Il ricorso per Cassazione non è processo tributario

di Mario La Manna 2 CommentiIn Accertamento, Commenti Giurisprudenza e Prassi

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il ricorso per Cassazione non fa parte del processo tributario.

L’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni in legge 7 agosto 2012, n. 134 reca disposizioni che riguardano, oltre l’appello, anche il ricorso per cassazione. In particolare l’intervento del legislatore in materia di Cassazione, si è sviluppato in parte come complemento della riforma dell’appello, ed in parte in maniera autonoma. Nello specifico sono state queste le modifiche:

1      Introduzione del cd. “ricorso per saltum”, ovvero la ricorribilità per Cassazione delle sentenze di primo grado impugnate con appello dichiarato inammissibile;

2      Riforma dell’articolo 360, primo comma, n. 5, cpc. con la quale si è modificato il testo dell’articolo, che attualmente dispone: “Le sentenze pronunciate in grado d’ appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per cassazione …5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”

3      Introduzione della regola della “doppia conforme” in base alla quale il ricorso per cassazione “avverso la sentenza di appello che conferma la decisione di primo grado”, può essere ora proposto “esclusivamente per i motivi di cui ai numeri 1), 2), 3), e 4) del primo comma dell’art. 360” c.p.c. L’ammissibilità del ricorso per Cassazione proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (versione attuale), richiede l’insussistenza della doppia conforme di merito.

Ci soffermeremo però sulla seconda novità che, così come la terza, non è strettamente connessa alla riforma dell’appello. Perché?

Il comma 3 bis dell’art. 54 del d.l. 83/1012, aggiunto dalla legge di conversione, avverte che “Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al processo tributario di cui al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546”: questa norma si è rivelata sostanzialmente superflua per quanto attiene la riforma dell’appello poiché oltre al fatto che le norme riformate già non si applicavano al contenzioso fiscale, vale anche il brocardo lex posterior generalis non derogat priori speciali.

Per il giudizio di cassazione invece, è stata fonte di equivoci. La Suprema Corte ha infatti, con l’Ordinanza n. 23273 del 14 Ottobre 2013,  rinviato al Primo Presidente la controversia affinché valuti l’opportunità di rimettere alle Sezioni Unite la questione dell’applicabilità, al ricorso per Cassazione avverso le sentenze della CTR, della nuova formulazione del n. 5 dell’art. 360 c.p.c.

I giudici di Piazza Cavour ritengono che le novità (precedenti nn. 2 e 3) trovino applicazione nei ricorsi contro le sentenze del giudice tributario. Secondo gli ermellini infatti il comma 3 bis dell’art. 54 del d.l. 83/2012 secondo cui le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano al processo tributario di cui al D.Lgs. 546/1992 “riguarda solo il processo tributario vero e proprio (primo e secondo grado) … mentre il giudizio di cassazione, anche ove verta in materia tributaria, non è più “processo tributario” ed è disciplinato dalle disposizioni del codice di procedura civile”.

Il giudice di legittimità ritiene che vi sia un duplice significato dell’espressione “processo tributario”:

-Sostanziale, secondo il quale è processo tributario qualunque controversia in cui si discute di rapporti tributari;

-Processuale, secondo il quale è processo tributario quello in cui si applicano le regole procedurali specifiche, proprie del “processo tributario”.

Se si esamina l’art. 62 del D.Lgs. 546/1992 si evince che lo stesso non enuncia alcuna regola specifica, limitandosi a prevedere un rinvio “mobile”, e non statico, alle disposizioni del codice di procedura civile relative al giudizio di cassazione.

La Suprema Corte rileva che in dottrina sembra prevalere l’opinione opposta secondo cui la riforma in questione non tocca il processo di cassazione quando formino oggetto di ricorso sentenze delle Commissioni Tributarie, che resterebbero impugnabili “per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio”.

Qualora la modifica dovesse trovare applicazione anche per le sentenze delle CTR, allora il vizio della motivazione potrebbe ricadere al più nella violazione dell’art. 132 cpc, con conseguente impugnabilità “per nullità della sentenza o del procedimento” (art. 360 cpc, comma 1, n. 4).

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

Comments 2

  1. l’ottimo dott. Cicala, forse, è andato dietro ad un articolo del prof. Giorgio Costantino che dice la stessa cosa.
    In realtà basta leggere i lavori preparatori per accorgersi che la Cassazione si pone un falso problema
    Se solo Cicala avesse letto prima l’articolo del Presidente Merone su http://www.judicium.it. . .

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