La nuova realtà dell'impresa sociale

La nuova realta’ delle Imprese sociali

di Giuseppe Brocchini CommentaIn No Profit, Testata

Le ONLUS stanno attraversando un periodo di grande cambiamento da un punto di vista strutturale, soprattutto con la nuova disciplina fiscale delle imprese sociali di cui all’art. 18 del D.Lgs n. 112/2017.

Nella fase transitoria le ONLUS hanno la la possibilità di rivedere ed effettuare delle scelte sui propri settori di attività per adeguarsi al nuovo quadro normativo ed individuare la sezione del Registro unico nella quale iscriversi.

Ma cosa è cambiato nel settore no profit?

In precedenza vigeva il D. Lgs n. 460/1997 in base al quale una organizzazione non lucrativa poteva svolgere, oltre all’attività istituzionale da Statuto, solo le attività connesse alla propria mission purché queste ultime fossero esercitate in via non prevalente e che i relativi proventi non superassero il 66% delle spese complessive della struttura stessa.

Ora cosa succede?

Se la Onlus vuole continuare a svolgere la propria attività gratuitamente, per rispettare il proprio fine istituzionale, si dovrà qualificare, in sede di iscrizione al Registro, come Ente del Terzo Settore (ETS) non commerciale, ai sensi dell’art. 79, comma 5, del Codice del Terzo Settore ed applicare la tassazione forfettaria ai proventi di carattere commerciale della propria attività istituzionale.
Questo se l’Ente ha scelto, economicamente parlando, di realizzare il pareggio di bilancio, quindi costi uguali ai ricavi.

Ma se la scelta è verso un’attività per cui i corrispettivi devono essere superiori ai costi, allora sarà opportuno che la ex Onlus si iscriva nel Registro unico del Terzo settore come “impresa sociale”. In tal modo beneficerebbe della detassazione degli utili reinvestiti nell’attività dell’impresa di interesse generale, considerando anche gli utili derivanti da attività diverse da quelle istituzionali, purché i ricavi derivanti da queste ultime siano inferiori del 30% rispetto a quelli totali.

Basti pensare ad una Fondazione che, ad esempio, ha come “mission” l’erogazione di borse di studio a ragazzi delle scuole medie superiori: magari decide di offrire un servizio di sostegno scolastico a pagamento nello svolgimento dei compiti, facendo pagare una piccola retta che copra il costo della persona che collabora, il materiale didattico dedicato e lasci un utile per autofinanziarsi.

Potrebbe, ora, strutturarsi come un’impresa sociale.

Ma l’elenco delle attività si potrebbe allungare parecchio (basti pensare agli interventi per la difesa dell’ambiente, alla formazione extra scolastica, alla ricerca scientifica, all’educazione e alla istruzione e formazione professionale, ai servizi per l’inserimento (o il reingresso) nel mercato del lavoro, alle attività di radiodiffusione e cosi via…

E’ chiaro, quindi, che, in tal modo, le ex Onlus hanno una maggiore libertà nell’esercizio di attività ultronee a quelle istituzionali (per semplicità “secondarie”) che spesso vengono svolte per autofinanziarsi, considerando che i settori di intervento non sono, spesso, così appetibili per un’impresa lucrativa privata il cui scopo è la realizzazione di un utile.

Spazio, quindi, all’esercizio di “attività secondarie e strumentali” a quelle di interesse generale, ricordando, comunque, che tale legame non dovrà mai venire meno.

Non ci saranno neanche troppi adempimenti burocratici da attuare in sede di reinscrizione al Registro del Terzo settore, anche in qualità di impresa sociale. Non si ha neanche la fattispecie di “devoluzione del patrimonio sociale” con le conseguenti scritture contabili che ne derivano.

In sostanza non si parla di un’operazione straordinaria (come nel caso di fusione o scissione di azienda) con la relativa applicazione di imposte indirette in misura proporzionale. Le relative imposte di registro, ipotecaria e catastale viene, infatti, applicata in misura fissa. Il passaggio da ONLUS propriamente detta a Impresa sociale o Ente del Terzo Settore non è, pertanto, un’operazione di scioglimento con relativa liquidazione.

Il decreto legislativo 112/2017 sulle imprese sociali consente di separare gli enti a carattere erogativo da quelli di tipo imprenditoriale e consente di adattare strutture, per così dire “lucrative”, ad attività sociali, e gratuite.

E gli enti che si qualificavano, prima della riforma, come sociali?

Tali realtà dovranno adeguare i propri statuti ai nuovi requisiti entro dodici mesi dall’entrata in vigore del D.Lgs. n. 112/17. Le nuove imprese sociali potranno beneficiare della detassazione degli utili reinvestiti nell’attività d’impresa di interesse generale, avvicinandosi, in tal modo, al regime delle cooperative sociali.

Le agevolazioni consistono in detrazioni o deduzioni commisurate ad apporti stabili di capitale; in tal modo è possibile compensare i limiti previsti nella distribuzione degli utili. Tali limiti si estrinsecano nella distribuzione dei dividendi entro il limite dell’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi, aumentato di due punti e mezzo , rispetto al capitale effettivamente versato.



Autore dell'articolo

Giuseppe Brocchini

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