La flessibilità del lavoro non serve in entrata ed in uscita ma nella gestione del rapporto

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Attualità, Lavoro, Parliamo di ...

La flessibilità è una condizione di stabilità che si raggiunge in movimento. Se proviamo a piegare un tubo flessibile man mano esso ritorna in una condizione di stabilità, attraverso un movimento uguale e contrario a quello ricevuto.
In materia di lavoro la flessibilità del rapporto in entrata non serve alla crescita, sul presupposto che, in un obiettivo di sviluppo, i posti di lavoro aumentano per cui i rapporti in entrata sono necessari e per questo non si possono considerare flessibili.
Ugualmente dicasi, sempre in una prospettiva di crescita, voluta, del mercato, per la flessibilità in uscita: programmarla significherebbe il fallimento degli obiettivi di sviluppo prefissati.
Importante è, allora, ragionare sull’obiettivo di mantenimento dei posti di lavoro e del loro aumento: la flessibilità da ricercare è quella di gestione dei rapporti di lavoro.
Ciò significa che le politiche di sostegno occupazionale devono essere mirate al reimpiego delle forze lavorative, che si trovano, momentaneamente, disoccupate, attraverso una loro riconversione all’interno del medesimo sistema di produzione ovvero un nuovo impiego in altro sistema collegato.
Per poter agire in tal senso, è necessario che le forze lavoro siano formate per il loro nuovo reimpiego.
La soluzione è, quindi, nella massima flessibilità di gestione del rapporto di lavoro, nell’era di internet tutto si svolge molto velocemente in funzione della velocità di scambio delle informazioni e dell’acquisizione di nuovi bisogni economici complessi da soddisfare in una società multi- etnica.
La capacità imprenditoriale si esprime nel saper mantenere le forze lavoro professionalizzate, nei nuovi ruoli che esse dovranno svolgere.
La capacità del lavoratore è nella disponibilità e nell’attitudine a formarsi nuovamente, per rimanere attivo all’interno del sistema produttivo, attraverso una diversa formazione che consenta di svolgere le nuove mansioni richieste dal mercato.
Lo Stato deve svolgere attività di supporto, anche economico, e di coordinamento perché il suo obiettivo principale deve essere il mantenimento e l’aumento dei posti di lavoro presenti sul mercato di riferimento.
Ciò significa che nella società che cambia, oggi molto velocemente, non ci potrà più essere un unico lavoro da svolgere per tutta la vita né un’ unica formazione professionale acquisita una volta per tutte: come diceva il filosofo greco Eraclito “panta rei” cioè tutto scorre, volendo significare che l’uomo non può mai fare la stessa esperienza per due volte a causa dell’inesorabile scorrere del tempo.
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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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