Il messaggio universale delle dimissioni di Papa Benedetto XVI

di Prof. Dott. Francesco Verini 1 CommentoIn Attualità, Parliamo di ..., Senza categoria

Il Potere non fine a se stesso ma strumento dello Spirito di servizio.
719 anni dopo la storia si ripete, – “con i suoi corsi e ricorsi storici” diceva Giambattista Vico – , nella Città del Vaticano, lo Stato indipendente più piccolo del Mondo la cui sovranità spetta alla Santa Sede.
E’ del 13 dicembre 1294, infatti, la rinuncia al pontificato di Pietro da Morrone, monaco eremita, incoronato con il nome di Celestino V, canonizzato Santo nel 1313 da Papa Clemente V. Qualcuno ritiene che Dante si riferisca a Lui quando parla di “colui che fece per viltade il gran rifiuto” (Divina Commedia Inf. III, 58/60), dando una interpretazione molto popolare e politica del gesto di Celestino V. Questi fu il sesto papa ad abdicare ma il primo che esercitò il ministero al di fuori dello Stato Pontificio tant’è che fu eletto il 5 luglio 1294 ed incoronato a L’Aquila il 29 agosto nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio dove è sepolto.
Chi non crede, non ha una risposta da dare sul perché, nonostante tutto, lo Stato della Santa Sede ha attraversato la storia e continua ad esistere come se le vicende degli uomini che lo dirigono fossero ininfluenti, in virtù di un fine ultimo ed escatologico !
Le guerre e la pace, il progresso e le crisi, il benessere e le carestie sono in fondo le dirette espressioni della lotta tra il Bene ed il Male cioè tra coloro che scendono in campo per costruire e coloro che vogliono distruggere tutto per fini personali.
Molte sono le similitudini tra Celestino V e Benedetto XVI basta confrontare i testi delle due rinunce. Il testo originale della bolla di Celestino V è andato perduto ma il contenuto ci è pervenuto attraverso gli scritti del suo successore Bonifacio VIII. Il Papa di allora motiva la rinuncia “spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe, al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta”; parole che sembrano risuonare in quanto affermato dal Papa Benedetto XVI “… le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino……..nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede…..e ancora …..il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.
E l’insegnamento non può che essere in quel “Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.”
E’ il Potere che quando, per qualunque ragione, non può essere più Servizio è capace di farsi da parte per far spazio alla Storia dell’umanità generata dalla fine di una storia personale.

E’ anche questo che sorregge la Santa Sede.
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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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