La settimana del fisco dal 9 al 13 Febbraio 2015

di Dott. Ernesto Zamberlan CommentaIn Parliamo di ..., Settimana del Fisco

Amici e Colleghi,

 Ben ritrovati! Vediamo quali sono state le principali novità fiscali dell’ultima settimana.

 Questa settimana, precisamente giovedì 12 febbraio, è scattata la nuova disciplina relativa alle lettere d’intento prevista dal Decreto legislativo semplificazioni fiscali (D.Lgs. n. 175/2014). A tale data, infatti, è terminato il periodo transitorio che andava dal 1° gennaio 2015 all’11 febbraio 2015. In base alla nuova disciplina, la fattura può essere emessa senza Iva solo dopo che il fornitore del bene (o il prestatore di servizio) abbia ricevuto dall’esportatore abituale la lettera d’intento e la ricevuta di invio alle Entrate del nuovo modello “DI” e abbia riscontrato telematicamente l’avvenuta presentazione all’Agenzia delle Entrate. Il fornitore dovrà poi riepilogare a consuntivo nella dichiarazione IVA annuale i dati contenuti nelle lettere d’intento ricevute, sia con ilo metodo vecchio che con quello nuovo.  L’11 febbraio, alla vigilia del cambio di regime, le Entrate hanno modificato il modello per la trasmissione telematica delle lettere d’intento degli esportatori abituali (provvedimento n. 19388/2015 dell’11 febbraio). Rispetto a quello approvato due mesi fa, sono state modificate sia la struttura che le istruzioni per la compilazione. L’intervento è finalizzato ad accelerare l’estensione della procedura di comunicazione elettronica delle lettere d’intento a quelle presentate dagli importatori al fine di fruire del plafond in dogana all’atto dell’effettuazione di un’importazione. Secondo le nuove regole, infatti, entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto semplificazioni, avvenuta il 13 dicembre 2014, l’Agenzia delle Entrate deve condividere con le Dogane la banca dati delle lettere d’intento. In tal modo, l’importatore viene esonerato dall’obbligo di presentare in dogana la dichiarazione d’intento per evitare di pagare l’Iva all’importazione. L’utilizzo del plafond in dogana può riguardare solo una singola importazione. Conseguentemente, le modifiche al modello riguardano solo il quadro “Dichiarazione” riferito alle operazioni singole. Inoltre, il provvedimento segnala che gli importi contenuti nella dichiarazione devono essere riportati fino alla seconda cifra decimale.

 Un importante chiarimento dell’Agenzia delle Entrate è giunto questa settimana con riguardo alla Certificazione Unica con comunicato stampa del 12 febbraio 2015. In particolare, le Entrate hanno precisato agli operatori di settore (CAF e professionisti) che, contrariamente a quanto affermato in questi giorni dalla stampa specializzata, il modello definitivo della Certificazione unica (CU), essendo stato pubblicato il 15 gennaio 2015, è stato approvato nel pieno rispetto dei tempi previsti dal Dpr n. 322/1998. Lo stesso vale per le specifiche tecniche per l’invio telematico dei dati contenuti nel modello CU, rese disponibili anch’esse il 15 gennaio 2015 e, quindi, con largo anticipo rispetto al termine ultimo del 15 febbraio 2015. Inoltre, le Entrate ricordano di aver già organizzato diversi incontri con i professionisti del settore e messo a disposizione un software gratuito per la compilazione e l’invio delle certificazioni. Pertanto, per l’Agenzia, non sussistono motivi per una proroga del termine di trasmissione telematica del modello CU, che resta fissato al 9 marzo 2015. Tuttavia, per semplificare ulteriormente la prima applicazione di questo invio, per il primo anno gli operatori potranno scegliere se compilare la sezione dedicata ai dati assicurativi relativi all’Inail e se inviare o meno le certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti. Sempre per il primo anno, fermo restando che tutte le certificazioni uniche che contengono dati da utilizzare per la dichiarazione precompilata devono essere inviate entro il 9 marzo 2015, quelle contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il modello 730 (come i redditi di lavoro autonomo non occasionale) possono essere inviate anche dopo questa data, senza applicazione di sanzioni.

 E’ stato firmato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che rende operativo il c.d. “bonus bebè” introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (art. 1, comma 125, Legge n. 190/2014). Il decreto, in realtà, era atteso entro la fine di gennaio, ma è stato approvato solo ora. In più, perché il bonus sia realmente fruibile, si dovrà attendere che l’Inps recepisca il provvedimento e ne dia comunicazione con una circolare o un messaggio nei prossimi giorni. L’erogazione del bonus, infatti, non è automatica, ma avviene su richiesta all’Inps da parte degli interessati entro 90 giorni dalla nascita del figlio. Il bonus è stato introdotto per favorire le nascite in Italia e consiste in un importo di 960 euro all’anno, da erogarsi su base mensile (80 euro al mese), per ogni nuovo nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017. L’incentivo viene riconosciuto alle famiglie che hanno un indicatore della situazione economica equivalente (Isee) non superiore a 25mila euro, valore ottenuto utilizzando il nuovo indicatore entrato in vigore dal 1° gennaio 2015. Se, poi, l’Isee non supera i 7.000 euro, l’importo del bonus raddoppia a 1.920 euro l’anno (160 euro al mese). In ogni caso il beneficio viene riconosciuto fino al terzo anno di età del figlio o al terzo anno di entrata in famiglia per quelli adottati. Finora i genitori dei bambini nati o adottati quest’anno non hanno potuto presentare la domanda per incassare gli 80 o i 160 euro al mese previsti. Le mensilità perse potranno essere recuperate in base a quanto verrà indicato nei prossimi giorni.

 La Corte costituzionale ha bocciato la  c.d. “Robin tax”, ovvero l’addizionale Ires dovuta dalle imprese petrolifere e del settore energetico, introdotta dal D.L. n. 112/2008. Secondo i giudici, la Robin tax viola i principi di uguaglianza e di capacità contributiva. L’udienza si è tenuta lo scorso 13 gennaio, ma la decisione non era stata ancora divulgata finora. La questione dell’illegittimità costituzionale della Robin tax era stata sollevata dalla commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia. Per far salvi i conti dello Stato e non aprire un buco di qualche miliardo di euro, la Consulta ha espressamente disposto che la sentenza produrrà effetti soltanto “pro futuro”, non avrà quindi effetti retroattivi, che altrimenti determinerebbero “una grave violazione dell’equilibro di bilancio ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione». Un effetto retroattivo avrebbe dato luogo, infatti, a restituzioni e rimborsi per le imprese che dal 2008 sono state chiamate a versare l’addizionale Ires.

Autore dell'articolo
identicon

Dott. Ernesto Zamberlan

Iscritto all'Albo dei Dottori Commercialisti di Padova dal 1994 - Revisore Legale dei Conti. Svolge la propria attività dall'anno di iscrizione all'albo nei confronti di: società di persone e di capitali, artigiani, professionisti e associazioni di categoria. Fondatore del sito www.fiscoetasse.com assieme alla collega Rag. Luigia Lumia per promuovere nella professione i nuovi strumenti informatici di aggiornamento e comunicazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *