Eccedenza di imposta in dichiarazione

di Andrea Mannara 1 CommentoIn Dichiarazioni

Si avvicina la stagione delle dichiarazioni. Nei mesi di maggio e giugno i contribuenti italiani sono chiamati a presentare la propria dichiarazione dei redditi al fisco, relativa ai redditi prodotti e agli oneri sostenuti nell’anno di imposta 2013.

Sono tante le fattispecie che possono interessare il contribuente. In questo articolo affronteremo il problema delle eccedenze di imposta scaturenti dalla dichiarazione dei redditi, mentre nel prossimo articolo affronteremo il problema del recupero delle eccedenze di imposta per le annualità per le quali risultano omesse le relative dichiarazioni.

Dalla dichiarazione dei redditi può emergere per il contribuente:
un risultato negativo – il contribuente deve versare le imposte (in tutto o in parte);
un risultato positivo – il contribuente vanta un credito nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

Nella seconda ipotesi, dichiarazione a credito, il contribuente ha 3 possibilità:
1. rinviare il credito all’annualità successiva;
2. utilizzare il credito in “compensazione”;
3. richiedere il rimborso del credito spettante.

 

Rinviare il credito all’annualità successiva
Il contribuente, il quale vanta un credito nei confronti dell’erario scaturente dalla dichiarazione dei redditi, può decidere di non utilizzare il credito medesimo né tantomeno di richiederne il rimborso. Attraverso la compilazione del quadro RX del modello Unico, il contribuente esprime la scelta di rinviare alle annualità successive il credito spettante.
L’anno successivo, nella compilazione del modello dichiarativo scelto (730 o Unico), il contribuente indicherà il credito spettante individuato nella dichiarazione dell’anno precedente, il quale verrà conguagliato con il risultato attuale della dichiarazione.
Questo vuol dire che:
se il risultato della dichiarazione attuale è positivo, il credito Irpef dell’anno si andrà a sommare con il credito Irpef dell’anno precedente. Il totale verrà poi indicato nel quadro RX e lì il contribuente potrà optare per il rimborso, la compensazione o il rinvio all’anno successivo.
Se il risultato della dichiarazione attuale è negativo, il credito Irpef dell’anno precedente sarà utilizzato per diminuire l’importo dell’imposta a debito che il contribuente dovrà versare.

 

Utilizzare il credito in compensazione
La compensazione è quella procedura grazie alla quale il contribuente, che vanta nei confronti dell’erario un credito scaturente dalla dichiarazione dei redditi, può utilizzare detto credito a scomputo di eventuali pagamenti che lo stesso è tenuto a fare nei confronti dell’erario.
Egli, cioè, può diminuire le somme che deve versare all’erario attraverso l’utilizzo del suddetto credito.
La procedura di compensazione può essere operata soltanto per i pagamenti effettuabili attraverso il modello F24, quindi: pagamenti di imposte verso l’erario, pagamenti di contributi previdenziali Inps, pagamenti di contributi assistenziali Inail, pagamenti di imposte regionali e comunali.
Classico esempio il pagamento delle imposte comunali sugli immobili (Imu): il contribuente che vanta un credito Irpef può utilizzare questo credito, diminuendo l’importo da versare al comune per l’Imu.
Esempio: credito Irpef 1.000 euro, Imu da pagare 800 euro. Il contribuente compilerà il modello F24 indicando:
nella sezione Erario il credito Irpef per euro 800;
nella sezione Enti Locali il debito Imu per euro 800.

Il risultato dell’operazione sarà:
– versamento pari ad euro zero;
– utilizzo del credito Irpef per euro 800;
– pagamento dell’Imu al comune per euro 800.

 

Richiedere il rimborso del credito spettante
L’ultima possibilità che si offre al contribuente è quella di richiedere all’amministrazione finanziaria il rimborso del credito spettante.
Le modalità sono essenzialmente due:
1. istanza di rimborso inserita all’interno della medesima dichiarazione da cui scaturisce il credito;
2. istanza di rimborso presentata in via autonoma.

Istanza di rimborso in dichiarazione
Con questa modalità il contribuente può richiedere il rimborso del credito spettante, direttamente all’interno della dichiarazione dalla quale emerge il credito stesso.
Le modalità sono due:
1. compilazione del modello 730: in questo caso il rimborso del credito avverrà direttamente in busta paga nel mese di luglio, agosto.
Ricordiamo che da quest’anno è possibile presentare il modello 730 anche per quei contribuenti che non hanno più un sostituto di imposta in grado di effettuare il conguaglio fiscale in busta paga. In questo caso sarà direttamente l’Agenzia delle Entrate ad effettuare il rimborso.
2. compilazione del modello Unico: l’istanza di rimborso si considera effettuata compilando il quadro RX del modello Unico, in particolare la colonna relativa all’importo richiesto a rimborso.

In questa seconda ipotesi, l’amministrazione finanziaria effettuerà i controlli formali ed eventualmente controlli più accurati sulla spettanza del credito. Il credito verrà rimborsato dopo circa 3 anni dalla presentazione della dichiarazione. Il termine dei tre anni , generalmente, è il tempo impiegato dagli uffici per controllare e liquidare le dichiarazioni ed effettuare i relativi rimborsi.
Il rimborso sarà effettuato secondo due modalità:
– attraverso bonifico bancario sul conto corrente del contribuente, se questi ha fornito all’amministrazione finanziaria le coordinate bancarie del proprio conto corrente;
– attraverso vaglia postale, intestato al contribuente il quale potrà recarsi presso un qualsiasi sportello degli uffici postali ed ottenere il rimborso spettante.

Istanza di rimborso in via autonoma
Il contribuente può richiedere il rimborso di quanto versato in eccedenza, presentando all’Amministrazione finanziaria una istanza di rimborso del credito maturato.
L’istanza, che può riguardare qualsiasi credito vantato nei confronti dell’erario, può essere presentato entro 4 anni dall’avvenuto pagamento dal quale scaturisce il credito.
Esempio: nell’anno 2013 il contribuente versa imposte per euro 1.000; egli però era tenuto a versare imposte per euro 600; la differenza rappresenta per il contribuente un credito, che potrà essere richiesto a rimborso entro 4 anni dal versamento, quindi entro il 31 dicembre del 2017.

Nel prossimo articolo affronteremo il caso, particolare ma presente nella realtà, del recupero delle eccedenze di imposta nell’ipotesi in cui venga omessa per una annualità la dichiarazione dei redditi.

Autore dell'articolo
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Andrea Mannara

Dottore Commercialista e Revisore Legale dei conti, è iscritto all'Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania. Specializzato in economia aziendale, contabilità e bilancio, opera nell'ambito della consulenza amministrativa, contabile, fiscale e del lavoro. Ha maturato una notevole esperienza nell'ambito della revisione contabile, soprattutto in aziende di credito, finanziarie, assicurazioni, industriali e commerciali. Si occupa anche di contenzioso tributario ed è consulente tecnico del giudice. Dal 2013 collabora con l'ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania sulle tematiche relative alla legislazione e alle politiche fiscali del territorio. Impegnato in parrocchia e nel volontariato, è attento conoscitore dei riti liturgici. Amante della musica classica, svolge anche il servizio di organista nella propria parrocchia".

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