Fiscalita’ internazionale: che fine ha fatto la tax shopping? di Luigi Rodella

di Rag. Luigi Rodella 2 CommentiIn Fiscalità Estera, Lavoratori all'estero

Tutti noi stiamo assistendo impotenti alla deriva pericolosa intrapresa dalla nostra Nazione. Ogni giorno si cercano nuove misure, e nuove formule volte alla crescita, dimenticando che forse nel cassetto c’è qualche idea o qualche provvedimento, dimenticato che se utilizzato, potrebbe dare un po’ di linfa alla crescita di questo Paese.
Mi riferisco ad una legge emanata dal precedente Governo, che a mio giudizio, potrebbe essere ripresa in considerazione.

Si tratta dell’articolo 41 della legge 122 del 30 luglio del 2010, meglio conosciuta come TAX SHOPPING.

Vorrei brevemente rammentare per sommi capi la portata della norma, ed anche il motivo per il quale me ne voglio occupare in questa rubrica, destinata alla fiscalità internazionale dei lavoratori. Come vedremo anche i lavoratori sarebbero coinvolti dai benefici fiscali della presente legge, ed io nell’ambito di un eventuale dibattito, mi limiterei ad affrontare quest’ultimo aspetto.

LE ORIGINI NELLA MANOVRA CORRETTIVA DEL 2010.

Il decreto legge numero 78 del 31 maggio 2010, convertito nella legge 122 del 30 luglio 2010, (manovra correttiva 2010) ha previsto misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica. L’articolo 41 (regime fiscale di attrazione europea) prevede che nell’ipotesi in cui l’azienda straniera decidesse di intraprendere nel nostro territorio nazionale una nuova attività economica, può scegliere l’applicazione della normativa tributaria presente nell’ambito di uno dei Paesi dell’Unione. È cioè riconosciuta la possibilità agli imprenditori stranieri di poter applicare il regime fiscale più favorevole presente in uno dei ventisette Stati europei, senza essere obbligati ad applicare la normativa prevista nel luogo di residenza.

Il beneficio viene concesso per tre anni.

Il paragrafo 19 della circolare n. 4/E emanata dall’Agenzia delle Entrate in data 15 febbraio 2011, ha evidenziato che si è voluto introdurre nel nostro ordinamento tributario interno, un regime che favorisce la circolazione di sottosistemi giuridici all’interno dell’Unione Europea, al fine di incoraggiare le imprese comunitarie ad intraprendere nuove iniziative in Italia, consentendo loro di scegliere uno tra i regimi fiscali vigenti negli altri Stati membri.

Tale opzione si estende anche ai propri dipendenti e collaboratori.

Le aziende interessate agli insediamenti produttivi dovranno procedere ad applicare una particolare procedura di interpello (ruling internazionale), che prevede nella fase istruttoria il contradditorio con il contribuente e nella fase conclusiva la sottoscrizione di un accordo che definisce quanto prospettato dalla parte nell’istanza introduttiva.

L’articolo 41 demanda al Ministero dell’Economia e delle Finanze la regolamentazione della fase applicativa mediante l’emanazione di un “decreto non regolamentare”.

Considerando la tipologia un po’ inusuale del provvedimento, volto a disciplinare aspetti sostanziali e non formali, il 6 aprile 2011, il Ministero ha pubblicato sul proprio sito ufficiale una bozza di decreto attuativo aperta a proposte di modifica e di ampliamento.

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Ripresento gli aspetti maggiormente rilevanti del regime fiscale di attrazione europea, riportato nello schema del decreto ministeriale:

SOGGETTI DESTINATARI

Sono individuati i soggetti destinatari della norma:

– le persone fisiche, società o qualsiasi ente considerato persona giuridica ai fini dell’imposizione, svolgenti attività d’impresa ai sensi della normativa tributaria dello Stato membro dell’Unione europea di residenza (1), che intraprendono nuove attività economiche. Viene richiesto che i presenti soggetti, al momento del trasferimento della propria residenza fiscale nel territorio oggetto della futura attività, o della costituzione di stabili organizzazioni in tale Stato (2), debbano risiedere da almeno 24 mesi in uno Stato membro dell’Unione europea, esercitando effettivamente attività operativa.

CONCETTO DI NUOVE “ATTIVITA’ ECONOMICHE”

Viene richiesto al soggetto, che intende intraprendere nuove attività in Italia, che l’attività economica rientri tra quelle definite dall’articolo 55 del Tuir (Redditi di impresa).

Per “nuova attività economica” si intende una attività, non già esercitata dal soggetto in precedenza al trasferimento sul nostro territorio, anche tramite altre stabili organizzazioni o società controllate o collegate che svolgano ovvero abbiano svolto in precedenza nel territorio dello Stato italiano le medesime attività. Sono inoltre escluse dalla nozione di nuova attività economica le attività già svolte in Italia, acquisite direttamente dai soggetti stranieri, attraverso partecipazioni oppure attraverso operazioni straordinarie poste in essere direttamente, anche a seguito del trasferimento della residenza fiscale in Italia, o per il tramite delle stabili organizzazioni o delle società controllate o collegate.

La nuova attività economica, oggetto di imposizione fiscale agevolata, deve essere effettivamente svolta in Italia.

REGIME IMPOSITIVO.

L’applicazione e la determinazione del reddito di impresa e della relativa aliquota di imposizione, più favorevole all’imprenditore straniero, è condizionata alla sottoscrizione di un preventivo accordo di ruling internazionale, (3) da effettuarsi mediante istanza di interpello presentata all’Agenzia delle Entrate, nella quale si dovrà richiedere l’applicazione della normativa tributaria vigente alla data di presentazione dell’istanza in uno degli Stati membri dell’Unione europea. L’accordo di ruling concluso, rimane in vigore per tre periodi di imposta.

L’articolo 3 comma 2 della bozza di Decreto prevede che: “Per normativa comunitaria vigente in uno degli Stati membri dell’Unione europea si intende l’insieme delle disposizioni relative alla determinazione della base imponibile e delle aliquote applicabili in materia di imposta sul reddito delle società e di imposta sul reddito delle persone fisiche, ad esclusione dei regimi di aiuti di Stato, delle disposizioni oggetto di valutazione negativa ai sensi del Codice di condotta in materia di tassazione delle imprese adottato con risoluzione del Consiglio del 1 dicembre 1997 e delle specifiche agevolazioni concesse o previste dalla normativa tributaria di cui viene richiesta l’applicazione”.

Il comma 3 esclude l’applicazione degli istituti di consolidamento previsti dalla normativa tributaria vigente in uno degli Stati membri dell’Unione europea.

I successivi commi 4 e 5 limitano ulteriormente l’applicazione. Al comma 4 si esclude l’applicazione delle disposizioni fiscali agevolative, qualora le medesime siano oggetto di procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea e di giudicato della Corte di giustizia dell’Unione; pertanto, nella ipotesi in cui l’accordo abbia contemplato disposizioni successivamente modificate o abrogate, l’accordo stesso potrebbe essere oggetto di revisione. Il comma 5 prevede che qualora la revisione non possa essere tecnicamente fattibile, l’accordo decade a decorrere dal periodo di imposta nel corso del quale ha efficacia la modifica o l’abrogazione delle disposizioni rilevanti.

Ai fine di evitare forme di abuso, volte ad attrarre al regime fiscale privilegiato quei redditi che comunque non sono stati prodotti in Italia, il comma 6 esclude dall’applicazione del regime di attrazione europea, i redditi prodotti al di fuori del territorio dello Stato che siano trasferiti in Italia o dalle stabili organizzazioni o dalle società controllate o collegate. Questi redditi verranno assoggettati ad imposizione secondo le disposizioni prevista dalla normativa fiscale e tributaria italiana.

Restano ferme le regole sulla eliminazione delle doppia imposizione previste dalla Convenzioni stipulate dall’Italia con lo Stato della fonte.

Sempre in merito al regime impositivo, è bene ricordare che la già richiamata circolare 4/E del 15.2.2011, aveva chiarito che il regime impositivo che l’impresa estera può scegliere di sostituire è quello riferito alla “normativa tributaria statale italiana”. In altri termini, dovrebbero rimanere escluse dall’ambito di applicazione della norme le imposte locali quali ad esempio quelle dovute ai Comuni, alle Provincie ed alle Regioni.

INTERPELLO

L’istanza da effettuare per il riconoscimento dell’applicazione del regime fiscale straniero deve essere presentata entro 30 giorni a decorrere dalla data del trasferimento in Italia, della residenza fiscale o della costituzione della stabile organizzazione o della costituzione della società controllata o collegata.
L’istanza è presentata al competente Ufficio secondo le modalità previste con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

I soggetti che si sono stabiliti in Italia per esplicare le nuove attività economiche dovranno dimostrare che il trasferimento non rappresenta una costruzione di puro artificio, al fine di poter beneficiare di un sistema fiscale privilegiato rispetto alle aziende italiane.

DURATA DEL REGIME IMPOSITIVO

Il regime impositivo preferenziale scelto dall’imprenditore straniero, si applica per il periodo di imposta nel corso del quale è stata presentata l’istanza di ruling internazionale e per i due anni successivi. Dal quarto periodo di imposta si rendono applicabili, ai fini della determinazione del reddito di impresa e della relativa aliquota di imposizione, tutte le disposizioni contenute nella normativa statale tributaria italiana.

Dal momento in cui è stata presentata l’istanza relativa al regime impositivo scelto dall’investitore straniero, non è più possibile, per tutti e tre gli anni di applicazione del predette regime, modificarne l’opzione.

INTERRUZIONE DEL REGIME

Qualora, nel corso del triennio, dovesse venir meno l’oggetto della nuova attività intrapresa, specificata dall’articolo 2 del decreto in commento, il regime impositivo privilegiato decade, dal periodo di imposta nel quale si verifica tale modifica, rientrando nella disciplina fiscale ordinaria prevista dal nostro ordinamento tributario nazionale.

L’articolo 6 contempla inoltre le ipotesi in cui la nuova attività economica intrapresa in Italia, si svuoti delle proprie componenti essenziali, come ad esempio quando componenti confluite nella stabile organizzazione vengano distolte, oppure qualora la stabile organizzazione stessa o la società partecipata vengano trasferite all’estero.
In queste ipotesi si devono applicare le disposizione contenute nell’articolo 166 del Tuir (trasferimento all’estero della residenza) e nel comma 6 dell’articolo 179 del Tuir. Analogamente, trovano applicazione queste stesse disposizioni quando, l’investitore straniero abbia trasferito all’estero la propria residenza fiscale.

Si interrompe inoltre il regime fiscale privilegiato, nella ipotesi di acquisizione nella nuova attività economica, di aziende o di rami di aziende già presenti nel territorio.

ACCERTAMENTO E RISCOSSIONE

Si applicano le disposizioni tributarie e fiscali italiane in materia di:

– liquidazione.
– Accertamento.
– Sostituti di imposta.
– Dichiarazioni.
– Riscossioni.
– Contenzioso.

Nel primo periodo di imposta, successivo al triennio agevolato, gli acconti verranno calcolati, qualora si dovesse utilizzare il criterio storico, assumendo come imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando la normativa tributaria statale italiana.

DIPENDENTI E COLLABORATORI

Il comma 8 della bozza di decreto prevede che, ai dipendenti e collaboratori assunti in Italia dalla società straniera, venga applicato identico regime tributario scelto dal proprio datore, a meno che i medesimi non optino per quello italiano.

L’estensione del regime tributario agevolato a dipendenti e collaboratori resta valido sino a quando permane quello applicato al proprio datore.

Alcune considerazioni per l’applicazione della norma a dipendenti e collaboratori

In merito all’estensione del trattamento fiscale agevolato anche ai dipendenti e collaboratori, potrebbe nascere il dubbio se i medesimi criteri si devono applicare anche alle basi imponibili previdenziali, in virtù della nostra normativa interna di armonizzazione delle base imponibili previdenziali e fiscali (4).

A questo proposito giova ricordare che, in merito alla estensione delle retribuzioni convenzionali stabilite per la tassazione concorrente (art. 51 comma 8 bis Tuir), il Ministero del lavoro (5) – e l’Inps (6), avevano chiarito che nelle ipotesi di distacco in Paesi Cee, gli obblighi contributivi devono essere effettuati sulla base della retribuzione effettiva, prevista dalla legge 153/1969, e non sulle retribuzioni convenzionali.

Nel nostro caso specifico, non si tratta di distacco all’estero ma di un aspetto diverso che però ha rilevanza qui in Italia, in base al principio di armonizzazione, appena evidenziato.

Sarebbe quindi importante avere specifiche indicazioni da parte degli organi competenti.

Occorre inoltre considerare che il datore di lavoro straniero, nell’ambito della propria “nuova attività”, potrebbe assumere lavoratori italiani o distaccare dei dipendenti stranieri, già in carico alla consociata estera.
In tale ipotesi, l’opzione sulla fiscalità privilegiata, potrebbe essere esercitata anche dai lavoratori stranieri residenti all’estero, sempre che il regime fiscale di appartenenza lo permetta.

CONCLUSIONE

Considerando le finalità della presente norma, volta ad attrarre nuovi investimenti europei nel nostro Paese, molti hanno avanzato una serie di critiche, che di fatto si riassumono in questi due punti:

1. Potrebbero generarsi effetti negativi nei confronti delle imprese italiane, già duramente colpite dall’attuale recessione economica, alle quali continuerà ad applicarsi l’ordinaria tassazione prevista in Italia.

2. Altro aspetto, peraltro molto delicato, è quello relativo alla tipologia dei presenti incentivi, contrastanti con la disciplina comunitaria, in materia di aiuti di Stato (7).

Credo che questi aspetti siano certamente emersi dall’ampio dibattito parlamentare, generato dalla Manovra correttiva del 2010. Vorrei inoltre evidenziare che molte altre Nazioni si stanno muovendo anche in questo senso, per poter creare un volano economico, utile a far ripartire il lavoro.

Gli italiani sono anche logori di tutti gli “effetti annuncio” quotidiani, che vengono poi successivamente disattesi.

(1) Il termine residente si intende riferito alla nozione di residenza recata dalla specifica Convenzione per evitare le doppie imposizioni stipulata dall’Italia con lo Stato membro dell’Unione europea di residenza dei soggetti che intendono avviare le nuove attività.

(2) Il termine di “stabile organizzazione” si intende riferito alla corrispondente nozione recata dalla specifica Convenzione per evitare le doppie imposizioni, stipulata dall’Italia con lo Stato membro dell’Unione europea di residenza dell’impresa che presenta istanza per l’applicazione del regime estero.

(3) Il ruling internazionale è un istituto introdotto dal legislatore per garantire, nell’ambito delle operazioni transazionali complesse, trasparenza e certezza nei rapporti tra Fisco e contribuente, riducendo i rischi di contenzioso internazionale e di doppia imposizione.

(4) Decreto Legislativo 2 settembre 1997, n. 314 “Armonizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle disposizioni fiscali e previdenziali concernenti i redditi di lavoro dipendente e dei relativi adempimenti da parte dei datori di lavoro” in G.U. n. 219 del 19 settembre 1997 – Supplemento Ordinario n. 188

(5) Ministero del lavoro nota n. 10292/PG (2001)

(6) Inps – circolare n. 86 del 10 aprile 2001.

(7) Rivista “Il fisco” n. 10_2011 – fascicolo 1 – Regime fiscale di attrazione europea i potenziali abusi con effetti distorsivi (Fabio Antonacchio)

 

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Rag. Luigi Rodella

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Consulente del lavoro – Da oltre venti anni si occupa della gestione del “rapporto di lavoro estero”, collaborando con Istituti di formazione alla redazione di pubblicazioni, all’attività di formazione e di consulenza sugli expatriates. In importante Gruppo industriale italiano, ha ricoperto il ruolo di Responsabile di “Amministrazione dirigenti e compensation”. Successivamente come professionista, ha assistito Commissari governativi alla definizione di processi di ristrutturazione, che prevedevano la cessione e la ricollocazione dei lavoratori in esubero. mail to: [email protected]

Comments 2

  1. Buonasera Rag. Rodella,
    Le pongo a questo proposito un quesito probabilmente molto semplice, per quanto posto in maniera un po’ generica.

    Risiedo in Italia e sto valutando un’offerta di lavoro da una società Olandese. Manterrei la mia residenza in Italia, dove lavorerei da un home office, passerei mediamente 1-2 gg a settimana in Italia, 1 in Olanda e 2 in viaggio in altri paesi EU o extra EU.
    Quali sono le considerazioni che si possono fare in merito al trattamento fiscale del reddito da lavoro dipendente, comprensivo di benefit come auto, e agli aspetti previdenziali?
    La domanda è generica ma purtroppo non ho nessuna competenza in materia e vorrei un primo orientamento per sapere quali aspetti considerare e a chi rivolgermi per approfondirli prima di definire i dettagli del contratto di lavoro.

    la ringrazio infinitamente e la saluto con cordialità.

    Marco

  2. Egregio Signor Marco,
    Se lei rimane residente in Italia e verrà assunto da una società estera, le tasse le dovrà corrispondere anche in Italia, sul reddito prodotto in tutto il mondo.
    Ciò premesso, considerando l’attività itinerate su molti Stati, si potrebbe monitorare se in tutte le altre Nazioni, in un anno, si risieda meno di 183 giorni, ed in ogni caso si perfezionano gli altri due requisiti previsti dalle varie Convenzioni, al fine di applicarsi la tassazione esclusiva. E’ forse un concetto un pò difficile; lei potrebbe dirmi quali sono gli Stati interessati e per quanto tempo lei dovrà operare in ognuno di essi.
    Con i migliori saluti.
    Luigi Rodella

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