La questione dell’Iva sui contributi pubblici agli Enti non profit

di Dott. Sergio Ricci CommentaIn No Profit

In linea generale un contributo assume rilevanza ai fini Iva se erogato a fronte di un’obbligazione di dare, fare, non fare o permettere, ossia quando si è in presenza di un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive.

Ma veniamo all’oggetto della nostra questione e alla recente circolare  C.M. 34/E del 21 novembre 2013. Gli enti non profit svolgono un’attività sempre più importante e diversificata nella nostra società.

In questa prospettiva si colloca la possibilità che soggetti diversi dall’amministrazione pubblica possano costituire e gestire attività sociali di interesse generale, sia in convenzione oppure attraverso l’erogazione di appositi contributi da parte delle pubbliche amministrazioni.Di conseguenza, dei fondi pubblici vengono erogati anche alle organizzazioni non profit come quella che pone il quesito, con tutte le conseguenze ed i risvolti che questo comporta, anche di natura fiscale.

La stessa Agenzia delle Entrate non è nuova ad esprimersi su tali tematiche, e con la C.M. 34/E del 21 novembre 2013 da ultimo ha chiarito nuovamente tale aspetto in termini tributari, in particolar modo fornendo un chiarimento riepilogativo sull’inquadramento ai fini IVA dei contributi erogati da amministrazioni pubbliche.

E’ giusto quindi comprendere subito tale aspetto : non c’è stata nessuna nuova legislazione di riferimento che ha portato all’emanazione di tale circolare.

E’ necessario ricordare infatti in questa sede la presa di posizione storica (richiamata con varie risoluzioni di prassi richiamate in nota specifica) dell’Agenzia delle Entrate sul trattamento tributario dei contributi, già affrontato quindi con vari argomenti di prassi. Se ne riporta un estratto di prassi specifica già esistente dalla risoluzione 395/2002 : “ in linea generale un contributo assume rilevanza ai fini Iva se erogato a fronte di un’obbligazione di dare, fare, non fare o permettere, ossia quando si è in presenza di un rapporto obbligatorio a prestazioni corrispettive. Il contributo assume quindi natura onerosa e configura un’operazione rilevante agli effetti dell’Iva quando tra le parti intercorre un rapporto giuridico sinallagmatico nel quale il contributo ricevuto dal beneficiario costituisce il compenso per il servizio effettuato o per il bene ceduto. Di contro, l’esclusione dal campo di applicazione dell’Iva si configura ogni qualvolta il soggetto che riceve il contributo non diventa obbligato a dare, fare, non fare o permettere alcunché in controprestazione. Cosi in generale i contributi a fondo perduto, ossia quelli versati non in contropartita di una prestazione di servizi o di una cessione di beni, non sono soggetti ad imposta”.

Diventa quindi sempre importante comprendere, per un ente non profit se un contributo pubblico vada o meno assoggettato ad Iva, e di conseguenza è necessario inquadrare l’aspetto sottostante e quindi i meccanismi di interrelazione e gli accordi sottostanti con le Pubbliche Amministrazioni che attraverso i contributi e/o le convenzioni con gli enti pubblici delegano ed attribuiscono sempre più servizi al Terzo Settore. Questo perché spesso erroneamente si tende a ritenere che le somme versate dagli enti pubblici agli enti non profit siano sempre fuori dall’area dell’imponibilità ai fini IVA, mentre talvolta tale aspetto può non verificarsi come ribadito dalla C.M. 34/2013, ed è necessario un attento esame della specifica ed effettiva sostanziale operazione in essere tra Pubblica Amministrazione ed ente non profit che poi origina il contributo e/o la convenzione. Infatti le erogazioni qualificabili come contributi, in quanto mere movimentazioni di denaro, sono escluse dall’imposta, mentre quelle configurabili come corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni rilevanti ai fini dell’imposta in esame vi sono assoggettate. Questa è la linea guida generale da seguire. Fatta salva tale definizione, quindi, non è possibile definire, in termini generici e senza esaminare nel dettaglio il caso concreto, l’assoggettabilità o meno ad Iva del contributo pubblico, ma è necessario sempre verificare:

a) l’aspetto contrattuale sottostante

b) il concreto assetto delle parti

c) le operazioni poi effettivamente svolte relativamente a tale contributo.

Con la Circolare 34/2013, l’Agenzia delle Entrate ha precisato i criteri, quelli generali e quelli accessori di natura contrattuale specifica, la cui applicazione dovrebbe consentire, comunque, la definizione giuridica e tributaria delle erogazioni da parte delle pubbliche amministrazioni come contributi non assoggettabili ad Iva o come corrispettivi assoggettabili ad Iva e quindi poi la relativa analisi, almeno in prima istanza, da parte di ciascun ente non profit nella “propria azione quotidiana”.

 

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Dott. Sergio Ricci

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Il dr. Sergio Ricci è uno degli esperti italiani del settore non profit e cooperativo con particolare riferimento agli aspetti manageriali, organizzativi , finanziari, tributari e contabili. Come consulente di direzione è iscritto Apco 2012/0019 ed è qualificato internazionalmente (Certified management consultant). In tale veste di esperto collabora da circa venti anni con le più importanti riviste e testate, italiane e anche straniere, vantando circa 350 pubblicazioni sul tema del non profit. Tra le riviste e testate dove vi sono suoi articoli e commenti, si segnalano : la rivista Terzo Settore del Sole 24 Ore, Il Consulente Non profit del Quotidiano Avvenire, la Rivista della Guardia di Finanza dell’Ente Editoriale della Guardia di Finanza, la rivista Enti Non Profit di Ipsoa Wolters Kluver Editore, la rivista Non Profit di Maggioli Editore, il giornale Volontariato Oggi del Centro Nazionale del Volontariato, la Rivista Associazioni & Sport di Euroconference Editore, solo per citarne alcune. Tra le altre pubblicazioni, è autore del libro “Trust e Non Profit” ( gennaio 2013) pubblicato da Maggioli Editore ed è curatore del Codice del Non Profit pubblicato da Novecento Media Editore ( gennaio 2014). Tiene altresì molti corsi di formazione e seminari sul tema degli enti non profit, in particolare è docente al Corso di Specializzazione sul Terzo Settore e Non Profit tenuto presso l’Università Cattolica di Milano ed al Corso di Perfezionamento “Diritto, Fisco e Società Civile nel Terzo Settore” tenuto presso l’Università Statale di Milano. Lo Studio Professionale del dr. Ricci Sergio, da sempre specializzato nel non profit e nella cooperazione, è lo studio di consulenza che segue molte importanti realtà del terzo settore e dell’economia sociale italiana. Lo Studio professionale opera, in conformità alla legge 4/2013, fornendo un’assistenza complessiva a tutte le tipologie di enti non profit con particolare riferimento alla gestione direzionale, organizzativa, manageriale, contabile, finanziaria e tributaria ivi compresa l’assistenza allo sviluppo dell’economia innovativa e sociale. Maggiori informazioni si possono trovare anche su : www.riccisergio.com oppure su www.studioriccinonprofit.com

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