La cartella non motivata non è sempre nulla: il caso delle imposte dichiarate e non versate

di Mario La Manna CommentaIn Commenti Giurisprudenza e Prassi, Contenzioso

Imposte dichiarate e non versate: la cartella esattoriale con cui Equitalia ne chiede il pagamento non necessita di specifica motivazione poiché l’obbligazione tributaria nasce dalla stessa dichiarazione.

E’ questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 27455 del 9 dicembre 2013, accoglie il ricorso dell’Ufficio.

Secondo il Fisco, la CTR sarebbe caduta nel vizio di motivazione per non aver tenuto in debita considerazione il fatto che la cartella scaturisse dalle dichiarazioni reddituali presentate dal contribuente.

Gli ermellini con l’ordinanza confermano che: “la cartella con cui l’Amministrazione chiede il pagamento delle imposte, dichiarate dal contribuente e non versate, non necessita di specifica motivazione, non risultando a tale fine applicabile né la legge 7 agosto 1990, n. 241, articolo 3, (il quale prevede siano messi a disposizione del contribuente gli atti di cui egli già non disponga), né il Dpr 29 settembre 1973, n. 602, articolo 25, (che prescrive il contenuto minimo della cartella), in quanto la pretesa tributaria scaturisce dalla pura e semplice obbligazione di pagamento delle imposte, determinate nella dichiarazione del contribuente, come nella specie”. In questo caso, il contribuente può solo “allegare e provare” di aver adempiuto ai versamenti richiesti (Cassazione sentenze n. 27140/2011 e 9224/2011).

La Suprema Corte prosegue con un ragionamento più logico che giuridico, chiarendo che il difetto di motivazione non può essere invocato dal contribuente qualora lo stesso, di fatto, abbia contestato puntualmente i presupposti dell’imposizione dimostrando di averne piena conoscenza (Cassazione sentenze n. 2373/2013).

L’ulteriore  principio che si ricava dalla pronuncia commentata è quello in base al quale non esiste l’obbligo del contraddittorio preventivo “in tutti i casi in cui si debba procedere ad iscrizione a ruolo, ai sensi del Dpr 29 settembre 1973, n. 600, articolo 36-bis, ma soltanto ‘qualora sussistano incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione’, situazione, quest’ultima, che non ricorre nel caso in cui nella dichiarazione vi sia un mero errore materiale, che è l’ipotesi tipica disciplinata dall’articolo 36-bis citato, poiché in tal caso non v’è necessità di chiarire nulla…”.

La cartella di pagamento non necessita di motivazione nel caso in cui l’obbligazione scaturisca dalla mera liquidazione dell’imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente nella propria dichiarazione, nonché qualora vengano richiesti interessi e sovrattasse per ritardato od omesso pagamento. In questo caso, l’onere di motivazione può considerarsi assolto dall’ufficio mediante mero richiamo alla dichiarazione medesima (Cassazione n. 19664/2013).

Qualora la liquidazione ex art. 36-bis si concretizzi in una rettifica comportante una maggiore pretesa da parte del Fisco – e solo in questo caso – si parla di vera e propria attività di accertamento. La cartella, al pari di un avviso, dovrà essere adeguatamente motivata, onde consentire al contribuente di apprestare una valida difesa (Cassazione n. 14376/2013).

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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