Inapplicabilità degli studi di settore: l’onere della prova stà al contribuente

di Francesca Romana Bottari CommentaIn Accertamento, Studi di settore

L’ordinanza 10556 del 25 giugno dela Corte di Cassazione ha sancito che il contribuente ha l’onere di dimostrare che i ricavi conseguiti realmente non corrispondono a quelli presuntivi, nel caso di accertamento che rettifichi la dichiarazione con parametri o con studi di settore.
Stà sempre al contribuente provare concretamente che vi sono le condizioni giustificative che lo escludano dal “settore” cui è applicabile lo “studio” formulato dall’Amministrazione Finanziaria.

Possiamo di fatti leggere nell’ordinanza che ribadita l’importanza del contraddittorio, è il contribuente che ha “l’onere di muovere rilievi specifici ai coefficienti parametrici applicati, nonché di provare – sia in sede amministrativa che dinanzi al giudice tributario di merito – la sussistenza delle condizioni, anche con riferimento alla specifica realtà dell’attività economica esercitata, che giustifichino l’esclusione dell’impresa dall’area dei soggetti cui è applicabile lo “standard” prescelto dall’Amministrazione finanziaria” (vedi Cass.S.U. 26635/09, Cass. 4148/09, Cass. 12558/10).

Tutto ciò conferma la più volte riconosciuta importanza della fase di dialogo fra Amministrazione e contribuente e la possibilità di correggere la valutazione fatta dalla Agenzia delle Entrate, se questa è irrealistica e incoerente con la redditività del settore di imprese omogenee cui si fa riferimento.

Quindi il contraddittorio va obbligatoriamente attivato, a pena di nullità. Inoltre, la giustificazione addotta non deve essere generica, ma bensì idonea e specifica, tale cioè da mettere in piedi un contraddittorio che legittimi l’accertamento derivante dallo scostamento della dichiarazione del contribuente dai valori risultanti dagli studi di settore. Nel caso specifico infatti, il contribuente è stato giudicato non aver dimostrato che i ricavi effettivi non corrispondevano a quelli presunti dall’Amministrazione finanziaria con giustificazioni idonee e concrete.

Se allora è riconosciuto all’accertato di poter dimostrare che la deduzione induttiva non è applicabile al suo caso in concreto, vogliamo riflettere se questa possibilità è riconosciuta/ riconoscibile per analogia non solo per gli studi di settore ma anche per gli altri casi di accertamento?
Francesca Romana Bottari
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Francesca Romana Bottari

Docente Universitario in Tributario a Londra. Dottore Commercialista e Certified Accountant. Ha formato la sua esperienza professionale svolgendo attività di consulenza aziendale all'estero ed in Italia Autore di numerose pubblicazioni tecniche, e ricerche E' 1,000 Curricula Eccellenti Fondazione Bellisario

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