La disciplina del lavoro in Cina

di Lorenzo Riccardi CommentaIn Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

L’impianto normativo della Cina, in materia di lavoro, ad un primo sguardo sembra piuttosto solido, tuttavia ad oggi esso rimane inefficace in molti settori, sia per quanto concerne la sua applicazione che per la carenza di dettagli. La principale normativa di riferimento in materia di diritto del lavoro in Cina è rappresentata dalla “Labor Law” promulgata il 5 luglio 1994 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1995. Tale normativa, per quanto ampia, non è dettagliata: essa rappresenta solo un quadro di riferimento che deve essere integrato con le disposizioni complementari delle agenzie governative e delle autorità locali.

A partire dal 1° gennaio 2008, tuttavia, è entrata in vigore l’Employment Contract Law, che esprime la volontà del governo cinese (almeno a livello ufficiale) di tutelare sempre maggiormente la posizione dei lavoratori subordinati quale parte contraente debole, uniformandosi così agli standard acquisiti dai paesi occidentali. In tal senso è stato introdotto anche l’obbligo del contratto scritto di lavoro con sanzioni molto pesanti per l’eventuale violazione di tale regola che possono arrivare al pagamento del doppio delle mensilità fino ad un massimo di 12 mensilità.

Nella Employment Contract Law viene inoltre rafforzato il ruolo dei sindacati: viene prevista la necessità per il datore di lavoro di comunicare al sindacato l’intenzione di licenziare, anche se per giusta causa. Il datore di lavoro deve, infatti, confrontarsi sulla scelta, tenere in considerazione l’opinione del sindacato e, da ultimo, presentare una spiegazione scritta della decisione finale.

La nuova normativa ha imposto delle restrizioni al licenziamento in caso di contratti a tempo determinato che risultano quindi meno vantaggiosi per i datori di lavoro. In Cina sino ad ora il licenziamento di un lavoratore subordinato poteva avvenire solo a “determinate condizioni”, secondo una previsione che, pur flessibile nella propria ampiezza, comporta comunque la necessità di fornire una giustificazione. Per ovviare a tale, seppure generica, limitazione, la prassi recente comportava l’uso corrente di contratti a tempo determinato di durata assai breve, in modo che il datore di lavoro si poteva limitare a lasciar scadere il contratto senza necessità di trovare alcuna giustificazione a quello che era, di fatto, un licenziamento e senza pagare alcunché al lavoratore.

Ora, con la nuova legge, i contratti a tempo determinato non sono vietati, ma sono fortemente disincentivati, infatti si prevede che:

–          per i contratti a tempo determinato la risoluzione anticipata può avvenire ora solo per giusta causa o per “perdite rilevanti” subite dal datore (viene quindi ristretto e limitato il campo);

–          ma soprattutto si prevede che il lavoratore abbia diritto comunque alla liquidazione se il contratto a tempo determinato non viene rinnovato alla scadenza.

 

L’articolo completo può essere letto sulla Rivista Fiscalità Estera n. 2/2013 di cui si riporta il Sommario Completo:

–          L’istituto del Trust e la fiducia: strumento innovativo del diritto romeno di Lorenzo Riccardi

–          Il trust: la convenzione dell’Aja e la disciplina civilistica e fiscale del trust interno di Sergio Ricci

–          La Turchia e il dinamismo flessibile (“resilient Dynamism”) di Francesca Romana Bottari

–          Come competere nei mercati stranieri: un confronto tra l’export italiano e quello tedesco di Stefano Grigoletti

–          Investire in Russia: 83 motivi (Oblast di Sverdlovsk: Ekaterinburg) di Ana Maria Pérez Magdalena

–          La disciplina del lavoro in Cina di Lorenzo Riccardi

–          Quesiti

 

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Autore dell'articolo
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Lorenzo Riccardi

Dottore commercialista specializzato in fiscalità internazionale. E’ Professore Associato presso Xian Jiao Tong-Liverpool University dove insegna taxation e advanced taxation ed è autore di articoli e saggi su tematiche di vario genere relative agli investimenti stranieri in Asia Orientale. Vive e lavora a Shanghai, dove si occupa di diritto commerciale e tributario, seguendo gli investimenti stranieri in Cina e Sud Est Asiatico. Ricopre il ruolo di sindaco e consigliere per diversi gruppi societari ed è socio dello Studio di consulenza RSA, specializzato in Asia e paesi emergenti. Ha pubblicato “Guida alla fiscalità di Cina, India e Vietnam” edito da IlSole24Ore ed è membro dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano, del Registro dei Revisori dei Conti in Italia, dell’accountants association del Vietnam e dell’Hong Hong Institute of CPAs in Hong Kong. Tiene seminari e convegni su economia e diritto tributario in Oriente ed è responsabile della sezione “Asia” della banca dati online “Fisco e Tasse” (Maggioli Editore).

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