La riforma fiscale per la crescita economica

di Istituto per il Governo Societario 1 CommentoIn Attualità, Manovre Fiscali, Primo Piano

Articolo a cura del  Prof. Dott.  Paolo Moretti Presidente dell’Istituto per il Governo Societario e dell’Accademia Romana di Ragioneria

La crescita economica mondiale, sia a seguito dell’accentuato fenomeno della globalizzazione dell’economia e sia a seguito della pandemia da Covid-19, sta subendo una notevole flessione. In Europa, tra le cause della mancata crescita economica dei Paesi si aggiunge la non mai attuata armonizzazione dei sistemi fiscali più volte auspicata e, cioè, la carenza di una effettiva “unione fiscale”. Ciò comporta che i Paesi si collocano in concorrenza tra di loro mediante l’istituzione di sistemi agevolativi di tassazione atti ad attrarre gli investitori a discapito gli uni dagli altri che aderiscono alla Comunità. Si è di fronte ad una concorrenza dei mercati tra i paesi dell’Unione Europea che li rende più deboli nei confronti degli altri paesi del mondo globalizzato.

La crescita economica mondiale, sia a seguito dell’accentuato fenomeno della globalizzazione dell’economia e sia a seguito della pandemia da Covid-19, sta subendo una notevole flessione. In Europa, tra le cause della mancata crescita economica dei Paesi si aggiunge la non mai attuata armonizzazione dei sistemi fiscali più volte auspicata e, cioè, la carenza di una effettiva “unione fiscale”. Ciò comporta che i Paesi si collocano in concorrenza tra di loro mediante l’istituzione di sistemi agevolativi di tassazione atti ad attrarre gli investitori a discapito gli uni dagli altri che aderiscono alla Comunità. Si è di fronte ad una concorrenza dei mercati tra i paesi dell’Unione Europea che li rende più deboli nei confronti degli altri paesi del mondo globalizzato.

In Italia, con particolare riferimento al mondo delle imprese, la crisi economica e finanziaria ha fatto sì che, negli ultimi sei mesi, hanno cessato l’attività più di 80.000 aziende comportando un ulteriore diminuzione del potere di acquisto degli ultimi 20 anni, dovuto soprattutto alla mancata crescita economica e alla bassa produttività.

Tra le cause che hanno contribuito a sviluppare effetti negativi sulle imprese e di conseguenza sul sistema economico italiano vi sono:

  • il grave deterioramento nel quadro della normativa tributaria e civilistica;
  • il difficile e complicato rapporta tra amministrazione finanziaria e imprese;
  • il sempre maggiore peso fiscale, dovuto ad una spesa pubblica inarrestabile che attualmente si aggira intorno a 900 miliardi di euro e con un debito pubblico che, la Banca d’Italia, in data 31 luglio 2020, ha stimato in euro 2.560 miliardi;
  • la complessità delle norme e l’incertezza della loro applicabilità;
  • l’enorme contenzioso fiscale.

E’ da rilevare che l’attuale sistema fiscale, è uno dei più disarticolati e complessi al mondo; difatti, uno studio sugli indici di complessità dei suddetti sistemi ha dimostrato che su 94 ordinamenti tributari esaminati, il nostro Paese è al terzo posto in assoluto nel Mondo, dopo in Brasile e la Turchia.

In merito agli adempimenti fiscali, è da rilevare che il numero medio di ore impiegate per il loro assolvimento è di circa 240, contro una media europea di 160, confermando la complessità ed inefficienza del sistema fiscale italiano, denso di norme mal scritte e difficilmente interpretabili con conseguente aumento del contenzioso tributario che risulta essere tra i più alti del mondo con pesante impatto anche sul bilancio pubblico.

Tra i fattori fiscali negativi che incidono sulla crescita economica e sulla concorrenza sui mercati, vi è:

  • un basso livello medio di patrimonializzazione;
  • una limitata propensione agli investimenti, specie se rischiosi;
  • una scarsa apertura al mercato dei capitali di rischio;
  • un inadeguato approccio all’innovazione tecnologica ed all’interazione con il mondo della ricerca.

Ciò comporta anche che le imprese tendono a delocalizzare le produzioni per usufruire dei vantaggi fiscale offerti dagli altri paesi europei (vedi ad esempio la Croazia, l’Olanda, l’Irlanda e il Lussemburgo).

Inoltre, la carente crescita economica di questi ultimi anni ha comportato un incremento del debito pubblico che, come già detto, supera i 2.500 miliardi e che certamente non potrà essere ridotto tramite un ulteriore aumento del gettito tributario ma solo attraverso una forte spinta allo sviluppo economico e tramite una nuova politica fiscale accompagnata da una sostanziale riforma del sistema fiscale. 

L’Italia, come è noto, soffre di un elevata imposizione sulle imprese, con la conseguenza che esse si trovano in difficoltà nel pagamento di oneri, tasse e contributi. L’elevata pressione fiscale, infatti, incide sulla loro capacità di gestire la propria liquidità e quindi anche sulla possibilità di effettuare investimenti ed incrementare l’occupazione. Sull’elevata pressione tributaria, qualche tempo fa si è espressa anche la Corte dei Conti sostenendo che: “L’Italia ha una pressione fiscale difficilmente tollerabile”.

In Italia, la pressione fiscale a carico di tutte le imprese, il cosiddetto Total Tax Rate ha raggiunto il 64%, considerato tra i più alti tra i paesi industrializzati. Occorre, pertanto, procedere ad una revisione profonda dell’attuale sistema che risulta confuso ed instabile e che concorre ad allontanare i capitali esteri e ad indurre le imprese italiane a meditare di trasferirsi altrove.

Per costruire una seria ed efficace riforma fiscale, in maniera prioritaria, è fondamentale il rispetto:  

  • dei principi di capacità contributiva e progressività del sistema tributario, di cui all’articolo 53 della costituzione;
  • dei principi e delle direttive della Comunità Europea;
  • della stabilità della pressione fiscale rispetto al PIL;
  • del principio di equità;
  • della certezza del diritto e semplicità delle regole.

La riforma del sistema tributario non deve essere attuata in maniera casistica ma è necessario creare un vero e proprio codice tributario omnicomprensivo formato da una parte generale e da parti speciali relative a singole imposte ed altri aspetti collegati (riscrittura dei Testi Unici delle Imposte Dirette e Indirette), in modo da garantire, anche sul piano comunitario, la coerenza e la stabilità del sistema.

È da rilevare che un sistema fiscale per avere successo deve:

  • essere semplice, razionale, equo e giusto;
  • avere aliquote nominali accettabili e tali che l’evasione non sia considerata il miglior investimento;
  • essere compreso e accettato dagli operatori, dalle imprese e da tutti i cittadini come un buon sistema fiscale.

Infine, è da evidenziare che il sistema fiscale può aver successo se funzionano gli apparati che lo gestiscono. Quindi è necessario porre maggiore attenzione all’organizzazione e al personale dell’Amministrazione finanziaria, fino ad oggi molto trascurata e non motivata.  

L’organizzazione deve essere efficiente e in grado di effettuare i controlli necessari per scovare gli evasori, mentre il personale deve essere sempre più preparato, formato, motivato e specializzato per collaborare sempre più con il legislatore, con gli operatori e con tutti i cittadini.

Se quanto osservato e esposto viene realizzato, si potrebbero raggiungere risultati positivi per quanto concerne la fiducia dei cittadini verso lo Stato e quindi raggiungere l’obiettivo della desiderata crescita economica.


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Comments 1

  1. Grazie al ricorso di concetti facilmente comprensibili non solo dagli esperti del settore, concordo in pieno su ogni punto ed auspico che , chi dovrà poi realizzare la riforma, prenda spunto da quest’analisi semplice ma puntuale della realtà odierna.
    Francesca Maccarone
    Dott commercialista

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