Impianti fotovoltaici realizzati su fondi agricoli: chiarimenti dell’Agenzia sul trattamento fiscale

di Chiara Porrovecchio CommentaIn Commenti Giurisprudenza e Prassi

La dettagliata circolare 36/E del 19 dicembre 2013 in materia di impianti fotovoltaici ed eolici costituisce un interessante esempio di integrazione tecnico-operativa scaturita ad un anno circa dalla fusione tra Agenzia delle Entrate e del Territorio e soprattutto, dipana una serie di problematiche cui da tempo si attendevano risposte.

Ai fini del presente articolo, si delimita la trattazione agli immobili ospitanti gli impianti fotovoltaici realizzati su fondi agricoli, censiti autonomamente e strumentali alle attività agricole per connessione alle stesse. Su tali impianti da considerarsi in ogni caso beni immobili agli effetti fiscali, è attribuita la categoria D/10fabbricati per funzioni produttive connesse alle attività agricole.

Nell’ottica dell’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante fonti rinnovabili, il legislatore con l’introduzione dell’art. 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, ha stabilito che “la produzione e la cessione di energia elettrica e calorica da fonti rinnovabili agro forestali e fotovoltaiche nonché di carburanti ottenuti da produzioni vegetali provenienti prevalentemente dal fondo e di prodotti chimici derivanti da prodotti agricoli provenienti prevalentemente dal fondo effettuate dagli imprenditori agricoli, costituiscono attività connesse ai sensi dell’articolo 2135, terzo comma, del codice civile e si considerano produttive di reddito agrario.

Con riferimento agli impianti fotovoltaici, sono stati individuati con precedente circolare n. 32/E del 2009 specifici criteri di connessione con l’attività agricola svolta sul fondo,in modo da concretizzare, come per le altre attività, un significativo rapporto di correlazione. Si deve, per esempio accertare,che esista l’azienda agricola, con la presenza di terreni di adeguata ampiezza (le leggi speciali indicano di regola una superficie non inferiore ai 10.000 mq) , e fabbricati che congiuntamente siano, di fatto, correlati alla produzione agricola.

Secondo l’ultima Circolare, tuttavia deve ritenersi superato, ai fini della connessione, il requisito dell’ubicazione nello stesso comune in cui è sito l’impianto fotovoltaico, ovvero in comuni confinanti.

QUOTE D’AMMORTAMENTO

In presenza di un impianto fotovoltaico che si configura come un bene immobile, il costo dell’investimento realizzato è deducibile ai sensi dell’articolo 102 del TUIR a titolo di ammortamento, per le persone fisiche e per le persone giuridiche titolari di reddito d’impresa;

Per quanto concerne l’aliquota applicabile al valore fiscalmente riconosciuto è fatto riferimento al settore dell’energia termoelettrica e in particolare all’aliquota di ammortamento prevista per “fabbricati destinati all’industria” corrispondente al 4%. Il documento di prassi ha precisato che nel caso in cui l’impianto fotovoltaico, sulla base delle precedenti indicazioni, sia stato qualificato dal contribuente come bene mobile applicando l’aliquota tabellare del 9 per cento, i maggiori ammortamenti dedotti nei periodi d’imposta precedenti ai chiarimenti diramati nella circolare 36/2013 non devono essere rettificati.

Si ricorda che, ai fini dell’ammortamento degli impianti accatastati autonomamente, si deve applicare la disciplina dello scorporo del valore del terreno prevista dall’articolo 36 del decreto legge n. 223 del 4 luglio 2006, convertito dalla legge n. 248 del 4 agosto 2006, recante disposizioni volte a rendere indeducibile l’ammortamento delle aree sulle quali insistono, tra l’altro, gli impianti fotovoltaici.

IMPOSTA SUL VALORE AGGIUNTO

L’impianto fotovoltaico classificato nella categoria D/10 costituisce un bene immobile strumentale per natura per il quale torna applicabile l’articolo 10, primo comma, n. 8-ter) del DPR n. 633 del 1972. Tale disciplina prevede un generalizzato regime di esenzione per i trasferimenti e le locazioni di beni immobili sia pure con qualche eccezione.

Sotto il profilo procedurale nell’ipotesi di cessioni imponibili su opzione l’art. 17, comma 6, lett. a-bis) del DPR n. 633 del 1972, prevede l’obbligo dell’inversione contabile per le cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato strumentali per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l’opzione per l’imposizione.

Per quanto riguarda l’aliquota , il n. 127-quinquies, della Tabella A Parte Terza allegata al DPR n. 633 del 1972 evidenzia la misura del 10% per l’acquisto o la realizzazione di “impianti di produzione e reti di distribuzione calore-energia e di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica ed eolica.” La medesima aliquota è riconosciuta per la cessione di parti finite utilizzate e per la prestazione di servizi dipendenti da contratti di appalto per la costruzione dei predetti impianti.

IMPOSTA DI REGISTRO IPOTECARIA E CATASTALE

L’atto di cessione degli impianti fotovoltaici strumentali per natura (cat. D/1 ovvero D/10), se soggetto ad IVA (tanto in regime di imponibilità quanto in regime di esenzione), deve essere assoggettato a tassazione, ai fini dell’imposta di registro, in misura fissa (200 euro), mentre le imposte ipotecaria e catastale sono dovute rispettivamente nella misura del 3 per cento e dell’1 per cento.

Nelle ipotesi in cui le cessioni non siano soggette ad IVA l’imposta di registro è dovuta in misura proporzionale. L’articolo 10 del D. LGS. 14 marzo 2011, n. 23, apportando modifiche alla tassazione applicabile, ai fini delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, ai trasferimenti immobiliari, stabilisce che a partire dal 1° gennaio 2014, le cessioni di impianti fotovoltaici qualificati come beni immobili, che non rientrano nel campo di applicazione dell’IVA, sono soggette ad imposta di registro nella misura proporzionale del 9% . Per tali trasferimenti, l’imposta proporzionale di registro da corrispondere non può essere inferiore a 1000 euro.

Inoltre l’art. 26 del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, ha previsto che gli atti di cessione in argomento, stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2014, devono essere assoggettati alle imposte ipotecaria e catastale ciascuna nella misura fissa di 50 euro.

 

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Chiara Porrovecchio

Funzionario presso una Agenzia Fiscale; oggi si occupa di attività di Audit Interno nell’ambito della Direzione Regionale del Piemonte. In precedenza ha svolto attività di consulente telefonico fiscale presso il Call Center di Torino. Abilitata all’esercizio delle professioni contabili e della Revisione legale (non esercente tuttavia in quanto attività non compatibile con quella di pubblico dipendente) è ricercatore in materie economiche tributarie dal 2008, anno in cui ha conseguito il Dottorato presso l’Università degli studi di Palermo. Autrice di numerosi articoli per il sito web www.fiscoetasse.com. Collabora dal 2013 alla Rivista mensile Fiscalità Estera.

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