crisi aziendale

In situazioni di difficoltà bisogna eliminare le sanzioni

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Attualità, Parliamo di ...

Purtroppo in questi ultimi giorni abbiamo dovuto constatare che le imposte, in casi limiti, inducono le persone, già fortemente stressate, a non avere più rispetto neanche per la propria vita. E’ una dolorosa ed amara considerazione che non si può lasciar cadere nell’immotivato.

E’ innegabile che ci siano situazioni di grave difficoltà finanziaria e che questa possa sopravvenire da un momento all’altro, anche quando meno te l’aspetti, perché il mercato come si suol dire “non reagisce più” ovvero quel rischio d’impresa, tante volte valutato solo teoricamente, oggi trova le condizioni per manifestarsi più facilmente.

Sappiamo che non incassare dai propri clienti comporta non poter pagare i propri fornitori e che non riuscire più a vendere i propri prodotti non remunera gli investimenti e comporta il taglio dei posti di lavoro. E quando il problema si avvita su se stesso, diviene irrisolvibile.

Pagare le tasse è una questione di civiltà ma la momentanea impossibilità non può essere paragonata alla volontà di evadere, anche in considerazione del fatto che il contribuente, con l’anagrafe tributaria, è facilmente “spiabile”.

Il cittadino che vuole pagare le imposte ma è in difficoltà economica, non deve vedersi applicate le sanzioni che quasi sempre, oltre un certo limite temporale, raddoppiano il debito tributario eliminando, spesso, la possibilità che possa essere saldato.

Lo statuto dei diritti del contribuente ha bisogno di recepire questo importante principio. E’ necessario che l’Amministrazione possa distinguere chi, in questo periodo, non ha le possibilità finanziarie perché o paga gli operai o paga le tasse e chi, invece, approfitta della situazione generale per sottrarsi ai suoi obblighi. Anche questa è una questione di civiltà!

D’altronde allo Stato interessa incassare le entrate non sanzionare un comportamento che non si vuole ma si è costretti ad adottare.

Se è vero, come è vero, che i rapporti tra Amministrazione e contribuente sono improntati ai principi della collaborazione e della buona fede, bisogna procedere a modificare, in particolare, l’art.10 della L. 27 luglio 2000 n.212 (Statuto dei diritti del contribuente), prevedendo la possibilità che l’Agenzia delle Entrate, nei casi in cui il cittadino dimostri difficoltà finanziarie, non applichi le sanzioni “ per obiettive condizioni di difficoltà economica e finanziaria”, quale causa di forza maggiore rispetto alla volontà di pagare le tasse.
Per non lasciare solo chi soffre e, spesso muore, per non poter pagare.

Riproduzione riservata

Autore dell'articolo
identicon

Prof. Dott. Francesco Verini

Twitter

Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *