L’accertamento con adesione puo’ essere valido anche con un versamento carente

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi

Versamenti  da definizione in sede di Accertamento con Adesione.  Fissati nuovi limiti di tolleranza.

Nel caso in cui il contribuente effettui, a causa di un errore materiale o di calcolo, un carente versamento delle somme dovute per il perfezionamento dell’accertamento con adesione è possibile da parte dell’Ufficio,  ritenere valido e perfezionato l’istituto, attraverso la successiva integrazione del versamento incompleto, da parte del contribuente.

Con tale asserzione nella circolare 27 E del 2 agosto 2013, l’Agenzia sposta di poco oltre, l’asticella della tolleranza nei confronti di quei contribuenti che  intendendo beneficiare della possibilità offerta dall’art. 15 del d.lgs. n. 218 del 1997,  incorrono in  errori di lievi entità, tali da non configurare atteggiamenti incompatibili con la volontà di definire l’accertamento.

Con tale condotta,  gli uffici sono chiamati non solo a salvaguardare i comportamenti dai quali traspare con evidenza l’intenzione del contribuente di utilizzare correttamente il predetto istituto, ma anche a valutare “il permanere del concreto ed attuale interesse pubblico al perfezionamento dell’adesione e quindi alla produzione degli effetti giuridici dell’atto di adesione sottoscritto”.

Si rammenta infatti, che con il procedimento di adesione è offerta  al contribuente e all’ufficio la possibilità di ridefinire la pretesa tributaria attraverso un contradditorio nel quale possono essere presentati nuovi dati e documenti. Se concluso con esito positivo, il contribuente usufruisce peraltro della riduzione delle sanzioni.

Il contribuente deve però impegnarsi a versare le somme con le seguenti modalità:

–         in un’unica soluzione, entro 20 giorni dalla stipula dell’accordo,

–         con soluzione rateale, in un numero massimo di 8 rate trimestrali di uguale importo,

–         con soluzione rateale in numero massimo di 12 rate, quando l’importo totale supera 51.645,70 euro[1].

La prima rata va in ogni caso versata entro 20 giorni dalla redazione dell’atto.

L’agenzia delle Entrate, con Circolare n. 65 del 28 giugno 2001 aveva già stabilito in tema di tardività dei versamenti eseguiti, e con particolare riferimento al versamento della prima rata[2] che “in presenza di valide giustificazioni offerte dal contribuente, fondate su elementi di riscontro oggettivi”  sarebbe stato ravvisabile  riconoscere al contribuente la possibilità di perfezionare l’adesione, invitandolo con immediatezza a “perfezionare l’adesione in relazione agli aspetti di riscontrata carenza, entro un nuovo termine appositamente assegnato dall’ufficio”, che non può comunque essere superiore ad ulteriori venti giorni.[3]

Con l’introduzione del D.L 98/2011 convertito in legge 111/2011 è stata prevista l’applicazione dell’istituto del ravvedimento operoso nei casi di versamento tardivo delle rate successive alla prima nel termine massimo di scadenza della rata successiva.

La circolare n. 41 E del 5 agosto 2011, a commento delle nuove disposizioni, ha infatti istruito gli Uffici, al  riconoscimento  del mantenimento del beneficio della dilazione originariamente concessa al contribuente nei casi “in cui lo stesso avesse manifestato la volontà di adempiere al proprio impegno pagando, a titolo di ravvedimento, ai sensi dell’art. 13 del d. lgs. n. 472 del 1997, gli importi dovuti delle rate diverse dalla prima entro il termine di versamento della rata successiva a quella non pagata, gli interessi legali maturati dalla originaria scadenza a quella di versamento, nonché la relativa sanzione”.

Da ultimo, con la citata circolare n. 27/2013 l’Agenzia ha ribadito l’interesse comune delle parti ad addivenire alla definizione, in osservanza dei principi di economicità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa   e, nello specifico, dell’attività di accertamento. L’Ufficio potrà pertanto ritenere validamente perfezionata la definizione effettuata attraverso il versamento di un ammontare leggermente inferiore a quello dovuto, a titolo di definizione della pretesa tributaria, e successivamente integrato dal contribuente.


[1] In caso di pagamento rateale non vengono richieste garanzie.

[2] O dell’unico importo.

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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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