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Internet in azienda: “medaglia d’oro” ai lavoratori italiani per l’uso a fini personali

di Monica Bonciarelli CommentaIn Attualità, Lavoro, Parliamo di ...

Una recente indagine statistica compiuta a livello europeo ha evidenziato che, più del 50% degli italiani utilizza il computer aziendale per accedere ad internet per fini personali durante l’orario di lavoro. 

La medaglia d’argento  per l’uso di internet in azienda a fini personali spetta al Regno Unito con 45% e di bronzo alla Germania, con 41%. Nettamente più laboriosi invece risultano essere i francesi, che sfiorano il 30%.

Il progressivo diffondersi dei social network certamente, non aiuta a ridurre questa percentuale che al contrario, sembra costantemente aumentare, a diretto discapito dell’attività lavorativa.  Il continuo bisogno di internet, di essere aggiornati o “notificati”, e l’utilizzo di internet in azienda per fini personali durante l’orario di lavoro porta però il lavoratore stesso a sottrarre tempo allo svolgimento delle mansioni per le quali è stato assunto e pertanto, ad essere sanzionato disciplinarmente.

Col tempo quindi, anche la giurisprudenza sembra adeguarsi ai tempi, proponendo dei provvedimenti espulsivi  del lavoratore poco diligente e ponendo una maggiore attenzione sia a livello interno che comunitario, alla tutela dei dati personali dei dipendenti. Si veda ad esempio la sentenza della Corte di cassazione n.  14862/2017 .

Ed è proprio sul requisito della diligenza che si fonda l’art. 2104 c.c.  che  recita: “il prestatore di lavoro deve usare la diligenza richiesta dalla natura della prestazione dovuta, dall’interesse dell’impresa e da quello superiore della produzione nazionale. Deve inoltre osservare le disposizioni per l’esecuzione e per la disciplina del lavoro impartite dall’imprenditore e dai collaboratori di questo dai quali gerarchicamente dipende”.

Di contro però, l’art. 4, L.300/1970 successivamente modificata dal D.Lgs. 151/2015 e dal D.Lgs. 185/2016, in favore del lavoratore, stabilisce che:

1. Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali (…).

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli strumenti utilizzati dal lavoratore per  rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze (…).
3. Le informazioni raccolte ai sensi dei commi 1 e 2 sono utilizzabili a tutti i fini connessi al  rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196”.

Il potere di vigilanza e controllo di cui gode il datore di lavoro quindi, dovrà trovare un compromesso tra  il diritto alla riservatezza del dipendente, e  la tutela del patrimonio aziendale  del datore di lavoro,  legittimato anche ad effettuare controlli sulla persona del lavoratore,  che non dovrebbero forse  essere completamente annullati a garanzia della dignità e riservatezza del lavoratore.


Autore dell'articolo

Monica Bonciarelli

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