La nuova tassa sui rifiuti TARES non slitta al 2014. Chi non la pagherà?

di Francesca Romana Bottari CommentaIn La Casa, Tares

Tares, la richiesta per una proroga al 2014.

Il Consiglio dei Ministri non si è pronunciato sullo slittamento della TARES al 2014 ignorando quanto richiesto dalle imprese, dai Comuni e dai sindacati che avevano chiesto il ripristino di TARSU e TIA per quest’anno, con proroga per la TARES al 2014.
Si richiedeva un Decreto legge che permettesse ai Comuni di incassare l’imposta sui rifiuti prima di luglio, cosa possibile con la vecchia TARSU, evitando il blocco potenziale dei servizi di smaltimento.
D’altra parte la proroga a luglio del pagamento della prima rata, era stata approvata in Parlamento proprio per le imprese, considerando che avrebbe avuto un effetto lenitivo, visto che Confcommercio stima che ogni azienda pagherà in media +290% dell’attuale regime. In particolare, le imprese attive nel settore ristorazione, subiranno incrementi oltre il 400%; le ortofrutticole e le discoteche il 600%.
Il nuovo tributo comprende infatti oltre alla quota ambientale per lo smaltimento anche la quota servizi per la sicurezza , l’illuminazione e la gestione strade.

La TARES è stata introdotta dal Decreto Salva Italia all’art 14, comma 35, DL 211/2011. E’ entrata in vigore il primo gennaio 2013 con scadenza prima rata ad aprile 2013. Il Senato ha però approvato l’emendamento al Decreto rifiuti n. 1/2013 che ha comportato lo slittamento a luglio 2013.
Deve essere corrisposta dall’inquilino, non dal proprietario; riguarda anche le aziende e sarà più cara della Tarsu, con un aumento di 80 euro in media all’anno per le famiglie e di 30 / 40 centesimi al metro quadro per le imprese.
In questa tassa sono conglobate la vecchia Tarsu, la TIA1 (tassa per la pulizia di zone urbane, giardinetti e aree limitrofe) e la TIA2 (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani).
Ogni contribuente, privato o azienda, deve fare riferimento al regolamento del comune di appartenenza. Il Ministero delle Finanze ha infatti proposto un prototipo di regolamento, quale strumento di supporto agli enti locali che possono introdurre integrazioni e modifiche.
Il regolamento del Ministero precisa gli ambiti di applicazione delle TARES che non si paga per le aree ed i locali che non possono produrre affatto rifiuti o produrli in maniera apprezzabile. Tale condizione deve ovviamente essere comprovata con adeguata documentazione. Gli esempi o meglio le guide riportate sono precisamente:

– le unità immobiliari adibite a civile abitazione prive di mobilio e suppellettili e senza contratti di fornitura;

– le unità immobiliari per le quali sono stati rilasciati anche in forma tacita, atti abilitativi per ristrutturazioni, risanamento per il solo periodo però che va da data inizio lavori a inizio occupazione;

– le aree impraticabili e recintate;

– le aree attrezzate per la sola attività sportiva, con la imponibilità di quelle destinate ad usi diversi come i bagni, gli spogliatoi, i punti ristoro, le gradinate….;

– i vani “tecnologici” come centrali termiche, cabine elettriche, vani ascensore, silos, celle frigorifere…;

– le zone adibite a transito o sosta gratuita veicoli;

– gli impianti distribuzione carburanti e lavaggio auto.

 

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Francesca Romana Bottari

Docente Universitario in Tributario a Londra. Dottore Commercialista e Certified Accountant. Ha formato la sua esperienza professionale svolgendo attività di consulenza aziendale all'estero ed in Italia Autore di numerose pubblicazioni tecniche, e ricerche E' 1,000 Curricula Eccellenti Fondazione Bellisario

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