La tassazione del trattamento di fine rapporto maturato all’estero

di Rag. Luigi Rodella CommentaIn Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero, Lavoro

La tassazione del trattamento di fine rapporto, trova una diversa disciplina rispetto a quella delle retribuzioni ordinarie, per quei lavoratori italiani, alle dipendenze di aziende italiane distaccati all’estero e successivamente al distacco, acquistano la residenza fiscale del Paese di destinazione.

Nei confronti di questi lavoratori, si applica l’articolo 23, comma 2 lettera a), del T.U.I.R.
Questa procedura trova riscontro sia nei confronti dei lavoratori stranieri non residenti che operano in Italia, che per i lavoratori italiani non più residenti in Italia, dipendenti da aziende italiane, distaccati all’estero.

In quest’ultima ipotesi, a differenza di quanto previsto per la tassazione delle retribuzioni correnti per i non residenti, dove la tassazione avviene in relazione allo status del lavoratore, il fattore discriminante viene identificato nella residenza fiscale del datore di lavoro: la tassazione deve avvenire in Italia qualora l’indennità venga erogata da un soggetto datorile, fiscalmente residente in Italia, a prescindere dai periodi svolti all’estero.
Questo principio di facile applicazione ha trovato un’importante precisazione nella risoluzione n. 341/E del 8.1.2008. L’Agenzia, pur nel rispetto della disciplina contenuta nel Testo Unico delle imposte sui redditi, ha voluto affermare che oltre alla normativa legale, occorre fare riferimento alle Convenzioni stipulate fra i vari Stati; qualora ci fosse una divergenza interpretativa tra le due fonti, quella legale e quella convenzionale, quest’ultima avrebbe la prevalenza su quella interna.

La risoluzione richiamata, traeva origine da un interpello proposto da un’azienda italiana, sulla tassazione del t.f.r. erogato ad un lavoratore a suo tempo distaccato in Germania. Era precisato che il lavoratore inizialmente residente fiscale in Italia, durante il periodo di distacco acquisiva la residenza in Germania.

La risposta fornita, dall’Agenzia evidenzia che l’azienda deve fare riferimento tanto alle leggi interne, quanto alle Convenzioni bilaterali, tese a disciplinare le doppie imposizioni, sottoscritte dalle due Nazioni.

Viene inoltre rilevato che: “per quanto concerne l’Italia, la disciplina prevista per il t.f.r. porta a ritenere che lo stesso abbia sostanzialmente natura di retribuzione, seppur differita. Per tale motivo, il t.f.r., ad avviso della scrivente, è riconducibile nell’ambito di applicazione dell’art. 15 della Convenzione tra Italia e Germania, contro le doppie imposizioni, stipulata in data 18 ottobre 1989 e ratificata con legge 24 novembre 1992, n. 459.”………….L’art 15 della Convenzione Italia-Germania prevede, che: “fatte salve le disposizioni degli articoli 16, 18 e 19, i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe che un residente di uno Stato contraente riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tali attività non venga svolta nell’altro Stato contraente. Se l’attività è quivi svolta, le remunerazioni percepite a tal titolo sono imponibili in questo altro Stato.”
Peraltro, al fine di verificare in concreto quale dei due Stati possa esercitare la potestà impositiva, occorre tenere presente che il t.f.r. matura anno per anno per cui non è possibile considerare, ai fini della verifica della residenza del percipiente e della localizzazione del lavoro solo l’anno di erogazione dell’emolumento complessivamente spettante. Occorre, invece, considerare distintamente i periodi in cui il lavoro è stato compiuto in Italia da quelli nei quali il lavoro è stato svolto in Germania.

In base a tali presupposti l’Agenzia conclude esprimendo la propria opinione: “In base a tale criterio si perviene, nel caso di specie, a concludere che la parte di t.f.r. maturata nel periodo di lavoro svolto in Italia va tassata esclusivamente dal nostro Stato, in quanto può essere considerata retribuzione erogata ad un soggetto residente in relazione ad una prestazione di lavoro effettuata in Italia. D’altra parte l’imposizione del t.f.r. riferibile agli anni di lavoro effettuati in Germania è riservata esclusivamente allo Stato tedesco, per analoga motivazione.”
Vorrei inoltre evidenziare che in linea generale, l’articolo 15 della Convenzione Italia – Germania è stato ripreso anche dalle altre Convenzioni; per cui questo criterio dovrebbe essere applicato anche a tutti gli altri Stati con analoghe disposizioni convenzionali.

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

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