I titolari di partita Iva guadagnano come i loro dipendenti?

di Prof. Dott. Francesco Verini CommentaIn Accertamento, Attualità, Parliamo di ...

Può capitare anche con una certa frequenza, che il titolare di partita Iva guadagni un po’ di più o anche un pò meno del suo dipendente.

Quando si parla di evasione d’imposta subito si fa riferimento ai titolari di partita Iva, professionisti e, soprattutto, piccole e medie imprese in relazione a ricavi non dichiarati o costi sovradimensionati. Ma nessuno, si chiede, fino in fondo, se l’ ‘area’ di evasione è veramente questa o ce ne sono altre.
In generale, per i suddetti soggetti, soprattutto se di piccole dimensioni, fatti pari a 100 i ricavi, il 50%, in genere, viene assorbito dal costo di lavoro dipendente poi ci sono le “spese complessive di gestione” e la tassazione (compresa la previdenza) che portano al 25% (quindi a 25) il reddito finale dichiarato. Può capitare, perciò, anche con una certa frequenza, che il titolare guadagni un po’ di più o anche un pò meno del suo dipendente.
Il cosiddetto ‘nero’, cioè i ricavi non dichiarati, sono ben poca cosa e sono compensati, a livello macroeconomico, da una serie di costi indetraibili totalmente o parzialmente. Ed allora dove si verifica l’evasione d’imposta? In tutte quelle attività (e sono tante) che vengono esercitate senza partita Iva, proprio per evitare di pagare le imposte o perché, pagandole, gli esercizi non si reggerebbero.
Facciamo un piccolo ragionamento: proviamo a pensare il ‘realizzo’ medio di 50,00 euro giornaliere, diventano 1.500,00 euro mensili e 18.000,00 annui che, moltiplicati per 2.000.000 di persone (cioè meno del 5% della popolazione), diventano la considerevole cifra di euro 36.000.000.000,00, più di quello che l’Agenzia delle Entrate di prefigge di recuperare annualmente.
D’altronde, con la tracciabilità finanziaria, la capacità di spesa dei contribuenti “in bianco” è costantemente monitorata ed ha un limite insito nei mezzi di pagamento a disposizione ma, chiaramente, non vengono tracciati i contribuenti ‘in nero’.
Ed allora è su questi ultimi che bisognerà indirizzare l’attenzione per recuperare l’evasione, magari introducendo degli strumenti di emersione e di tassazione ad ‘hoc’, per evitare che i contribuenti “in bianco” chiudano l’attività perché impossibilitati a sostenere il carico fiscale anche per i colleghi “in nero” e, nella peggiore delle ipotesi, vadano ad ingrossare le fila di questi ultimi!

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Prof. Dott. Francesco Verini

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti, Revisore degli Enti Locali in Roma, L’Aquila e Pescara. Ha svolto le funzioni di Giudice Tributario in grado di appello a L’Aquila. Componente dell’Osservatorio Regionale per gli Studi di Settore presso l’Agenzia delle Entrate - Direzione Regionale Abruzzo. Libero Docente di Economia. Docente di Conciliazione Civile e Commerciale, di ADR Network con sede in Roma, accreditato al Ministero della Giustizia. Componente della Commissione Consultiva sul Processo Tributario presso L'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Economista. Giornalista Pubblicista.

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