Derivati in bilancio

I derivati in bilancio

di Luca Fornaciari CommentaIn Contabilità e Bilancio, Fiscalità Estera, Fiscalità Estera

Le novità introdotte dal d.lgs. n. 139/2015 con riferimento ai derivati, articolo tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 5/2016 dove è possibile leggere l’articolo completo,

I derivati sono contratti il cui valore deriva dal prezzo di uno strumento finanziario sottostante.
Numerose sono le tipologie di derivati ma i più comuni sono: i contratti a termine, gli swap, i futures e le opzioni. Ognuno di questi presenta caratteristiche peculiari, ma tutti possono essere sottoscritti a fini speculativi o di copertura.

In un contesto economico e finanziario fortemente mutevole, tutte le aziende hanno una significativa necessità di limitare i rischi. Tra questi, quelli relativi alla fluttuazione dei tassi di cambio e d’interesse assumono particolare importanza soprattutto per le aziende più internazionalizzate.

I derivati, se opportunamente strutturati, consentono di minimizzare tali rischi attraverso il pagamento di una commissione bancaria da versare al momento della sottoscrizione. Alternativamente, questi strumenti possono essere acquistati per finalità speculative con conseguenti differenti effetti sulla redditività dell’impresa.

 

La normativa contabile
Per le società che applicano i principi contabili internazionali, i derivati di copertura e speculativi trovano disciplina nello IAS 39. Tale principio, infatti, descrive le regole contabili di rappresentazione e valutazione di tutti gli strumenti finanziari tra cui i contratti derivati.
Le imprese che invece applicano il codice civile nella redazione del proprio bilancio, dovevano iscrivere i derivati applicando le novità introdotte
dal d.lgs. n. 139/2015 che, modificando il codice civile (e in particolare l’art. 2426 c.c.), ha previsto precisi criteri di valutazione per i contratti derivati.

 

Il nuovo punto 11-bis dell’art. 2426 c.c.
Il decreto ha introdotto nell’art. 2426 del codice civile il punto 11-bis). Tale punto evidenzia che: “gli strumenti finanziari derivati, anche se incorporati
in altri strumenti finanziaria, sono iscritti al fair value. Le variazioni del fair value sono imputate al Conto Economico oppure, se lo strumento copre il rischio di variazione dei flussi finanziari attesi di un altro strumento finanziario o di un’operazione programmata, direttamente ad una riserva positiva o negativa di patrimonio netto; tale riserva è imputata al Conto Economico nella misura e nei tempi corrispondenti al verificarsi o al modificarsi dei flussi di cassa dello strumento coperto o al verificarsi dell’operazione oggetto di copertura.

Gli elementi oggetto di copertura contro il rischio di variazione dei tassi di interesse o dei tassi di cambio o dei prezzi di mercato o contro il rischio di credito sono valutati simmetricamente allo strumento derivato di copertura; si considera sussistente la copertura in presenza, fin dall’inizio, di stretta e documentata correlazione tra le caratteristiche dello strumento o dell’operazione coperti e quelle dello strumento di copertura.

Non sono distribuibili gli utili che derivano dalla valutazione al fair value degli strumenti finanziari derivati non utilizzati o non necessari per la copertura. Le riserve di patrimonio netto che derivano dalla valutazione al fair value di derivati utilizzati a copertura dei flussi finanziari attesi di un altro strumento finanziario o di un’operazione programmata non vengono considerate nel computo del patrimonio netto per le finalità di cui agli artt. 2412, 2433, 2442, 2446 e 2447 e, se positive, non sono disponibili e non sono utilizzabili a copertura delle perdite.”

Con il d.lgs. n. 139/2015, il legislatore introduce per la prima volta nel codice civile una normativa precisa sulla valutazione dei derivati.
A tale normativa è poi seguita la redazione di un Principio contabile nazionale (l’OIC xx), posto in consultazione ad aprile che descrive in modo operativo come applicare i principi normativi.

Il nuovo OIC costituirà pertanto la base tecnica per valutare in bilancio tali strumenti finanziari.

L’articolo, a cura del dott. Luca Fornaciari e del Dott. Alessandro Garlassi, è tratto dalla Rivista mensile di Fiscalità Estera n. 5/2016, dove è possibile leggere l’articolo completo. La Rivista è disponibile anche in ABBONAMENTO in offerta speciale!

 

Ti potrebbe interessare il Software Bilancio d’esercizio la soluzione ideale per aziende, liberi professionisti e commercialisti, che ti permette di far fronte a tutti gli adempimenti previsti per la redazione del Bilancio Europeo con assistenza inclusa!

Per approfondire le novità del bilancio dal 1° gennaio 2016 scarica l’eBook Il nuovo bilancio d’esercizio 2016 che spiega come è cambiato il Bilancio d’esercizio a seguito delle modifiche introdotte dal dlgs 139/2015, e l’ebook sul Il nuovo rendiconto finanziario.

Segui tutti li aggiornamenti sul nostro Dossier sul Bilancio.


Autore dell'articolo
identicon

Luca Fornaciari

Ricercatore a tempo determinato presso il Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Parma e docente nei corsi di Programmazione e Controllo, di Controllo e Sviluppo Internazionale delle Imprese e di Contabilità e Bilancio. È docente per la formazione continua per l’Ordine Dottori Commercialisti di Reggio Emilia e di Parma su tematiche di bilancio, controllo di gestione e fiscalità d’impresa. È autore di numerose pubblicazioni in tema di bilancio, controllo di gestione e fiscalità d’impresa. Dottore Commercialista iscritto all’Ordine di Reggio Emilia e membro della Società Italiana di Storia della Ragioneria e della European Accounting Association.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *