La mediazione obbligatoria è incostituzionale per eccesso di delega del Governo

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Attualità, Commenti Giurisprudenza e Prassi, Parliamo di ...

Dopo oltre 18 mesi dall’entrata in vigore dell’obbligatorietà, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per eccesso di delega, della parte, del D. Lgs. 4 marzo 2010 n.28, che prevede la mediazione obbligatoria.
Il problema non è, quindi, sull’ammissibilità della legittimità dell’istituto, sulla quale sia la Corte Costituzionale che la Corte di Giustizia si sono in passato già pronunciate, ammettendone la legittimità (ad esempio sul diritto d’autore).
E’ una questione prettamente tecnico-normativa in quanto il Governo ha ecceduto, rispetto alla delega che gli era stata affidata dal Parlamento, per la regolamentazione dell’istituto.
Ma il sistema che si è costituito, circa 948 organismi di mediazione, 348 organismi di formazione, oltre 60.000 professionisti formatisi per svolgere la professione di mediatore, non andrà perduto perché risponde ad esigenze e bisogni della comunità civile e commerciale che vuole risolvere le situazioni conflittuali in maniera rapida e poco onerosa.
Il Parlamento, se lo riterrà, ben potrà reintrodurre, per legge, l’obbligatorietà della mediazione anche migliorando l’istituto nell’ambito delle politiche di riforma del sistema giudiziario cui sono necessari interventi deflattivi. Ma non è questo il punto!
A ben guardare le statistiche, anche se per un periodo molto limitato, non è l’aspetto dell’obbligatorietà che può decretare il successo della mediaconciliazione.
Dall’introduzione (21 marzo 2011), nel 66% dei procedimenti obbligatori la parte chiamata a mediazione non si è presentata. Della restante parte (34%),  la metà dei procedimenti, il 17%,  si è conclusa con un accordo, cioè circa 12 mila procedimenti risolti.
Nelle mediazioni volontarie la situazione non è molto differente: l’istituto viene applicato al 25% dei procedimenti contenziosi, di cui la metà si definisce con un accordo, mentre nel 65 % dei casi la parte convocata non si presenta.
Lo scarso successo della procedura conciliativa non dipende, quindi, dalla obbligatorietà o meno dell’applicazione dell’istituto ma dalla circostanza che sia acquisito il “metodo” di risoluzione della situazione conflittuale, attraverso la partecipazione attiva delle parti che hanno nella loro disponibilità, coadiuvati dal mediatore, l’accordo, quale superamento del conflitto nell’ottica del mantenimento, attuale e futuro, delle loro relazioni civili e commerciali.
Ed in questo, la convinta operosità degli organismi di conciliazione, degli enti di formazione e dei mediatori, in numero così considerevole, ben potranno indicare al cittadino “la strada da percorrere”.

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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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