La riforma del Mercato del Lavoro e le novità per il Lavoro a progetto, Partite Iva fasulle, Associazioni in partecipazione, Voucher

di Rag. Giuseppina Giorgi CommentaIn Lavoro

In data 4 aprile 2012 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di riforma del Mercato del Lavoro che verrà presentato in Parlamento per la discussione e la conversione in legge.

Fra gli interventi di maggior interesse segnaliamo i contratti di lavoro parasubordinato e di lavoro autonomo che riepiloghiamo di seguito.

LAVORO A PROGETTO (Capo II, art. 8).

L’obiettivo è quello di evitare che il lavoro a progetto nasconda in realtà un contratto di lavoro subordinato come, secondo le statistiche, avviene oggi nella maggior parte dei casi. A tale scopo è stato integralmente riscritto l’art. 61, comma 1 del D.Lgs. n. 276/2003 (c.d. Legge Biagi) che ora prevede che “i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all’art. 409 n. 3 del codice di procedura civile devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto de coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per esecuzione dell’attività lavorativa”.

Durissima sarà d’ora in poi provare la genuinità del contratto di lavoro a progetto, in particolare quando l’attività del lavoratore a progetto sia analoga a quella dei dipendenti. Il nuovo decreto definisce in modo più stringente il progetto, prevedendo:

il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente, avuto riguardo al coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa;

il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi, che possono essere individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

• nel contratto deve essere dettagliatamente descritto il progetto, con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del risultato finale che si intende conseguire;

• le parti possono recedere dal contratto prima della scadenza per giusta causa;

il committente può recedere prima della scadenza del termine qualora siano emersi profili di inidoneità professionale del collaboratore tali da rendere impossibile la realizzazione del progetto;

il collaboratore può recedere prima della scadenza del termine, dandone preavviso, nel caso che tale facoltà sia prevista nel contratto individuale di lavoro;

• non sarà più possibile stipulare collaborazioni a progetto con riferimento ad un programma o ad una fase di lavoro;

i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, salvo prova contraria a carico del committente, sono considerati rapporti di lavoro subordinato sin dalla data di costituzione del rapporto, nel caso in cui l’attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quella svolta dai lavoratori dipendenti dell’impresa committente, fatte salve le prestazioni di elevata professionalità che possono essere individuate dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

• viene introdotta una norma interpretativa, sulla base dell’orientamento giurisprudenziale consolidatosi, secondo la quale l’individuazione di uno specifico progetto costituisce elemento essenziale di validità del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, la cui mancanza determina la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

• Tali disposizioni trovano applicazione per i contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

• E’ previsto un incremento annuo di un punto percentuale dell’aliquota contributiva da versare alla gestione separata INPS a partire dal 2013 (che si passa dall’attuale aliquota del 27,72% al 28,72% ) fino a raggiungere il 33,72% nel 2018 o, per chi è già iscritto ad altra previdenza obbligatoria, il 24%. Tale incremento ha lo scopo di avvicinare le aliquote dei contratti di collaborazione a quelle previste per il lavoro dipendente e scoraggiare, in tal modo, l’utilizzo improprio del lavoro a progetto.

 

LAVORO AUTONOMO (partite IVA) (Capo II, art. 9).

Il mondo delle partite IVA “fasulle” pare inestimabile e già oggi erano oggetto, in sede di visita ispettiva, di trasformazione in rapporto di lavoro subordinato con recupero dei contributivi, soprattutto in presenza di mono committenza.

Al fine di evitare utilizzi impropri di prestazioni lavorative rese da titolari di partita IVA è prevista l’introduzione del nuovo art. 69 bis al D.Lgs n. 276/2003, secondo il quale salvo prova contraria a carico del committente, sono considerate rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, qualora ricorrano almeno due dei seguenti presupposti;

• che la collaborazione abbia una durata complessivamente superiore ad almeno sei mesi nell’arco dell’anno solare;

• che il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d’imputazione di interessi, costituisca più del 75% dei corrispettivi complessivamente percepiti dal collaboratore nell’arco dello stesso anno solare;

• che il collaboratore disponga di una postazione di lavoro presso una delle sedi del committente.

• Quando l’utilizzo della partita IVA risulta improprio, cioè ricorrano due dei presupposti di cui sopra, il rapporto si considera una collaborazione coordinata e continuativa, con la conseguenza che, mancando il progetto, si trasforma in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione.

• Sono escluse le prestazioni professionali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in apposi albi.

• Tali disposizioni si applicano ai rapporti instaurati successivamente all’entrata in vigore della presente legge, mentre per i rapporti in corso a tale data, le predette disposizioni si applicano decorsi dodici mesi dall’entrata in vigore della legge.

 

 ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE CON APPORTO DI LAVORO (Capo II, art. 10).

Al fine di evitare abusi, viene modificato l’art. 2549 del codice civile con l’aggiunta di un comma che prevede:

• qualora il conferimento dell’associato consista anche in una prestazione di lavoro, il numero degli associati impegnati in una medesima attività non può essere superiore a tre, indipendentemente dal numero degli associati, con l’unica eccezione in cui gli associati siano legati da rapporto coniugale, di parentela entro il terzo grado o di affinità entro il secondo. In caso di violazione del divieto di cui al presente comma, il rapporto con tutti gli associati si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato;

• i rapporti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro instaurati o attuati senza che vi sia stata un’effettiva partecipazione dell’associato agli utili dell’impresa o dell’affare, ovvero senza consegna del rendiconto previsto dall’articolo 2552 del codice civile, si presumono, salvo prova contraria, rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

LAVORO ACCESSORIO – VOUCHER (Capo II, art. 11).

Viene totalmente rinnovata la definizione del lavoro occasionale accessorio e ristretto il campo di applicazione. Oggi questo istituto è utilizzato per una larga platea di soggetti (pensionati, studenti, inoccupati, titolari di disoccupazione ordinaria, speciale per l’edilizia, a requisiti ridotti, lavoratori in mobilità, cassaintegrati, lavoratori part-time), il compenso è esente da qualsiasi imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato del prestatore di lavoro accessorio.

L’art. 70 del D.Lgs. n. 276/2003, riscritto dal Disegno di legge, prevede che:

• le prestazioni di lavoro accessorio siano intese quelle attività lavorative di natura meramente occasionale;

• non diano luogo, con riferimento alla totalità dei compensi, a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, importo annualmente rivalutato con indice Istat. Oggi il limite è sì di 5.000 euro nel corso di un anno solare, ma da parte di ciascun committente;

siano escluse dal ricorso al lavoro accessorio le prestazioni rese nei confronti di committenti imprenditori commerciali o professionisti, mentre è consentito il ricorso a tale istituto per le attività agricole di carattere stagionale svolte anche in forma imprenditoriale;

• i compensi percepiti sotto forma di lavoro accessorio siano computati ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno;

• I buoni lavoro già richiesti al momento dell’entrata in vigore della legge potranno essere utilizzati non oltre il 31 maggio 2013.

TIROCINI FORMATIVI – STAGE (capo II, art. 12).

Il disegno di legge prevede una revisione dell’attuale normativa allo scopo di porre fine all’uso strumentale e distorto di attività esclusivamente lavorative svolte sotto forma di tirocinio formativo.

Il Governo è delegato ad adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi finalizzati ad individuare principi fondamentali e requisiti minimi dei tirocini formativi e di orientamento, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:

• revisione della disciplina dei tirocini formativi, anche in relazione alla valorizzazione di altre forme contrattuali a contenuto formativo;

• previsione di azioni e interventi volti a prevenire e contrastare un uso distorto dell’istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle modalità con cui il tirocinante presta la propria attività;

• individuazione degli elementi qualificanti del tirocinio e degli effetti conseguenti alla loro assenza, anche attraverso la previsione di sanzioni amministrative, in misura variabile da 1.000 a 6.000 euro;

• previsione di non assoluta gratuità del tirocinio, attraverso il riconoscimento di una indennità, anche in forma forfettaria, in relazione alla prestazione svolta.

 

Evitare gli abusi è giusto, opportuno e sacrosanto, ma l’impatto che la riforma del lavoro avrà, in un momento di forte crisi, non sarà del tutto indolore né per i datori di lavoro e tanto meno per i lavoratori che perderanno le poche opportunità di impiego seppure precarie, senza nessuna alternativa di stabilizzazione.

Con tutta probabilità, durante l’iter di approvazione, verranno apportate numerose modifiche ai temi del Disegno di Legge ora trattati, ma comunque il contenzioso su questi contratti c.d. flessibili, già oggi molto elevato, è destinato ad aumentare ancora.

 

 

 


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Rag. Giuseppina Giorgi

Consulente del Lavoro in Bologna - dal 1978 esercita la professione in forma associata con il rag. Giuliano Vitelli e la rag. Federica Vitelli. Attiva nell’associazionismo professionale ha rivestito per anni la carica di consigliere dell’unione provinciale dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro di Bologna, venendo chiamata al ruolo di presidente negli anni 1991/1992/1993. Sede dello Studio Via Toscana 42/7, Bologna (BO) Tel. 051/475933 – Fax 051/475307 - [email protected]

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