Lavoratori all’estero: il rimborso delle imposte in base all’art. 165 del Tuir

di Rag. Luigi Rodella 23 CommentiIn Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

Un aspetto importante, sul quale dobbiamo focalizzare la nostra attenzione quando affrontiamo la problematica inerente alla tassazione del lavoro estero, riguarda il recupero della duplice imposizione, corrisposta dal lavoratore nel Paese di destinazione applicando le regole locali, che in Italia, in base alla disciplina contenuta nell’articolo 51 comma 8 bis del Tuir.

Questo tema è stato parzialmente affrontato nel mio precedente articolo, “Lavoratori espatriati: la determinazione della tassazione concorrente e l’attribuzione del credito di imposta”; credo sia utile fornire qualche ulteriore dettaglio.

Vorrei innanzi tutto evidenziare che per i cittadini residenti in Italia, la tassazione del reddito prodotto all’estero avviene applicando il principio comune a quasi tutti gli ordinamenti tributari maggiormente evoluti, quello della Worldwide taxation principle, in base alla quale i soggetti fiscalmente residenti in Italia, sono ivi tassati per il reddito globalmente prodotto all’estero.

Occorre inoltre considerare che oltre al principio sopra citato, per i soggetti fiscali “non residenti” vige il principio della “territorialità” secondo il quale la tassazione avviene limitatamente ai redditi prodotti nello Stato nel quale si è prodotto il reddito.

Esaminando questo secondo aspetto, il lavoratore residente in Italia, operante all’estero verrebbe sottoposto ad un duplice prelievo: il primo in Italia come “residente”, in base al principio della “tassazione mondiale” il secondo, avendo materialmente prodotto il reddito all’estero, in base al “principio della territorialità”.

Al fine di evitare la duplicazione della tassazione, ha imposto al legislatore italiano due correttivi:

• Il primo consiste nel determinare in Italia, in misura forfetaria l’imposta in base a retribuzioni convenzionali (articolo 51 comma 8 bis – Tuir)
• Il secondo nell’attribuzione di un credito di imposta (art. 165 Tuir).

Determinazione del credito d’imposta

Il riconoscimento del credito d’imposta, derivante dalla tassazione concorrente, viene definito dall’articolo 165 comma 10 del Tuir.

Il comma 1 prevede: “Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino alla concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero ed il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi di imposta ammessi in diminuzione.”

Le condizioni indispensabili affinché il lavoratore possa fruire del credito d’imposta sono:

1. Il reddito deve essere stato prodotto all’estero e deve aver generato una una doppia imposizione.
2. Il reddito estero deve concorrere alla formazione del reddito complessivo del soggetto residente in Italia.
3. Le imposte devono essere state pagate all’estero a titolo definitivo, in base alla legislazione fiscale ivi prevista.

Il credito d’imposta ammesso in deduzione in Italia inerente le imposte pagate all’estero può essere così espresso:

Credito di imposta =  [Reddito estero / Reddito complessivo (al netto delle perdite pregresse)] X Imposta Italiana

La presente formula evidenzia in modo chiaro, il primo limite posto dal nostro legislatore al recupero delle imposte pagate all’estero: l’ammontare massimo di imposta estera, detraibile in Italia non può superare la quota di imposta italiana relativa al reddito di fonte estera.

Questo fatto comporta che in determinati casi l’imposta scontata oltre frontiera, non può essere recuperata completamente in Italia qualora il regime impositivo del Paese di destinazione fosse superiore a quello nazionale, oppure in Italia ci trovassimo in presenza di reddito negativo derivante da perdita di gestione tale da rendere il reddito nullo o negativo. Tale seconda ipotesi è difficilmente riscontrabile nell’ambito della tassazione del rapporto di lavoro subordinato.

Il comma 10 del citato articolo 165 del Tuir prevede che: “Nel caso in cui il reddito prodotto all’estero concorra parzialmente alla formazione del reddito complessivo, anche l’imposta estera va ridotta in misura corrispondente”.

Questa ultimo comma, inizialmente poco chiaro, è stato ripreso dall’articolo 36 comma 30 della legge 248/2006, viene definito che il comma 10 dell’articolo 165 riguarda i lavoratori subordinati distaccati all’estero.

“In deroga all’articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212 (disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente), le disposizioni di cui al comma 10 dell’articolo 156 del Testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, devono intendersi riferite anche ai crediti di imposta relativi ai redditi di cui al comma 8 bis dell’articolo 51 del medesimo Testo unico”.

In conformità a quanto esposto, è chiarito che la portata del comma 10 del citato articolo 165, riguarda i lavoratori distaccati o trasferiti all’estero in base al comma 8/bis dell’articolo 51 del Tuir.

Voglio rammentare che nei confronti dei predetti lavoratori l’imposta è determinata su un imponibile forfettario, determinato annualmente in base alle retribuzioni convenzionali ex lege 398/1987, per cui emerge un nuovo elemento utile alla determinazione del rimborso del “credito d’imposta”. Questo elemento è appunto l’imponibile determinato sulle retribuzioni convenzionali.

La formula sopra evidenziata verrebbe così espressa:

Credito d’imposta =[Retribuzione convenzionale/Reddito complessivo(al netto delle perdite pregresse)] x imposta italiana

Tutto quanto esposto è chiarito dalla circolare 28/E del 4.8.2006 che fornisce un quadro definitivo circa l’applicazione delle disposizioni.

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 23

  1. Buona sera
    Ho letto la riposta n.18 circ. n. 50/e del 12.6.2002 dove L’Agenzia Entrate risponde ad un quesito affermando che le retribuzioni convenzionali vanno utilizzate anche se il datore di lavoro è estero (non italiano e pertanto non si tratta di distaccati). Non so come inquadrarmi nelle retribuzioni convenzionali stabilite x 2012 in quanto sportivo professionista che andrà a lavorare in Turchia con contratto di lavoro dipendente.
    Mi pare che l’art. 18 della convenzione, essendo il mio contratto di due anni, preveda l’imposizione in Turchia ed essendo residente in Italia anche la tassazione in Italia con utilizzo del credito di imposta x quanto pagato in Turchia.
    Mi conferma che sia corretto l’utilizzo della retribuzione convenzionale anzichè l’effettiva? Dove inquadrare lo sportivo professionista?
    Grazie per la disponibilità e competenza.
    Rita

    1. Gentile signora Rita,
      in merito al quesito da Lei posto, Le confermo l’applicabilità delle cd. retribuzioni convenzionali, anche alla specifica ipotesi, da Lei sottoposta.
      Se lei rimane residente in Italia, ritengo si debba applicare la tassazione concorrente, con il successivo recupero della duplice tassazione, mediante l’attribuzione del credito di imposta.
      La tabella delle retribuzioni convenzionali 2012 (GU 30.1.2012); non prevede la tipizzazione del contratto dello SPORT (Palestre eccetera con iscrizione ex ENPALS soppresso da gennaio 2012).
      Personalmente ritengo si debba individuare la retribuzione prevista nel CCNL di appartenenza (Sport); e di individuare la fascia, nel rispetto dei criteri previsti dal Ministero del lavoro con telex 10850/E12-PG (…deve intendersi il trattamento mensile determinato dividendo per 12 il trattamento da contratto collettivo previsto per il lavoratore, comprensivo degli emolumenti riconosciuti per accordo fra le parti, con esclusione dell’indennità estero… ”.
      Ovviamente l’importo così definito, non può essere posto a confronto con il DM, in quanto tale previsione contrattuale non è stata contemplata.
      In taluni casi molti applicano il contratto del Terziario (Confcommercio); però a mio giudizio tale contrattazione non prevede specificamente queste figure professionali, non essendo un contratto aderente alla specificità in oggetto.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  2. Caro Rag. Rodella,
    Sono un ricercatore italiano residente a Torino ma lavoro a tempo pieno presso un università in Francia con un contratto da ricercatore a tempo determinato. Non sono iscritto all’AIRE perchè, anche se ufficialmente lavoro in Francia, passo la maggior parte del tempo a Torino per motivi famigliari. In Francia sono inquadrato come lavoratore dipendente (365 giorni) e dovrei pagare le tasse a fine anno. Tuttavia mi è stato detto sia all’agenzia delle entrate francese che a quella italiana che, per l’articolo 20 della convenzione Italia-Francia per evitare le doppie imposizioni, per i primi 2 anni non sono tenuto a pagare le imposte in Francia.
    Sono stato varie volte all’agenzia delle entrate ricevendo sempre risposte diverse. Mettendo insieme i pezzi mi pare di aver capito che dovrei pagare le tasse in Italia secondo delle tabelle di retribuzione convenzionale in cui, però, il mio profilo non è presente..
    Sono mesi che cerco di capire come pagare le tasse: cosa mi consiglia di fare?
    La ringrazio in anticipo,
    Fabrizio.

    1. Egregio Dottor FABRIZIO,

      In assenza di Convenzione, Lei essendo residente in Italia e producendo il reddito in Francia, dovrebbe pagare le tasse in Italia, oltre che in Francia, maturando comunque un credito di imposta.
      Nel caso da Lei evidenziato, esiste comunque una regola sovranazionale, contenuta appunto nell’articolo 20 della Convenzione contro le doppie imposizioni Italia – Francia. (Articolo allegato in calce).
      Qualora si perfezionino tutti i requisiti soggettivi, rispetto a quelli indicati al citato articolo 20, ritengo che la tassazione esclusiva debba essere in capo all’Italia per due anni.
      Dovrebbe eventualmente prendere contatto con l’Agenzia Regionale in Corso Vinzaglio a Torino.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      allegato n. 1
      ARTICOLO 20 CONVENZIONE ITALIA FRANCIA –
      Articolo 20 – Professori e ricercatori
      1. Le remunerazioni che un professore o un ricercatore che è, o era immediatamente prima di
      recarsi in uno Stato, residente dell’altro Stato e che soggiorna nel primo Stato al solo fine di
      insegnarvi o di svolgervi ricerche, ritrae come corrispettivo di dette attività non sono imponibili in
      questo Stato per un periodo non superiore a due anni.
      2. Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano alle remunerazioni ricevute come corrispettivo
      di lavori di ricerca intrapresi non nel pubblico interesse ma principalmente al fine di realizzare un
      beneficio particolare a favore di una o più persone determinate.

  3. Buon giorno, sono in procinto a trasferirmi negli USA, con moglie e due figli a carico.
    Il datore di lavoro è italiano e lavorerò in maniera continuativa all’estero per tre anni. Mi è stato proposto oltre alla mia paga base un indennizzo mensile. Come verranno tassati i miei redditi, l’indennizzo forfettario come e quanto sarà tassato? Grazie mille
    Gabriele

    1. Egregio Signor Gabriele Carlin,
      se lei non sarà più residente fiscale in Italia, dovrà pagare le tasse solo In USA, in base alle regole locali.
      Se mantenesse la residenza fiscale in Italia, dovrebbe corrispondere le tasse sia in Italia che in Usa, potendo beneficiare successivamente di un credito di imposta, determinato in base all’articolo 165 del Tuir.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

  4. Buonasera,

    sto’ valutando l.idea di trasferirmi in un paese sudamericano per lavoro,per un periodo di 6 mesi, cosa dovrei fare dichiarare il reddito in Italia? tenga presente che risuto disoccuppato in Italia e a carico dei miei genitori.
    Grazie e saluti

    Marco

    1. Egregio Signor Marco,
      La sua richiesta è forse un pò troppo sintetica. Non si comprende se è dipendente o subordinato, ed in quale Nazione andrà ad operare.
      Posso dirle che se Lei rimane residente in Italia, in linea generale dovrà pagare le imposte in Italia, in base alla tipologia reddituale da lei prodotta. Se con il Paese straniero ci fossero delle Convenzioni contro le dopppie imposizioni e si verificassero tutti i presupposti, probabilmente ci sarebbe la tassazione esclusiva in Italia. Il soggetto che eroga il quantum nel Paese straniero, le dovrebbe fornire una certificazione attestante il reddito e l’eventuale imposta applicata.
      E’ una risposta un pò generica, però la richiesta era anche molto vaga.
      Con i migliori saluti
      l.r.

  5. Egregio Luigi Rodella,
    mi sono trasferita in Svizzera l’anno scorso a fine luglio, con un nuovo contratto Svizzero a partire dal 1o Agosto e da Novembre iscritta ufficialmente all’AIRE. Quest’anno al momento della dichiarazione dei redditi ho contattato diversi specialisti della materia ma con esiti del tutto diversi. L’unica cosa certa e’ che essendo fiscalmente residente in Italia nel 2011 (oltre 183 giorni) devo pagare le tasse anche per il periodo in cui ho lavorato all’estero. Pero’ non mi e’ chiara la modalita’.
    Due sono le spiegazioni piu’ ricorrenti:
    1) Dovrei considerare tutto il reddito percepito in Italia + tutto quello in Svizzera, calcolare la nuova aliquota IRPEF (di molto superiore rispetto al primo periodo in Italia) e pagarla per il totale del reddito.
    2) Dovrei considerare tutto il reddito percepito in Italia + reddito convenzionale per i mesi da Agosto a Dicembre, calcolare la nuova aliquota IRPEF (piu’ o meno in linea con quello del periodo italiano) e pagare la differenza.
    Per favore potrebbe dirmi come deve realmente considerare il mio reddito?
    La ringrazio moltissmo per il supporto.
    Cordiali Saluti,
    Maddalena Nugnes

  6. Gentile signora Maddalena,

    credo che se sussistono i requisiti previsti dall’articolo 51 comma 8 bis del Tuir (in base ai chiarimenti Ministeriali valgono anche per contratti stranieri e non solo per il distacco), è corretto il punto 2 della sua ipotesi. Se invece non c’è un contratto continuativo ed esclusivo, allora si dovranno applicare le retribuzioni reali. In tutte e due le ipotesi, avrà diritto al credito di imposta, qui in Italia.

    Con i migliori saluti.

    Luigi Rodella

  7. Salve.
    La mia situazione è la seguente (e forse il mio caso non è coperto dal suo articolo).
    Sono cittadino italiano e americano. Dal 1999 al 2011 ho vissuto negli USA. Sono stato residente in Italia nel 2012, per lavoro, e ho usufruito (come accademico) della legge sul rientro dei cervelli, per cui le tasse pagate in Italia sono state minime. Tuttavia, poichè gli USA tassano i propri cittadini (e green card resident) sul worldwide income, alla fine ho pagato (tante) tasse agli USA, perdendo di fatto tutti i benefici della legge sul rientro dei cervelli (una cosa un po’ paradossale…). Mi chiedevo se la ratio della legge era di fatto violata – e se c’è qualcosa che posso fare per ottenere un credito di imposta (ma dove?). Grazie.

    1. Egregio signor Luigi,
      Se lei nel 2012 era residente fiscale in Italia, e solo in Italia ha prodotto reddito dove ha regolarmente pagato le imposte, in tal caso si dovrebbe necessariamente riferirsi ad un criterio di “tassazione esclusiva” in Italia.
      In tale ipotesi si dovrebbero corrispondere le imposte unicamente in i Italia, secondo le nostre regole interne, che hanno previsto per questa tipologia di reddito una tassazione favorevole.
      La tassazione concorrente verrebbe applicata solo se lei fosse stato residente in USA; però questo non è la nostra ipotesi, in relazione a quanto lei scrive.
      Con i migliori saluti.
      Luigi Rodella

      1. La ringrazio per la risposta, ma mi perdoni, non mi è chiara. Lasciamo perdere il punto 2, ovvero l’eventuale detrazione dei contributi previdenziali pagati in Svizzera.
        Sulle tabelle del ministero la retribuzione convenzionale per la mia posizione è di circa 50000 Euro. Supponiamo che in Svizzera io subisca una ritenuta alla fonte come imposta sul reddito di 3000 Euro. Se ho capito bene in Italia io dichiaro un reddito di 50000 (la retribuzone convenzionale) che comporta un’imposta di 6960 Euro + 38% di 15300 Euro, ovvero 50000 – 6700 (franchigia sul reddito) – 28000 (limite inferiore dello scaglione Irpef), per un’imposta sul reddito complessiva di 12774. A questo importo dovrei togliere i 3000 Euro di ritenuta aplicata in Svizzera, oltre poi a tutte le detrazioni o deduzioni previste dalla normativa italiana (figli a carico, spese mediche…). Giusto?

        Mi scuso per il disturbo e la ringrazio per l’aiuto

        1. Egregio signor Luca,

          Ritengo sia: Reddito 50 mila meno franchigia 6.700,00 uguale reddito sul quale determinare l’imposta lorda. Calcolo l’Irpef lorda; meno le detrazioni d’imposta dovute. Determino l’Irpef netta. Poi in sede di denuncia dei redditi, se spettanti farò valere le deduzioni, ricalcolando imponibile e imposta (ricordo che le deduzioni abbattono imponibile le detrazioni l’Imposta).
          Con i migliori saluti.
          Luigi Rodella

  8. Dovrei trasferimi in Svizzera come frontaliero con un contratto svizzero presso un datore di lavoro Svizzero.

    Prima domanda.
    Mi sembra di aver capito che in Italia pagherò l’Irpef sulla base del reddito convenzionale (con una franchigia sui primi 6700 Euro di reddito), sottraendo però dall’imposta complessiva le imposte trattenute alla fonte dal mio datore di lavoro in Svizzera, giusto?

    Seconda domanda?
    Dal reddito convenzionale sono deducibili i contributi previdenziale (AVS e LLP) pagati in Svizzera?

    Grazie dell’aiuto

    1. Egregio signor Luca,

      Confermo il punto 1.

      Credo che i contributi pagati in Svizzera, non concorrono a determinare l’imponibile, se la legislazione fiscale Svizzera li considera non facenti parte della base imponibile fiscale; ritengo che in Italia si dovrebbe fare riferimento alla retribuzione lorda prodotta in Svizzera, sulla quale si dovrà operare la franchigia € 6.700,00.
      Distinti saluti.
      l.r.

  9. Buonasera, vivo da due anni in Irlanda e sono titolare di reddito da lavoro dipendente. Dal momento che le imposte le stò pagando solo nel paese in cui vivo come devo regolarmi per quando concerne la regolarizzazione della mia posizione debitoria in Italia? Grazie

    1. Egregio signor Luigi,
      Non posso risponderle in quanto lei non mi ha fornito alcuna spiegazione, tipo: dove è residente? In Irlanda da quanto lavora? Che tipo di lavoro svolge? E’ lavoro subordinato ovvero autonomo? E’ stato distaccato ovvero assunto in loco?
      Distinti saluti.
      l.r.

  10. Buonasera rag. Rodella, io mi trovo in questa situazione: da Marzo 2012 sono dipendente (lavoro subordinato) di una società danese. Non sono stata distaccata da un datore di lavoro italiano. Lavoro in Danimarca ma sono residente fiscalmente in Italia (ho la casa e la famiglia in Italia). Ai fini della compilazione del mod. Unico come faccio a quantificare la retribuzione convenzionale? Devo considerare la retribuzione riportata nel cedolino della societa danese e compararla con la tabella ministeriale italiana valutando io autonomamente l’inquadramento della qualifica e del settore di appartenenza? Oppure devo considerare le retribuzioni effettivamente percepite in Danimarca senza utilizzare le retribuzioni convenzionali italiane?
    Grazie mille in anticipo.
    M. F.
    Monza

  11. Dott.r Rondella buonasera. Mi chiamo Bernardino Gentileschi ho lavorato come chef in via continuativa in un pub ristorante in Scozia con paga minima 7,83 sterline prevista per la legge in UK dal 7/8/18 al 9/2/19 ( periodo 187 gg); Nel contratto è specificato la mansione ma non il livello. Sono residente fiscalmente in Italia e dovrei aver diritto alla tassazione forfettaria come previsto dalla retribuzione convenzionale. Prima di andare in Scozia in Italia ho avuto due fonti di reddito: una dall’ inps per la Naspi di 1300 euro e una come lavoratore dipendente per 3500 euro. Le vorrei fare le seguenti domande:
    -Nella presentazione dell ‘Unico 2019 nella retribuzione convenzionale devo mettere i redditi dei 187 gg anche se a cavallo dei due anni d’imposta e in quale quadro le devo mettere?
    -Nella tabella pubblicata dal ministero del lavoro, una mansione come cuoco dovrebbe corrispondere alla voce commercio?
    -la tabella dove sono riportati le cifre imponibili convenzionali riguardano l’ intero anno? — il livello dovrebbe essere quello più basso dato che prendevo la paga minima?
    Grazie e Distinti saluti
    Bernardino Gentileschi
    PS sono andato alle agenzie delle entrate di : Aulla, Pontremoli, Massa, Carrara e la Spezia e non mi hanno saputo rispondere

  12. Salve, volevo sapere qualche informazione, io sto lavorando dal 2 gennaio 2018 in danimarca per una ditta estera con un contratto danese, non sono iscritto all’ AIRE. Quest’anno ho fatto la dichiarazione dei redditi in danimarca (SKAT definitiva) relativa al 2018 , e adesso a quanto ho capito devo farla anche in italia ( modello unico). Facendo un po di calcoli le tasse pagate in danimarca sono superiori a quelle che dovrei pagare in italia( in italia nel 2018 non ho redditi da dichiarare oltre appunto quello estero ( ho una casa dove ho la residenza , quindi una prima casa). Vorrei capire, si può avere un rimborso?? cioe se io pagato 2000 euro di tasse in danimarca e in italia ne dovrei pagare 1000, posso richiedere un rimborso di 1000 euro??? Le faccio questa domanda perchè dei miei colleghi hanno ottenuto un rimborso, ( non so come)ed io ho letto su internet che se in italia devo pagare 1000 e nel paese estero 2000, io conguaglio al massimo i 1000 da pagare in italia e finisce cosi.
    In caso come si potrebbe richiedere un rimborso?
    La ringrazio anticipatamente

  13. Buongiorno. Mi sono trasferito in Italia quest’anno, ma lavoro in Inghilterra. Ho solo un reddito dal mio lavoro inglese. Nel momento in cui andro’ a presentare il modello unico, avro’ la possibilita’ di scaricare spese mediche e mutuo, malgrado ho solo reddito estero e non italiano.

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