Il fornitore non deve indagare sul proprio cliente “esportatore abituale”

di Mario La Manna CommentaIn Contenzioso, Iva

Il venditore che riceve la dichiarazione d’intento non è tenuto a eseguire controlli sulla esistenza dei requisiti per la non imponibilità (art. 8, co. 1, lett. c) DPR 633/72) ma deve solo provvedere a comunicare le informazioni in essa contenute all’Agenzia delle Entrate “entro il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica Iva, mensile o trimestrale, nella quale confluiscono le operazioni realizzate senza applicazione dell’imposta“. Si ricorda che tale nuovo termine è stato recentemente previsto dal c.d. Decreto Semplificazioni (DL n. 16/2012) il quale ha disposto che la comunicazione non deve essere più presentata entro il giorno 16 del mese successivo a quello di ricevimento della dichiarazione d’intento.

La vicenda al centro della controversia scaturisce da un accertamento IVA effettuato nei confronti di un imprenditore per la vendita di beni effettuata senza applicazione dell’imposta sul valore aggiunto ex art. 8, comma 1, lettera c. L’Ufficio nel corso dell’indagine ha constatato che l’acquirente fosse un evasore totale e di conseguenza non potesse beneficiare dell’agevolazione prevista per gli “esportatori abituali” per assenza dei requisiti. Tale assunto comportava per la venditrice la notifica dell’avviso per la maggiore imposta, giustificato dall’operatività nei suoi confronti della responsabilità solidale.

La CTP di Brescia (Sentenza n. 2/15/2014) ha stabilito che l’indagine “può e deve” essere svolta dall’Ufficio – che ha i mezzi per farlo – e non dall’operatore economico; qualora dalla verifica dovesse affiorare la falsità della dichiarazione d’intento, e solo dopo che il Fisco abbia fornito la prova (anche per presunzioni gravi, precise e concordanti) che il fornitore avrebbe potuto quantomeno sospettare del presunto esportatore, potrà “sanzionarlo” con la responsabilità solidale.

Per completezza si ricorda che con il “DDL semplificazioni” (n. 958/2013) è previsto che dal 1 Gennaio 2014 l’obbligo di comunicare si sposta dal fornitore dell’esportatore abituale a quest’ultimo che dovrà quindi consegnare al cedente, oltre alla dichiarazione d’intento, anche la ricevuta dell’avvenuta presentazione.

Nonostante anche l’Agenzia, con il comunicato del 3 luglio 2013, ha ribadito tale obbligo, ad oggi non ci sono risposte e l’incertezza dilaga: nel dubbio e in considerazione delle gravi sanzioni previste per l’omissione della comunicazione (dal 100% al 200% dell’imposta non esposta in fattura), si consiglia di continuare ad applicare la precedente disciplina.

 

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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