L’impatto delle nuove regole di bilancio sull’internazionalizzazione delle società non quotate

Falso in bilancio con o senza valutazione? E’ ora che intervengano le Sezioni Unite

di Mario La Manna CommentaIn Commenti Giurisprudenza e Prassi, Contabilità e Bilancio

Anche nel nuovo falso in bilancio le valutazioni restano punibili”: è questo l’incipit dell’articolo di Giovanni Negri, comparso su Il Sole 24 Ore del 21 Novembre 2015, di commento alla Relazione dell’Ufficio del Massimario della Cassazione sulla questione. In meno di un anno, e comunque a distanza di soli tre mesi dalla Relazione poc’anzi richiamata, la Suprema Corte di Cassazione ha cambiato idea almeno due volte, l’ultima delle quali il 22 Febbraio scorso con la Sentenza n. 6916/2016 che ha fatto uscire (nuovamente) le stime dal reato di falso in bilancio.

Cerchiamo di ricostruire la vicenda scaturita dalle modifiche apportate dalla Legge 27 Maggio 2015 n. 69 al reato di false comunicazioni sociali, previsto e punito dall’articolo 2621 del codice civile.

La prima pronuncia in ordine di tempo è la Sentenza n. 33774 del 30 Luglio 2015 con la quale i giudici di Piazza Cavour – interpretando la novella – espungono dalla rilevanza penale i c.d. “falsi estimativi”, ovvero quelli basati su una valutazione di bilancio, consistente nell’attribuzione di un valore ad un elemento attivo (o passivo) facente parte dell’azienda.

Tutti i ragionamenti che la Corte utilizza per giungere alla esclusione delle stime aziendalistiche dal reato di falso in bilancio, vengono poi sconfessati dalla stesso giudice di legittimità che, con la Sentenza n. 890 del 12 Gennaio 2016, sulla base di un’arguta riflessione (guidata da spirito prudenziale) e di una soddisfacente motivazione, giunge all’opposto risultato escludendo categoricamente la precedente interpretazione. Il Collegio afferma infatti che, in considerazione del fatto che quasi tutte le voci di bilancio sono frutto di valutazioni, l’esclusione di queste ultime dal perimetro penale porterebbe ad una “sostanziale” abrogazione sul nascere della novella. Fra tutte le interpretazioni possibili, quella della sentenza n. 33774 deve essere dichiarata “improponibile” in quanto porterebbe, di fatto, a una norma nata morta!

Quali sono le argomentazioni della sentenza? Per dirla breve, secondo la Cassazione, la cancellazione dell’inciso “ancorché oggetto di valutazioni” dall’articolo 2621 c.c. non importa la depenalizzazione del falso valutativo che continuerà ad essere sanzionato penalmente, ovviamente qualora la rappresentazione contabile fornita diverga dai parametri forniti da Legge (articolo 2426 c.c.) e Prassi (OIC e IAS/IFRS).

La “virata” ha scatenato molte polemiche, l’ultima delle quali risale alla settimana scorsa. E’ del 20 Febbraio l’appello di Assonime (Associazione fra le Società Italiane per Azioni) alle Sezioni Unite, contenuto nel Caso n. 1/2016, affinché intervenissero a risolvere il contrasto esistente nella giurisprudenza della stessa Corte di Cassazione.

L’associazione, oltre a criticare la “tecnica di redazione delle norme penali” del Legislatore, che finisce così con l’affidare al Giudice il compito di dare contenuto alla norma (formulata in modo ambiguo e polisenso), propende per l’interpretazione restrittiva – contenuta nella sentenza n. 33774 del Luglio 2015 – favorevole all’esclusione delle valutazioni dalla fattispecie penalmente rilevante.

Ed ecco che – in mezzo a questa querelle – mentre la dottrina si interrogava su quale fosse l’interpretazione da privilegiare, la Cassazione torna a far parlare di sé e lo fa con la Sentenza n. 6916 del 22 Febbraio 2016 che contraddice quanto da Essa sostenuto nemmeno un mese prima. La Corte ritiene che l’eliminazione dell’inciso “ancorché oggetto di valutazioni” ha “effettivamente ridotto l’estensione incriminatrice della norma ad appostazioni contabili che attingono fatti economici materiali, escludendone quelle prodotte da valutazioni pur se moventi da dati oggettivi”. A conferma di ciò, affermano i Giudici, il mantenimento nel corso dei lavori parlamentari della nozione di “fatti materiali” a svantaggio del proposto riferimento alla “informazione falsa” (concetto ben più ampio).

La pronuncia, confermando l’esistenza del contrasto lamentato da Assonime, rende più doveroso che mai l’intervento nomofilattico delle Sezioni Unite.

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Mario La Manna

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Dottore Commercialista e Revisore Legale dei Conti. Risiede a Nola (NA), classe '88, Laurea Specialistica in "Consulenza e Management Aziendale" conseguita a pieni voti presso l'Università degli Studi di Salerno. Si occupa principalmente di consulenza fiscale e contenzioso tributario. Iscritto dal 2011 all'A.N.CO.T.

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