La compensazione delle spese di lite deve essere esplicitamente motivata

di Mario La Manna CommentaIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi

In assenza di soccombenza reciproca, la compensazione delle spese di lite è legittima solo al ricorrere di ragioni gravi ed eccezionali, che il giudice è tenuto a esplicitare nella motivazione.
Chissà quante volte vi sarà capitato di leggere nel dispositivo della sentenza formule del tipo “ricorrono giustificati motivi per compensare integralmente le spese del giudizio” ebbene, questo genere di pronunce non sempre sono corrette, potendosi prestare a censure in sede di gravame o impugnazione.

E’ fuori discussione che la compensazione ha conosciuto in ambito tributario una massiccia diffusione ma, il più delle volte, ciò comporta la violazione della disposizione contenuta nel secondo comma dell’articolo 92 c.p.c. (cui rinvia l’articolo 15 del D.Lgs. n. 546/1992). L’articolo in parola consente la compensazione delle spese di lite “se vi è soccombenza reciproca” o concorrenza di  altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione”.

L’articolo 92, comma 2, del c.p.c. è stato oggetto di modifiche legislative (Legge n. 263/2005 e Legge n. 69/2009) che hanno  portato a qualificare la compensazione come evento eccezionale. Il Legislatore del 2009, in particolare, ha sostituito con decorrenza 4 Luglio 2009, i “giusti motivi” della precedente formulazione con le “gravi ed eccezionali ragioni ” (avente un significato più restrittivo).

La Corte di Cassazione è recentemente tornata sul tema (Sentenza n. 26438 del 26 Novembre 2013) con una pronuncia in linea con l’orientamento oramai consolidato (Cassazione nn. 20598/2008 (SS.UU.), 4159/2010, 26466/2011 e 3723/2013).

Il contribuente, parte del rapporto controverso, con ricorso incidentale lamentava violazione degli artt. 91, 92 e 132 comma 2 n. 4 del c.p.c., e 118 disp. att. c.p.c., per aver il giudice regionale compensato le spese del giudizio sulla scorta del semplice richiamo alle “situazioni fattuali” dedotte in causa e perciò con motivazione di stile e sostanzialmente tautologica.

I giudici di Piazza Cavour, nella pronuncia in esame, respingono il ricorso principale ma accolgono invece il ricorso incidentale, stabilendo che le gravi ed eccezionali ragioni devono trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia decisa.

Sul tema si richiama il contenuto della sentenza del 12 Luglio 2010 del Tribunale di Lamezia Terme che, oltre a fornire spunti interessanti su alcuni argomenti (principio di soccombenza fra civil law e common law, liti temerarie e articolo 96³ c.p.c.), chiarisce come la causale delle “gravi ed eccezionali ragioni” ricorra in “ipotesi di istruttoria particolarmente problematica caratterizzata dalla sovrapposizione ed incompatibilità tra elementi fattuali in parte favorevoli ad una parte ed in parte all’altra (c.d. complessità in fatto); ovvero in ipotesi di controversia specialmente complessa perché vertente in materia interessata da ius superveniens oppure oggetto di oscillanti orientamenti giurisprudenziali (c.d. complessità in diritto)”.

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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