Obblighi informativi nel quadro RS del Modello Unico 2016 per i contribuenti in regime forfetario

La dichiarazione integrativa a favore del contribuente

di Luca Labano 2 CommentiIn Contenzioso, Dichiarazioni, Primo Piano

Dichiarazione integrativa a favore: cessata la materia del contendere a seguito dell’adeguamento della normativa alla giurisprudenza prevalente.

Sulla dichiarazione integrativa a favore abbiamo preparato un ebook Le dichiarazioni integrative a favore (eBook 2017)   che ti consigliamo per l’approfondimento.

Ogni anno i contribuenti sono tenuti alla compilazione della dichiarazione dei redditi salvo il caso dei contribuenti esclusi quali coloro che hanno solo casa di proprietà (abitazione principale) ed una fonte di reddito dipendente oltre ai casi dei limiti reddituali imposti dalla legge secondo cui fino ad un certo ammontare sia dipendenti che autonomi e pensionati non devono presentare dichiarazioni.

A volte, tuttavia, accadono errori (malam parte se a sfavore del contribuente, bonam parte se a favore) nella elaborazione dei 730 o nella dichiarazione dei redditi,  ma è possibile rettificare od integrare i due modelli di dichiarazione.

Ultimamente la Cassazione ha risolto un’annosa questione in quanto si riteneva in dottrina ed in giurisprudenza che, secondo alcuni, tali dichiarazioni integrative potevano essere elaborate entro quattro anni o entro l’anno successivo.

La problematica con agenzia delle entrate sorgeva perché quest’ultima era del parere che il contribuente non poteva apportare modifiche a suo favore durante la fase processuale ma, come sopra indicato, solo entro il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

Le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza 13378 del 30 giugno 2016 hanno stabilito che il minor credito di imposta o maggior debito può essere modificato dal contribuente non oltre il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo, con compensazione del credito eventualmente risultante o, il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa prevista dall’art. 2, D.P.R. n. 322/1998 e dall’istanza di rimborso, in sede contenziosa può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria

Con il decreto fiscale 2016 le cose sono ancora cambiate.

Il decreto fiscale (Decreto Legge n. 193 del 22/10/2016) collegato alla Manovra 2017 ha finalmente superato il “dualismo” fino ad oggi esistente tra la dichiarazione integrativa a favore da quella in sfavore del contribuente dal punto di vista dei termini di presentazione.

L’art. 5 del decreto, infatti, intervenendo sia sull’art. 2 sia sull’art. 8 del DPR. n. 322/1998, estende il termine entro cui il contribuente può presentare la dichiarazione in proprio favore, equiparandola, sotto tale profilo, alla dichiarazione integrativa in favore del fisco, ovvero entro i termini stabiliti dall’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 (art. 2, comma 8 del DPR. n. 322/1998).

Questo perché diverse sentenze di merito a favore del contribuente rilevavano che vi era una differenza notevole nel trattamento riservato al contribuente e quello riservato al fisco per cui il dualismo contrastava con lo Statuto del contribuente (L. n. 212 del 2000), ai principi della buona fede e della tutela dell’affidamento ed alla capacità contributiva che costituisce uno dei principi fondamentali della Costituzione in materia tributaria – la possibilità di far valere ogni tipo di errore commesso in buona fede al momento della dichiarazione, attraverso la procedura disciplinata dall’art. 38 del D.P.R. n. 602 del 1973” .

 


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Luca Labano

Laurea in economia e commercio presso la Federico II Napoli, master in selezione e gestione del personale presso Centro Studi Comunicare l’Impresa di Bari, abilitato alla professione dottore commercialista presso la Università Parthenope di Napoli da anni mi occupo di problematiche fiscali, tributarie e previdenziali. Ho pubblicato nel 2008 un volume per FrancoAngeli “La gestione delle risorse umane” con Domenico Laterza presidente di Eduforma società di consulenza e formazione di Padova per la quale ho svolto attività di docenza in diverse città italiane, Bari, Roma, Padova. Svolgo attività di consulenza nei miei ambiti di competenza a Santa Maria Capua Vetere (CE

Comments 2

  1. L’ultimo paragrafo (Questo perché diverse sentenze…) non mi sembra molto chiaro. Forse per colpa di un refuso?

    1. La novità introdotta dal Dl 193/2016 in materia di integrativa “a favore” ha come obiettivo quello di rendere omogenei i termini per integrare una dichiarazione.
      L’attuale formulazione del comma 8 dell’articolo 2 del Dpr 322/1998, rispetto alla precedente, non distingue più tra dichiarazione “a favore” del contribuente e dichiarazione “a sfavore”. Il termine di presentazione, ora unico in entrambi i casi, coincide con quello per l’accertamento.
      Come prima indicato il dualismo rilevato da diverse sentenze era nel fatto che l’agenzia delle entrate era del parere che il contribuente non poteva apportare modifiche a suo favore durante la fase processuale ma, come sopra indicato, solo entro il termine prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo d’imposta successivo.

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