La Turchia e il dinamismo flessibile (“resilient Dynamism”) – Parte I

di Francesca Romana Bottari 1 CommentoIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

Turchia: opportunità e particolarità per un progetto di sviluppo imprenditoriale

Il dinamismo (“dynamism”) della realtà moderna deve essere elastico, adattabile (“resilient”) alle continue sfide ed alle opportunità di trasformazione. Questa iperdinamicità non solo condiziona la leadership, ma è sottoposta al rischio che il verificarsi di shock economici o politici compromettano la capacità di crescita e il livello di fiducia. La propensione al rischio non può essere cancellata, il rischio è un fattore da considerare e deve essere inteso come un evento da adottare ed uno strumento per adattare il contesto in cui si verifica in modo migliorativo. L’economia globale deve possedere la capacità ad assorbire il rischio ed utilizzarlo come catalizzatore di crescita dinamica verso politiche di agilità strategica e di elasticità di rischio “risk resilience”.

La Turchia ha saputo utilizzare il “resilient dynamism” per affrontare le sfide e le incertezze del sistema economico globale, trasformandone le difficoltà ed i problemi conseguenti in opportunità positive. La politica di rilancio del sistema economico, il sistema degli incentivi, recentemente rivisti e ampliati per stimolare investimenti, la politica di privatizzazione sono stati, e continuano a essere, delle scelte vincenti. Tra il 2011 e il 2017 si prevede che registrerà la crescita economica più rapida tra i paesi dell’Ocse, con un tasso medio annuo pari al 6,5 %.

La Turchia rappresenta oggi la 16a economia per PIL a parità di potere d’acquisto (18a in termini di prezzi correnti). La crescita annuale del PIL negli ultimi dieci anni si è attestata mediamente al 6%. Nonostante la crisi dell’economia globale del 2009, il trend di crescita turco è stato mantenuto con un tasso dell’8,5% nel 2011 che ne ha fatto la seconda economia dopo la Cina.

La crescita dell’economia si è resa possibile grazie ad un nucleo di imprese ad elevato livello di competitività internazionale che costituiscono un polo imprenditoriale che dal 2003 ha attratto investimenti esteri diretti (IDe) pari a circa 106 miliardi di dollari. I principali punti di forza della capacità di attrazione di capitali esteri sono i seguenti:

1. La fiducia nel settore manifatturiero e corporate e la politica di privatizzazione;

2. La stabilità politica;

3. La ristrutturazione e la ricapitalizzazione dei bilanci di banche, aziende, famiglie e settore pubblico dopo la crisi del 2000-2001;

4. L’accesso ai negoziati con la Comunità Economica Europea.

 

L’articolo completo può essere letto sulla Rivista Fiscalità Estera n. 2/2013 di cui si riporta il Sommario Completo:

–          L’istituto del Trust e la fiducia: strumento innovativo del diritto romeno di Lorenzo Riccardi

–          Il trust: la convenzione dell’Aja e la disciplina civilistica e fiscale del trust interno di Sergio Ricci

–          La Turchia e il dinamismo flessibile (“resilient Dynamism”) di Francesca Romana Bottari

–          Come competere nei mercati stranieri: un confronto tra l’export italiano e quello tedesco di Stefano Grigoletti

–          Investire in Russia: 83 motivi (Oblast di Sverdlovsk: Ekaterinburg) di Ana Maria Pérez Magdalena

–          La disciplina del lavoro in Cina di Lorenzo Riccardi

–          Quesiti

 

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Autore dell'articolo
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Francesca Romana Bottari

Docente Universitario in Tributario a Londra. Dottore Commercialista e Certified Accountant. Ha formato la sua esperienza professionale svolgendo attività di consulenza aziendale all'estero ed in Italia Autore di numerose pubblicazioni tecniche, e ricerche E' 1,000 Curricula Eccellenti Fondazione Bellisario

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