La Normativa CFC applicata ai Paesi Extra Black List

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

La disciplina delle società controllate estere (CFC, controlled foreign companies) è stata estesa anche a società ed enti controllati residenti in Stati diversi da quelli elencati nella black list (e, quindi, eventualmente anche dell’Unione Europea).

Con l’introduzione del nuovo comma 8bis nell’articolo 167 del Tuir si prevede che la disciplina CFC (controlled foreign companies) “trova applicazione anche nell’ipotesi in cui i soggetti controllati ai sensi dello stesso comma sono localizzati in stati o territori diversi da quelli ivi richiamati, qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

a) sono assoggettati a tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella cui sarebbero stati soggetti ove residenti in Italia.

b) hanno conseguito proventi derivanti per più del 50% dalla gestione, dalla detenzione o dall’investimento in titoli, partecipazioni, crediti o altre attività finanziarie, dalla cessione o dalla concessione in uso di diritti immateriali relativi alla proprietà industriale, letteraria o artistica e dalla prestazione di servizi nei confronti di soggetti che direttamente o indirettamente controllano la società o l’ente non residente, ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società che controlla la società o l’ente non residente, ivi compresi i servizi finanziari”.

La norma, quindi, attrae al regime di trasparenza fiscale delle società CFC anche i soggetti localizzati in Paesi o territori non inclusi nella black list, laddove sussistano determinati presupposti. Quindi, la norma in materia di CFC, si applica indipendentemente dal territorio d’insediamento e, quindi, anche nei confronti di soggetti localizzati in Paesi dell’UE a fiscalità di vantaggio.

Con la circolare n. 51/2010 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito cosa si intende per “tassazione effettiva inferiore alla metà”. Si precisa che il contribuente deve far riferimento al carico effettivo d’imposizione (effective tax rate) e non all’aliquota nominale d’imposizione societaria gravante sulla società estera; il carico effettivo d’imposizione è determinato rapportando l’imposta effettivamente pagata nel paese estero all’utile ante imposte. In seguito si deve confrontare la “tassazione effettiva estera” con quella “virtuale” interna considerando esclusivamente le imposte sul reddito, da individuare facendo riferimento, qualora esistente, alla Convenzione contro le doppie imposizioni ed escludendo in ogni caso l’IRAP.

 

L’articolo completo può essere letto sulla Rivista Fiscalità Estera n. 9/2013 di cui si riporta il Sommario Completo:

– Bielorussia: pianificare l’internazionalizzazione dell’impresa di Mattia Baù

– La Normativa CFC applicata ai Paesi Extra Black List di Chiara Porrovecchio

– La tassazione a Malta di Cristina Rigato

Holding con sede a Cipro di Guido Ascheri

La Cina e il modello del family business italiano – le PMI di Silvia Salvini

Business english o italian english business correspondence? di Francesca Romana Bottari

Le strategie di specializzazione e focalizzazione nel settore della chimica specialistica di Stefano Grigoletti

L’Iran e l’embargo di Ana Maria Pérez Magdalena

– Relazioni e accordi internazionali del Vietnam di Lorenzo Riccardi, Massimiliano Bertollo

– Quesiti

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Autore dell'articolo
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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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