente esperto della sottoposizione a S.Marino, però il 3% mi sembra molto basso. Nello Stato del Titano la nostra Irpef si chiama I.G.R.L. ; viene determinata a scaglioni di reddito con l’applicazione di 8 aliquote progressive che vanno dal 12% al 50%, su fasce di reddito che vanno da € 9.296,00 a € 232.405,00.
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  82. gent.mo sig. Rotella
    sto per essere assunto come architetto (da febbraio 2013) da uno studio di ingegneria in Oman che fa capo ad un gruppo italiano. Sono sposato con 2 figli.
    Avrò un contratto per 2 anni in Oman (1° requisito) e mi iscriverò all’Aire (2° requisito) ma la mia famiglia resterà in Italia almeno fino al periodo scolastico in corso (giugno 2013) e dopo mi raggiungeranno.
    Non conosco la tassazione in Oman ma non dovrebbe essere presente (se non in una minima parte); da quando dovrei essere considerato lavoratore all’estero? La contribuzione INARCASSA sarà sospesa? da quando? dovrei pagare i minimi annuali per usufruire della pensione maturata ad oggi? e in aggiunta dovrei contribuire verso INPS?
    La ringrazio per l’impegno e le porgo cordiali saluti.
    Antonio

    1. Egregio Signor Antonio,
      Lei non mi ha detto se prosegue con il versamento INPS in Italia, in base alle previsioni contenute nella legge 398/1987 (datore di lavoro straniero facente parte di un Gruppo Italiano).
      In base al tenore del suo quesito presumo di no.
      Rispondendo alle domande :
      1. Lei non sarà più residente in Italia, nell’anno fiscale in cui si perfezioneranno tutti i requisiti per non essere più considerato residente: maggior parte del periodo di imposta all’estero, essersi iscritto Aire, avere la residenza ed il domicilio all’estero (significa avere spostato la famiglia ed il proprio centro di interesssi).
      2. In merito all’Inarcassa, sarebbe opportuno che Lei si rivolgesse al suo Delegato territorialmente competente. In linea generale le posso dire che Inarcassa è incompatibile con qualsiasi altra forma di previdenza. Forse c’è una deroga per tale ipotesi (previdenza straniera); dovrebbe però contattare il suo ente di previdenza, magari tramite il Delegato provinciale.
      3. Non comprendo perché Lei si riferisce all’Inps: non è forse un libero professionista?
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

  83. Egregio Sig.Rotella,
    da Febbraio di quest’anno mi sono trasferito presso la sede Olandese della società per la quale lavoravo in precedenza; formalmente ho rassegnato le dimissioni dalla precedente società ed ho stipulato un nuovo contratto qui, basato su un salario fisso ed una accomodation fee. Essendo sposato e vivendo mia moglie in Italia la posizione dovrebbe essere quella della doppia imposizione fiscale; corretto? In questo caso quale sarà la base imponibile per il calcolo delle tasse in Italia?

    Grazie mille
    Luigi

    1. Egregio signor Luigi,
      Credo la sua impostazione sia corretta, in quanto essendo ancora residente in Italia, lei è in regime di “tassazione concorrente”. Come determinare le imposte per questo periodo? Pur essendo stato assunto da società straniera, si debbano determinare le imposte in Italia in base alle retribuzioni convenzionali (Lo dice il Ministero in una circolare, se ben ricordo del 2002). Credo inoltre che, sempre in base ai chiarimenti ministeriali, dalle retribuzioni convenzionali si debba escludere l’ “indennità estera”.
      Avrà ovviamente diritto al credito di imposta.
      Con i migliori saluti.
      LUIGI RODELLA

  84. Egregio Sig.Rotella,nel 2011 ho lavorato in Italia per 6 mesi come dipendente e a dicembre mi sono trasferito in Svizzera per un lavoro sempre dipendente con un contratto indeterminato per un ditta Svizzera dove mi vengono trattenute le tasse svizzere alla fonte .Vorrei gentilmente sapere ,visto che mi hanno rilasciato un permesso di soggiorno B, risiedo da un amico che mi ospita ,ho un conto corrente e pago una cassa malattia in Svizzera e mi sono iscritto all’Aire da Maggio 2012, ,come devo comportarmi con il fisco Italiano,ringrazio Fulvio

    1. Egregio signor Fulvio,
      se lei, nel 2011 e rimasto residente in Italia per la maggior parte del periodo di imposta, dovrà pagare in Italia le imposte per il periodo svolto anche in Svizzera.
      Per il 2012 verifichi se in effetti non è da considerarsi più residente italiano. Non c’è solo l’aspetto temporale ma anche quello relativo al proprio centro di interessi.
      Saluti.
      l.r.

      1. Ringrazio della sua risposta e da come ho capito non si deve soltanto soffermarsi all’articolo 15 della convenzione italo/svizzera dove i stipendi da lavoro dipendente sono imponibili soltanto in Svizzera una volta che sono tassati alla fonte per il mio permesso di soggiorno che indica un domicilio /residenza Svizzera e un contratto indeterminato di lavoro da una ditta Svizzera che ti fa lavorare in Svizzera non precisando per il maggior periodo d’imposta.Quindi per noi dipendenti di un unico stipendio/lavoro bisogna sempre iscriversi all’AIRE in modo di eliminare la residenza fiscale in Italia per non avere problemi in futuro e non avere moglie e figli in Italia .Ringrazio nuovamente Fulvio

  85. Egr. Rag. Rodella
    ho ricevuto una proposta di lavoro come chef full-time in Australia, in 6 mesi guadagnerei AU$ 22.500 lordi.
    Vorrei sapere al netto quanti sarebbero.
    La ringrazio anticipatamente.
    Distinti saluti.
    Piero

  86. La ringrazio e da come ho capito non basta fermarsi all’articolo 15 della convenzione dove si può dedurre che le tasse si devono pagarle soltanto in Svizzera una volta che si ha un permesso che indica la residenza e il lavoro dipendente da un datore svizzero ma che sia anche di un periodo maggiore della residenza in Italia.Quindi è sempre indicato iscriversi all’AIRE e non avere moglie e figli e attività fiscali in Italia.Ringrazio Fulvio

  87. Egregio Dott. Rondella,quindi le tasse si pagano anche in Italia se si ha la residenza in Italia per più dei 183 giorni anche se l’articolo 15 ti informa che se lo stato svizzero ti tassa per il tuo lavoro dipendente svolto in Svizzera da un datore svizzero devi pagarle solo in Svizzera.Io non ho moglie e figli e nessuna attività in in Italia e vorrei sapere come fanno a risalire il tuo reddito in Svizzera se è una ditta Svizzera .Rigrazio Marco

    1. Egregio Signor Marco,
      (Le rispondo direttamente non essendo stato caricato questo quesito nel blog)
      Se Lei ha la residenza in Italia e, per un periodo inferiore a 183 giorni, nell’anno fiscale, opera in Svizzera, qualora si perfezionino tutti i 3 requisiti previsti dalla Convenzione Italia – Svizzera, che qui le allego per opportuna documentazione, ebbene in tale ipotesi , si applica la tassazione esclusiva in Italia.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      (Allegato 1)
      Articolo 15
      1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18 e 19, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni
      analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente
      sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato
      contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in
      questo altro Stato.
      2. Nonostante le disposizioni del paragrafo 1, le remunerazioni che un residente di uno Stato
      contraente riceve in corrispettivo di una attività dipendente svolta nell’altro Stato contraente sono
      imponibili soltanto nel primo Stato se:
      a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in
      totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato; e
      b) le remunerazioni sono pagate da o a nome di un datore di lavoro che non è residente dell’altro
      Stato; e
      c) l’onere delle remunerazioni non è sostenuto da una stabile organizzazione o da una base fissa
      che il datore di lavoro ha nell’altro Stato.
      3. Nonostante le disposizioni precedenti del presente articolo, le remunerazioni dovute per attività
      dipendente svolta a bordo di navi o di aeromobili in traffico internazionale o a bordo di battelli
      destinati alla navigazione interna sono imponibili nello Stato contraente nel quale è situata la sede
      della direzione effettiva dell’impresa.
      4. Il regime fiscale applicabile ai redditi ricevuti in corrispettivo di un’attività dipendente dei
      lavoratori frontalieri è regolato dall’Accordo tra l’Italia e la Svizzera relativo alla imposizione dei
      lavoratori frontalieri ed alla compensazione finanziaria a favore dei Comuni italiani di confine del 3
      ottobre 1974, i cui articoli da 1 a 5 costituiscono parte integrante della presente Convenzione
      2
      .

      2
      L’Accordo del 3 ottobre 1974 è stato ratificato con L. 26 luglio 1975, n. 386 (Gazz. Uff. 22 agosto 1975, n. 223), ed è
      entrato in vigore il 27 marzo 1979, nella stessa data in cui è entrata in vigore la presente Convenzione (vedi comunicato in Gazz.Uff. 24 aprile 1979, n. 113).

  88. Egregio dottor Rotella, leggendo l’articolo 15 delle convenzioni modello Ocse sulle doppie imposizioni, relativo al lavoro subordinato, mi è sorto qualche dubbio. Devo dire che interpretare la norma è ostica. Comunque mi sa indicare una convenzione dove la stessa fattispecie di tassazione ( comma 1) lavoro subordinato avviene esclusivamte all estero (fonte) e un’altra convenzione dove invece di fatto vige la tasssazione concorrente. Vorrei capire la differenza semantica utilizzata. leggendo l’art. 15 sembra che la tassazione sia soltanto nel paese produttore del reddito, salvo il comma 2, non capisco come questa norma di rango superiore non disapplichi di fatto il principio della tassazione concorrente vigente ne testo unico. Ci deve essere qualcosa che mi sfugge. Gazie per l’attenzione.

    1. Egregio signor Ennio,
      (Le rispondo direttamente non essendo stato inserito il quesito nel blog)
      Cercherò di risponderle in modo sintetico.
      L’articolo 15 della Convenzione Ocse, vuole evitare la tassazione concorrente, solo per periodi molto brevi, si tratta di sei mesi nell’anno fiscale; tutto ciò per evitare al lavoratore di essere sottoposto ad una duplice imposizione su importi non significativi. Quindi, se concorrono anche gli altri requisiti due requisiti, oltre a quello temporale, avviene la tassazione esclusiva, nel luogo di residenza dell’interessato.
      Tutto ciò premesso, non mi risulta che qualche Convenzione contro le doppie imposizioni, redatta sulla falsariga Ocse, abbia invertito il criterio generale (che vede appunto lo Stato di residenza dell’interessato quale unico soggetto incaricato all’esazione in base alle regole interne), né che abbia introdotto il criterio di tassazione concorrente (tassazione nelle due Nazioni), in quanto il motivo di questa norma (articolo 15), è proprio quello di evitare la duplice imposizione, almeno per periodi contenuti non superiori ai sei mesi nell’anno fiscale.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  89. Egr. Rag. Rodella,
    mi permetto di approfittare della Sua competenza per sottoporLe i miei dubbi in materia di lavoro dipendente all’estero.
    Un cittadino italiano nel mese di maggio 2011 si trasferisce in Cina per lavorare alle dipendenze di un datore di lavoro cinese che non ha alcun legame con l’Italia. Ha richiesto l’iscrizione all’AIRE solo nel secondo semestre 2011 con iscrizione effettiva in dicembre 2011. Dovrebbe trattarsi di un caso di doppia tassazione del reddito da lavoro dipendente (sia in Cina che in Italia) in quanto si rientra nella casistica della doppia residenza, ma presumo sia applicabile quanto disposto dalla convenzione contro le doppie imposizioni, articolo 4, che consente di stabilire quale sia lo stato di residenza fiscale. Nel caso considerato, dato che il cittadino italiano lavora stabilmente in Cina, ed in Italia non ha più alcun legame (eccettuato quello con i genitori) dovrebbe essere tassato, per il 2011, solamente in Cina sul presupposto che la Cina è il paese “in cui soggiorna abitualmente”.
    In attesa di un Suo riscontro la ringrazio per l’attenzione.

    1. Egregio signor Angelo,
      non concordo sulla sua interpretazione. L’articolo 4 della Convenzione, vuole disciplinare le ipotesi dove esista un dubbio sulla residenza applicabile; non è però il suo caso, essendo lei ancora residente fiscale in Italia, sino a dicembre del 2011, in quanto in base alle nostre regole interne, se non è iscritto nelle anagrafi dei residenti all’estero, continua a rimanere residente in Italia.
      Tutto ciò premesso, nel 2011 lei dovrebbe pagare le tasse in Italia essendo residente, e contemporaneamente pagarle in Cina, in base al principio della lex loci. Avrà poi diritto ad un credito d’imposta in Italia, determinato secondo quanto previsto dall’articolo 165 del Tuir.
      Dal 2012, se verranno meno tutti i presupposti previsti dalla nostra legislazione per essere considerato residente in Italia, si applicherà la tassazione esclusiva in Cina.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  90. salve
    non sono riuscito a chiarire con i vari call center il seguente questito. ho effettuato a fine 2011 un bonifico bancario a mio figlio che lavora in germania ed ha iniziato le pratiche per AIRE. supera la cifra di 10000 €. mi sembra di capire che io non devo dichiarare nulla sulla dichiarazione che presenterò (entro settembre 2012 modello rw) ma che forse mio figlio essendo ancora residente in italia, pur pagando tutto in germania in quanto ha iniziato il suo lavoro li da fine anno 2011 dovrà per via della mancata iscrizione all’aire presentare una dichiarazione 2011 indicando l’importo nel modello rw. è corretto?

    la ringrazio anticipatamente per i chiarimenti
    un saluto
    renato

  91. Gent.mo Rag. Rodella,
    spero abbia il tempo di rispondermi mi toglierebbe un paio di dubbi e mal di testa burocratici che ho.

    La situazione: mi sono trasferito da qualche anno nel Regno Unito ed ho presentato regolare domanda di iscrizione all’AIRE che e’ andata a buon fine senza nessun problema.

    Ho due dubbi:

    1. Ho lavorato per circa 10 anni in Italia, mi conviene chiedere il trasferimento dei crediti versati per la pensione nel sistema pensionistico inglese?e’ possibile? se si come devo procedere?

    2. Al momento non ho nessuna proprieta’/automobile intestata a me in Italia, in caso di eredita’ di un immobile sarei considerato residente? che tasse dovrei pagare in Italia? (pur continuando a lavorare all’estero e tornando in Italia per circa una settimana all’anno)

    Saluti,

    Luca Zanatta.

    1. Egregio signor Luca Zanatta,
      (rispondo a lei direttamente, non essendo stato caricato sul blog questa richiesta)
      In riferimento ai suoi due quesiti le comunico quanto segue:
      1. Questo servizio lo fornisco sempre considerando unicamente la legislazione sociale e fiscale italiana, non conoscendo la normativa nei Paesi di destinazione, né volendo entrare nel merito. Ciò premesso lei dovrebbe verificare se nel sistema previdenziale inglese esiste tale possibilità. Personalmente tenderei ad escluderlo in quanto, nei confronti del Regno Unito valgono i Regolamenti CE 883_2004 e REG. APPLICVAZIONE 987_2009. I contributi versati rispettivamente in Italia ovvero in Inghilterra, saranno considerati validi nel luogo in cui si perfezionerà il diritto alla prestazione pensionistica , in base al principio della “totalizzazione contributiva” (le ricordo che questi periodi totalizzati, sono utili al diritto, ma non alla misura).
      2. Al momento in cui lei non sarà più residente in Italia sarà tassato secondo le regole inglesi; ritengo che nella ipotesi di eredità si dovrà esaminare il coacervo dei beni e la loro tipologia. Ritengo che in linea generale si debba applicare l’articolo 22 della Convenzione Italia – U.K., qui in calce allegata per sua opportuna visione.
      Con i migliori saluti.

      Luigi Rodella

      Allegato n. 1
      Articolo 22 – Altri redditi
      1. Gli elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente, qualsiasi ne sia la provenienza,
      esclusi i redditi derivanti da associazioni commerciali (trusts) o da eredità giacenti nel corso della
      loro amministrazione, che non sono stati trattati negli articoli precedenti della presente
      Convenzione, sono imponibili soltanto in detto Stato. 15
      2. Le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo non si applicano ai redditi, diversi da quelli
      derivanti dai beni immobili definiti nel paragrafo 2 dell’articolo 6 della presente Convenzione,
      qualora il beneficiario di tali redditi residente di uno Stato contraente eserciti nell’altro Stato
      contraente sia una attività commerciale o industriale per mezzo di una stabile organizzazione ivi
      situata sia una libera professione mediante una base fissa ivi situata, ed il diritto od il bene
      produttivo del reddito si ricolleghi effettivamente ad esse. In tal caso, gli elementi di reddito sono
      imponibili in detto altro Stato contraente secondo la propria legislazione.

      1. Gent.mo Rag. Rodella,
        la ringrazio per la risposta, facendo delle ricerche non approfondite ho riscontrato che se si ha un abitazione in Italia e si e’ iscritti all’AIRE si deve pagare l’IMU come seconda casa ed eventuali utenze/tassa rifiuti.

        La mia domanda e’ questa: non ho al momento proprieta’ in Italia ma se in un futuro (spero lontanissimo) dovessi ereditare casa… ai fini fiscali sarei comunque residente all’estero? Non vorrei in qualche modo a livello burocratico fatto risultare nuovamente residente? Posso stare tranquillo quando ho pagato IMU e tasse relative sulla casa?

        La mia paura e’ di dover pagare le tasse sul mio stipendio netto che percepisco all’estero.

        Moltissime grazie per il suo tempo,
        Luca

        1. Egregio signor Luca,
          Qualora si concretizzino tutti i requisiti previsti nel Testo Unico delle imposte dirette, per non essere considerati residenti in Italia (requisiti temporali, non avere residenza e domicilio civilistico), credo che avere una abitazione a propria disposizione, magari affittata, non pregiudichi il principio sopra citato.
          Con i migliori saluti.
          Luigi Rodella

  92. Salve,

    Lavoro all’estero per un azienda americana nel settore oil & gas a bordo di impianti marittimi battente bandiera Bahamas.

    Premesso che:

    -L’azienda per cui lavoro non ha sede in Italia ma solo negli USA

    -Svolgo il mio lavoro eclusivamente all’estero per più di 183 giorni all’anno

    -L’azienda per cui lavoro paga le tasse nel paese dove offro la mia prestazione lavorativa

    -Sono residente in Italia

    -Non ho nessuna propietà a mio nome

    Le chiedo gentilmennte se devo pagare le tasse in Italia

    1. Egregio Signor Marco,
      (Le trasmetto stralcio della notizia pubblicata su shipping on line del secolo XIX)
      L’art. 5, comma 5 della legge 88/2001 ha disposto che il comma 8 bis dell’articolo 53 del testo unico delle imposte sui redditi deve interpretarsi nel senso che per i lavoratori marittimi italiani imbarcati su navi battenti bandiera estera, per i quali non è applicabile il calcolo sulla base della retribuzione convenzionale, continua ad essere escluso dalla base imponibile fiscale il reddito derivante dall’attività prestata su tali navi per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi. La norma, riferisce tout court la permanenza del regime di esclusione ai marittimi italiani imbarcati su navi battenti bandiera estera, senza ulteriori specificazioni. In particolare, la norma non guarda alla residenza del datore di lavoro o del dipendente, né al luogo di svolgimento della prestazione.
Ai fini fiscali, la nave diventa il corrispondente del territorio estero nel quale va a lavorare il dipendente mutuando logiche e istituti di diritto della navigazione, per i quali la nave resta soggetta all’ordinamento giuridico di appartenenza, cioè di bandiera.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  93. Gentile Rag. Rodella,
    Mi e’ stato offerto un lavoro con contratto “internazionale/rotator” (5 settimane lavoro, 5 settimane riposo) in Arabia Saudita da un’azienda americana oil&gas: verro’ pagato in dollari e il contratto prescindera’ da qualsiasi legame con l’Italia.
    Rimarro’ all’estero per piu’ di 183 gg l’anno mantenendo la residenza in Italia.
    Da informazioni sparse tratte da internet capisco che in Arabia non vi e’ alcuna tassazione, percio’ lo stipendio lordo che mi verra’ corrisposto dall’azienda americana verra’ interamente versato nel mio conto corrente italiano.
    la mia domanda e’ questa: quanto verra’ tassato e come tale reddito in Italia?
    Verra’ tassato secondo le fasce IRPEF come un normale reddito percepito in Italia?
    Vi sono agevolazioni fiscali di qualche tipo?
    Purtroppo come gia detto da altre persone e’ molto difficile trovare qualcuno “ferrato” in meteria come lei, pertanto la ringrazio enormemente per la sua risposta e pazienza,
    Saluti

    1. Egregio signor Enrico,
      essendo rimasto residente in Italia, dovrà pagare le imposte per i redditi prodotti all’estero, che nella fattispecie nel luogo di destinazione non sono sottoposti ad alcun prelievo.
      Ritengo che in Italia non ci siano particolari agevolazioni, per cui lei dovrà corrispondere le imposte secondo le nostre regole locali. Personalmente non sarei neppur propenso ad applicare il contenuto della circolare 50/E del 2002, in quanto in tale ipotesi si applicavano le retribuzioni convenzionali considerando il fatto che il soggetto aveva subito una duplice imposizione in Germania. A questo proposito dovrebbe sentire l’opinione dell’Agenzia delle entrate.
      Con i migliori saluti.
      l.r.

  94. egr.Rag.RONDELLA
    persone capaci e chiare come lei, mi creda, non se ne trova.Grazie la sua disponibilità e competenza aiuta tanta gente.Io sono fra quelle e cercherò di essere concisa. Mio figlio è residente in Cina, iscritto all’AIRE, e lavora per una ditta cinese la quale(credo proprio paghi regolarmente i contributi, ma ha mai visto busta paga)accredita su c/c cinese l’importo dello stipendio.La ditta italiana dove prima lavorava mio figlio per consulenza che questi svolge nel paese dove risiede- Cina-emette fattura il cui pagamento però viene accreditato su c/c italiano intestato a me e mio figlio. Ora le pongo i miei quesiti:
    1) l’importo della consulenza fatta in cina x questa ditta italiana ma da questa pagata con bonifico su c/c italiano è tassabile in italia? se si, come?
    2)trasferendo dal c/c cinese al c/c italiano parte dello stipendio ricevuto come viene considerata tale operazione?altre tasse?
    3) a fine rapporto del lavoro in Cina(presumo per ottobre 2012) quali documenti dovrebbe ricevere dalla ditta cinese e come comportarsi per essere in regola.
    Suplisca la mia confusione con la sua squisita professionalità e chiarezza, le sarei molto grata.
    in attesa di sua risposta ringrazio per il tempo che potrà dedicarmi e distintamente saluto. Elisa

    1. Gentile signora Elisa,
      la ringrazio molto per i suoi complimenti.
      In merito al quesito le comunico quanto segue:
      1. Se la consulenza viene fatta dalla Cina tra un soggetto residente in Cina ad una società italiana, ritengo che la tassazione debba avvenire esclusivamente in Cina.
      2. Ritengo inoltre che un conto corrente italiano nell’ambito del quale vengono accreditate le prestazioni cinesi, non configuri un centro di interessi in Italia. Deve a questo proposito conservare tutte le documentazioni a prova dell’effettivo stato di fatto, tipo il contratto cinese, ed elementi che attestino in modo evidente che il lavoro è stato fatto in Cina.
      3. Non sono a conoscenza dei documenti che verranno forniti dalla Cina, secondo le regole cinesi. Come ho avuto modo di evidenziare la mia consulenza si limita ad affrontare le tematiche “Italia su estero”.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  95. Gent.Rag.Rondella

    non mi è chiara la tassazione del reddito da affitto di appartamento in Italia percepito da lavoratore italiano residente all’estro iscritto all’AIRE :deve essre dichiarato e tassato in Italia o all’estero sommato al reddito da lavoro lì percepito?
    Grazie
    Flavia

    Rispondi

    1. Se possbile sarei interessato anch’io alla stessa domanda. Lavoro in UK. (appartamento di proprieta’)

      Saluti

      1. Egregio signor Luca,
        ho già evidenziato che mi occupo solo di rapporto di lavoro subordinato e non faccio le dichiarazione dei redditi.
        La saluto cordialmente.
        Luigi Rodella

    2. Gentile signora Flavia,
      ho già evidenziato che mi occupo solo di rapporto di lavoro subordinato e non faccio le dichiarazione dei redditi.
      La saluto cordialmente.
      Luigi Rodella

  96. Buongiorno Rag Rodella
    lavoro da marzo 2011 in Francia per una societa’ francese, fino a quella data ho lavorato in Italia per una societa’ italiana. Non mi sono mai iscritto all’AIRE, ho tenuto residenza presso i miei in Italia, non ho immobili intestati in Italia. Sono in affitto in Francia.
    Devo quindi pagare le tasse anche in Italia per il reddito estero utilizzando il quadro CR. Il reddito estero da dichiarare e’ quello effettivo o quello delle retribuzioni convenzionali? E il reddito complessivo e’ quindi la somma dei 10 mesi francesi e dei 2 italiani (dal CUD) ?
    Nel caso debba indicare il reale reddito estero, e non quello delle retrib convenzionali, e visto che il reddito dipendente in Francia e’ tassato all’origine solo per alcuni aspetti (sociali), mentre le imposte sul reddito si pagano successivamente, cosa devo indicare nella colonna di imposta estera?
    Grazie e saluti

    1. Egregio Signor Dario,
      Le rispondo solo parzialmente in quanto, io non compilo le denunce dei redditi.
      Ciò premesso, essendo Lei residente in Italia per tutto l’anno 2011, dovrà pagare le tasse in Italia per i redditi prodotti in tutto il mondo, quindi anche quelli di lavoro dipendente prodotti in Francia.
      La circolare Agenzia delle Entrate n. 50/E del 12 giugno 2002 prevede si debbano applicare le retribuzioni convenzionali non solo nelle ipotesi di distacco, ma anche nei casi di assunzione da azienda straniera.
      In considerazione del fatto che lei sarà sottoposto a duplice imposizione, avrà successivamente diritto ad un credito di imposta, dal valere in Italia, quando all’estero le imposte sono definitive.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  97. Gentilissimo Ragionier Rondella,
    innanzi tutto le faccio i miei complimenti per il blog,
    ho alcune domande da porle,
    1) attualmente sono in cassa integrazione straordinaria nell azienda dove lavoro dal Luglio 2000,
    2) ho avuto una proposta di lavoro da una ditta con sede in UK ma che mi manderà a lavorare per almeno 24 mesi negli Emirati Arabi ad Abu Dhabi precisamente a partire dal 1 Ottobre 2012 .
    Volevo chiederle cosa devo fare per fare tutto in regola in Italia , cioè dovrò pagare le tasse in Italia?Devo sospendere la cassa integrazione ? Ed ai fini contributivi sarò costretto a versarli di tasca mia oppure no ?
    L accredito dello stipendio dovrebbe essere versato in Italia…..ma se lo facessi versare negli Emirati? Alla fine dei 24 mesi rientrando in Italia,il capitale accumulato mi verrà tassato in Italia?
    La ringrazio in anticipo per le delucidazioni che mi darà

    1. Egregio signor Giovanni,

      La ringrazio per i complimenti.

      In merito al suo quesito, le comunico quanto segue:
      1. Se lei rimane residente fiscale in Italia, dovrà pagare le tasse in Italia, anche per il reddito prodotto negli Emirati. Se invece decidesse di non essere più residente fiscale in Italia, dal 2013 non sarebbe più sottoposto ad imposizione (in Italia). In ogni caso nel periodo ottobre – dicembre 2012, dovrà comunque pagare le tasse in Italia, in quanto il periodo d’imposta termina a dicembre.
      2. Probabilmente negli Emirati lei non dovrà pagare le tasse.
      3. In merito al problema CIGS, lei non ha diritto al trattamento d’integrazione salariale per le giornate di lavoro effettuate. Personalmente ritengo che questa disposizione abbia efficacia anche per il lavoro svolto all’estero. Dovrà quindi comunicare all’Inps la sua situazione. Per approfondire meglio quest’argomento, la rimando alla circolare Inps 179/2002.
      4. Effetti contributivi. Durante il periodo di sospensione della CIGS non si accreditano le contribuzioni figurative. Lei potrebbe versare la contribuzione volontaria ovvero in alternativa, procedere successivamente al riscatto dei contributi, per lavoro svolto all’estero in Paesi extra Ue privi di accordo.
      5. Il problema dell’accredito dello stipendio sul C/C potrebbe dare disposizione affinché l’accredito sia fatto in Italia. In ogni caso dovrà pagare le imposte, se residente in Italia. In alternativa farlo fare sul conto straniero; credo che in questa seconda ipotesi dovrà tenere tutte le documentazioni perché, successivamente, potrebbe provare che su quelle rimesse sono state già pagate le tasse in Italia (se rimane residente). Qualora lei non fosse più residente in Italia, deve comunque provare che quegli importi sono relativi ad attività lavorativa non svolta in Italia, e che lei in quel periodo non era residente fiscale in Italia. Faccia attenzione perché gli Emirati fanno parte di quei Paesi indicati all’articolo2 comma 2 del Tuir per cui la prova della non residenza in Italia deve essere fornita, da lei.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. Gent.mo Rag. Rodella ,
        la ringrazio per le delucidazioni ne avevo davvero bisogno,e trovare una persona preparata come lei sull argomento è davvero un impresa.
        Le porgo
        Distinti Saluti
        Passamonti Giovanni

  98. Buonasera,

    sono dipendente a tempo indeterminato per una azienda italiana da 4anni e mezzo,e sono distaccato all’estero,per conto di questa societa’,percependo il mio salario base +indennita’ di trasferta; nel luogo dove sono distaccato vi e’ un’altra societa’ consorella di quella per la quale sono dipendente in Italia che mi ha proposto un contratto con loro,tagliando quello che ho in Italia e per il quale percepisco reddito qua;con la fiscalita’ italiana,per non incorrere in problemi,cosa dovrei fare?sono residente in Italia dove ho acquistato la mia prima casa e per avere le agevolazioni di mutuo prima casa ho dovuto spostarvi la residenza e non sono iscritto all’Aire.La proposta con la societa’ estera sembra piu’ allettante poiche riceverei piu netto,ma per essere in regola con il fisco italiano come dovrei comportarmi?Grazie,saluti

    1. Egregio Signor Emanuele,
      Ieri ho avuto modo di rispondere ad un paio di quesiti analoghi al suo.
      Allo stato attuale lei è distaccato all’estero e residente fiscale in in Italia. Nei suoi confronti si applica l’articolo 51 comma 8 bis del Tuir, qualora si ravvisino gli estremi (contratto esclusivo e continuativo, eccetera); è in regime di duplice imposizione ed avrà diritto ad ottenere un un credito di imposta, per le tasse pagate all’estero. La procedura è definita dall’articolo 165 del Tuir.
      Al momento in cui all’estero verrà assunto da società locale, e manterrà in Italia la residenza, nei confronti del fisco italiano (e presumo anche di quello locale), non verrà mutato l’attuale criterio, che obbliga un residente a versare le imposte in Italia, per tutti i redditi prodotti nel mondo. Tutto ciò è stato evidenziato dalla circolare 50/E del 2012; nell’ambito della quale, nella ipotesi di lavoratore residente assunto da ditta straniera “il reddito da dichiarare è quello convenzionale di cui all’articolo 48, comma 8-bis, del T.U.I.R”
      Concludendo: a livello fiscale nulla cambia, mentre, probabilmente potrebbe perdere l’iscrizione all’Inps in Italia.
      Saluti.
      Luigi Rodella

  99. Gent.mo Rag. Rodella,
    Complimenti per il lavoro svolto in questo blog. Sono dipendente di societá italiana distaccato prima e localizzato poi in Finlandia presso una sede locale della medesima societá. Dopo i primi 5 anni di contratto di distacco ho firmato un contratto locale a tempo determinato (3 anni) dopo aver firmato un three party agreement dove tra l altro mi si garantiva il reintegro presso la mia societá di origine alla scadenza del contratto locale. Mi stanno ora proponendo una estensione di questo contratto di localizzazione, associato ad un nuovo three party agrement. A differenza del primo contratto,la proposta arriva dalla sede finlandese, e non a condizioni vantaggiose come in precedenza. La mia domanda é: essendo la societá italiana a chiedermi di restare, ed essendo la stessa ad impartire le direttive, puó esimersi dal tutelarmi nella discussione delle nuove condizioni? In pratica chi mi paga non ha nulla a che fare con ció che andró a svolgere. La sede finlandese é solo di “appoggio” per ragioni fiscali.
    Ho letto che i contratti di localizzazione possono essere di diversi tipi : concreta, sospensione pattizia e simulata. Quello che ignoro é la sostanziale differenza e le conseguenti implicazioni.
    Spero di essere stato chiaro..
    Grazie
    Maurizio

    1. Egregio signor Maurizio,
      Quest’argomento non l’ho mai trattato su questo blog, mi confronto con lei volentieri in quanto è un aspetto molto interessante ed importante nell’ambito degli “expatriates”; riguarda tematiche contrattuali, fiscali e previdenziali, tipici dei lavoratori assunti da ditta straniera, dove il rapporto con l’Italia diventa più attenuato, se non estinto.
      Ritengo che l’istituto della “localizzazione”, non sia previsto in modo tipico dalla nostra Legislazione sociale.
      La nostra regolamentazione interna, fa riferimento a:
      • Trasferta
      • Distacco
      • Trasferimento.
      La “localizzazione”, riguarda l’assunzione da parte di società straniera (che non è il trasferimento), e di norma nasce dopo aver percorso gli altri due istituti tipici (Trasferta, Distacco (Expat)). Al termine del distacco o il lavoratore rientra presso la Casa madre oppure va “a libro paga” della società ex distaccataria, che diviene in questa ipotesi il nuovo datore di lavoro.
      Tutto ciò premesso, al momento del distacco l’azienda può redigere un contratto ad hoc, valido per il distacco; in questo contratto potrebbe essere inserita una clausola di rientro, nell’ambito della quale l’Azienda distaccante si impegna a riprendere il lavoratore al termine del distacco, ovvero… (le ipotesi sono molteplici).
      A monte della localizzazione si possono ipotizzare diverse possibilità come ad esempio:
      a) la risoluzione del rapporto di lavoro con la società originaria, con la liquidazione del TFR (ed eventuale clausola di riassunzione).
      b) Il rapporto con la società italiana rimane quiescente, non sono versati i contributi, né accantonato TFR. È riconosciuta solamente un’anzianità convenzionale utile alla maturazione degli istituti contrattuali. Al termine della localizzazione il lavoratore rientra.
      Voglio inoltre evidenziare che per il nuovo contratto con la società estera, vale il principio della lex loci, per cui non esiste un nesso con il rapporto italiano, dovendosi applicare le leggi locali che fra l’altro prevedono l’iscrizione all’ente di previdenza straniero.
      Queste considerazioni sono di carattere generale, non conosco quale peso organizzativo abbia la Società italiana, nell’ambito del Gruppo.
      Devo però prendere atto che le nuove condizioni sono per lei penalizzanti, (anche in considerazione che lei non avrà più la previdenza italiana, ed i contributi locali potranno essere solo totalizzati), per cui potrebbe sempre far valere la clausola di rientro in Italia, se le condizioni a lei proposte non possono ristorare il disagio da lei sostenuto.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. Egregio Rag. Rodella
        la ringrazio per la pronta risposta.
        In effetti mi sono reso conto personalmente della complessitá della mia situazione. Piú che di peso societario é difficile capire quale Human Resources debba propormi un contratto: chi mi incarica di svolgere attivitá per i propri interessi, oppure chi mi deve solo gestire senza influenzare in alcun modo la gestione di un progetto” italiano”?Per intenderci sono un capo cantiere con personale italiano, che risponde gerarchicamente ad un manager italiano, ma che deve contrattare con un ufficio HR che non ha influenza in tale progetto. Temo che la discussione sará serrata proprio per ,come mi scriveva, le regole in materia non sono chiarissime.
        Un ultimo dubbio: nel momento della reintegrazione nella societá italiana, potró far valere i contributi maturati in Finlandia anche in Italia? L’INPS li sommerá a quelli precedentemente maturati?
        Grazie ed ancora complimenti per l’ottimo servizio!
        Maurizio

  100. Egregio signor Maurizio,
    i contributi versati in Finlandia, al momento in cui lei perfezionerà il requisito pensionistico, valgono per acquisire il”diritto” alla pensione e non alla “misura”. Significa che i medesimi verranno sommati fittiziamente a quelli italiani per poter maturare il diritto, mentre ogni Ente pagherà pro quota il trattamento, in base ai contributi versati, in base alle proprie regole interne.
    Con i migliori saluti.
    Luigi Rodella

  101. Egr.Rag.RONDELLA

    Sono un italiano attualmente in austria che lavora come consulente con partita iva per una ditta italiana.

    La ditta per cui sono consulente ha un cliente in Austria presso cui sto svolgendo una attività da circa 7 mesi.

    Avendo la residenza in Italia e lavorando per una ditta italiana mi chiedevo se dovevo pagare le tasse solo in Italia o se dovevo pagarle anche in Austria.

    Ho trovato un documento pdf nella agenzia delle entrate che descrive gli accordi bilaterali tra Italia e Austria in materia di tasse (Austria08.pdf).

    Secondo l’articolo 14 del protocollo, da professionista sarei soggetto alla sola fiscalità del paese in cui sono residente, salvo altre circostanze che non so valutare.

    Grazie
    Vittorio

  102. Egr.Rag.RONDELLA

    Per chiarire il commento precedente allego l’articolo delle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni tra Italia e Austria.

    art. 14
    Professioni indipendenti.
    Testo: in vigore dal 06/04/1985 con effetto dal 01/01/1974
    1. I redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dall’esercizio
    di una libera professione o da altre attivita’ indipendenti di carattere
    analogo sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale residente
    non disponga abitualmente, nell’altro Stato contraente, di una base fissa
    per l’esercizio delle sue attivita’. Se egli dispone di tale base fissa, i
    redditi sono imponibili nell’altro Stato contraente ma unicamente nella
    misura in cui sono imputabili a detta base fissa.
    2. L’espressione “libera professione” comprende in particolare le attivita’
    indipendenti di carattere scientifico, letterario, artistico, educativo o
    pedagogico, nonche’ le attivita’ indipendenti dei medici, avvocati,
    ingegneri, architetti, dentisti e contabili.

    Il mio dubbio è il concetto di base fissa e di residenza.

    Sono sicuramente residente in Italia, perché iscritto all’anagrafe del comune dove abitualmente abito, Il mio centro di interesse è l’Italia dove lavoro abitualmente come consulente in partita iva e attualmente per una ditta italiana. Nell’articolo sopra non sono citati i 183 giorni di presenza in Austria come nell’articolo 15 per i lavoratori subordinati pertanto non ci sono limiti di tempo dopo di che sei soggetto alle imposte austriache, pertanto dovrei essere residente solo in Italia.

    Per il concetto di base fissa mi chiedo se lavorare presso la sede di un cliente della mia compagnia Italiana costituisce per me una base fissa.

    Grazie
    Vittorio

  103. Egregio Signor Vittorio,

    Evidenzio che il mio cognome è Rodella.

    In merito al quesito da Lei posto, ritengo che in base a quanto disposto dall’articolo 14 dell’accordo bilaterale Italia – Austria, contro le doppie imposizioni, a differenza di quanto indicato nell’articolo 15 (lavoro subordinato), dove uno degli elementi è quello temporale, nel nostro caso (Professioni indipendenti), l’aspetto rilevante è quello della “disposizione abituale di base fissa).
    Sulla base di quanto da lei descritto, mi pare chiaro che non disponga di questo requisito.

    Con i migliori saluti.

    Luigi Rodella

  104. Egregio Rag. Rodella

    La ringrazio per la risposta così celere.

    Mi scusi per la l’errore sul suo cognome.

    Grazie
    Vittorio

  105. Buongiorno sig. Rodella.
    Sto leggendo con molta attenzione il suo blog dato che sto valutando una proposta di un’azienda italiana con una sede in Repubblica Ceca.
    Premesso che è ancora tutto in fase embrionale, vorrei sapere quali sono i temi su cui porre attenzione per evitare (o ridurre al minimo) problemi di carattere fiscale e contributivo.
    In breve, il quadro è il seguente: l’assunzione sarebbe fatta direttamente dalla società di nazionalità Ceca (quindi, se ho capito bene quel che ho letto finora, non si configurerebbe come distacco);
    in Italia, la società e inquadrata nel settore Commercio;
    inquadramento, livello/qualifica e retribuzione sono ancora da definire (l’azienda mi ha fatto una proposta di netto/mese, e non mi è chiaro se su quel netto devo poi preoccuparmi io di eventuali conguagli con relativi adempimenti connessi);
    la mia famiglia rimarrebbe in italia;
    ho due appartamenti di proprietà: uno dove risiedo con la mia famiglia ed uno (vuoto) intestato a mia figlia minore.
    La ringrazio in anticipo per la grande disponibilità e mi complimento per la sua grande professionalità e competenza.
    I migliori saluti,
    Marco

    1. Egregio signor Marco,
      La ringrazio molto per la considerazione sul mio lavoro.
      In merito al quesito vorrei risponderle in modo sintetico, esaminando i due aspetti: FISCALI e PREVIDENZIALI.

      ASPETTI FISCALI

      Se rimane residente fiscale in Italia, per il reddito prodotto all’estero, sarà sottoposto ad un duplice prelievo, il primo nella Repubblica Ceca, secondo le regole locali; in Italia, in base a quanto disposto dall’articolo 51 comma 8 bis del Tuir. Avrà diritto successivamente ad un credito di imposta, definito nel nostro Testo Unico (articolo 165 Tuir).
      La tassazione sugli immobili in Italia avverrà in modo ordinario.

      ASPETTI PREVIDENZIALI

      Si tratta di una attività lavorativa svolta in ambito UE e quindi disciplinata dai Regolamenti CE 883_2004 e Reg. Appl. 987_2009.
      In ogni caso, se lei lavorerà nella Repubblica Ceca ed suo datore è cecoslovacco, non sarà più assicurato all’INPS in Italia. I contributi versati nella Repubblica Ceca, saranno oggetto della “totalizzazione contributiva”. Significa che al momento in cui richiederà la pensione, quei contributi varranno per perfezionare il diritto alla prestazione, non però alla misura. Quest’ultima sarà liquidata dal’Ente locale, in base alle regole locali ed ai contributi effettivamente versati.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella (1.10.2012)

      1. Grazie molte per l’utilissimo chiarimento e la tempestività di risposta.
        Le auguro una buona serata,
        Marco

  106. Egregio sig. Rodella,
    Quest’anno ho lavorato in Serbia per circa 170 giorni, adesso dovrei tornare ma per motivi personali.
    Volevo sapere se devo comunque considerare il limite dei 183 giorni e se si, quando tempo deve passare prima di poter rientrare in Serbia
    La ringrazio anticipatamente.

  107. Egregio signor Marco,
    Il suo quesito non è chiaro:
    1) “adesso dovrei tornare”: dove in Italia o in Serbia?.
    2) “Il limite dei 183 giorni”: a quel fine, fiscale per la definizione della Convenzione? Fiscale per la definizione del comma 8 bis del Tuir?
    3) Lei è residente fiscale in Italia.
    4) Lei ha lavorato in Italia nel corso dell’anno in oggetto?
    Saluti.
    l.r.

  108. Mi scusi se sono stato poco chiaro.
    Sono residente e pago le tasse in Italia, quest’anno da gennaio a fine luglio ho lavorato in Serbia per un totale di 170 giorni. Adesso dovrei recarmi in Serbia per motivi personali non per lavoro, quello che vorrei sapere è se devo comunque fare attenzione a non superare i 183 giorni per non pagare le tasse.

    1. Egregio signor Marco,
      in merito all’applicazione della tassazione esclusiva contenuta nell’articolo 15 della Convenzione Italia – Paesi ex Jugoslavia, devo rilevare che il punto a) stabilisce: “a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in totale
      183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato”.
      Dando per scontato che gli altri due punti (b e c), si realizzino, sarei portato a considerare che se si superano i 183 giorni di permanenza nel territorio, verrebbe meno la tassazione esclusiva, definita dalla presente Convenzione.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  109. Gentile dott. Rodella,
    approfitto della sua disponibilità per fare chiarezza sulla mia situazione.
    A breve verrò assunto da una Società Irlandese con sede Dublino, con un contratto presumo Irlandese, ma con sede distaccata Roma. Ovviamente saranno frequenti i viaggi a Dublino, ma si presume in misura minore rispetto a Roma.
    Non ho intenzione di cambiare residenza, che rimarrà a Roma.
    Mi chiedevo cosa comporterà questa situazione: dove pagherò le tasse, in Italia o Irlanda? e i contributi? in generale, il fatto che sia assunto in Irlanda con sede distaccata Roma comporta che la busta paga debba essere “simile” ad un collega irlandese o ad un ipotetico collega italiano? Non so come comportarmi e se devo essere io stesso a segnalare (in sede di contrattazione) queste problematiche.
    Grazie in anticipo per le cortesi risposte.
    Alessio

    1. Egregio Signor Alessio,
      il suo è un argomento particolarmente complesso, che può assumere orientamenti diversi, a seconda di come si imposta la questione. In linea generale, ritengo che sia in ordine alla fiscalità che alla previdenza si debba applicare il principio della “lex locis laboris”, per cui la sottoposizione fiscale e l’iscrizione all’Inps deve avvenire nel luogo in cui si svolge materialmente il lavoro (Italia). I passaggi sono comunque particolarmente complessi, soprattutto quelli relativi all’iscrizione all’Inps, in Italia. Dovrebbe almeno prendere visione della circolare INPS n. 83 del 1.7.2010.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  110. Egr. Rag. Rodella,
    intanto le faccio i complimenti per i chiarimenti che continua a fornire in questo suo blog.

    Riguardo ad una sua risposta in data 19/04/2012 che cito:

    “1. Il problema posto è diverso. Qui si tratta di assunzione direttamente da società straniera, non c’è contratto italiano con distacco o trasferimento; non si può applicare il comma 8/bis. Per cui si dovranno pagare le tasse nei due Paesi in base alle retribuzioni reali. Ci sarà comunque sempre il credito di imposta in Italia fino a quando l’interessato non acquisti la residenza fiscale nello Stato estero.”

    Vorrei capire esattamente se e come viene dichiarata la retribuzione di un reddito da lavoro dipendente prestato all’estero (Svizzera) per un periodo superiore ai 183 giorni quando si è alle dipendenze di una società interamente straniera, senza distacco o trasferimento.

    Da varie parti mi sembra di aver letto che prevale la convenzione contro la doppia imposizione.

    L’art. 15, comma 1 di detta convenzione cita quanto segue:

    “1. Salve le disposizioni degli articoli 16, 18 e 19, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni
    analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente
    sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale attività non venga svolta nell’altro Stato
    contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in
    questo altro Stato.”

    Da profano mi sembra di capire che se una persona lavora come dipendente a tempo pieno in Svizzera con queste condizioni:
    – lavora per una organizzazione che ha base stabile in Svizzera;
    – il datore di lavoro è residente in Svizzera;
    – risiede in territorio svizzero più di 183 giorni l’anno;

    è soggetto a imposte solamente in Svizzera per il reddito di lavoro dipendente lì prodotto.

    E’ corretta questa mia interpretazione? Se non corretta, quale norma o legge è in deroga a questa convenzione?

    Se invece deve deve essere dichiarato il reddito reale in Italia con possibilità di rivalersi del credito di imposta, quali documenti devono essere allegati alla dichiarazione per provare il reddito reale visto che in Svizzera il CUD non esiste?

    Grazie per l’attenzione che vorrà prestare alla presente.

  111. Egregio Signor Michele,
    Sicuramente la Convenzione supera la legislazione interna. Nel caso specifico le vorrei però rammentare l’articolo 15 comma 2 lettera a), della già citata Convenzione prevede:
    a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in
    totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato;
    Mi pare lei rilevi una permanenza annuale sul territorio svizzero.
    Con i migliori saluti

  112. Egregio rag. Rodella, cortesemente le porgo alcune domande sulla mia situazione .
    Ho mia figlia che vive e lavora in Spagna, io e mio marito siamo pensionati Inps da circa un anno,
    vogliamo andare a vivere almeno 6 mesi all’anno da mia figlia. Il problema è che dopo tre mesi che vivi in Spagna devi registrarti per avere la residenza e la sanità di conseguenza pagare le tasse.
    Come devo comportarmi per evitare la doppia imposizione? La ringrazio saluti

    1. Gentile signora Rosina,
      In merito al primo quesito ritengo debba applicarsi l’articolo 18 della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia – Spagna. Le allego in calce la documentazione specifica.
      Secondo quesito: se lei rimane residente in Italia, l’alloggio è sottoposto alla tassazione ordinaria.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella
      —————————————
      allegato n. 1
      Articolo 18 – Pensioni
      Fatte salve le disposizioni del paragrafo 2 dell’articolo 19, le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, pagate ad un residente di uno Stato contraente in relazione ad un cessato impiego, sono imponibili soltanto in questo Stato.

  113. Mi scuso ho dimenticato di aggiungere che in Italia io e mio marito abbiamo un immobile.grazie

  114. Egr. Rag. Rodella,
    Sono sposato da poco con moglie polacca in Polonia.Ho il permesso di soggiorno di 3 mesi rilasciato dal comune. Alla scadenza lo rinnoverò. Voglio trasferirmi definitivamente qui in Polonia e realizzando come imprenditore autonomo (o freelance) il mio reddito.
    In italia ho lasciato una casa di proprietà ad oggi sifitta. La residenza attuale è in Italia.

    Domande:
    La legge italiana impone l’iscrizione all’AIRE per cittadini che vivono al di fuori dell’Italia per un periodo superiore di 183 giorni. Entro tale tempo, gli aspetti fiscali verranno conteggiati come se abitassi ancora in Italia.
    Aprendo attività qua in Polonia e ricevendo fatture di consulenza da azienda Italiana per lavoro di consulting per mercato Europeo, prima e dopo essermi iscritto all’AIRE le tasse sul reddito dove le dovrò pagare? Prima di AIRE > in Italia ; dopo di AIRE > in Polonia?

    Grazie

    1. Egregio signor Luigi,
      Preciso che l’iscrizione all’Aire (Anagrafe italiani residenti all’estero), è uno dei requisiti per non essere considerato residente in Italia.
      Ciò premesso, nell’anno fiscale in cui lei sarà residente esclusivamente all’estero, non dovrà più pagare le imposte in Italia per i redditi prodotti all’estero, fermo restando il pagamento delle imposte sugli immobili ubicati nel nostro territorio.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  115. EGR Rag Rodella

    Mi chiamo Leonardo
    Io lavoro per una Multinazionale finlandese, con sede anche in italia, seguiamo vari progetti, l utimo dei quali e in Guernsey , un isola del canale .
    Io sono residente in Italia e la mia azienda e italiana, purtroppo dopo varie email a segutio con il mio management italiano non mi e chiara come vada gestita la tassazione .
    Mi spiego meglio Io lavoro qui ma sono dipendente italiano e risiedo in italia , il mio periodo di lavoro in Guernsey sara’ di circa 6 mesi fino al prossimo febraio , potrebbe darmi delucidazioni su come vada gestita questa situazione.
    Ho ricevuto un email dove sembra che io sia costretto a pagare sia le tasse in italia che in Guernsey peche’ quest’ultima e inserita in una black list.
    La ringrazio con l’attesa di avere una sua risposta al piu presto .
    Saluti Leonardo

    1. Egregio Signor Leonardo,
      Se lei rimane residente fiscale in Italia, dovrà pagare in Italia le imposte prodotte in tutto il mondo, quindi anche quelle dell’Isola del canale.
      Non mi risulta esserci un accordo contro le doppie imposizioni sottoscritto tra Italia e Guernsey, mentre l’Isola è tra i Paesi indicati nel comma 2.bis dell’articolo 2 del Tuir.
      In linea di massima, si dovrà applicare la disciplina generale, che prevede il rimborso della duplice imposizione, disciplinato dal nostro Testo unico.
      Distinti saluti.
      Luigi Rodella

  116. Egr.Sig. Rodella,
    la verifica dei 3 requisiti per essere considerati residenti all’estero, presuppone che anche l’iscrizione all’AIRE nel corso del periodo d’imposta copra più di 183 giorni? O è sufficiente essere iscritti all’Aire anche per un solo giorno nel periodo d’imposta?
    Inoltre, l’applicazione del regime convenzionale può essere applicato anche nei confronti di chi lavora in UE e non solo verso chi lavora in paesi extracomunitari?
    Grazie

  117. Egregio signor Gianluca,
    l’articolo 2 comma 2 del Tuir, fa riferimento a “la maggior parte del periodo di imposta”, per cui, devono esserci almeno 183 giorni, in un anno non bisestile.
    Il regime convenzionale vale solo per le due nazioni oggetto della Convenzione. Ovviamente, le Convenzioni Ocse contro le doppie imposizioni, sono state sottoscritte dall’Italia sia per Paesi Ue che extra Ue.
    Con i migliori saluti.
    Luigi Rodella

  118. Salve, dovrei trasferirmi in Svizzera per lavorare nel quartier generale dell’azienda presso la quale lavoro ora. Darei le dimissioni qui ed avrei un nuovo contratto in Svizzera, visto che le entità legali sono diverse.
    Il nuovo contratto potrebbe partire da novembre 2012. La mia famiglia inizialmente rimarrebbe in Italia e mi raggiungerebbe verso marzo 2013.
    In Italia avró prima e dopo un immobile di proprietà in cui prima vivrà la mia famiglia e poi rimarrà vuoto per un po’.
    Da quello che ho capito dovrei pagare, fino a quando la mia famiglia non mi raggiungerà un conguaglio di tasse, quando far la dichiarazione dei redditi 2013\14. É vero e c’é modo di capire di quanto si parla? Da quando ci ricongiungeremo pagheró solo la tassazione in svizzera, giusto?
    Come ultima cosa, visto che esiste l’accordo bilaterale, non devo aspettare i 183 giorni ed iscrizione all’aire giusto?
    Grazie mille.

    1. Egregio Signor Walter Bagni:
      PREMESSA: fino a quando lei rimane residente in Italia, dovrà per tutto l’anno fiscale (1.1. – 31.12) pagare le tasse anche per i redditi prodotti all’estero, determinati probabilmente sulle retribuzioni convenzionali. Su questi redditi, sottoposti ad un duplice prelievo, dovrà successivamente ottenere in Italia, un credito di imposta, determinato in base all’articolo 165 del Tuir, sulle tasse pagate in Svizzera.
      Tutto ciò premesso, non posso sapere “di quanto si parla”, non conoscendo e non volendo entrare nel merito in questa sede, su tutti gli elementi economico/contabili. .
      Dall’anno di imposta in cui lei non sarà più residente in Italia, non sarà più sottoposto al prelievo fiscale sui redditi prodotti all’estero.
      L’accordo bilaterale, disciplina sotto l’aspetto temporale, quei periodi inferiori ai 183 giorni/anno. Credo non sia la sua ipotesi, per cui lei dovrà iscriversi all’AIRE, anche subito, se non più residente nel suo Comune.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. Grazie mille per la risposta. Ho solo un dubbio relativo al periodo 11/12-2012, io mi trasferirò, compreso di residenza da subito, è mia moglie e mio figlio che lo faranno in seguito. Conferma che non sarà sufficiente per avere la sola tassazione Svizzera vero?

        Grazie ancora.

        1. Personalmente ritengo non sia possibile in quanto, la famiglia è considerata la connotazione più importante atta ad identificare il proprio “centro di interessi”.
          Con i migliori saluti.
          l.r.

  119. Gent.mo Rag. Rodella,
    complimenti per l’informazione che offre. Sono un lavoratore italiano che deve essere distaccato fuori UE per un anno. Ho letto quasi tutti i commenti ma permane un dubbio: ammesso che mi sia possibile definirmi residenti fiscalmente solo all’estero (quindi non essere più residente fiscalmente in Italia), ciò conviene sempre dal punto di vista economico, anche per un anno? Grazie

    1. Egregio Signor Andrea,
      E’ quasi impossibile rispondere. La “convenienza”, deriva da una serie di fattori a me sconosciuti, tipo gli elementi economici del contratto, le condizioni del Paese di destinazione, l’eventuale crescita in termini di background che lei acquisisce, la sua attuale collocazione in Italia, eccetera, eccetera. Tutti questi eventuali elementi (e forse anche altri) stanno su un piatto della bilancia, in contrapposizione al fatto di non subire una duplice imposizione.
      Il tutto lo deve valutare lei.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

    2. In altre parole, portando la residenza fiscale nel paese fuori UE, il reddito percepito dall’azienda italiana è imponibile in Italia?

  120. Ok, grazie. Ma portando la residenza fiscale nel paese fuori UE, il reddito che percepisco dalla mia azienda in Italia è imponibile in Italia?

    1. Rispondo alle ultime due richieste.
      Se lei non è più residente fiscale in Italia, e dall’Italia viene distaccato (viene quindi pagato dalla ditta italiana), dovrà corrispondere le imposte solo nel Paese di destinazione.
      Saluti
      l.r.

      1. Ok, grazie. Non capisco però una cosa: apro la guida alla dichiarazione dei redditi per italiani residenti all’estero disponibile sul sito dell’agenzia delle entrate e lego che
        “I non residenti che hanno prodotto reddito o possiedono beni in Italia sono
        tenuti a versare le imposte allo Stato italiano, salvo eccezioni previste da
        eventuali Convenzioni stipulate tra lo Stato italiano e quello di residenza.
        Tali Convenzioni individuano quale dei due Stati eserciti la potestà impositiva
        nei confronti del soggetto che abbia maturato redditi nell’altro. L’elenco dei
        Paesi con i quali l’Italia ha stipulato convenzioni per evitare la doppia
        imposizione è consultabile sul sito internet del Ministero dell’Economia e delle
        Finanze http://www.finanze.gov.it
        Quanto scritto sulla guida non è in contrasto con la sua risposta?

        1. Una guida più recente dice questo:
          “Ai fini dell’applicazione dell’Irpef nei confronti dei non residenti, si considerano prodotti in
          Italia e sono quindi soggetti ad imposizione da parte dello Stato italiano – salvo quanto pre-
          visto dalle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni – i redditi che hanno
          avuto origine nel territorio italiano e derivano da:
          • attività di lavoro dipendente;….”

        2. Egregio Signor Andrea,

          (Rispondo alle ultime due richieste)

          Credo forse che lei mi abbia frainteso (o forse non mi sono spiegato bene). La mia risposta voleva evidenziare che se lei lavora in Svizzera, essendo stato distaccato dall’Italia, ed il datore di lavoro italiano le paga le retribuzioni, queste non verranno tassate in Italia, se lei è residente fiscale in Svizzera. Parimenti se lei lavora in Italia, (questo vuole evidenziare il manuale dell’Agenzia) è tassato in Italia, anche se è residente fiscale in Svizzera (Principio della lex loci).
          Non le sembra che i due aspetti siano molto diversi?
          Con i migliori saluti.
          l.r.

          1. Chiarissimo ora. Grazie. Potrebbe gentilmente indicarmi dove posso trovare delle leggi/documenti che testimoniano il fatto che la residenza fiscale all’estero permette di non pagare le imposte in Italia?

          2. Egregio signor Andrea,
            la fonte principale è l’articolo 2 del Tuir (dpr 917/1986).
            l.r.

  121. Sig. Rodella ho lavorato per un periodo inferiore ai 180 giorni in Svizzera nel 2011 non come distaccato ma dipendente società Svizzera e domiciliato e tassato alla fonte quindi residente fiscale svizzero per quel periodo .Con il fisco italiano visto la convenzione come devo comportarmi per il 2011 visto che il sindacato svizzero mi informa che l’iscrizione all’aire non influisce nel mio caso e le tasse si pagano solo in Svizzera ?

    1. Egregio signor Flavio,

      Credo che le informazioni da lei assunte siano corrette in quanto si applica l’articolo 15 della Convenzione Italo – Svizzera, che prevede la tassazione esclusiva per periodi inferiori a 180 giorni all’anno, essendosi inoltre realizzati anche gli altri due requisiti, oltre ovviamente a quello temporale.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. ringrazio della vostra risposta del 09/10/2012 e vorrei precisare che ero residente in Italia tutto il 2011 dove avevo lavorato per 177 giorni.Rigrazio nuovamente Flavio

  122. Egr.Dott.Rodella vorrei cortesemente sottoporle la situazione di mio suocero per avere un suo consiglio: Lavoro in Nigeria con ditta nigeriana in Free zone (nessuna tassazione), iscritto AIRE, residenza in Nigeria, stipendio accreditato in c/c banca italiana, periodo di lavoro 52gg in Nigeria 20gg di riposo in Italia, in italia ha moglie e figli (40enni con famiglia propria) e proprietà varie, come dobbiamo comportarci per la tassazione?? La ringrazio per la sua cortesia.

    1. Gentile signora Barbara,
      Non mi è molto chiara la situazione. In base a quanto ho compreso suo suocero lavora in Nigeria per circa 260 giorni all’anno e rimane in Italia per 160. Ha mantenuto in Italia la famiglia. Sulla base di queste informazioni credo che in Italia debba pagare le tasse sui redditi prodotti in Nigeria. Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. Ricapitolo per maggior chiarezza: contratto di due anni che prevede 52gg lavorativi in Nigeria e 21gg in Italia (ferie), iscritto Aire e con residenza in Nigeria, moglie, proprietà e c/c bc in Italia, lo stipendio accreditato su c/c bc italiana ma in valuta estera ($), come versare imposte e inps?? deve utilizzare le retribuzioni convenzionali??

        1. Dimenticavo: l’azienda è Nigeriana situata in FreeZone, lo stipendio percepito è esente tassazione nel paese Nigeria che non ha accordi con Italia.
          Grazie

          1. Gentile signora Barbara,
            continuo a non comprendere. Suo suocero è iscritto all’Aire, lavora in Nigeria per 52 giorni alll’anno, 20 giorni li trascorre in Italia. Lei però non mi dice cosa fa le altre giornate dell’anno: 52+20-365=293.
            Se le altre 293 giornate le trascorresse in Italia, considerando che ha la famiglia in Italia, nonostante sia iscritto all’Aire, deve essere considerato residente in Italia. Qui dovrà pagare le tasse sui redditi prodotti in Nigeria. Se in Italia non esercita alcuna attività e non è stato distaccato da ditta italiana (ex 398/87), potrà coprire questi vuoti contributivi mediante la prosecuzione volontaria oppure il riscatto per i periodi all’estero.
            Distinti saluti.
            Luigi Rodella

          2. Mi perdoni se non sono sta chiara…lui ha un contratto di due anni che alterna 52gg di lavoro a 21gg di ferie quindi 260gg di lavoro all’anno in Nigeria, volevo sapere se ed aventualmente come deve pagare le imposte visto che lo stipendio che percepisce è netto perchè nella “freezone” nigeriana non vengono applicate tassazioni e la Nigeria non ha alcun trattato con l’Italia, grazie

  123. Egr. dott. Rodella, mi sono imbattuta nel suo blog alla ricerca di una soluzione per il caso che le espongo, in quanto i consulenti (del lavoro e fiscalisti) dell’azienda per la quale dovrei lavorare si rimbalzano la questione senza arrivare ad una soluzione condivisa.
    Io sono cittadina italiana residente all’estero da più di 2 anni (con attualmente un dottorato di ricerca presso un’università statunitense) e regolarmente iscritta all’AIRE. Sono entrata in contatto con una società italiana, con sede solo in Italia, e con interessi commerciali negli Stati Uniti, che mi ha prospettato una collaborazione a progetto per seguire uno specifico progetto sui prodotti forniti ad un cliente Statunitense. Il nodo del dibattito è: essendo l’azienda italiana, deve rifarsi alla sola normativa italiana e trattare il mio caso come se fossi assunto in Italia? Per questo motivo sarei sottoposta alla sola tassazione italiana? La società di revisione contabile ha contestato all’azienda un contratto di consulenza stipulato con un cittadino italo-arabo residente a Dubai, potrebbe contestare anche il mio contratto a progetto per lo stesso motivo? Nel caso in cui la risposta fosse particolarmente articolata, mi può dare qualche riferimento normativo? La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione e Le faccio i complimenti per il blog

    1. Gentilissima dottoressa Paola,
      Non mi ha detto dove è residente, parto dall’assunto che sia USA.
      Credo che il nodo del dibattito debba essere: dove si svolge effettivamente la prestazione?
      Se l’attività lavorativa si svolge in Italia, dovrà pagare le tasse in Italia, (e forse anche in Usa in base al principio della tassazione concorrente, se prevista dalla legge fiscale statunitense). Se invece l’attività si svolge in USA, dovrà scontare le tasse solo in Usa, essendo lei ivi residente, secondo le loro regole locali. Unico eventuale aspetto o deroga riguarda la verifica della Convenzione contro le doppie imposizioni.
      Non comprendo cosa abbia contestato la società di revisione; credo che una società italiana possa stipulare contratti con qualsiasi soggetto (se ovviamente leciti). Il problema fiscale deve essere inquadrato, in questo contesto, esaminando la situazione del soggetto prestatore d’opera.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  124. Egregio Sig. Rodella
    Ho letto con molto interesse i suoi blog,forse il mio caso è stato già commentato ma non sò se sono gli stessi inerenti alla mia situazione.
    Sono un pilota di aeromobili e da qualche anno lavoro all’estero in Arabia Saudita, sono assunto da una impresa Saudita e opero su aeromobili impiegati in traffico internazionale.
    Passo più di 183 gg all’anno in Arabia almeno 250 giorni in questo paese, però ho lasciato la mia residenza i Italia dove ho anche la mia famiglia.
    Per quanto riguarda gli accordi bilaterali fra l’Italia e l’Arabia Saudita nell’Art.15 Lavoro Subordinato nel punto 2 sembrerebbe rispecchiare il mio caso,ovvero le remunerazioni percepite in corrispettivo di un lavoro subordinato svolto a bordo di navi o di aeromobili impiegati in traffico internazionale sono imponibili nello Stato contraente nel quale è situata la sede della direzione effettiva dell’impresa.
    Volevo sapere se è effettivamente è così che non devo nulla allo stato Italiano ,oppure se si in quale formula e modo, ho chiesto in giro a vari professionisti ma ho visto che c’è gran caos, la ringrazio per il suo tempo che può dedicarmi.
    Cordiali saluti

    1. Egregio signor Marcello,
      Ho avuto modo di esprimere la mia opinione (personale), su questo blog, per un caso analogo al suo, si trattava di una dipendente di una compagnia aerea inglese. In quella circostanza avevo rilevato che quando la tassazione viene attribuita ad uno Stato contraente senza che venga utilizzato, nella norma, l’avverbio “soltanto”, il significato da attribuire al disposto è che la potestà impositiva non spetta ad uno degli Stati contraenti (quello della residenza e quello della fonte del reddito) bensì ad entrambi, nella misura stabilita nei rispettivi ordinamenti tributari. (Vedi sentenza CASS. 1550/2012).
      In base a quanto disposto nella menzionata sentenza, ed al comma 2 dell’articolo 15 della Convenzione, evidenzio che i due Stati non hanno utilizzato l’avverbio “soltanto” nè il termine “esclusivo”, per cui a mio giudizio il dubbio rimane.
      Questo dovrebbe essere chiarito meglio dall’Agenzia delle entrate.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  125. Gentile Rag.Rodella, sono una cittadina italia che il 15 giugno 2011 è stata assunta a tempo indeterminato da una società francese.Risulto iscritta all’AIRE dal 29 agosto 2011. Leggendo i vari quesiti su questo blog , mi sembra di aver capito che per il 2011 la mia residenza fiscale rimane in Italia, perchè non ho uno dei tre requisiti necessari per essere considerata fiscalmente residente in Francia, cioè mi manca l’iscrizione all’AIRE per più di 183gg.
    A tale proposito i miei redditi prodotti in Francia devono essere tassati anche in Italia?Consideri che sono stati già tassati in Francia.
    Leggendo l’art.15 della Convenione Italia-Francia “le renumerazioni che un residente di uno Stato riceve in corrispettivo di un’attività dipendente svolta nell’altro Stato sono imponibili soltanto nel primo Stato se:
    a) il beneficiario soggiorna nell’altro Stato per un periodo o periodi che non oltrepassano in
    totale 183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato, e
    b) le remunerazioni sono pagate da o per conto di un datore di lavoro che non è residente
    dell’altro Stato”, credo di aver capito che i redditi dovrebbero essere tassati solo in Francia. E’ corretto?
    Nel caso debbano essere tassati in entrambi i paesi ( e ciò in base a quale legge?) dEtermino la tassazione in base a retribuzioni convenzionali o attribuisco il credito d’imposta per le imposte pagate all’estero?
    Grazie per la disponibilità.
    Caterina

    1. Gentile signora Caterina,
      1 RISPOSTA) – Se lei è residente in Italia per il 2011, dovrà pagare le imposte in Italia anche per i redditi prodotti in Francia. Veda circolare Agenzia Entrate 7/E 26.1.2001.
      2 RISPOSTA) – Il dubbio che lei avanza è legittimo in quanto a differenza della falsariga dell’articolo 15 del modello OCSE dove si dice “183 giorni nel periodo di 12 mesi ….” Qui nella Convenzione ci si riferisce a “183 giorni nel corso dell’anno fiscale considerato…” Devo però evidenziare a memoria, che l’Agenzia non era molto in linea con questa interpretazione. Dovrebbe fare qualche ricerca in tal senso.
      Con i migliuori saluti.

      Luigi Rodella

      1. Egr.rag.Rodella,
        grazie infinite della risposta.
        Quindi se ho ben capito, secondo la circ.7/E del 2001 dovrei pagare le imposte sia in Italie che in Francia, il dubbio che lei solleva riguarda dunque solo la possibilità di utilizzare la retribuzione convenzionale rispetto al credito d’imposta per il calcolo delle imposte dovute o anche il fatto che secondo l’art.15 della convenzione Italia-Francia i miei redditi dovrebbere essere tassati solo in Francia?
        Grazie infinite
        Caterina

        1. Gentile signora Caterina,
          Forse sono stato frainteso; la prima risposta voleva evidenziare come si dovrebbero pagare le imposte per un cittadino che nel corso dell’anno diventa residente in Italia (applicazione della tassazione concorrente con credito di imposta); la seconda risposta, voleva rappresentare una strada diversa, cioè quella dell’applicazione della tassazione esclusiva, in applicazione dell’articolo 15 della Convenzione; questa seconda strada è stata evidenziata da lei, ed io mi sono limitato ad osservare che potrebbe essere applicabile in quanto, la Convenzione sottoscritta con la Francia, differisce da quella generale OCSE, in quanto la prima fa riferimento all’anno civile. Qualora invece decidessa di appliocare per il 2011 la “tassazione concorrente”, al fine di applicare le “retribuzioni convenzionali”, dovrebbe verificare se si perfezionano tutti i requisiti indicati dal comma 8-bis dell’articolo 51 del Tuir.
          Con i migliori saluti.
          Luigi Rodella

  126. Gentilissimo Rag. Rodella ,
    ho un altro quesito da porLe.
    Essendo in CIGS l ho dovuta sospendere per poter lavorare con un altra impresa Italiana ,ma la sede di lavoro è negli Emirati Arabi ad Abu Dhabi.
    L azienda con la quale andrò a lavorare mi ha chiesto di iscrivermi alle liste di collocamento per i lavoratori all estero quindi la mia domanda adesso è la seguente:
    posso iscrivermi alla lista di collocamento dei lavoratori all estero e manterere lo status di sospensione della CIGS in Italia?
    e poi a quale ufficio dovrei rivolgermi per poter richiedere il modulo di iscrizione?
    Nell occasione Le porgo Distinti Saluti

    1. Egregio signor Giovanni,
      I lavoratori italiani che sono disponibili a svolgere attività all’estero devono iscriversi in apposita lista di collocamento tenuta dall’Ufficio Regionale del lavoro del lugo di residenza.
      Relativamente allo stato di cassintegrato dovrà prendere contatto con l’Inps competente.
      Distinti saluti.
      l.r.

  127. Gent.mo Rag. Rondella,
    le sottopongo il mio caso un pó particolare perché vengo pochissimo in Italia e non trovo a chi rivolgermi.
    Dall’inizio dell’anno, per oltre 183 gg. di presenza effettiva, ho lavorato in ALGERIA con un in qualitá di “dipendente SPAGNOLO” di una societá spagnola. Loro ovviamente mi trattengono le tasse che versano in Spagna, oltre la pensione, ove ho anche preso fiscalmente residenza da Aprile (C.F. e permesso lavoro comunitario), senza peró preoccuparmi di iscrivermi all’AIRE, in quanto sapevo la storia degli “interessi in Patria” (ove ho comunque familiari).
    Che tasse dovró pagare l’anno venturo? Il differenziale tra “tasse derivanti dalla Retribuzione Convenzionale e tasse giá pagate in Spagna”? Servirá una dichiarazione del datore lavoro? Potró fruire del credito di imposta?
    La ringrazio sentitamente per l’aiuto che vorrá darmi. Francesco

    1. Egregio signor Francesco,
      il mio cognome è Rodella.
      Se lei è residente in Spagna, non vedo il motivo per il quale debba iscriversi all’Aire in Italia, visto che non ci vive.
      Non mi ha detto cosa realmente fa qui in Italia: se svolge qualche attività, dovrà qui pagare le tasse, per l’attività prodotta.
      Distinti saluti.
      l.r.

  128. Egregio Rag. Rodella,
    ho scoperto per caso questo blog e mi unisco al coro dei complimenti per il servizio
    che offre e la sua professionalità.
    Le scrivo per avere chiarimenti in merito a questa situazione; mio marito ha lavorato dal 1 gennaio 2012 fino al 30 agosto per una ditta tedesca in Germania con contratto tedesco (183 giorni di permanenza all’estero superati ma residenza fiscale in Italia). Dal 1 settembre l’azienda tedesca gli ha fatto un contratto “expatriate” per cui lavorerà in Italia fino alla fine di dicembre e quindi per questo anno la sua dichiarazione verrà fatta in Italia con la possibilità di avere il credito di imposta. Il nostro dubbio è il seguente: il reddito lordo tedesco da considerare ai fini dell’imposizione fiscale è al netto delle detrazioni concesse dallo stato tedesco per viaggi di ricongiungimento familiare e per afitto dell’appartamento in Germania? Esempio numerico: se il reddito lordo tedesco è di 55000 l’anno e le detrazioni per viaggi e casa sono 10000, per il fisco tedesco il reddito tassabile è solo 45000. Per il fisco italiano è 55000 o 45000? Altro punto. Le tasse pagate in Germania comprendono tre voci: tassa sul reddito vera e propria, tassa sanitaria e contributi pensionistici. Nel calcolare il credito di imposta, quando si considera l’importo versato in Germania che sarà a credito, concorrono tutte e tre le voci o solo la tassa sul reddito?
    Se questi dubbi cadono nell’ambito delle dichiarazioni dei redditi che so non essere di sua competenza, mi scuso fin da ora, ma sono per me argomenti difficili da inquadrare.
    Grazie, Chiara

    1. Gentilissima signora Chiara,
      La ringrazio moltissimo per i complimenti.
      In merito ai due quesiti le comunico:
      1 RISPOSTA ) E’ un aspetto molto particolare, dovrebbe eventualmente prendere contatto con l’Agenzia; personalmente credo che noi in Italia dobbiamo esaminare la Convenzione contro le doppie imposizioni sottoscritta dall’Italia con la Germania e verificare se ci sono disposizioni sulla determinazione delle basi imponibili (ricordo che in Germania, la determinazione della fiscalità è estremamente complessa, in quanto esiste un sistema di detrazioni e deduzioni molto vasto, tale da rendere quasi impossibile per un soggetto straniero definire il netto retributivo). Se la Convenzione non disciplina in modo specifico la materia, valuterei l’opportunità di applicare le “retribuzioni convenzionali” sulle quali determinare la fiscalità teorica estera. Tra l’altro la circolare 50/E del 2002 mi pareva facesse proprio riferimento al reddito prodotto in Germania.
      2 ASPETTO). Le tasse da considerare, sono quelle determinate dalle due Nazioni nella già citata Convenzione.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  129. complimenti x la preparazione solleva il morale incontrare persone competenti .
    Passo al dubbio.
    Cittadino italiano non iscritto AIRE.
    vive in canada tutto l anno.
    assunto ditta canadese come dipendente.
    come dichiara ed eventualmente paga imposte in italia ?
    spero aver indicato tutti i dati necessari.
    la ringrazio anticipatamente.

    1. Egregio Signor Marcello,
      La ringrazio molto per l’apprezzamento.
      In merito al quesito, devo evidenziare che se lei rimane residente fiscale in Italia, qui dovrà pagare le tasse per i redditi prodotti in tutto il mondo (principio della tassazione mondiale); avrà poi diritto a beneficiare di un credito di imposta, derivante dalla duplice imposizione; il procedimento è disciplinato dall’articolo 165 del Tuir.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  130. Gentile Sig. Rodella,
    Sono dipendente di una azienda metalmeccanica italiana con contratto di personale distaccato in quanto sono stato trasferito nel nuovo stabilimento cinese.
    Sono iscritto all’AIRE ed ho un contratto a tempo indeterminato con l’azienda italiana ed un contratto di lavoro qui in Cina.
    Vorrei sapere se per legge ho diritto ad usufruire dei giorni di ferie come da CCNL metalmeccanici anche se sono residente e presto la mia professione in Cina.
    La ringrazio anticipatamente

  131. Egr.Dott.Rodella le risottopongo la situazione di mio suocero cercando di essere più chiara possibile: contratto di lavoro di due anni in Nigeria con ditta nigeriana che prevede alternanza di 52gg. lavorativi a 21gg di ferie (in Italia) iscritto all’AIRE e con residenza in nigeria quindi 260gg lavorati in Nigeria nell’anno, lo stipendio che percepisce è esente imposte in quanto il luogo di lavoro è in Freezone, la Nigeria non ha patti fiscali con l’Italia, in Italia ha moglie, casa (alcune), c/c bancari e figli (40enni con famiglia propria), a livello fiscale è tenuto a pagare le tasse in Italia?? se si come? utilizzando le retribuzioni convenzionali?? e l’INPS?la ringrazio per il tempo che potra dedicarmi, distinti saluti.
    Barbara

  132. ATTENZIONE

    I COMMENTI A QUESTO ARTICOLO SONO VERAMENTI TANTI E NON SONO MOLTO FRUIBILI. A QUESTO SCOPO PER RACCOGLIERE TUTTI I POST SPARSI ABBIAMO CREATO UN’APPOSITA SEZIONE DEL FORUM DEDICATA AL LAVORO ALL’ESTERO – CLICCA QUI E VAI AL FORUM DI FISCO E TASSE PER CONTINUARE A DISCUTERE SUL LAVORO ALL’ESTERO

    RINGRAZIAMO IL RAG. RODELLA PER AVER RESO QUESTA SEZIONE ABBASTANZA UNICA NEL PANORAMA DEL WEB. 140 DOMANDE A CUI CORRISPONDO 140 RISPOSTE NON SONO UNA COSA COMUNE E L’IMPEGNO E’ STATO NOTEVOLE. I LETTORI SONO INVITATI A LEGGERE LE DISCUSSIONI PER TROVARE LA RISPOSTA, E A APRIRE UNA DISCUSSIONE SUL FORUM PER LE EVENTUALI NUOVE DOMANDE.

  133. Pingback: Lavoratori all’estero: il rimborso delle imposte in base all’art. 165 del Tuir - Fisco e Tasse Blog | Fisco e Tasse Blog

  134. Pingback: la residenza fiscale dei lavoratori all'estero

  135. Egregio Dott. Rondella,
    innanzitutto complimenti per il suo blog che seguo sempre con interesse.
    Le presento la nostra situazione, che poi è anche la situazione di molti nostri amici in loco.
    Io sono cittadina italiana coniugata in italia con cittadino turco, poi diventato anche cittadino italiano.
    Abbiamo sempre vissuto in Italia fino a qualche anno fa, quando a mio marito è stato offerto un lavoro dipendente per una ditta in Turchia (i soci sono italiani, ma non credo che influisca, ma è stato assunto in loco, non distaccato dalla casa madre in italia).
    Da qualche anno viviamo in Turchia, ma non siamo iscritti all’AIRE, quindi abbiamo la residenza in Italia, mentre in Turchia mio marito risiede in quanto cittadino turco, io e i miei figli, invece, abbiamo il permesso di soggiorno.
    In Turchia attualmente siamo in affitto e non disponiamo di auto, perché abbiamo quella aziendale.
    In Italia invece abbiamo casa di proprietà (mia) e conti correnti con risparmi.
    Trascorriamo tutto l’anno in Turchia, fatta eccezione per i periodi di vacanza.
    Con la situazione che le ho prospettato, le pongo dei quesiti:
    1. Sarebbe possibile secondo lei mantenere la residenza fiscale in Italia, in modo che io possa aprire l’attuale regime forfettario così da continuare a pagare i contribuiti previdenziali, visto che ho già pagato quasi 20 anni? Dimenticavo, sono libera professionista, lavoro in home office, ma i miei clienti sono in Italia. Ho studiato la situazione con un commercialista non esperto del settore, ma non ne siamo venuti a capo con certezza.
    2. Ci sarebbe un modo per mio marito per continuare a pagare i contributi pensionistici in italia, visto che anche lui ha lavorato in Italia 15 anni?
    3. Se non si può mantenere la residenza fiscale in italia, come dobbiamo comportarci in toto?
    4. I nostri contributi che fine farebbero, se non dovessimo rientrare più?
    La ringrazio infinitamente della risposta che spero vorrà darmi, mi sarebbe di grande aiuto.

    Carla

  136. Caro utente, per poter far fronte al gran numero di quesiti che ci pervengono quotidianamente sul “Lavoro Estero” abbiamo organizzato un servizio di risposta veloce al costo – in offerta – di 50euro + Iva che comprende:

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    1. Quindi comunque la situazione sarebbe di vostra competenza, solo che devo utilizzare il servizio a pagamento, giusto?

  137. Gentile Dott Rotella,
    ho un lavoro dipendente part time 40% (verticale)in Italia e uno dipendente 60% in Austria con societa austriaca(verticale da piu di 183 gg nel perido di imposta).
    Ho la residenza in Italia ed in Austria come mi devo comportare? Debbo dichiare i redditi austriaci in Italia e viceversa?
    esiste un trattato Italia-Austria a tale proposito per evitare la doppia imposizione.
    Grazie
    Sauti

  138. Gentile Dott Rotella,
    ho lavorato nell’anno 2016 a Lugano (unica attività lavorativa) ed ero residente a Milano. Ho dichiarato il mio reddito in Italia e ho goduto di una quota esente di 7500 €. Ho poi riportato il credito di imposta per le tasse pagate in CH. L’Agenzia delle entrate mi ha ridotto il credito di imposta di una quota percentuale pari alla percentuale dei 7500 sul mio reddito totale dell’anno 2016, di fatto assumendo la quota esente ad una forma di reddito. E’ corretto?
    Grazie
    Sauti

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