I reati IVA ante 2010 al vaglio della Corte Costituzionale

di Mario La Manna CommentaIn Commenti Giurisprudenza e Prassi, Contenzioso

I reati IVA, nella formulazione antecedente alle modifiche apportate dal DL 138/2011 (convertito in Legge n. 148/2011), sono sospettati di incostituzionalità. In particolare, il Tribunale di Bergamo (Ordinanza del 17 Settembre 2013), ha sollevato questione di legittimità costituzionale per il reato di omesso versamento IVA (art. 10-ter D.Lgs.74/2000) se l’importo non versato non ha superato la soglia prevista in passato per la dichiarazione infedele.

Facciamo un po’ di chiarezza, tornando indietro fino all’agosto del 2011. Si ricorda che il DL 138/2011 ha abbassato, a partire dal 18 Settembre 2011,  le soglie di punibilità previste per i reati collegati alla presentazione delle dichiarazioni e nello specifico:

-Dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs. 74/2000): la soglia relativa alla (singola) imposta evasa passa da € 103.291,38 a € 50.000,00;

-Dichiarazione omessa (art. 5 D.Lgs. 74/2000): la soglia relativa alla (singola) imposta evasa passa da € 77.468,53 a € 30.000,00.

Il Decreto legge ha lasciato immutata invece la soglia di punibilità per il reato di omesso versamento IVA, fissata in € 50.000,00.

Si capisce perché il Tribunale abbia sollevato la questione innanzi alla Consulta; poteva infatti accadere che il contribuente avesse trovato convenienza, anziché dichiarare e non versare, a:

omettere la presentazione della dichiarazione per importi superiori a € 50.000 e inferiori a € 77.468,53;

presentare dichiarazione infedele per importi superiori a € 50.000 e inferiori a € 103.291,38.

Così facendo, il contribuente non avrebbe commesso reato!

Si viene a creare disparità fra chi in buona fede ha assolto il proprio obbligo dichiarativo ma ha omesso di versare l’IVA (poiché ad esempio in crisi di liquidità) e chi invece, cogliendo questa lacuna normativa, non ha nemmeno presentato la dichiarazione IVA poiché dalla stessa sarebbe emersa un’imposta superiore a € 50.000 ma inferiore a € 77.468,53. La stessa disparità si verifica anche, e per importi ancora maggiori, nell’ipotesi in cui non si ometta la dichiarazione ma la si presenti infedelmente.

Restiamo comunque vigili e in attesa, per conoscere l’esito della vicenda e vedere se altri giudici solleveranno la medesima questione.

 

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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