Fattura semplificata e fattura elettronica

di Andrea Mannara 1 CommentoIn Contabilità e Bilancio, Iva

La fattura semplificata e la fattura elettronica hanno lo scopo di ridurre gli oneri amministrativi delle imprese e contrastare le frodi in materia Iva.

L’anno 2013 si sta rivelando particolarmente ricco di novità per quel che riguarda la materia Iva. Infatti numerose sono le norme che, recependo le direttive europee, hanno modificato il testo del decreto Iva, ossia il DPR 633/72.
In particolare, il Decreto Legge n. 216/2012 contiene le norme modificative del decreto Iva in recepimento delle misure previste dalla Direttiva Europea n. 2010/45/UE del Consiglio del 13 luglio 2010. L’obiettivo di queste norme è quello di armonizzazione sempre più le legislazioni nazionali, riducendo le opzioni lasciate agli Stati membri, ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese, favorire le imprese introducendo documenti semplificati, diffondere la fattura elettronica e contrastare così più efficacemente le frodi in campo Iva.

In questo terzo articolo parleremo di fattura semplificata e fattura elettronica.

Fattura semplificata.
La norma di riferimento è l’art. 21 bis del DPR 633/72, inserito nel decreto Iva dalla Legge n. 228 del 2012 ed in vigore dal 01 gennaio 2013.
La fattura semplificata può essere emessa nel caso di operazioni di ammontare complessivo non superiore a cento euro.
Il contenuto obbligatorio della fattura semplificata prevede:

  • data di emissione;
  • numero progressivo che identifica in modo univoco la fattura;
  • dati anagrafici e fiscali del cedente o prestatore del servizio;
  • numero di partita Iva del soggetto cedente o prestatore;
  • dati anagrafici e fiscali del cessionario o committente del servizio;
  • numero di partita Iva del cessionario o committente e, se trattasi di un privato che non agisce nell’esercizio di imprese, arti e professioni, numero di codice fiscale;
  • natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell’operazione;
  • ammontare del corrispettivo complessivo e dell’imposta incorporata, ovvero dei dati che permettono di calcolarla.

Le novità riguardanti il contenuto della fattura semplificata sono essenzialmente tre:
1. sintetica descrizione dei beni e servizi ceduti;
2. ammontare dell’operazione inferiore a cento euro;
3. possibilità di indicare l’importo complessivo dell’operazione, senza separata indicazione di imponibile e Iva, purchè si forniscano gli elementi necessari per la corretta determinazione dell’imposta dovuta.

Ai sensi del comma 2 dell’art. 21 bis del DPR 633/72, la fattura semplificata non può essere emessa per alcune tipologie di operazioni tassativamente individuate:

  • cessioni intracomunitarie;
  • cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore di imposta in altro Stato membro dell’Unione Europea.

Fattura elettronica.
La fonte normativa di riferimento è l‘art. 21 del DPR 633/72, in particolare ai commi 1 e 3.
A partire dal 2013, colui che effettua una cessione di beni o esegue una prestazione di servizi può emettere la fattura anche in modalità elettronica.
Il novellato articolato 21 ha introdotto nel nostro ordinamento quanto già previsto a livello comunitario.
La particolarità della cd. Fattura elettronica non risiede tanto nella modalità di generazione (scritta manualmente sui blocchettari madre-figlia o stampata utilizzando software ad hoc), quanto principalmente nella possibilità di trasmettere e conservare la fattura in modalità elettronica e non più cartacea.
Innanzi tutto la norma definisce cosa si intende per “fattura elettronica”. Essa è una fattura che contiene le informazioni richieste dalla legislazione vigente e che viene emessa e ricevuta in formato elettronico.
Affinchè si possa parlare di fattura elettronica è, dunque, necessario che il documento fiscale sia contemporaneamente emesso in formato elettronico e ricevuto dal destinatario nello stesso formato elettronico.
A tal fine la norma specifica che è necessario l’accordo del destinatario. Quindi, affinchè il documento fiscale “fattura” possa essere identificato come “elettronico” è necessario ed indispensabile che vi sia l’accordo tra emittente e ricevente. In particolare, il destinatario della fattura deve essere d’accordo affinchè questa venga emessa, trasmessa e ricevuta in maniera elettronica.
Per evitare frodi e manomissioni, la norma poi pone a carico del soggetto che emette la fattura questo particolare obbligo: garantire ed assicurare l’autenticità dell’origine, l’integrità del contenuto, la leggibilità del documento.
Per far ciò il soggetto può, alternativamente, utilizzare:
1. strumenti e metodi di controllo di gestione che assicurino la piena e precisa tracciabilità tra una fattura e la relativa cessione di beni o prestazione di servizi;
2. tecnologie che assicurino l’autenticità dell’origine e l’integrità del contenuto, quali la firma elettronica digitale, la trasmissione elettronica dei dati tramite canali formali che assicurino la tracciabilità dei dati (EDI).
In merito alla fattura elettronica è importante sottolineare l’aspetto, sopra evidenziato, dell’accordo tra emittente e ricevente.
Infatti, dal momento in cui il destinatario acconsente a ricevere la fattura elettronica, egli è obbligato per legge a conservare il documento in formato elettronico, quindi utilizzando le medesime tecnologie usate dall’emittente per la generazione e l’invio della fattura elettronica.
Si può pensare che la norma vada interpretata nel senso che è necessaria una effettiva e consapevole accettazione da parte del destinatario al ricevimento della fattura in formato elettronico, quindi è escluso il cosiddetto accordo tacito. Inoltre, in virtù del generale principio di diritto secondo cui bisogna prendere in considerazione il comportamento concludente tenuto dal soggetto, sembra potersi escludere l’obbligo di conservazione della fattura in modalità elettronica qualora il ricevente, pur avendo ricevuto la fattura in maniera elettronica (per esempio tramite email), provveda poi a stampare la fattura ricevuta e a conservarla con i metodi tradizionali.
Naturalmente si spera che il legislatore fornisca man mano i chiarimenti necessari per una corretta applicazione della norma in commento.

Autore dell'articolo
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Andrea Mannara

Dottore Commercialista e Revisore Legale dei conti, è iscritto all'Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania. Specializzato in economia aziendale, contabilità e bilancio, opera nell'ambito della consulenza amministrativa, contabile, fiscale e del lavoro. Ha maturato una notevole esperienza nell'ambito della revisione contabile, soprattutto in aziende di credito, finanziarie, assicurazioni, industriali e commerciali. Si occupa anche di contenzioso tributario ed è consulente tecnico del giudice. Dal 2013 collabora con l'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania sulle tematiche relative alla legislazione e alle politiche fiscali del territorio. Impegnato in parrocchia e nel volontariato, è attento conoscitore dei riti liturgici. Amante della musica classica, svolge anche il servizio di organista nella propria parrocchia".

Comments 1

  1. FATTURA ELETTRONICA: se nelle transazioni fra privati occorre il preventivo accordo (palese sembrerebbe) avevo letto all’epoca che, al contrario, nelle transazioni con la Pubblica Amministrazione c’era l’obbligo della fatturazione elettronica (non ricordo la decorrenza però). Lavoro in falegnameria, e frequentemente ho rapporti con Comuni-Provincie-Istituti Scolastici ecc. ma da Loro non ho saputo nulla a riguardo… oltretutto ritengo debba esserci una “piattaforma comune” proprio per la corretta archiviazione documentale. Andrea saprebbe dirmi qualcosa a riguardo? Perchè un effettivo obbligo avrebbe, nella pratica, un effetto dirompente.
    Grazie per la collaborazione sempre preziosa.
    Buona serata – Gianni

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